I ragazzi selvaggi conquistano le Križanke stracolme (2012)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Križanke / Slovenia
Data del concerto: 14.07.2012
Numero di spettatori: 3.300
Prezzo del biglietto: 33,00€ (posti in piedi II categoria) / 43,00€ (posti in piedi I categoria) / 59,00€ (fan pit)
Duran Duran è un nome che ancora oggi scatena emozioni forti e frizzanti in tantissimi appassionati di musica. Con una pletora di hit come »The Relfex«, »Hungry Like The Wolf«, »A View To a Kill«, »Notorious«, »Rio« e »Wild Boys,« tanto per citarne solo alcune, e più di cento milioni di dischi venduti, queste leggende new romantic possono a buon diritto fregiarsi del titolo di band pop rock per eccellenza degli anni Ottanta. Del resto i maestri britannici del glamour musicale e della sensibilità new wave, che a differenza dei loro “colleghi” Spandau Ballet, passati da noi addirittura due volte nel 1987, stavolta hanno suonato qui per la prima volta, non hanno certo bisogno di presentazioni pompose. A dimostrarlo ci hanno pensato intere legioni di buongustai della musica e di spettatori un po’ meno incalliti, che si sono ritrovati in mezzo alle Križanke di Lubiana, con in testa le quarantenni, alle quali alla vista di Simon Le Bon il cuore batte ancora più forte. Le Križanke erano piene fino all’orlo già prima che i “ragazzi selvaggi” salissero sul palco, grazie a un numero ammirevole di fan del pop rock di qualità, cosa che da noi di solito succede solo quando si esibisce uno come Halid Bešlić o Dino Merlin.
La serata sembrava a dir poco ideale per rispolverare la nostalgia anni Ottanta: oltre a presentare le hit dell’ultimo album in studio »All You Need Is Now« (2011), i Duran Duran, come ormai capita da qualche anno, avevano in serbo una raccolta dei loro più grandi successi. Sarebbe stato tutto quasi perfetto, se come gruppo spalla non fossero saliti sul palco i totalmente fuori luogo LeeLooJamais, che hanno lasciato la maggior parte degli amanti del buon pop rock con la faccia lunga, le orecchie basse e gli occhi assonnati, per giunta con un impianto audio pessimo, cosa che purtroppo alle Križanke capita spesso anche a band di ben altro calibro. Comunque sia, durante l’attesa fin troppo lunga per l’arrivo di Simon Le Bon, Nick Rhodes, John e Roger Taylor e del chitarrista di supporto Dom Brown, che ha preso il posto del membro originale Andy Taylor, insieme agli altri due compagni di tour, la cantante Anna Ross e il percussionista/sassofonista tenore Simon Willescroft, sembrava che il leggendario gioiello architettonico di Plečnik dovesse saltare in aria tra il fermento e l’eruzione febbrile del pubblico. Già in apertura bisogna dire che tutti e quattro i membri originali della band vantano ancora un aspetto giovanile, anche se si vedeva che Le Bon, dopo essersi tolto la sua uniforme glamour, negli ultimi anni si è allevato una bella pancetta. John Taylor al basso invece resta magro come un chiodo, e non sorprende che il personaggio di Dante della popolare serie di videogiochi giapponese »Devil May Cry« sia stato basato proprio su di lui, mentre Nick Rhodes alle tastiere sfoggia ancora la sua immancabile acconciatura da “canarino” e il nerboruto Roger Taylor mena ancora i tamburi con lo stesso entusiasmo di tre decenni fa.
Per scaldare l’atmosfera è stata scelta la cupa e lenta »Before The Rain«, brano dell’ultimo album »All You Need Is Now«, durante la cui esecuzione sullo schermo si susseguivano scene della rivoluzione russa d’ottobre. Con gran gioia dei fan di lunga data, non li hanno fatti restare a lungo a bocca asciutta: subito dopo, con la hit d’oro degli anni Ottanta »Planet Earth«, hanno creato quell’atmosfera giusta e attesa, in cui la folla si è messa a respirare all’unisono con i membri della band e i loro compagni di palco. Per un delirio ancora maggiore ha poi pensato una »A View To a Kill« eseguita alla grande, che la maggior parte degli appassionati di musica e anche di cinema ricorda dalla metà degli anni Ottanta come il brano principale dell’ultimo James Bond con Roger Moore protagonista. Le Bon ha entusiasmato per tutto il tempo con il suo approccio vocale espressivo, e ha fatto in modo che il pubblico partecipasse attivamente. Un po’ grottesco, invece, il fatto che solo al terzo tentativo, dopo due croati, abbia trovato un eroe sloveno che sul palco ha declamato qualcosina come un bambino. Ma quello non è stato l’ultimo intermezzo “da intrattenitore” di Le Bon in questa serata. Eterni nostalgici e romantici incorreggibili hanno ricevuto un’ulteriore flebo di brillantezza new romantic anche grazie agli ottimi evergreen »The Reflex« e »Hungry Like The Wolf«. A metà concerto è capitato un siparietto un po’ buffo a Nick Rhodes: il tipo ha un po’ confuso l’ordine dei brani e ha cominciato a suonare le battute iniziali dell’evergreen »Save a Prayer« quando toccava a »Girl Panic!«, dall’album più recente. Le Bon lo ha guardato in modo strano con un “what the hell is goin’ on”, dopodiché si sono ricomposti in fretta ed eseguito la versione corretta di un pezzo tutto sommato piuttosto mediocre, ravvivato un po’ da divertenti proiezioni di modelle glamour, tra cui c’era anche la moglie di Simon, Yasmin.
