Heroes

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Autore: Sebastijan Videc

Artista: Sabaton
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2014
Durata: 37:00
Voto: 4/5

I Sabaton sono una specie di fenomeno nel mondo del power metal. I metallari o li adorano o li odiano: sembra che una via di mezzo non esista. Mi pare interessante anche che i loro fan non arrivino solo dal power, ma pure da altri generi. Cosa rende gli Švedi diversi dalla pletora di band del genere? Una cosa è sicura: i temi dei testi. Mentre la stragrande maggioranza delle altre band si sforza di incantare il pubblico con draghi, principesse e spade, i Sabaton si sono buttati (per lo più) sui campi di battaglia della Seconda guerra mondiale. E bisogna ammetterlo: un cannone antiaereo tedesco da 88 mm (il flak) lascia dietro di sé conseguenze ben peggiori di un cavaliere su un cavallo bianco. Poi c’è il baritono di Joakim, che ha riportato il “power” nel power metal.

Heroes arriva due anni dopo quello che per la maggior parte dei fan è il miglior album dei Sabaton, Carolus Rex. Con Carolus i ragazzi hanno dimostrato di saper creare un bel concept album e di saper far evolvere la propria musica. Realizzare un disco all’altezza è diventato quindi un compito davvero difficile. E come se non bastasse, prima dell’uscita del precedente album ben quattro membri su sei hanno lasciato la band. Ma poco male: Joakim Bróden e il suo fedele bassista Pär Sundström hanno messo insieme una squadra nuova e giovane, temprata negli ultimi due anni da una marea di concerti in giro per tutti i continenti. Heroes è così il primo album registrato con la line-up ringiovanita.

Con il settimo album in studio i Sabaton tornano nelle acque a loro familiari della Seconda guerra mondiale. Heroes raggiunge il livello di Carolus Rex? Purtroppo no. Ma non tutto è perduto. Secondo me, se Carolus si merita un 4,5, il nuovo lavoro si prende un 4. In effetti, sull’album non c’è nulla che dai Sabaton non abbiate già sentito (beh, una sorpresa c’è). Lo stile musicale l’hanno definito e, com’è comprensibile, ci restano fedeli. La grandiosità e la struttura dei brani dell’album precedente sono state portate anche in questo, e questo aggiunge sicuramente una nota epica. L’asso nella manica più forte del disco, però, sono le storie che questi “Eroi” cantano. La maggior parte dei brani finora raccontava battaglie ed eventi, mentre i testi di questo album sono dedicati a singoli individui o a unità che con i loro atti altruisti si sono iscritti per sempre nella storia.

L’album si apre con la grintosa ‘Night Witches’, che ricorda vagamente Ghost Division e potrebbe diventare in futuro il brano d’apertura dei concerti. Le ‘Streghe della Notte’ erano le aviatrici del 588° reggimento di bombardieri notturni dell’aeronautica sovietica. Quest’unità tutta al femminile, unica nel suo genere, aveva il compito di bombardare di notte le posizioni tedesche. Le ragazze volavano su biplani Polikarpov Po-2 rivestiti di tela e, più che causare grossi danni materiali, il loro compito era togliere il sonno ai soldati della Wehrmacht e minare psicologicamente la tenuta dell’esercito tedesco. Alcune pilote hanno superato le 1000 missioni di combattimento (gli equipaggi dei bombardieri americani chiudevano la guerra dopo trenta!) e, per aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza, prima dell’attacco spegnevano i motori e planavano in silenzio sugli obiettivi, sganciando così le bombe. Proprio questa impercettibilità ha fatto nascere tra i soldati tedeschi l’idea di streghe su scope invisibili e, di conseguenza, il nome di ‘streghe della notte’.

‘No Bullets Fly’ è uno dei brani migliori dell’album. Più heavy che power metal, racconta un episodio curioso accaduto nei cieli sopra la Germania il 20 dicembre  1943. Durante un attacco alla fabbrica di aerei Focke Wulf, la contraerea colpì il bombardiere B-17F Flying Fortress (Ye Old Pub), pilotato da Charles “Charlie” Brown. Il colpo distrusse il plexiglas del muso dell’aereo, uno dei motori e ne danneggiò gravemente un altro. Con soli due motori funzionanti, il B-17 danneggiato cominciò a perdere velocità e scivolò fuori dal riparo sicuro della formazione compatta di bombardieri, diventando così un bersaglio facile per i caccia della Luftwaffe. Questi danneggiarono un altro motore, uccisero il mitragliere di coda e ferirono la maggior parte dell’equipaggio. A causa del sistema di alimentazione dell’aria danneggiato, Charlie fece scendere l’aereo a quota più bassa per evitare che l’equipaggio perdesse i sensi. Il dramma nel cielo fu osservato da terra dal pilota Franz Stigler, che decollò subito con il suo Messerschmitt Bf 109G-6 danneggiato, ma quando vide in che stato era l’aereo decise di non abbatterlo. Cercò di far capire all’equipaggio del bombardiere che doveva atterrare in Germania, oppure puntare verso la neutrale Svezia, ma gli americani non lo capirono e continuarono la rotta verso casa, in direzione dell’Inghilterra. Quando Franz rinunciò ai suoi tentativi, volò in formazione stretta accanto al bombardiere danneggiato fino alla costa del Canale, dove li salutò e tornò verso la sua base. Dopo la guerra i due piloti si incontrarono e diventarono ottimi amici.

