Heaven and Hell
Autore: Rok Klemše
Artista: Black Sabbath
Uscita: 1980
Black Sabbath… un’istituzione musicale. Un mito nel vero senso della parola. Il primo vero gruppo heavy metal (almeno così dice l’opinione comune, lasciamo da parte per un attimo il mare di influenze). Il loro primo disco, Black Sabbath, è considerato una delle più grandi pietre miliari del rock. Il 13 febbraio 1970 ha cambiato la storia della musica. Chi non conosce i riff cupi e doomy del geniale chitarrista Tony Iommi e la voce così particolare, unica, del padrino dell’heavy metal Ozzy “Madman” Osbourne? Domanda retorica o no, probabilmente non ce ne sono molti.
I Black Sabbath, con Ozzy in prima linea, hanno quindi iniziato a scrivere la storia quasi 40 anni fa. Fino a Sabotage, uscito nel 1975, erano all’apice, senza un solo disco sbagliato. Ma poi è arrivato un periodo di crisi durato cinque anni, che ha portato all’addio di Ozzy alla band.
In molti hanno visto nell’uscita di Ozzy la morte dei Black Sabbath, ma Iommi ha trovato un sostituto con i fiocchi. Il posto di Ozzy è stato riempito più che bene dall’ex frontman dei Rainbow Ronnie James Dio (“il piccolo re del rock and roll”), che ancora oggi è considerato uno dei migliori cantanti del genere hard rock/heavy metal. Dio ha soffiato nuova vita nella band. Certo, non c’è più quel sound doomy che aveva definito i primi anni del gruppo e a cui Ozzy aveva contribuito moltissimo, ma Dio aggiunge alla band una dimensione completamente nuova. Con Heaven and Hell siamo davanti a un vero schiacciasassi heavy metal! Su Heaven and Hell i Black Sabbath hanno abbandonato per la prima volta nella loro carriera le radici blues che dominavano l’era di Ozzy. Beh, in realtà sto mentendo, ma ne parliamo tra poco. Insomma, con Heaven and Hell i Black Sabbath si sono tuffati nelle acque del vero heavy metal e, qua e là, perfino del progressive rock. A pesare più di tutto è stato proprio lo stile fantastico, operistico, del canto di Dio. Eppure il modo di suonare di Iommi, Butler e Ward non è cambiato drasticamente. Anche se Iommi ha probabilmente tirato fuori proprio su questo disco i migliori riff e assoli della sua carriera, il suono inconfondibile di chitarra, basso e batteria è sempre lì. Ma la band non suonava così fresca e compatta dai tempi di Children of the Grave! Di sicuro ha contribuito Dio, che ha dato al gruppo una nuova dose di ispirazione e una nuova direzione nella ricerca del post-Sabotage.
Dio ha rinfrescato l’aria non solo sul piano musicale, ma ha dato un contributo decisivo anche al nuovo stile dei testi dei Black Sabbath. A differenza di Ozzy, Dio è un vero poeta: per l’album ha scritto della poesia davvero bellissima e ha pescato in temi di fantasia, romanticismo e lirismo che prima nei testi quasi non c’erano. Ed è proprio qui che i detrattori dei Black Sabbath post-Ozzy troveranno il loro osso da rosicchiare. Su Heaven and Hell, infatti, non si trova più quella nota sinistra e oscura per cui i Black Sabbath sono tanto famosi. Ma è lontanissimo dall’essere un modo per dire che i testi siano brutti, anzi, è solo che parlano di tutt’altro rispetto a quelli dei primi dischi.
L’album si apre con la dinamica e incisiva Neon Knights: un opener veloce e heavy che ti colpisce al primo colpo, ma resta comunque ottimo. I Black Sabbath nel 1980 erano vivi e vegeti, eccome! Il fantastico lead di Iommi che si ripete per tutto il pezzo e il fenomenale canto di Dio dimostrano già nei primi momenti del disco di essere la ricetta del successo.
In Children of the Sea il disco prende una piega più epica e mistica, a cui contribuisce senza dubbio la bellissima intro acustica che, per quanto mi riguarda, è ancora oggi una delle migliori del metal! Il pezzo si regge soprattutto sull’incredibile melodia di Dio, poi dopo l’intro esplode in una brutale segata di power chord. Iommi si fa notare con fill melodici e un assolo insolito per i Black Sabbath, ma eccellente. Uno dei migliori pezzi mai scritti dai Black Sabbath! “It’s never never never coming back, look out!”
