Joe’s Garage
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Zappa, Frank
Etichetta: Rykodisc Records
Uscita: 1979
Durata: 1:55:14
Voto: 5/5
“Joe’s Garage”, opera prog rock in tre atti costruita attorno a una domanda: cosa succederebbe se la musica diventasse illegale? È uno dei risultati più brillanti della carriera del leggendario compositore, chitarrista, cantante, satirico e regista americano Frank Zappa. Genio di ogni forma di sperimentalismo musicale e di parodia sociale (o di provocazione, se preferite), uno che viveva per poter creare opere musicali, con questo album, uscito in origine in due parti (prima il primo atto, poi il secondo e il terzo insieme), ha messo a segno un capolavoro senza tempo sotto ogni aspetto, e forse persino la sua miglior satira sociale in assoluto. Quanto sia stata lungimirante e importante l’influenza di questo leggendario album su generazioni di musicisti e ascoltatori lo dice forse meglio di tutto il fatto che nel settembre 2008 “Joe’s Garage” abbia avuto una messa in scena teatrale a opera di attori americani, che per l’impresa hanno ottenuto il permesso esclusivo della famiglia di Frank.
Il concept di “Joe’s Garage” è innanzitutto il simbolico regolamento di conti di Frank (non certo il primo e nemmeno l’ultimo) con la censura e con i sedicenti paladini americani della morale pubblica, che attaccavano sempre più la sua musica, accusandola di essere “pornografica” e pericolosa per il “normale” sviluppo dei loro figli. Il tutto raggiunse il culmine qualche anno dopo, con la trionfale apparizione di Frank davanti al Congresso americano, dove ridicolizzò per bene i senatori più conservatori, che insistevano nei loro deliri. Nonostante la vittoria di Frank, grazie alla quale si è garantito fino alla fine dei suoi giorni la pace dalle ingerenze di politici invasati nel suo lavoro, la comunità conservatrice (riunita sotto la guida di Tipper Gore, moglie di Al Gore, vicepresidente dell’amministrazione Clinton e in seguito sedicente ambientalista) ha incassato una piccola soddisfazione: tutti i dischi con contenuti potenzialmente espliciti sul mercato americano devono portare un’apposita etichetta (ne parlerò molto più a fondo nella prossima recensione dell’album “Frank Zappa Meets The Mothers Of Prevention”, 1985).
“Joe’s Garage” è per molti versi uno sberleffo intelligente e senza compromessi a questa paranoia conservatrice, oltre a una finzione su cosa potrebbe succedere nel caso peggiore, un giorno nel futuro, se i senatori paranoici riuscissero a trionfare vietando la musica dai contenuti “pericolosi” e limitando così il diritto alla libertà di parola e di espressione artistica. Oltre al classico sfottò zappiano ai danni delle follie della politica e dell’ordinamento americani, di cui i testi pullulano, ci sono tantissime altre frecciate satiriche: contro la tipica sciatteria dell’americano medio, contro sette religiose influenti come gli scientologi, contro la vita sregolata delle rockstar, contro le garage band, contro il feticismo istituzionalizzato e contro regimi repressivi come quello iraniano, dove quasi tutta la musica “occidentale” è ancora vietata.
Primo atto: l’opera si apre con la presentazione di una strana entità chiamata Central Scrutinizer, messa nel ruolo di narratore principale della storia. Questo personaggio bizzarro non ha un carattere suo, ma svolge con zelo il lavoro di introdurre leggi restrittive, che diventeranno la base dell’imminente e attesissimo divieto della musica. Lo Scrutinizer ci offre un esempio istruttivo di “cosa può succedere se scegli una carriera nella musica”, a cui segue la presentazione del protagonista dell’opera, Joe. Un tempo era un “bravo ragazzo” che, a detta dei suoi vicini piccolo-borghesi, falciava regolarmente il loro prato. Poi è finita: ha scoperto il rock e con la sua band passava ore e ore in garage a suonare musica a volume altissimo, che dava continuamente sui nervi ai vicini, tanto che chiamavano spesso la polizia.
