Henny Wolter parla di Primal Fear, Sinner e Motorhead (2009)

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Luogo: Biker Bar / Scheifling / Austria
Data dell’intervista: 31.01.2009

La chiacchierata con Henny Wolter, chitarrista di Primal Fear e Sinner, è capitata a pennello: i Primal Fear sono a un passo dall’uscita del nuovo disco in studio “16.6.”, mentre i Sinner hanno appena chiuso il tour europeo. Quando non è impegnato con Primal Fear o Sinner, Henny porta avanti anche una terza band: un tribute ai Motorhead che si chiama Bomber. Il trio era stato invitato a suonare a Scheifling, in Austria, un’oretta di macchina in più da Klagenfurt verso nord, in direzione della “motoristica” Zeltweg, dove ha regalato un’ottima serata di svago a base di Motorhead nel locale Biker Bar (reportage di RockLine QUI). Prima del concerto il tipo si è ritagliato un bel pezzo del suo tempo prezioso per fare due chiacchiere e darci uno sguardo davvero approfondito sulle attività di Primal Fear e Sinner, oltre che sul suo grande amore per la musica dei Motorhead…

RockLine: Henny, sei arrivato a Scheifling da Hannover, a più di 1000 km di distanza. Solo per questo gig. Sei un po’ stanco?

Henny: Abbastanza. In realtà ci ho messo due giorni per arrivare fin qui. Il primo giorno sono arrivato a Stoccarda, dove avevamo il punto di ritrovo, perché è da lì che vengono gli altri due membri dei Bomber, Oimel e Bernd.  Stoccarda dista 560 km da Hannover. Ho dormito a casa di Oimel. Da Stoccarda siamo partiti oggi verso le 11.00. Domani invece torno dritto a Hannover, senza fermate.

RockLine: E fra tutte le grandi città del mondo, proprio un gig nella piccola Scheifling, qui in Austria. Com’è andata?

Henny: Non lo so… Guarda, io vivo di musica. E quando sono libero da impegni con Primal Fear o Sinner, cerco di riempire quel tempo in qualche modo. I Primal Fear hanno appena finito di mixare il nuovo album. Adesso abbiamo quattro mesi di pausa, il che per me significa che non guadagno un bel niente. Così mi do da fare per restare sempre occupato con la mia tribute band dei Motorhead. E la ragazza che ci prenota i concerti ci porta ovunque la gente voglia vederci. Appena arrivano i soldi, partiamo per il posto da cui sono stati mandati. È andata così, per esempio, che siamo finiti qui.

RockLine: Quindi la band che hai adesso, dedicata ai Motorhead, per te è puro piacere e una specie di valvola di sfogo?

Henny: Sì. Un piacere, e mi permette anche di restare sempre in attività, di guadagnare qualcosa, di non dover stare a casa a marcire e ad annoiarmi con mia moglie, ah, ah, ah…

RockLine: Stasera però suonate con una formazione un po’ cambiata. Come mai?

Henny: Il nostro batterista Klaus Sperling stava spalando la neve in cortile, è caduto male e si è fatto male al braccio.  È caduto sul gomito. Non c’era più nessuna speranza che Klaus suonasse con noi. Bernd però conosce benissimo i pezzi dei Motorhead, quindi sta tappando il buco alla grande.

RockLine: Bernd è un ottimo musicista da studio, ha dato una mano anche ai power metaller Chinchilla.

Henny: Sì. Bernd è un batterista da studio professionista. Ha suonato con i Chinchilla e con i Saidian, che sono più orientati a un approccio melodico nel metal, con l’aggiunta delle tastiere.

RockLine: L’amore per la musica dei Motorhead probabilmente è cresciuto in te fin da bambino, giusto?