I signori dei Duran Duran continuano dunque a giurare sul glam e sul pomp del mondo della moda, a tratti un po’ pacchiani, mentre gli eccessi post-concerto, a quanto pare, se li sono lasciati alle spalle una volta entrati negli anni della maturità. »Save a Prayer«, arrivata subito dopo, è stato un altro momento trionfale della serata, che ha riportato con lo spirito negli anni Ottanta tanti dei presenti. L’impianto audio nei pressi del mixer è rimasto per tutto il tempo su un livello decoroso, del tutto solido e soddisfacente, il che per le Križanke è senz’altro un gran risultato. »Come Undone« e »Ordinary World«, le uniche hit dei Duran Duran degli anni Novanta, ci hanno ricordato »The Wedding Album« (1993), che rappresentò un raro successo commerciale dopo la fine degli anni Ottanta. La »(Reach Up For The) Sunrise« da »Astronaut« (2004), eseguita con sicurezza, ha ricordato al pubblico un altro di quei rari standard dei Duran Duran degni di nota nati dopo la fine dell’epoca d’oro.
Anche la pomposa »Notorious« è stata tra i classici eseguiti meglio della serata. Il concerto ha raggiunto il culmine, come previsto, con il sempre infuocato standard »Wild Boys«, in cui le vecchie volpi hanno inserito con furbizia il motivo principale del classico dei Frankie Goes To Hollywood »Relax«, e il risultato è stato sorprendentemente buono. È stato bello sentire che i Duran Duran hanno reso omaggio a questa band new wave di culto che oggi, tranne che per un pugno di buongustai e nostalgici, è quasi del tutto dimenticata e che nella sua carriera ha pubblicato solo due album. L’unica grande critica va a una »Girls On Film« decisamente troppo tirata per le lunghe nel bis, trasformata del tutto inutilmente in un numero danzante con il pubblico a cantare in coro e lunghe presentazioni dei membri della band e degli ospiti. A garantire il trionfo finale della nostalgia anni Ottanta ci ha pensato il gran finale del concerto, »Rio«, il mega hit di cui quest’anno ricorrono esattamente trent’anni dall’uscita. Mentre veniva eseguita, sullo sfondo scorrevano esplosioni di razzi e immagini carnevalesche di ogni tipo, che hanno condito con temperamento il finale di un’ottima serata live.
Il concerto delle leggende new romantic in mezzo alle Križanke, nonostante le aspettative poco entusiasmanti, è riuscito sotto ogni punto di vista e ha sorpreso anche i più scettici, quelli che magari avevano pensato che lo storico collettivo non si sarebbe impegnato al massimo per i “balcanici sub-alpini” e non avrebbe tirato fuori il meglio di sé. I Duran Duran, nella loro prima esibizione davanti al pubblico sloveno, dove non mancavano tantissimi fan croati e italiani, sono stati dunque di ottimo umore, e quei pochi problemi tecnici capitati durante il concerto, soprattutto per quanto riguarda certe interpretazioni vocali, alla fine sono sembrati a malapena degni di nota. E tutti quelli che hanno passato gli anni più belli della loro giovinezza negli Ottanta hanno finalmente vissuto il tanto atteso incontro di prima classe con alcuni dei loro più grandi eroi musicali, che li hanno riportati ancora una volta a tempi lontani e ben più innocenti.
Scaletta
1. Before the Rain
2. Planet Earth
3. A View to a Kill
4. All You Need Is Now
5. The Reflex
6. Come Undone
7. Safe (In the Heat of the Moment)
8. Girl Panic!
9. Save a Prayer
10. Notorious
11. White Lines
12. Ordinary World
13. Hungry Like the Wolf
14. (Reach Up for the) Sunrise
15. Wild Boys / Relax / Wild Boys
—bis—
16. Girls on Film
17. Rio
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