Dopo l’ennesimo episodio del genere Joe viene portato in questura, dove un “benevolo consulente” gli offre una ciambella e gli consiglia di dedicarsi piuttosto a qualche “attività sociale di stampo religioso”. Più tardi Joe conosce una ragazza di nome Mary. La loro relazione si limita a tenersi per mano e a coltivare “pensieri puri”. Ma Mary, ragazza cattolica, una sera lascia Joe per andare a vedere il suo gruppo preferito, i Toad-O (il nome è una parodia della popolare rock band americana Toto), e avvicinarsi ai membri della band. Alla fine il suo tentativo si conclude con lei sul loro tour bus, dove fa sesso di gruppo con gli addetti al palco e diventa una “groupie”. Viaggia con loro per tutto il tour finché non la scaricano a Miami, quando è ormai troppo stanca per fare qualsiasi cosa. Mentre vaga per la città partecipa a un concorso di miss maglietta bagnata per guadagnare abbastanza soldi da tornare a casa. Joe alla fine scopre le sue bravate, così cade in depressione, si dà al bere e finisce a letto con una ragazza di nome Lucille, che lavora nel fast food Jack-In-The-Box. Lucille gli “regala” una fastidiosa malattia venerea senza nome (probabilmente la gonorrea), anche se lui, nel suo ingenuo stordimento amoroso, si convince di averla presa per essersi seduto su una tazza del water sporca.
Secondo atto: per risolvere i suoi problemi Joe si rifugia nella religione e regala un sacco di soldi a L. Ron Hoover, capo della cosiddetta Prima Chiesa di Appliantologia (parodia della chiesa scientologica). Hoover lo identifica come una persona che nel profondo è un feticista latente delle apparecchiature tecniche. Quando Joe decide di confessare il proprio orientamento sessuale, Hoover gli consiglia di cercare la conferma sessuale facendo sesso con una macchina. Joe va al club Omarica, dove si possono noleggiare macchine speciali per soddisfare i bisogni sessuali. Lì sceglie la macchina adatta, di nome Sy Borg, che somiglia a un maiale robot. Insieme vanno nell’appartamento di Sy, dove si scatenano in un’orgia selvaggia col coinquilino di Sy, il pupazzo modificato Gay Bob. Alla fine del rapporto Joe, con una “pioggia dorata”, frigge i circuiti di Sy. Dopodiché finisce definitivamente nei guai, perché ha regalato tutti i suoi soldi alla Prima Chiesa di Appliantologia e non può pagare i danni per la riparazione del robot. Per punizione lo rinchiudono in uno speciale penitenziario dove tutte le pareti interne sono dipinte di verde. Lì ci sono varie figure punite del music business (ex musicisti e i loro manager), che violentano Joe in gruppo più volte di seguito. Il loro capobanda è un ex agente promozionale di una grande casa discografica, chiamato John Testa Pelata.
Terzo atto: quando Joe esce di prigione la musica è già diventata illegale. Per questo impazzisce e comincia a immaginarsi in testa tutte le note di chitarra che non può suonare, mentre un giornalista documenta i suoi vaneggiamenti. Alla fine si rassegna al fatto che con la musica è finita per sempre e si fa assumere come operaio di routine alla Utility Muffin Reasearch Kitchen (in realtà è il nome dello studio musicale di Frank, dove nel corso degli anni ha registrato tantissimi brani), dove congela biscotti. Nel finale il Central Scrutinizer annuncia all’ascoltatore che, se per caso la storia di Joe non l’ha convinto che la musica è malvagia, canterà con la sua vera voce. Poi spegne il vocoder che gli deforma la voce, e si scopre che in realtà non è altri che Frank Zappa.
Oltre allo Scrutinizer, Frank ha interpretato anche i ruoli di Larry, l’amico di Joe, di L. Ron Hoover, di Padre Riley e di Buddy Jones. Il chitarrista e cantante Ike Willis ha interpretato alla grande Joe, la cantante Dale Bozzio si è distinta nei panni di Mary, il chitarrista ritmico Warren Cuccurullo si è cimentato nel bizzarro Sy Borg, mentre lo storico batterista Terry Bozzio, che in questo album compare soltanto come ospite speciale, ha fatto una bella figura da cattivo nei panni di John Testa Pelata.