Henny: Sì. Il primo album dei Motorhead è stato uno dei primi dischi che ho comprato. Credo sia uscito nel 1979 (può darsi che Henny avesse in mente l’album Overkill, N.d.A.). Intorno al 1980 ho scoperto i Motorhead e da allora ho comprato proprio tutti gli album che hanno pubblicato. All’epoca intorno a me c’era un sacco di musicisti che suonavano heavy metal e mi dicevano che i Motorhead facevano schifo perché non sapevano suonare bene (in senso tecnico). Questa cosa mi faceva sempre incazzare un sacco, perché ero l’unico a cui piacessero i Motorhead. Poi sono arrivati gli anni del trucco e delle pose, e tutti dicevano di Lemmy: “Oh, ma è così brutto…” Sai, non capivano qual era il senso dei Motorhead. Anche dopo il mio amore e la mia ammirazione per questa band sono continuati a crescere. Mi piace in particolare il periodo in cui nella band, oltre a Lemmy, c’erano Philthy “Animal” Taylor ed Eddie “Fast” Clark, mentre il mio album preferito dei Motorhead è “Another Perfect Day” con Brian Robertson alla chitarra. Per me quell’album ha tutto. C’è la vera atmosfera rock n’ roll, autentica, e Brian Robertson suona la chitarra in modo fantastico, anche se so che fino a quell’album i Motorhead avevano preso in gran parte le distanze da quel disco, nella loro carriera. Solo due anni fa Lemmy ha rimesso in scaletta dal vivo i pezzi di quell’album. Per tanto tempo ha rifiutato di suonare i brani registrati con Brian Robertson. Mi sembra una gran cosa. A dicembre 2008 sono stato a Stoccarda a vederli nella Hans Martin Schleyer, in mezzo a circa 5000 persone, e il volume era pazzesco. Ogni volta che suonano Back At The Funnyfarm o I Got Mine da quell’album, la gente impazzisce.

RockLine: Quindi stasera possiamo aspettarci pezzi dai primi quattro album dei Motorhead?

Henny: Sì. Dai primi quattro più “Another Perfectr Day”, da cui suoneremo un pezzo.

RockLine: E com’è l’aria in questo momento nei Primal Fear?

Henny: L’atmosfera nei Primal Fear in questo momento è ottima. Stavolta siamo tutti molto più rilassati rispetto alle registrazioni dell’album precedente. Durante le registrazioni di “New Religion” c’erano state un po’ di tensioni interne e dopo le session il chitarrista Tom Naumann ha lasciato la band. C’erano stati parecchi attriti, Stefan ha dovuto suonare da solo tutte le ritmiche, abbiamo perso un sacco di tempo a causa di quelle storture dentro la band. Stavolta abbiamo avuto un sacco di tempo per i preparativi, le cose sono filate senza litigi. Il nostro nuovo chitarrista Magnus Karlsson è abituato a lavorare in studio e a comporre, quindi è arrivato nei Primal Fear in ottima forma. È andato tutto davvero liscio.

RockLine: Magari ora dico una cavolata, ma il fatto è che tu per esempio sei di Hannover, Magnus è svedese, Randy è canadese… Come registrate i pezzi? Vi mandate campioni in mp3 per posta con le idee e poi li sviluppate fino a farne un pezzo completo, oppure riuscite a trovarvi tutti insieme in studio, dove ognuno registra le sue parti?

Henny: Funziona così. Ognuno di noi scrive il materiale a casa. Poi ci passiamo le idee in formato mp3. È il primo passo di tutto. A quel punto possiamo già dire cosa butteremo e cosa useremo. Quando si accumula materiale per una decina di pezzi, tipo 8, 9 o 10, ci vediamo a Malmö, in Svezia: Mat, Magnus e io. Noi tre insieme diamo forma a una prima bozza dei nuovi pezzi. Stavolta in Svezia, per il nuovo album, abbiamo scritto 9 pezzi. Lì abbiamo fatto anche la pre-produzione, poi siamo tornati in studio, dove bisognava registrare di nuovo tutto per bene e nel modo giusto. Stavolta sapevamo esattamente cosa stavamo facendo e non abbiamo dovuto scrivere materiale in studio.

RockLine: Visto che sei un grande fan dei Motorhead, un po’ di quell’energia si sente nei tuoi riff dei Primal Fear? Cioè, secondo te un po’ di quell’energia ti passa attraverso le dita quando suoni i riff dei Primal Fear, anche quando scrivi idee per i Primal Fear?

