L’eterno Morrissey (2012)

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Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Grado / Diga Nazario Sauro / Italia
Data del concerto: 13.07.2012
Pubblico: 1000
Prezzo del biglietto: 43,00€ (in prevendita) / 40,00€ (il giorno del concerto)

A metà luglio, sulla costa italiana a due passi dalla Slovenia, a Grado, è successa una serata speciale. Dalle nostre parti è sbarcato il grande Morrissey, influente, adorato e di culto ‘frontman’ degli inglesi The Smiths, sciolti ormai da venticinque anni. È uno dei rarissimi nomi della musica contemporanea che è diventato un’icona ancora in vita. Uno dei migliori paroliere che siano mai passati su questo pianeta. I suoi testi sono vera poesia. È realista e sensibile allo stesso tempo. La sua lirica è piena di immagini e di espressioni dei dolori e degli scossoni di ogni giorno, che però riempie di temi eternamente attuali: il senso della vita, l’amore, il rifiuto, la solitudine, l’incomprensione, temi di critica sociale e così via. ”Mozza” è uno che divide. O lo ami o lo odi. O ti arriva o non ti arriva. Vie di mezzo non ce ne sono. Della sua controversialità si è già detto parecchio. Questa controversialità non ha molto a che fare con i moderni, banali, presto dimenticati eccessi delle star di oggi. Si tratta di una problematica molto più profonda, che non riguarda solo la facciata del comportamento, ma soprattutto posizioni sociali di grande risonanza che, con la loro durezza e sincerità, tagliano nel vivo anche le sfere più neutrali dell’esistenza. Anche alcuni temi più personali (per esempio quello dell’asessualità, nata dalle delusioni d’amore) toccano il cuore di tanta gente che ci si può identificare eccome, anche solo per un attimo. Comunque sia, Morrissey è uno che non ha peli sulla lingua e proprio per questo è un fattore di disturbo nell’industria musicale di oggi. Da un anno non trova un’etichetta disposta a pubblicare l’album che ha già pronto. Anche al concerto si è sentito questo temperamento primordiale. In generale la sua estetica musicale si mescola di continuo con la sua etica. Anzi, con gli anni le due cose diventano sempre più inseparabili. Difende i diritti degli animali, è vegetariano, grande oppositore della monarchia britannica e della famiglia reale, eppure resta un gran patriota (anche se dagli anni novanta vive a Los Angeles in cerca di pace).

Morrissey, che di primavere ne conta già cinquantatré e ha alle spalle tredici album (da solista e con gli The Smiths), in tutti questi anni non è cambiato granché (un chilo in più, un chilo in meno, una ruga in più, un capello in meno….). Il Mozza sentimentale, romantico e delicato può trasformarsi in un attimo in una belva ruggente e selvaggia. Il suo baritono con gli anni si fa ancora più ruvido e inconfondibile in modo unico. I vestiti sono sempre quelli (eleganti camicie di vari colori e pantaloni con la piega), solo che ora sono adatti alla sua età. Alle decorazioni di fiori invece ha rinunciato definitivamente. Il festival estivo di Grado è fatto apposta per i romantici o per le coppie (fresche) di innamorati. Il palco intimo sul mare Adriatico sembrava fin dall’inizio tagliato su misura per un artista come Morrissey. Il palco era piccolo, ma proprio per questo la scena era ancora più riuscita. Prima del concerto giravano immagini di film in bianco e nero e di leggende musicali della metà del secolo scorso, mentre durante il concerto a fare compagnia alla crew e a Morrissey sul palco c’era la celebre immagine di Oscar Wilde, che (in un fumetto) si chiedeva senza sosta ”Who is Morrissey?” (un’altra delle parafrasi spiritose che ormai da un bel pezzo accompagnano Wilde, soprattutto nella cultura inglese).  Il pubblico è stato scaldato prima del concerto dall’impressionante cantante e musicista americana Kristeen Young. Morrissey è salito sul palco verso le dieci di sera, dopo una lunga intro strumentale. Quella sera era visibilmente stanco, ma tutt’altro che di cattivo umore. È un performer raffinato, sia sul piano teatrale che su quello vocale. Ha flirtato e comunicato col pubblico per tutto il tempo, buttando lì battute argute ma toccando anche temi più seri, come i diritti degli animali e ciò che conta davvero nella vita (”solo un tocco può cambiarti la vita”), ha fatto il filo al cuore dei fan italiani (”canto in inglese, sogno in italiano”), si è fatto il segno della croce almeno tre volte e ha cambiato camicia altrettante volte. Le prime file erano state occupate già nel tardo pomeriggio da folle di ‘ultras di Morrissey’, che non si perdono un concerto e conoscono ogni canzone a memoria. Anche quando Morrissey ha chiesto in tono provocatorio se ”è morto qualcuno di recente” e se qualcuno voleva dire qualcosa su quella persona o su quella faccenda, i fan hanno risposto con ”ti amo, Morrissey”, ”vorrei sposarti, Morrissey” e via dicendo. L’euforia tra i fan ”hard-core” c’è ancora, anche se Morrissey non è più proprio il giovane frontman dalla faccia fresca della più celebre e influente band alternative inglese degli anni ottanta.