La squadra di musicisti che ha aiutato Frank a realizzare questo progetto ambiziosissimo era un sogno sotto ogni aspetto. Tra i nuovi collaboratori spiccava il fantastico batterista Vinnie Colaiuta, incarnazione della perfezione tecnica e della versatilità musicale alla batteria. Vinnie ha avuto la sua “investitura” zappiana dopo aver eseguito con successo, tra le altre cose, il pezzo difficilissimo intitolato “The Black Page” (la versione pubblicata più antica si trova sul doppio album dal vivo “Zappa In New York”, 1977). La prova alla batteria l’ha superata così bene da lasciare di stucco persino il suo predecessore Terry Bozzio. Pare che mentre suonava abbia trovato il tempo di mangiare del sushi e di rimettersi a posto gli occhiali. Con Frank ha collaborato con successo ancora per due anni, poi è diventato famoso soprattutto come batterista di lusso per occasioni speciali (il suo lavoro più noto è quello con Sting). L’altro grande nome della formazione di “Joe’s Garage” era il giovane guitar hero Warren Cuccurullo, che si era guadagnato il posto di chitarrista ritmico da fan zappiano di lunga data, capace di suonare a memoria assolutamente tutte le parti di chitarra dell’sterminata carriera di Frank, anche le più bizzarre. Durante la collaborazione con Frank si è legato in particolare a Terry Bozzio e a sua moglie Dale, che ha convinto a fondare, insieme al bassista Patrick O’Hearn, la new wave band Missing Persons. In seguito è diventato per anni il chitarrista dei Duran Duran e si è costruito una solida carriera solista, mentre il bizzarro episodio dei film porno sarà meglio dimenticarlo al più presto. Il terzo grande tra i nuovi arrivati era il chitarrista e cantante Ike Willis, che grazie al suo carisma vocale è diventato uno dei membri più amati della squadra di Frank e uno dei pochi collaboratori di lunga data con cui ha lavorato fino alla fine della sua carriera sul palco.
Il volto musicale di “Joe’s Garage” è un quadro impressionante di straordinario eclettismo, in cui si mescolano generi diversi: dal classico rock comico alla Zappa al progressive rock, hard rock, pop, reggae, blues, jazz fusion e così via. L’album è celebre anche per l’enorme quantità di assoli di chitarra eccellenti. Frank ha registrato la maggior parte di questi con la cosiddetta tecnica xenocronica, che in parole povere significa che gran parte degli assoli li ha pescati da lavori più vecchi e slegati tra loro e li ha innestati dentro brani nuovi. Quasi tutti gli assoli sono stati inseriti in questo modo, con l’eccezione di quelli di “Crew Slut” e “Watermelon in Easter Hay”.
La storia di Joe si apre con la voce soffocata della misteriosa entità “Central Scrutinizer” (Zappa racconta la storia attraverso uno speciale vocoder che gli deforma la voce, tanto da ricordare un robot; io, forse per birbanteria, ho sempre in testa Bender di Futurama, anche se lui parla con una voce “normale”). Il suo racconto poggia su una base ritmica funk, mentre sullo sfondo dominano tantissimi versi e suoni buffi. Questa intro originale introduce l’ascoltatore in modo convincente alla title track. “Joe’s Garage” è uno dei brani più accattivanti e simpatici di tutta la carriera di Frank, costruito su una melodia compatta, riff blues e ritmi saltellanti, con spazio anche per un breve ma travolgente assolo di sassofono. A divertire ancora di più ci pensa l’ottimo botta e risposta vocale tra Ike Willis (nei panni di Joe) e Frank (nei panni di Larry, l’amico di Joe). Per il comico fascino pop rock “californiano” ci pensano le armonie acute di accompagnamento e gli applausi a tempo. Nel finale il brano passa a un tempo più veloce, mentre sullo sfondo si sentono sirene della polizia e le voci dei vicini scatenati che si lamentano e minacciano di chiamare la polizia per il baccano.
