Once More ‘Round the Sun

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Mastodon
Etichetta: Warner Bros. Records
Uscita: 2014
Durata: 54:01
Voto: 3/5

Il sesto album in studio dei »bestioni« sludge della costa atlantica, i Mastodon, conferma quello che il predecessore »The Hunter« (2011) lasciava già intuire: l’eliminazione graduale delle parti complesse (condite di progressive) a tutto vantaggio di un raccolto melodico più ricco.

Stavolta la band ha chiamato in aiuto come produttore Nick Raskulinecz, e ha fatto benissimo. Lui ha confezionato un muro sonoro dinamico, ultragrasso e »rombante da crollo«, in cui il basso sferragliante squarcia senza compromessi e con rabbia il »cemento sonoro«, mentre le voci, effettate e ibride, »ululanti da sballo«, mantengono quel tratto elementare e riconoscibile di freddezza, ovvero di estraneità extraterrestre – una sensazione che faceva sempre venire la pelle d’oca »in attesa dell’ignoto«, ed è proprio su questo che soprattutto i primi quattro album della band reggevano in modo convincente un’aura da effetto astrale.  

I Mastodon sono sempre stati considerati una band che non ha mai fatto compromessi con le mode. Hanno sempre creato  in totale indipendenza, seguendo con sincerità le proprie passioni e le proprie emozioni. L’autenticità della loro discografia è perciò immacolata. Stavolta i nuovi Mastodon non piegano più così spensierati le corde verso il »D abbassato«, cosa che forse avrebbe approfondito l’elemento sludge, e non si può più nemmeno dire che continuino per caso a stuzzicare con uno sperimentalismo coraggioso, quello che a molti critici piaceva attribuire a un’infezione congenita da genio King Crimson; l’album è invece impostato, prima di tutto, in modo ponderato e conciso. Insomma, l’idea di una ricetta melodicamente prevedibile, con ritornelli accessibili e contagiosi, è più vicina al minimalismo di certi Foo Fighters o alla botta degli Alice In Chains che alla follia vampiresca e beffarda che andrebbe incontro, a suon di battute, al cupo lato oscuro del metal.

Ci troviamo davanti al lavoro dei Mastodon meno interessante e più morbido di sempre, che in realtà (e questa è una constatazione a dir poco sbalorditiva) taglia il cordone ombelicale con il metal. Di conseguenza, con la semplificazione degli arrangiamenti, nei nuovi Mastodon si legano meglio i paralleli con lo stoner rock, mentre l’elemento sludge è comunque ancora ben presente.

Certo, resta percepibile quel gelido senso di brivido e di terrore, graffiante e riconoscibilissimo, di cui è un buon esempio l’introduzione di Chimes And Midnight, ma stavolta, complice un’abbondante »dolcezza« melodica, questo prezioso ingrediente dei lavori più vecchi finisce velato. Il primo eroe dell’album resta il batterista Brann Dailor, che in pratica è l’unico del quartetto a tenere vivo il contatto con la natura avventurosa, di ricerca sperimentale, dei primi quattro dischi. Anche su questo album, quindi, c’è il pericolo concreto che ti rompa entrambe le gambe, se ti fai prendere dal coraggio e ti metti a ballare sui ritmi principali, perché certi passaggi di transizione restano ancora »estremamente progressive e contorti«, il che almeno in parte mantiene il legame con quell’elemento sperimentale e provocatorio che ci manca.

L’elemento di lucidità, incrociato con smorfie e stregonerie schizofrenicamente inquietanti, si mostra alla grande in Aunt Lisa, dove la voce tipica della band di Sanders si completa a meraviglia con quella ruvida del chitarrista Brent Hinds. Questo incastro tra i due approcci vocali i Mastodon avrebbero potuto sfruttarlo più spesso nell’album.

Stavolta scuoterai la testa su suoni più morbidi da »elefantino baby«, e soprattutto imparerai in un attimo la maggior parte dei ritornelli delle canzoni del nuovo album. È difficile dire dove diavolo stiano navigando i Mastodon con questo disco, ma la scelta consapevole, in chiave evolutiva, di servire un album »razionale« con un’ulteriore sforbiciata agli arrangiamenti, in nome di maggiore compattezza e definizione melodica, fa alla band più un favore da orso che un salto verso un nuovo livello artistico di quell’audacia ben nota della sua visione musicale! Quest’ultima ha sempre entusiasmato per la sua genuina originalità, fatta di metamorfosi espressive continue e sfrontate. Once more ‘Round The Sun« purtroppo non ce l’ha!

Ovviamente questo album allargherà ulteriormente la base di fan più giovani (di solito meno esigenti) della band. È ancora abbastanza rumoroso da andare a nozze con la natura ribelle degli adolescenti, ma allo stesso tempo così melodico che i genitori chiudono un occhio sull’entusiasmo delle loro figlie teenager per questo »casinismo« musicale appena scoperto, per giunta confezionato con cura, in versione cosmetica e quasi glamour, con una copertina coloratissima. I vecchi fan resteranno fan dei Mastodon anche in futuro. La band, grazie al suo passato, resterà straordinariamente apprezzata e rispettata. E se l’è meritato più che abbondantemente, sgobbando con le mani callose in passato.

Metal? È rimasto solo un album di sludge art rock alternativo, caricato e rumoroso, che non porta assolutamente nulla di nuovo sul piano creativo. Ma mostra comunque, chiara e innegabile, l’eccezionale qualità musicale di questo quartetto. Arrangiamenti ed esecuzione non riescono certo a nasconderla! Per questo »Once More ‘Round the Sun« è un prodotto di grande qualità. Solo che stavolta lo incarna più un »pachiderma dimagrito« che il colossale elefante del Terziario, ovvero un album con più giudizio, più ponderazione, più sobrietà nei motivi, che però, come già detto più volte, regalano ai pezzi una compattezza più prevedibile.

Formazione

Troy Sanders – voce, basso 
Brendt Hinds – voce, chitarra 
Bill Kelliher – chitarra, voce di accompagnamento 
Brann Dailor – voce, batteria, percussioni 

MUSICISTA OSPITE:
Scott Kelly – voce di accompagnamento nel brano n. 11 

Produzione

Nick Raskulinecz

Tracklist

01. Tread Lightly
02. The Motherload
03. High Road
04. Once More ‘Round The Sun
05. Chimes At Midnight
06. Asleep In The Deep
07. Feast Your Eyes
08. Aunt Lisa
09. Ember City
10. Halloween
11. Diamond In The Witch House

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