Henny:  A prescindere dal senso dei Motorhead, io ho sempre un approccio molto energico al suonare. Ma è difficile paragonare le due cose, perché i Primal Fear sono tutta un’altra pasta. Suonare nei Primal Fear richiede un sacco di concentrazione, precisione nell’esecuzione. Non ci possono essere sbavature, tentennamenti… Ovviamente i riff che scrivo sono diretti e chitarristici, mi piace il suono di chitarra pesante e cerco di avvicinarmici e metterlo in risalto il più possibile. Ma i Primal Fear richiedono molta più concentrazione mentre suoni. A un concerto dei Primal Fear non può succedere che uno di noi, durante l’esibizione, si prenda una bottiglia di birra o gli venga voglia di un momento di jam e così via… Prima e durante il concerto i membri dei Primal Fear non possono bere alcol.

RockLine: Avevi anche un’altra band, che si chiamava Donnerkopf. Che fine ha fatto?

Henny: Prima di rientrare nei Primal Fear avevo i Donnerkopf. Abbiamo pubblicato un album, e in quella band suonavamo praticamente degli ex membri dei Thunderhead. Lì canto io, in tedesco.

RockLine: E mi sono tornati in mente i Motorhead quando ho ascoltato un po’ di musica dei Donnerkopf.

Henny: Sì, sì, è perché io stesso sono un fan dei Motorhead. Si sente. Non so però se faremo ancora qualcosa con i Donnerkopf. Ho qualche idea in testa, ma la prossima cosa che mi piacerebbe fare, oltre agli impegni con Primal Fear e Sinner, è mettere su una band punk rock n’ roll che suoni pezzi suoi in inglese. Quindi con ogni probabilità non resusciterò i Donnerkopf. Sarà un altro progetto, con tutta probabilità con membri completamente nuovi.

RockLine: Il nuovo album dei Sinner ha un taglio rock n’ roll da vecchia scuola, ogni tanto lascia intravedere di sfuggita l’eredità dei Thin Lizzy.

Henny: Sì. È perché Mat e io siamo grandi fan dei Thin Lizzy, e Mat voleva fare un disco rock autentico e dal suono il più naturale possibile, senza particolari sperimentazioni musicali.

RockLine: Com’è andato il tour con i Sinner?

Henny: Alla grande. Prima di noi suonava Ross The Boss, l’ex chitarrista dei Manowar. Ci siamo trovati benissimo. Lui come chitarrista viene dalla scuola del rock tradizionale. Mi ha sorpreso. Mi aspettavo un tipo che si presentasse tutto borioso a farci la predica sul metal “true” e roba simile. Invece era incredibilmente rilassato, alla mano… e ovviamente durante il tour alzava volentieri parecchi boccali di birra. Così gli ho detto: “Hey Ross, mi stai sorprendendo! Hai un approccio completamente diverso dai tuoi colleghi dei Manowar. Quelle immagini delle copertine dei Manowar, pelli, olio, muscoli tesi, eccetera…” Mi ha risposto: “Sai, quella è parte dello show dei Manowar, che va avanti indipendentemente dalla tua personalità.” Ross ha anche una band punk rock, i Dictators. È una vera band hardcore punk di New York, che viene dal 1977. Certo, quei ragazzi ormai sono vecchi, ma suonano punk. È tutta un’altra energia e un altro approccio rispetto a quello dei Manowar, e questo mi ha fatto capire che quello che fanno i Manowar, oltre a suonare e scrivere musica, è tutto parte di un grande show. Molti infatti, guardando i Manowar, si chiedono se quei tizi scherzano o fanno sul serio. È tutto uno show, ma uno show serissimo. Adesso mi è chiaro, dopo essere entrato in contatto con Ross, visto che ha scritto la maggior parte dei vecchi successi dei Manowar. Ed è molto incazzato con Joey, perché i Manowar li suonano ancora dal vivo.

RockLine: E tu da che parte stai? Sei per l’approccio dei Manowar, o preferisci l’immediatezza rock, senza tutte queste parate sceniche e questi travestimenti?