Segue la caramellina pop rock “Catholic Girls”, dove Dale Bozzio si presenta come corista nei panni della ragazza cattolica di facili costumi Mary. È la miglior parodia possibile delle strade traverse della doppia morale cattolica e uno dei brani più famigerati tra quelli che hanno scatenato la fantasia della “crème” politica americana. Già il testo e il ritornello sulle cattoliche e i cattolici birichini (tra questi ultimi vengono citati anche Vinnie e Warren) garantiscono un mare di risate, ma quando entrano pure le voci volutamente acutissime, sostenute da linee ritmiche funk, la burlesque è perfetta. Un pizzico di raffinatezza lo portano gli spiritosi inserti jazz e il canto versatile di Ike.
“Crew Slut”, che racconta le losche avventure di Mary, è un brano pieno di colpi di scena comici e di succosi inserti narrativi. Poggia su un riff blues assonnato e su giri ritmici quasi pentatonici, per cui sembra la colonna sonora di un “road movie” americano, e s’incastra benissimo col testo, dove Mary si ritrova in un’orgia selvaggia con gli addetti all’attrezzatura di scena (particolarmente gustoso il dialogo sull’amore di Mary per il cuoio). Qui incontriamo anche il primo dei grandi assoli di chitarra di Frank, di cui l’album è pieno e con cui si presenta in un insolito ruolo da bluesman.
“Fembot in a Wet T-Shirt” è un altro pezzettino adorabile, su ritmi “hawaiani”, dove sotto una patina apparentemente semplice, quasi pop rock, si nasconde una struttura complessissima. Colpisce soprattutto l’ottimo canto di Ike, che tiene su la melodia scanzonata, mentre la brillante interazione fusion tra xilofono e passaggi di chitarra non è certo da meno. A un certo punto arriva un inserto narrativo burlesque, in cui un Frank sarcastico fa da presentatore a un demenziale concorso di magliette bagnate, che vince la ragazza il cui seno fa la figura più attraente dopo una doccia fredda. Va lodata anche l’ex coniglietta di Playboy Dale Bozzio, che interpreta in modo eccellente la stereotipata bionda svampita e squittente Mary, la quale dopo la bagnata dichiara che per i soldi farebbe qualsiasi cosa.
La leccornia strumentale-fusion “On the Bus” contiene un monumentale assolo di chitarra di Frank, poggiato su una base ritmica invidiabile, e tutti gli amanti di questo gigante della chitarra possono tornare a leccarsi i baffi. Poi arriva il mio preferito, “Why Does It Hurt When I Pee?”, dove il tipico umorismo da gabinetto di Zappa raggiunge uno dei suoi vertici. Se si lascia da parte il testo da sganasciarsi e il leggendario ritornello guidato dal querelante signor Willis, resta un eccellente pezzo prog rock che, nonostante la breve durata, contiene un inserto da operetta drammatico e pomposo, per non dire condito alla “Queen”.
Nella delicata ballata d’amore “Lucille Has Messed My Mind Up”, oltre all’inventiva, dove si sentono influenze ritmiche new wave e soprattutto reggae (a riprova che Frank ogni tanto ascoltava volentieri la musica dei leggendari The Police), colpisce anche il senso per le melodie sottili, non proprio spesso dimostrato da Frank, senza alcuna birbanteria. Il romanticismo straordinario lo porta il canto di Ike, vissuto fino all’estremo. È una delle rarissime opere “serie” di Frank, in cui non c’è un briciolo di umorismo o di scherno (forse solo ironia), perché la breve avventura di Joe con Lucille è un capitolo piuttosto triste. Con “Scrutinizer Postitude”, dove lo Scrutinizer cerca di convincere l’ascoltatore che la musica è una malattia e la fonte di ogni male, come dimostrano le disavventure di Joe, si chiude il primo atto del concept.
Con il classico dal sapore pop rock “A Token Of My Extreme”, dove Frank si cala benissimo vocalmente nei panni del capo di una bizzarra setta religiosa e manda Joe a fare pratica sessuale con una macchina, si apre il secondo capitolo del concept. Tante battute ritmiche e giocose pennellate di chitarra accompagnano di continuo il dialogo burlesque tra Joe e il capo della setta. L’Appliantologia è presentata come una setta che lavora a stretto contatto col regime totalitario che governa il mondo di Joe, una parodia più che evidente della scientologia.