La vera domanda che mi ponevo prima del concerto riguardava la riuscita della sua band di accompagnamento. Tutti i timori di uno snaturamento di Morrissey sono stati inutili. La ”Boom Action Group”, come l’ho battezzata io per le scritte sulle loro magliette, ha funzionato alla grande e con la sua virtuosità musicale ha regalato più di un grande momento live. Sono veri maestri nel creare tensione e leggono in modo eccezionale il linguaggio del corpo di Morrissey. Sono sempre sembrati armoniosi e si sono rivelati una delle migliori band d’accompagnamento che abbia visto in vita mia. Il set comprendeva venti brani ed è durato un’ora e quarantacinque minuti. Stavolta la scelta dei pezzi di Morrissey non era fatta solo di hit (come nel tour precedente), ma puntava (più in generale) sui brani meno conosciuti. Eppure di successi ce n’erano parecchi, e perfino brani del periodo The Smiths (ben sei). Il suono all’inizio era pessimo, ma si è sistemato in fretta e poi non ci sono stati cali o blocchi inutili. Tra i brani spiccavano l’opener How Soon Is Now?, la dinamica You Have Killed Me, la divina Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me, la malinconica Every Day Is Like Sunday, la geniale Speedway, la Meat Is Murder di critica sociale (sul video di accompagnamento giravano immagini di uccisioni di animali, per lo più bestiame per l’industria di lavorazione della carne) e la dolorosa Still Ill (che con i versi in evidenza Does the body rule the mind  / Or does the mind rule the body? rimette in discussione le domande umane fondamentali sulla propria natura, legate al rapporto tra mente e istinti, corporeità, passione…). Il culmine del concerto è arrivato nel bis con la commovente ed eterna I Know It’s Over, che Morrissey ha cantato con un trasporto tale da sembrare l’ultima volta. Commuoversi era inevitabile. Un repertorio potente, a cui non ha fatto un graffio nemmeno l’assenza di tanti successi (per esempio: There Is a Light That Never Goes Out, Please Please Please Let Me Get What I Want e Last Of The Gang To Die, che però ha suonato, per dire, solo al soundcheck prima del concerto).

Una serata/notte memorabile, e non solo per il concerto. Speciale è stato anche il ”viaggio” di ritorno a casa, di cinque ore. Un incidente a Ravbarkomanda ha provocato un paio d’ore di coda in autostrada, che però ci ha regalato un sacco di scene: dall’uomo che ha deciso di proseguire a piedi lungo l’autostrada con la sola valigia, all’incontro con i venditori di vignette ”furbetti”, camionisti addormentati e un umorismo insolito che è venuto fuori in tutti i partecipanti a questa avventura di gita. Comunque sia, per Morrissey ne è valsa la pena.

Scaletta

1. How Soon Is Now?
2. You Have Killed Me
3. I’m Throwing My Arms Around Paris
4. Shoplifters Of The World Unite 
5. Ouija Board, Ouija Board
6. Black Cloud
7. Scandinavia
8. Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me
9. Let Me Kiss You
10. Everyday Is Like Sunday
11. Action Is My Middle Name
12. To Give (The Reason I Live)
13. Speedway
14. One Day Goodbye Will Be Farewell
15. You’re The One For Me, Fatty
16. Meat Is Murder
17. Maladjusted
18. Still Ill
19. I Will See You In Far-Off Places
—bis—
20. I Know It’s Over

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