Henny: In realtà è una domanda a cui faccio molta fatica a rispondere. Anzi, proprio non posso. Perché tutto ha la sua giustificazione. Ogni grande band ha un marchio di fabbrica riconoscibile che cerca di mettere a frutto. Qualcosa per cui i fan se li ricordano e li amano. Non è giusto dire che una band fa schifo solo perché si mette addosso tutta quella cipria e quel trucco. Mica lo sai, magari dal vivo offrono uno show eccezionale. Il tutto è fatto prima di tutto per divertire la gente. Ogni grande band s’inventa qualcosa che la rende speciale, riconoscibile. In fondo non c’è differenza fra lo slogan di Lemmy: “We are Motorhead, and we play rock n’ roll” e le parate sceniche dei Manowar in onore del metal “true”. Ma tutto questo devi farlo in modo da restare credibile. Se ci riesci, convinci ancora di più le persone, che si fidano ancora di più di te.

RockLine: Hai la sensazione che oggi la gente cerchi le “tribute” band come i tuoi Bomber?

Henny: Sì, ho la sensazione che oggi queste band interessino alla gente.  Oltre alla nostra ci sono ancora un po’ di tribute band dei Motorhead  dalle nostre parti, ma sono davvero poche quelle buone. Per esempio uno dei membri degli Immortal, il cantante, ha un’ottima tribute band dei Motorhead. Un’altra tribute band dei Motorhead molto buona arriva dal Belgio, si chiamano Snaggletooth. Poi ci siamo noi, i Bomber. Sai, mi piace un sacco quando canta Oimel. La sua voce si avvicina molto a quella di Lemmy, per questo la gente ci accetta subito, e poi ovviamente cerchiamo di suonare come dei veri Motorhead anche in tutto il resto.

RockLine: Come dici tu, per Bernd non ci sono stati problemi a infilarsi nelle scarpe di Klaus. Aveva pochissimo tempo.

Henny: Per fortuna in passato aveva già suonato la maggior parte del materiale dei Motorhead che eseguiamo anche noi nei concerti. Ha dovuto studiare solo due pezzi che facciamo dal vivo. Sono Please Don’t Touch e Back At The Funnyfarm

RockLine: Si sa già qualcosa del nuovo tour dei Primal Fear?

Henny: Si sta preparando tutto, quindi si cercano le date. Per ora è tutto ufficioso. Quello che si sa è che ad agosto andremo in Sud America, a settembre faremo il tour europeo, e abbiamo ricevuto anche un’offerta per cinque concerti negli USA, da fare quest’ottobre.

RockLine: Possiamo aspettarci il ritorno di Stefan nei Primal Fear nei prossimi anni?

Henny: Oh, se fossi un veggente… Non posso prevederlo.

RockLine: Beh, Tom Naumann una volta se n’è andato, poi è tornato, poi se n’è andato di nuovo.  Anche tu hai fatto qualcosa di simile.

Henny: Sì, lo so. È una giostra. Stefan semplicemente non ce la faceva più. Ha un lavoro fisso, due figli, una moglie, era nella fase in cui stava comprando casa e non poteva permettersi di partire per tre mesi in tour con i Primal Fear. Ha detto solo che gli dispiaceva moltissimo di dover andare e che stavolta l’avrebbe fatto davvero. Bisogna comunque essere comprensivi. Siamo felicissimi che sia entrato Magnus. Avevamo cinque potenziali candidati per il nuovo chitarrista dei Primal Fear. Nell’ultimo tour ci ha dato una mano Alex Beyrodt. Ma lui è più il tipo di chitarrista “Yngwie”, camicette di seta, Fender Strato, eccetera… Così abbiamo detto: “Perché non dare una possibilità a Magnus, per scrivere il nuovo materiale!” Magnus ci aveva già aiutato con l’album “Seve Seals” ed è un amico di lunga data di Mat. Sta sempre in studio. Sapevamo tutti che è un ottimo autore di pezzi, compositore, arrangiatore, ma non sapevamo come si comporta sul palco. Sai com’è. Può capitare che un chitarrista eccellente poi sul palco stia completamente immobile a fissare il manico mentre sgrana raffiche di note. Noi volevamo uno vivace sul palco. E Magnus si è integrato con noi subito. Fin dall’inizio. Prima di tutto è un tipo molto calmo e regge benissimo le situazioni di stress. Una volta, a uno dei primi concerti che Magnus ha fatto con noi, l’abbiamo presentato così: “Permettete che vi presentiamo il nostro nuovo chitarrista dalla Svezia, il grande Magnus Karlsson…”, e un attimo dopo gli è esploso l’amplificatore sul palco, ah, ah, ah, ah…. È rimasto perfettamente calmo. Eravamo in una situazione imbarazzante. Non avevamo un amplificatore di riserva. Sai, in situazioni così capisci che persona hai davanti. Magnus avrebbe potuto cominciare a fare storie eccetera… e invece abbiamo avuto davvero fortuna, con Magnus nella formazione dei Primal Fear! Con il suo arrivo Magnus alza anche la capacità creativa, la portata creativa, dei futuri pezzi dei Primal Fear. In sostanza il suo arrivo ci ha arricchiti molto su questo fronte. Magnus porta nei Primal Fear una forte componente melodica, e in senso stretto. Quindi i nuovi pezzi dei Primal Fear usciti dalla penna di Magnus Karlsson li descriverei come estremamente melodici, con anche delle tastiere, ma soprattutto con chitarre dai riff pesanti. Insomma, tutto Primal Fear, sempre molto veloce, perché anche Magnus è un chitarrista velocissimo. Io ho portato qualche riff un po’ diverso e il tutto si è amalgamato alla grande.  È andato tutto a posto e la band, nel suo insieme, è molto soddisfatta del lavoro fatto per il nuovo album dei Primal Fear, che si intitola “16.6” e non vede l’ora di scoprire come reggerà questo materiale sul palco.