“Stick It Out” è un altro dei vertici comici dell’album, dove il ritmo saltellante e la melodia principale ricordano stranamente il tema della cult serie comica britannica Only Fools and Horses. Qui Joe, con l’aiuto del suo partner sessuale, il maiale robot, impara il tedesco, e la cosa finisce con la distruzione del robot. Già il canto di Frank, una bizzarra miscela di inglese e tedesco, è leggendario e fa semplicemente morire dal ridere. Sul ritmo “den-den-den-den-den” mi vengono subito in mente Del Boy e Rodney che girano per la città su un triciclo sgangherato, mentre il testo succoso sull’orgia tra Joe e Sy Borg è una parodia fenomenale delle frequenti devianze sessuali degli aderenti a certe associazioni ecclesiastiche.
L’eccellente spuntino fusion “Sy Borg” regala una chiusura sorprendentemente delicata al primo dischetto. In primo piano c’è il canto di Willis, vissuto con grande trasporto emotivo, che convince nel ruolo di un Joe sconvolto, che durante e dopo la spiacevole esperienza col robot perde via via la ragione, mentre sullo sfondo si aggirano spiritosi inserti ritmici jazz e reggae. Il testo pullula di allusioni sessuali, soprattutto a base di sesso orale (nell’orgia a tre tra Joe e Sy Borg compare anche il pupazzo Gay Bob, probabilmente una parodia di Bob Dole, senatore repubblicano conservatore e candidato presidente americano fallito). I singoli assoli, soprattutto di chitarra e tastiere, sono manna dal cielo per tutti i palati musicali raffinati, mentre la linea di basso bella groovy non lascia indifferente nessun amante del jazz fusion di qualità.
Il secondo dischetto, che si apre con l’arrivo di Joe in prigione, è composto da brani più lunghi, per lo più oltre gli otto minuti, con una serie di assoli di chitarra di Frank da mozzare il fiato. In “Dong Work For Yuda”, speziata di funk, dove sulla scena arriva la banda di ex musicisti e collaboratori guidata da John Testa Pelata, le tante armonie vocali in falsetto sullo sfondo e gli applausi a tempo portano anche un pizzico di atmosfera gospel. Terry Bozzio, che nell’album compare solo come ospite vocale, è ottimo con la sua voce da “mafioso” nel ruolo del folle violentatore John. L’esuberante, carichissima “Keep It Greasy” è una vera esplosione hard rock con tanti inserti ritmici funk e ottime armonie vocali. La sezione strumentale-fusion contiene un sacco di improvvisazioni folli con cui Frank e compagnia dimostrano ancora una volta di essere sempre stati una delle superpotenze del jazz fusion di qualità. Tra le improvvisazioni soliste spicca in particolare l’assolo di chitarra assassino di Frank, che ancora oggi è una manna per tutti i virtuosi della chitarra del mondo.
La malinconica “Outside Now”, dove lo sfortunato Joe ha un crollo psichico quando, uscito di prigione, scopre che la musica è diventata illegale e comincia a perdersi nei deliri, è costruita su scale pentatoniche, in cui spiccano i dinamici passaggi di batteria di Vinnie. La sottile melodia centrale è costruita su affascinanti armonie vocali, che creano un’atmosfera tanto triste quanto buffa. Per un finale imponente c’è un altro assolo di chitarra mozzafiato. In “He Used To Cut The Grass”, dove Joe sente un vuoto enorme dopo l’addio a ogni forma di musica e comincia a fantasticare di note di chitarra immaginarie, ci si può godere tante gustose improvvisazioni jazz, tra le quali, come si conviene, spicca di nuovo l’assolo di chitarra di Frank, complessissimo e lunghissimo. Per un finale burlesque ci pensa la fantasticheria di Joe sui suoi tempi da chitarrista, quando suonava con la garage band, così nella testa risente lo strillo della vicina nevrotica che decide di chiamare la polizia.
