Horizen
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Jade Warrior
Etichetta: Pulse Records
Uscita: 1984
Durata: 38:32
Voto: 3/5
I Jade Warrior sono ‘risorti dalla tomba’ a metà anni Ottanta, anche se dopo lo scioglimento del 1979 sembrava che sarebbero rimasti per sempre in una tomba troppo prematura, come parecchi loro colleghi del progressive rock. I tempi, con il nuovo regno della new wave, del rock melodico e della dance, non erano certo dalla loro parte, anche se proprio allora iniziava a prendere forma la scena new age a base di sintetizzatori, alla cui nascita i Jade Warrior avevano contribuito parecchio con gli album usciti a metà anni Settanta per la Island Records.
»Horizen«, uscito per la Pulse Records, era più o meno un progetto solista del chitarrista fondatore dei Jade Warrior, purtroppo scomparso, Tony Duhig. Duhig ha scritto tutti i brani del disco e ha messo in primo piano nella produzione le sue chitarre, elettrica e acustica, anche se su »Horizen« ha suonato pure il suo storico compagno di avventure musicali e membro fondatore, il flautista, percussionista e tastierista Jon Field. Quest’ultimo, con le sue percussioni fortemente influenzate dalla world music e con il flauto infilato in mezzo a drappeggi orchestrali, ha avuto un ruolo importante nel creare certe atmosfere eteree e nostalgiche, mentre Duhig, anche grazie al sintetizzatore per chitarra, ha provato a modernizzare il loro approccio sonoro tradizionale. »Horizen« è stato il primo album dei Jade Warrior dopo la compilation »Reflections« (1979), che raccoglieva brani del periodo con la Vertigo Records e qualche pezzo inedito fino ad allora. In alcuni punti »Horizen« non ha superato proprio benissimo la prova del tempo, perché la produzione a base di sintetizzatori su certi brani suona un po’ datata.
Questo album strumentale e ambient, al confine con la new age e con qualche sfumatura jazz ogni tanto, si apre con la suite in tre parti »Images Of Dune«, ispirata all’omonimo romanzo di fantascienza e al film del 1984. Rispetto alla colonna sonora di quel film, firmata da Toto e Brian Eno, qui l’impresa compositiva è un po’ meno ambiziosa. All’introduzione lunga e piuttosto noiosa intitolata »Prescient Dawn« segue l’oscura e drammatica »The Freman«, dove si sente un gran lavoro di percussioni assortite e un intreccio di improvvisazioni di chitarra irruvide. La posa di sfumature ritmiche pentatoniche crea un’atmosfera vagamente orientale, che ben si sposa con le immagini delle dune del deserto, così l’intento ambient di fondo di questa suite non troppo impressionante, in sostanza, è raggiunto. La parte finale, »Journey On a Dream«, è costruita su un motivo trionfale dove, accanto alle fughe melodiche di chitarra, dominano le trame di sintetizzatore dal suono ‘arcaico’.
La sorpresa più grande (in positivo) di »Horizen« è il brano »Caribbean Wave«, che con i suoi ritmi latini e l’atmosfera della Copacabana brasiliana non somiglia a nulla di quanto i Jade Warrior avessero fatto in passato, ed è anche per questo un esperimento divertentissimo, in cui Duhig e Field sono aiutati da musicisti ospiti. È l’unica composizione in cui suona una vera band e non solo un duo, e questo dà una bella scossa al battito ambient tradizionale dei Jade Warrior. Particolarmente divertenti sono gli intermezzi di sassofono, che si sposano alla perfezione con le variazioni virtuose della chitarra e con l’impressionante lavoro delle percussioni ‘esotiche’.
Il resto dell’album, con poche eccezioni, non offre molti momenti interessanti. Lo strumentale che dà il titolo al disco contiene un motivo sereno che Duhig e Field tirano per le lunghe soprattutto stendendo trame di sintetizzatore, quelle che a metà anni Ottanta erano l’ultimo grido della tecnologia di allora e che oggi hanno già preso una bella botta dal tempo, e a non aiutare è nemmeno la produzione fredda e relativamente sterile. In »East Wind« Duhig e Field provano a ricreare la magia ambient dei vecchi album dei Jade Warrior, dove l’ispirazione veniva soprattutto dalla world music, in particolare da quella che nasceva dalla tradizione musicale dell’Estremo Oriente (Cina e Giappone). Col tempo ne esce un bel motivo ambient, in cui l’atmosfera rilassata viene ravvivata soprattutto dai passaggi birichini del flauto e dalle improvvisazioni malinconiche della chitarra. È uno dei rari momenti di »Horizen« che ricorda certi capolavori dei Jade Warrior degli anni Settanta, quando la magia ambient si sviluppava in modo del tutto spontaneo.
Anche »Grey Lake, Red Mountain«, che si apre con un delizioso arrangiamento di flauto e pianoforte, contiene parecchi rimandi ambient alla musica dell’Estremo Oriente, con un capitolo a parte per l’assolo emozionante di chitarra elettrica. Quest’ultimo è fondamentale per creare un’atmosfera calmante, rilassante ed eterea. La un po’ tirata per le lunghe »Long Wait at Mount Li« chiude il disco in modo inaspettatamente pomposo e drammatico, con motivi esplosivi che, in chiave nostalgica, risvegliano immagini dell’antico impero cinese e della Città Proibita.
Il ritorno dei Jade Warrior sulla scena con »Horizen« non è andato granché bene, anche se nel disco saltano fuori un paio di momenti che ricordano i loro tempi migliori. Troppo spesso sembra che Duhig sia stato l’unico musicista a metterci davvero il cuore in questo progetto, perché più di una volta si ha la sensazione che Field la maggior parte degli arrangiamenti non l’abbia suonata con lo slancio di una volta, come se su »Horizen« ci fosse finito per forza di cose, o come se volesse fare un favore al suo vecchio compagno di strada. Nemmeno la produzione anni Ottanta ha giovato granché alla longevità e all’attualità del disco. »Horizen« nel complesso non è certo un brutto lavoro, ma non è nemmeno uno dei momenti migliori della lunga carriera dei Jade Warrior.
Formazione
Tony Duhig – chitarra acustica ed elettrica, sintetizzatore per chitarra, percussioni
Jon Field – flauto, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Jeff Barak – batteria (6)
David Duhig – secondo assolo di chitarra elettrica (2)
Brad Lang – basso (2)
Anisse Hadeed – steel drum e piatti (2)
Gowan Turnbull – sassofono (2), flauto (4)
Members of the Pro Musica of London – ritornello corale (6)
Produzione
Jon Field e Tony Duhig
Tracklist
1. Images Of Dune: (11:58)
…a. Prescient Dawn
…b. The Freman
…c. Journey On a Dream
2. Carribbean Wave (5:37)
3. Horizen (2:18)
4. East wind (7:08)
5. Grey Lake, Red Mountain (5:29)
6. Long Wait At Mount Li (7:02)