Hiša davanti alla grotta (2008)

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Luogo: Jamski dvorec/Postumia
Data del concerto: 21.05.2008
Numero di spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 13 €

Eccoci al penultimo atto del ciclo di concerti di quest’anno, che si chiama Blues Postojna. Davanti alla grotta sono arrivati infatti i folk rocker sloveni Hiša. Gli Hiša hanno iniziato a suonare, in modo non ufficiale, già da ragazzini nel 1981, ma un intreccio di circostanze li ha separati per diversi anni e si sono riuniti solo dieci anni dopo. A tenerli uniti c’era sempre l’amore per la musica della costa occidentale americana. Così nel 1992 hanno pubblicato il loro esordio e da allora fanno uscire album più o meno regolarmente. In generale i dischi sono stati accolti molto bene dalla critica e gli Hiša hanno ricevuto anche qualche premio, tra cui uno per l’album Illusion Anyway, in cui suonano cover di Neil Young. Insomma, ci aspettava una vera leccornia, con le leggende della scena musicale slovena.

Gli Hiša sono partiti in modo sorprendentemente bluesy, ma visto che si tratta di serate blues, forse non doveva nemmeno essere così scioccante. Fin dall’inizio è stato chiaro che Andrej Guček è un chitarrista solista eccezionale, a cui non è certo estraneo muoversi tra stili diversi. Poco dopo la band è passata a quelle celebri melodie vocali a cui questa formazione ci ha abituati. In questi arrangiamenti sontuosi Andrej è stato aiutato da tutti e tre gli altri membri e il risultato finale è davvero stupefacente. In Slovenia è difficile trovare una rock band con linee vocali così curate e che suoni così alla grande anche dal vivo. Il leader Andrej Guček si è scusato per la sua voce, con cui aveva problemi da un po’ di tempo: pare sia rimasto senza per ben quattro mesi. Anche per questo gli Hiša dopo tre quarti d’ora sono usciti per una breve pausa.

Dopo la pausa di un quarto d’ora i ragazzi sono tornati sul palco e hanno attaccato in modo un po’ diverso. Abbiamo assistito a un’esibizione più acustica, con Andrej Guček che strimpellava la chitarra acustica e cantava, mentre gli altri tre facevano solo i cori. È andata così per un paio di pezzi, poi i membri degli Hiša sono tornati alle pose standard e Andrej Guček ha impugnato di nuovo la chitarra elettrica. Dato che la voce di Andrej era ancora più debole, in due brani successivi la voce principale è stata affidata una volta al chitarrista ritmico e una al bassista. Quello che è seguito è stato ancora meglio di quanto sentito nella seconda parte. Avevo la sensazione che suonassero sempre meglio man mano che ci avvicinavamo alla fine dell’esibizione. Come nella prima parte, anche la seconda è durata circa tre quarti d’ora. Ma il concerto era ben lontano dall’essere finito.

Dopo un applauso fragoroso gli Hiša sono tornati sul palco e hanno suonato uno dei loro pezzi più famosi – Resnica je psica, pardon ptica, di nuovo in versione acustica.

Dopo Resnica je ptica sono usciti ancora una volta, ma non si sono fatti pregare a lungo. Era evidente che avevano sempre avuto in mente di suonare uno dei loro più grandi successi, Ledene ceste, durante il quale anche Andrej Guček si è completamente scatenato alla chitarra elettrica, regalando proprio sul finale un assolo eccezionale che ha segnato il picco della serata.

Gli Hiša suonavano molto bene, anche meglio di quanto sperassi. Quando Andrej Guček parlava la sua voce era roca e debole, ma cantando non si sentiva affatto. Il suo timbro era pulito come sempre, anche se ovviamente gli altri tre membri lo hanno aiutato un bel po’, occupandosi tutti dei cori. Proprio per queste celebri melodie vocali stratificate, che ti si piantano subito in testa, gli Hiša si sono guadagnati il soprannome di Crosby, Stills, Nash & Young sloveni. Non dirò che siano una copia sputata, perché sarebbe ingiusto nei loro confronti, visto che hanno un carattere forte e personale, ma le linee vocali sono ciò che, come per i CSNY, c’è di più potente e bello.

Anche se gli Hiša sono noti per la melodicità, la produzione pulita e soprattutto le voci eccezionali, quella sera si sono dimostrati anche una band molto varia. Nella loro musica, oltre a pop, folk e rock classico, si sentiva parecchio blues (del resto è Blues Postojna!) e anche country. Vorrei sottolineare in particolare il contributo di Andrej Guček che, secondo me, se non suonasse negli Hiša, sarebbe uno dei migliori cantautori in Slovenia (come molti cantautori è anche lui multistrumentista), perché con il suo stile, la scelta degli strumenti e il modo di comporre ricorda vari Dylan, Mlakar e compagnia, e nemmeno l’umorismo gli manca.

L’esibizione mi ha ricordato un po’ il leggendario live dei CSNY intitolato 4 Way Street, un doppio album in cui metà concerto è acustico e metà elettrico. Avevo già pensato che gli Hiša avrebbero invertito un po’ l’ordine, dato che, al contrario dei CSNY, hanno suonato la prima parte del concerto in elettrico e poi sono passati agli strumenti acustici. La differenza è che gli Hiša a metà della seconda parte sono tornati all’elettrico e le somiglianze sono finite lì.

Anche se nella musica del gruppo si avverte sempre una punta di tristezza, alla fine il pubblico non è tornato a casa con quella sensazione. Gli Hiša hanno dimostrato che ancora oggi, dopo tanti anni, sanno suonare come si deve e che restano dei giganti della musica slovena. Gli Hiša hanno chiuso meritatamente il ciclo di concerti di Blues Postojna per la stagione 2007/2008, e ora non resta che il festival di due giorni per tutti gli amanti del blues, che si terrà a giugno.

Testo: Rok Podgrajšek
Foto: Daniel Pavlica

Scaletta

1. Robben’s Blues
2. Fatamorgana Blues
3. Zaman
4. Novo življenje
5. Oče
6. Brez tebe
7. Dež
8. Trbovlje
9. Deklice, ptice…
10. Maestral
11. Tišina
12. Nevarna razmerja
13. Ko čas odšteje dni
14. Neštetič
15. Nočna vožnja
Bis:
16. Resnica je ptica
17. Ledene ceste

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