“Packard Goose”, oltre undici minuti, è un’altra meravigliosa minestra fusion ben condita, dove motivi pop rock, jazz, funk e hard rock si fondono di nuovo in una coesione squisita. L’atmosfera di questo brano eccellente cambia di minuto in minuto. In una delle sezioni c’è la celebre citazione di Frank che si chiude con la frase “la musica è la cosa migliore”. Il passaggio alla sezione fusion scatenata, dove Frank esplode di nuovo con un altro assolo supersonico, è brillante e come ospite ci vedrei benissimo anche un Al Di Meola. Nella parte finale il brano torna al motivo iniziale, seguito da un ritornello pop rock spiritoso e da un’escalation scherzosa con armonie vocali giocose. L’etereo “Watermelon in Easter Hay” rappresenta il momento in cui Joe decide di suonare il suo ultimo assolo di chitarra immaginario prima di arrendersi al destino. Questo capolavoro dal sapore ambient contiene il miglior assolo di Frank per quanto riguarda la capacità di trasmettere una sottigliezza straordinaria, con cui in un attimo incanta gli ascoltatori più romantici.
Con “A Little Green Rosetta” la tragica epopea di Joe si chiude, mentre lui si cala nella nuova vita di congelatore di biscotti, un’altra parodia della preferenza data alla mediocrità rispetto al talento nella società americana (invece di diventare un musicista di successo è diventato a forza un operaio di routine, perché così è più utile al bene sociale del regime totalitario). Con il sarcastico trionfo del Central Scrutinizer, che si rivela essere in realtà Frank Zappa, la melodia burlesque finale, con le sue smorfie vocali, gli applausi a tempo e gli inserti folli di cimbalom, risulta ancora più beffarda.
“Joe’s Garage” è un’opera d’arte concettuale che, coi suoi messaggi provocatori, ancora oggi fa saltare i nervi a tutti i grandi papaveri conservatori ossessionati dall’idea che la censura sia la soluzione migliore per chi non vuole parlare la loro stessa lingua. Con questo disco fenomenale l’indomabile e instancabile compositore si è lasciato alle spalle uno dei più bei monumenti al suo genio creativo. “Joe’s Garage” è un capolavoro incredibile, che per la sua portata musicale, lirica e concettuale non posso elogiare abbastanza, perciò mi azzardo a dire senza esitazioni che rientra tra i tre, se non i due migliori momenti della sterminata carriera di Frank. E prima di tutto è un album che garantisce all’ascoltatore quasi due ore di puro divertimento, meglio di qualsiasi concorso di magliette bagnate, come confermerebbero persino i due bravi ragazzi cattolici Lovro Šturm e Mihael Jarc.
Formazione
Frank Zappa – voce, chitarra
Warren Cuccurullo – chitarra ritmica, voce, coro, organo, chitarra
Denny Walley – voce, slide guitar, chitarra
Craig Twister Steward – armonica
Jeff – sax tenore
Marginal Chagrin – sax baritono
Patrick O’Hearn – basso, fiati
Peter Wolf – tastiere
Stumuk – sax baritono, sax basso
Tommy Mars – tastiere
Vinnie Colaiuta – batteria, percussioni
Arthur Barrow – basso, voce
Ed Mann – percussioni, voce
Dale Bozzio – voce
Al Malkin – voce
Ike Willis – voce
Barbara Isaak – coro
Geordie Hormel – coro
Terry Bozzio – voce ospite
Produzione
Frank Zappa
Tracklist
CD1:
1. Central Scrutinizer
2. Joe’s Garage
3. Catholic Girls
4. Crew Slut
5. Wet T Shirt Nite
6. Toad O Line
7. Why Does It Hurt When I Pee
8. Lucille Has Messed My Mind Up
9. Token Of His Extreme
10. Stick It Out
11. Sy Borg
CD2:
1. Dong Work For Yuda
2. Keep It Greasy
3. Outside Now
4. He Used To Cut The Grass
5. Packard Goose
6. Watermelon In Easter Hay
7. Little Green Rosetta