Smoking Snakes nell’intro somiglia in modo sospetto a Aces in Exile e anche il brano in sé cade nella media dei Sabaton. La storia parla della poco nota partecipazione brasiliana alla guerra in Europa. Le forze di spedizione brasiliane entrarono in combattimento nel luglio del 1944 in Italia, si fecero valere sia a terra che in aria e presero parte ad alcune delle battaglie più dure del fronte meridionale. Cobras Fumantes, come venivano chiamati, nasce dall’incertezza politica di allora, quando la gente diceva che era più probabile che i serpenti si mettessero a fumare, piuttosto che queste forze partissero davvero a combattere in Europa. Il 14 aprile 1945 tre soldati si staccarono in battaglia dal grosso e, da soli, senza pensare alla resa, trattennero fino alla morte una grossa unità tedesca. A battaglia finita, i tedeschi li seppellirono in segno di rispetto e sulla croce scrissero “Tre eroi brasiliani”.

Segue Inmate 4859, un brano lento e cupo con un retrogusto dell’album precedente. La storia riguarda Witold Pilecki. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Witold era un ufficiale dell’esercito polacco. Dopo l’occupazione tedesca fondò un movimento di resistenza e nel 1941 si fece rinchiudere volontariamente nel campo di concentramento di Auschwitz. Da lì informava di nascosto il governo polacco in esilio a Londra sugli orrori che i tedeschi commettevano nel campo. Il cosiddetto rapporto di Witold è il primo documento ufficiale sull’Olocausto avvenuto ad Auschwitz. Riuscì anche a organizzare un movimento di resistenza all’interno del campo e nel 1943 evase. Cinque anni dopo fu giustiziato dalle unità staliniste con l’accusa di collaborazione con potenze straniere (occidentali).

To Hell And Back è uno di quei brani che faranno impazzire palazzetti, stadi e tutte le altre location dei concerti dei Sabaton: con la sua melodia contagiosa di fiati (folk metal?) e il ritmo saltellante, farà muovere il corpo dei presenti in modo del tutto spontaneo. Audie Murphy fu uno dei soldati più decorati della Seconda guerra mondiale. Ottenne tutte le onorificenze possibili dell’esercito americano, oltre alle medaglie al valore di Belgio e Francia. Nel gennaio 1945, a Colmar, in Francia, da solo tenne a bada per un’ora un’intera compagnia tedesca, poi, con l’arrivo dei rinforzi, ferito e senza munizioni, guidò un contrattacco. Dopo la guerra si lanciò nella carriera cinematografica e nel 1959 girò anche un film autobiografico intitolato To Hell And Back. Come molti, però, anche lui soffrì di quello che allora era un disturbo post-traumatico da stress ancora poco noto, e pare dormisse con una pistola carica sotto il cuscino. Murphy morì in un incidente aereo a soli 46 anni.

The Ballad of Bull è la sorpresa dell’album: una ballata al pianoforte come i Sabaton non ne avevano mai fatte. Personalmente penso che la voce di Bröden non sia proprio adatta a questo tipo di brano, ma ovviamente è questione di gusti. Leslie “Bull” Allen ebbe un’infanzia dura. Lui e la sorella crebbero in un orfanotrofio e quando a 21 anni si arruolò aveva già alle spalle dieci anni di lavoro fisico. Bull fu mandato in Palestina, dove si formò come portantino-barelliere. I suoi commilitoni gli volevano bene: aveva un ottimo senso dell’umorismo, era un bravo sportivo e non mostrava mai paura. Dopo le battaglie in Libia e in Siria fu mandato più vicino a casa, a combattere contro i giapponesi in Papua Nuova Guinea. Divenne famoso nella battaglia di Mt. Tambu, dove in mezzo al fuoco incrociato, senza un briciolo di panico o paura, portò in salvo dalla montagna dodici soldati americani feriti. Bull però, purtroppo, soffriva di un disturbo psichico che si manifestò alla fine delle operazioni in Libia e in Papua Nuova Guinea, e che portò al suo congedo anticipato. Il trauma fu addirittura così grave che per qualche mese perse la parola.

