Helloween

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Helloween
Etichetta: Noise Records
Uscita: 1985
Durata: 26:22
Voto: 4/5

Gli Helloween, padri amburghesi del power metal, hanno cominciato come un oscuro collettivo speed metal nato dalla fusione delle band Gentry, Iron Fist e Powerfool. Le loro prime registrazioni in studio pubblicate ufficialmente si trovano sulla compilation »Death Matel Sampler« del 1983, con i brani »Oernst Of Life« e una versione più veloce dell’amatissimo classico »Metal Invaders«. I compositori e visionari chiave di quel periodo, quando erano ancora un quartetto, erano il chitarrista/cantante Kai Hansen e il suo compare alla sei corde Michael Weikath. A dargli una mano c’era una sezione ritmica pazzesca, formata dal bassista Markus Grosskopf e dal batterista Ingo Schwichtenberg, una delle più forti e veloci del metal teutonico di allora.

Agli inizi gli Helloween pescavano ispirazione soprattutto da certe band speed e thrash americane, ma anche dagli Iron Maiden. Proprio da questi ultimi Hansen prese l’idea per la loro prima mascotte, inizialmente un alieno con un occhio solo di nome Fangface, che per molti versi ricordava Eddie. Fangface, che poi si portò dietro nella sua band successiva, i Gamma Ray, comparve insieme alla zucca già sulla copertina del primo EP degli Helloween del 1985, intitolato semplicemente »Helloween«, uscito come ouverture al loro album d’esordio »Walls Of Jericho« (1985).

»Halloween« non ha granché a che fare con il loro stile power metal successivo, ma contiene comunque brani di prima qualità, per lo più conditi di speed metal. Nelle sfumature ritmiche brutali domina il martellare velenosamente veloce della doppia cassa, sopra cui si stendono passaggi di chitarra pericolosamente affilati. Capitolo a parte è il cantato di Hansen, insaporito di energia punk: rispetto ai suoi due successori, Michael Kiske e Andi Deris, è tecnicamente debole, ma compensa il limite con un approccio furioso e ribelle e con registri vocali altissimi, da far invidia, sotto la forte influenza di Rob Halford (Judas Priest). All’epoca Kai faceva una fatica enorme a suonare la chitarra e cantare allo stesso tempo, e all’inizio avrebbe voluto che gli Helloween prendessero il suo amico, il cantante Ralf Scheepers (Tyran’ Pace, poi Gamma Ray e Primal Fear), ma quest’ultimo non fece in tempo a unirsi a loro. Hansen quindi dovette arrangiarsi, e la sua voce ‘da vampiro risorto’ ha dato ad alcuni pezzi un carattere pazzesco: per questo diverse composizioni di »Helloween« sono diventate di culto tra gli appassionati di metal europei fin dall’uscita.

L’intro del catalizzatore di energia »Starlight« contiene una breve registrazione audio presa dal film ‘Halloween III’. Per via dell’umorismo malato, questa breve ouverture cinematografica suona decisamente ‘zappiana’: gli Helloween erano già allora dei gran burloni, anche se i loro primi testi contenevano quasi tutti pungenti spine sociali, quando non erano le tipiche odi allo stile di vita metal. Questo »Starlight«, subito dopo il caos iniziale, sfodera lo specifico strillo di Kai. Passaggi di chitarra seghettati ma allo stesso tempo melodici sono sorretti da marce di batteria rombanti e da tessiture vocali pericolosamente alte, mentre regna un’atmosfera decisamente cupa, in netto contrasto con la maggior parte dei loro lavori ‘happy Helloween’ successivi. Anche  »Murderer«, un altro classico amatissimo dei primi tempi, in cui Hansen si cala alla grande in un dramma poliziesco, prosegue con atmosfere macabre, create da un possente intreccio di variazioni chitarristiche argute e sfumature ritmiche impazzite. Lo scambio di assoli tra Hansen e Weikath scorre in modo fluidissimo e raffinato, mentre Kai è ancora una volta un vero vampiro vocale.

»Warrior«, un’altra critica sociale feroce, è intessuta di passaggi di chitarra taglienti e crash di batteria barbarici. È incredibile come lo strillo furioso di Kai porti in ogni brano di »Helloween« un’energia ribelle e fatalista. Il pezzo migliore dell’EP è però il labirinto demoniaco »Victim Of Fate«. Contiene tutti gli elementi più riconoscibili e riusciti del classico metal teutonico, oltre a un fraseggio di chitarra simile a quello del classico degli Iron Maiden »Phantom Of the Opera« e a uno dei migliori ritornelli del primo periodo Helloween. Il culmine d’atmosfera arriva nella parte centrale, più narrativa, quando Hansen per un attimo si trasforma in un tentatore demoniaco, prima di servire un’altra esplosione vocale in registro altissimo. Nel finale i due chitarristi dimostrano di padroneggiare alla grande anche le armonie di chitarra a tre voci, che hanno reso inevitabili i paragoni con gli Iron Maiden.

»Cry For Freedom«, che ricorda un po’ certi lavori dei Judas Priest, si apre come una ballata malinconica finché un possente fraseggio di chitarra non annuncia una svolta verso acque molto più incisive. I ritornelli corali ‘vichinghi’, curiosamente, somigliano parecchio al loro stile power metal futuro, ed è un altro pezzo notevole, che faceva capire che gli Helloween, in futuro, sarebbe toccato fare i conti con loro.

Già con il loro primo EP, che con i successivi exploit power metal c’entrava poco, gli Helloween annunciavano la scalata alla vetta del metal teutonico e scaldavano alla grande il terreno per l’uscita del leggendario esordio »Walls Of Jericho«. Già qui si sente chiaramente che il quartetto speed metal originale aveva tutte le visioni e le ambizioni necessarie per l’assalto alla vetta, e anche la produzione, curata dai membri stessi della band, non era affatto male rispetto ad altri primi lavori dei loro colleghi metal tedeschi.

Formazione

Kai Hansen – voce, chitarra
Michael Weikath – chitarra
Markus Grosskopf – basso
Ingo Schwichtenberg – batteria

Produzione

Helloween

Tracklist

1. Starlight
2. Murderer
3. Warrior
4. Victim Of Fate
5. Cry For Freedom

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