Heron

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Artista: Lvmen
Etichetta: Day After Records
Uscita: 2008
Durata: 50:07
Voto: 4.1/5

I Lvmen sono una band ceca che si definisce da sola come una formazione che suona rock sperimentale con un pizzico di hardcore. L’hardcore si sente, d’accordo, nei passaggi più aggressivi, ma io resto convinto che in fondo si tratti di una band post rock a cui piace infilare nella musica qualche parte più dura.

I Lvmen sono in giro da un bel pezzo, eppure non hanno mai avuto il successo che forse meriterebbero. Forse c’entra anche il fatto che i dischi non li sfornano proprio a ritmo serrato. Heron è appena il loro quarto lavoro, ma a giudicare dalla qualità i loro album valgono senza dubbio l’attesa.

La musica di Heron, e dei Lvmen in generale, è difficile da incasellare. Si tratta di una variazione del post rock che io chiamerei post rock/metal apocalittico. Per me vuol dire una versione bella pesante del post rock, in cui si fanno sentire soprattutto i temi oscuri. L’atmosfera mi ricorda parecchio i Guapo, che costruiscono i loro brani in modo simile. Di solito significa che i pezzi partono calmi e lenti, poi crescono piano piano fino al culmine, dove esplodono le chitarre e a volte una voce urlata. I Lvmen sono maestri nel costruire l’atmosfera, perché sembra che sappiano scatenare l’esplosione al momento giusto, proprio quando ti sei abituato al silenzio. Dopo l’eruzione, di solito, torna la quiete e l’ascoltatore resta lì ad aspettare quando ricomincerà a esplodere. L’unico difetto è che questi schemi si ripetono un po’ troppo e col tempo diventano prevedibili. Resto comunque dell’idea che i Lvmen abbiano un ottimo senso del dramma e un talento per creare atmosfere cupe. Riesce solo ai migliori.

Il post rock poggia spesso sulle linee di tastiera, ma con i Lvmen la storia è tutta un’altra. La musica si regge soprattutto sulle parti di doppia chitarra, che si completano alla perfezione. All’atmosfera contribuisce parecchio anche una sezione ritmica dinamica, dove spiccano in particolare le doti di un batterista eccezionale. Le tastiere sono usate molto di rado (i sample un po’ di più, soprattutto gli inserti presi da vari film), e comunque restano parecchio sullo sfondo, mentre risaltano molto di più le voci urlate, che pure non sono frequenti ma si fanno notare eccome. Le voci pulite sono rarissime, però creano un bel contrasto con quelle urlate.

Heron è un album a cui torno sempre, anche se tra un ascolto e l’altro mi servono pause belle lunghe. Il disco è faticoso non solo per il suo carattere ostico e cupo, ma anche per una certa ripetitività della musica, che nel post rock/metal però c’è praticamente sempre ed è parte del suo fascino. Heron è senza dubbio un album che merita tutta l’attenzione degli amanti della musica sperimentale e dimostra che i Lvmen il meglio non l’hanno ancora tirato fuori con l’album Mondo.

Formazione

Dada – chitarra, voce
Mirda – chitarra
Husar – tastiere, sample, voce
Hulo – basso
Melnick – batteria

Produzione

Lvmen

Tracklist

1. Lvmen 14
2. Lvmen 15
3. Lvmen 16
4. Lvmen 17
5. Lvmen 18
6. Lvmen 19
7. Lvmen 20
8. Lvmen 21

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