RockLine: Quindi l’album “16.6.” porterà sorprese?

Henny: Beh… sai, i pezzi scritti da Magnus portano il suo approccio, lo noti. Lo stesso vale per i miei pezzi o per quelli di Mat. Cerchiamo di trovare un compromesso fra l’approccio melodico – sai, a molti dei nostri fan piacciono soprattutto i nostri pezzi epici – e il fuoco di raffiche che arriva dai riff di chitarra.  Molta gente che segue l’evoluzione della musica dei Primal Fear adesso si aspetta novità, nel senso di poter riconoscere l’approccio di Magnus. Credo che alcuni resterebbero molto delusi se sul nuovo materiale in produzione non sentissero il tocco di Magnus Karlsson.

RockLine: Quindi è un’evoluzione naturale della band.

Henny: Sì. Ma voglio sottolineare che se con l’arrivo delle novità sentissimo un qualsiasi disagio, Mat sarebbe il primo a sbattere il pugno sul tavolo. Mat è quello che ci tiene sempre uniti nel giusto elemento della macchina Primal Fear. Se per esempio arrivo da Mat con un’idea nuova e gli suono un riff e gli chiedo: “Ti sembra buono per un nuovo pezzo dei Primal Fear?”, lui risponderebbe: “Mmm, beh… non è per niente male, ma potremmo usarlo con i Sinner, se lo rallentassi un po’.” E poniamo che da lui arrivi Magnus con un’idea pomposa per un nuovo pezzo dei Primal Fear, gliela suona e Mat gli risponde: “Mmm, beh… non è per niente male, ma questa idea lasciamola per il prossimo album di Allen/Lande”, ah, ah, ah… Mat quindi segue la visione dei Primal Fear, mantiene la nostra direzione di fondo. È lui che ci guida.  Ed è un compito duro. Nella band devi sempre avere qualcuno che dica cosa è e cosa non è Primal Fear. In ogni caso il marchio di fabbrica principale è la voce di Ralf, e anche Ralf ascolta sempre con attenzione a cosa punta soprattutto Mat. Quindi ti posso garantire, a fronte di tutto questo, che porteremo sul mercato un nuovo album 100% Primal Fear.

RockLine: Avete provato molto prima dell’ultimo tour dei Primal Fear?

Henny: In realtà per niente. Ci siamo trovati due volte. Ci prepariamo da soli. Ognuno per conto suo a casa. Poi ci ritroviamo per un paio di giorni e proviamo insieme a vedere come funzionano le cose.

RockLine: Henny, quali sono i tuoi piani a breve termine per il futuro?

Henny: Con i Bomber vorrei suonare il più spesso possibile. A maggio mi aspetta l’uscita del nuovo album dei Primal Fear, poi partiamo in tour. E mi è arrivata voce che presto si profila anche il momento in cui inizieremo a scrivere il materiale per il nuovo album dei Sinner.

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