Resist and Bite è un altro degli assi di questo album. L’intro di chitarra di Rorland, dal sapore AC/DC, e le parti intermedie, che raramente si fermano, verso la fine lasciano spazio a una batteria fragorosa e alla voce potente di Bróden, che stavolta, dopo tanto tempo, torna a usare espressioni latine (vi ricordate Aterro Dominatus?). Il testo descrive l’eroica resistenza dei Chasseurs Ardennais belgi durante l’attacco tedesco al Belgio. La coraggiosa unità tenne a bada il possente Blitzkrieg tedesco finché non rimase completamente senza armi. La resistenza fu così eroica che i comandanti ne riferirono direttamente a Berlino. 

Soldier of 3 Armies è un’altra prova che i giovani chitarristi fanno un lavoro eccellente, visto che sostengono il ritmo con i riff più pesanti dell’album. Lauri Allan Törni era un ragazzo che si era appena arruolato quando l’Unione Sovietica attaccò la Finlandia dando il via alla cosiddetta ‘guerra d’inverno’. Nei combattimenti presso il lago Ladoga Lauri si distinse molto e fu mandato alla scuola ufficiali. Poi fu spedito a Vienna, da dove tornò in Finlandia come sottotenente delle SS. Con la sua unità condusse attacchi efficaci in profondità nelle retrovie sovietiche, diventando noto e rispettato su entrambi i lati del fronte. Dopo la firma dell’armistizio, nel 1944, andò in Germania, dove combatté sul fronte tedesco contro le forze sovietiche, per poi arrendersi agli Alleati occidentali. Dopo la guerra fu imprigionato più volte in Finlandia, ma riuscì sempre a scappare, e nel 1948 emigrò in Svezia, da dove salpò per il Venezuela per poi stabilirsi negli USA come rifugiato politico. Nel 1954 si unì all’esercito americano e prestò servizio in un’unità speciale, i ‘berretti verdi’. Nel 1964 partì per la prima campagna in Vietnam, l’anno dopo per una seconda. Durante un trasporto in elicottero, il velivolo precipitò e di Lauri e dell’equipaggio non rimase alcuna traccia. Nel 1999 una squadra finno-americana trovò i resti dell’elicottero e qualche anno dopo furono identificati i suoi resti mortali. Lauri è sepolto al cimitero militare di Arlington, a Washington DC, insieme all’equipaggio dell’elicottero, tra le vittime del Vietnam.

Il singolo Far From the Fame i Sabaton l’hanno pubblicato già nel 2012 e, insieme a Resist and Bite e To Hell And Back, è un altro degli assi dell’album. Anche se lo stile epico, più alla Carolus, non va proprio a braccetto con la storia cupa che racconta, è proprio l’epicità a garantire il successo dal vivo. Karel Janoušek nacque in Moravia e iniziò la carriera militare durante la Prima guerra mondiale nelle legioni cecoslovacche sul fronte russo. Dopo la guerra entrò nella neonata aeronautica. Quando i tedeschi occuparono la Cecoslovacchia, Karel diventò uno dei membri chiave del movimento di resistenza, prima di fuggire in Francia e da lì in Inghilterra. Lì organizzò la creazione di squadriglie cecoslovacche di caccia e bombardieri all’interno della Royal Air Force, e gli inglesi gli conferirono il grado di maresciallo dell’aria. Finita la guerra tornò in Cecoslovacchia, ma il regime comunista, perché “intriso” di ideologia occidentale, nel 1948 lo fece arrestare. Janoušek, innocente, passò 12 anni in prigione.

Hearts of Iron eredita di nuovo il romanticismo e la maestosità di Carolus Rex, ma finisce ancora una volta in conflitto con una storia piuttosto cupa. La fine di aprile del 1945 fu estremamente sanguinosa: la Germania era sull’orlo della sconfitta e le forze sovietiche martellavano senza pietà i resti delle unità tedesche. In quel periodo i soldati rimasti della 9ª e della 12ª armata tennero aperto un corridoio verso il fiume Elba, garantendo così la fuga nelle mani degli Alleati occidentali, una fuga da morte certa per mano delle forze sovietiche assetate di vendetta. 

Il tango dei carri armati che balla Joakim Broden con Heroes conquisterà sicuramente nuovi ascoltatori, ma allo stesso tempo non deluderà i vecchi. La squadra si è amalgamata alla grande, Peter Tägtgren ha di nuovo garantito una produzione di altissimo livello e non c’è dubbio che questi “eroi” conquisteranno cuore e orecchie degli appassionati di metal. Un retrogusto amaro lo lascia solo il fatto che il disco girerà per appena una buona mezz’ora.

Formazione

Joakim Brodén – voce
Pär Sundström – basso
Chris Rörland – chitarra, voce di accompagnamento
Thobbe Englund – chitarra, voce di accompagnamento
Hannes van Dahl – batteria

Produzione

Peter Tägtgren

Tracklist

1. Night Witches
2. No Bullets Fly
3. Smoking Snakes
4. Inmate 4859
5. To Hell And Back
6. Ballad of Bull
7. Resist And Bite
8. The Soldier of 3 Armies
9. Far From the Fame
10. Hearts of Iron

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