All’inizio ho detto che non sono stato del tutto onesto quando ho scritto che i Black Sabbath su Heaven and Hell si sono scrollati di dosso le radici blues, e si sente parecchio nel pezzo bluesy a medio tempo Lady Evil. Un pezzo che ci regala ancora ottimi fill di Iommi e uno splendido suono groovy del basso di Butler. A reggere il tutto c’è anche un ritornello contagioso, che ti ammalia proprio come la signorina cattiva di cui parla il testo. La ciliegina sulla torta è un assolo interessante col pedale wah.
Con un’epicità nel vero senso della parola arriva la title track Heaven and Hell. Decisamente uno dei picchi del disco e allo stesso tempo il pezzo più lungo. Un pezzo incisivo, heavy, con tanti cambi di tempo e di ritmo sostenuti da un basso galoppante, che ricorda un po’ i galoppi dei Maiden di Harris. Se finora Dio non ti aveva convinto, con questo pezzo ti conquisterà senza fatica; vero heavy metal nella sua veste migliore. Tutto è al posto giusto, ogni nota è suonata alla perfezione, l’assolo è di nuovo ottimo con l’effetto delay, e Dio, vomitando una strofa dopo l’altra dopo l’assolo, fa vergognare più di un cantante. Il culmine climatico si placa con un finale di chitarra classica. Magico!
Wishing Well è un altro rocker contagioso, “dritto in faccia”. So che mi ripeto, ma se non c’è altro da dire… Dio è eccezionale 🙂 Di nuovo c’è una linea di basso dinamica e ci sono chitarre acustiche, che la chitarra distorta copre.
Die Young… personalmente il mio pezzo preferito dei Black Sabbath in assoluto. Nonostante il titolo un po’ macabro, è un pezzo con un messaggio ottimista, carpe diem. Un pezzo che mi riempie ogni volta di positività e adrenalina. Anche se con l’intro di tastiere è un filo “cheesy”, l’esplosione che segue giustifica più che bene la fama di uno dei pezzi più sottovalutati dei Black Sabbath. Uno dei pochi pezzi che potrei ascoltare all’infinito (in questo preciso momento sta andando per la terza volta di fila, hehe). “So live for today, for tomorrow never comes!” Se nemmeno con questo pezzo Dio ti convince… sei di pietra. Hehe.
Walk Away è probabilmente il pezzo “peggiore” del disco, perché con questo hanno cercato di scrivere un singolo pop che avvicinasse le masse. Ma comunque è anni luce meglio della trita Changes o di Am I Going Insane?
Lonely is the Word dovrebbe essere uno dei pezzi preferiti di Iommi e come chiusura del disco ci sta bene. Questo pezzo bluesy e sognante, almeno per me, non è al livello dei brani iniziali, ma resta comunque un pezzo molto solido, con linee di chitarra e inserti interessanti.
Quando ho iniziato a scrivere questa recensione non ero ancora del tutto sicuro di come scrivere la conclusione. Ora posso dire senza dubbio che Heaven and Hell è uno dei migliori lavori dei Black Sabbath, per me addirittura il preferito. Ozzy è senza dubbio “the voice of” dei Black Sabbath, così come Bruce Dickinson è sempre stato la prima voce degli Iron Maiden, ma credo di poter dire tranquillamente che Dio lo lascia molto indietro. Anche a livello strumentale questo disco è semplicemente incredibile. Iommi, nel lontano 1980, con le sue acrobazie chitarristiche superiori era avanti rispetto ai suoi tempi, mentre Butler e Ward formavano una sezione ritmica molto coesa.
Heaven and Hell ha rimesso i Black Sabbath sul trono dei re dell’heavy metal. E molto presto anche noi più giovani potremo finalmente vedere dal vivo Dio con i Black Sabbath. Beh… con gli Heaven and Hell.
Formazione
Ronnie James Dio – voce
Tony Iommi – chitarra
Terrance “Geezer” Butler – basso
Bill Ward – batteria
Produzione
Martin Birch
Tracklist
1. Neon Knights
2. Children Of The Sea
3. Lady Evil
4. Heaven And Hell
5. Wishing Well
6. Die Young
7. Walk Away
8. Lonely Is The Word