Il ragazzo di strada che chiamano “il Boss” (2012)
Luogo: Vienna / Ernst Happel Stadion / Austria
Data del concerto: 13.07.2012
Numero di spettatori: 60.000
Prezzo del biglietto: 80,10€ (parterre) / 67,40€ (tribune)
Quando il Boss sale sul palco, parte a tutta! Per questo è il Boss! Non una marca di sigarette, non Hugo, non un gol, non un capo qualunque, ma The Boss! Né più né meno. Con lui diciotto persone sul palco, la band che risponde al nome di E-Street Band! In tasca il nuovo album, nuovo alibi per un nuovo tour. Un nuovo grande spettacolo alle porte di casa vostra. Un concerto da non perdere. Pastore d’anime, grande cantautore, probabilmente uno dei più grandi in questa galassia al momento, Bruce Springsteen con il tour di »The Wrecking Ball« ha sfiorato la Slovenia con la tappa di Trieste, l’11.06.2012 (il reportage di RockLine, come l’ha rivissuto nel suo pezzo il collega di RockLine Urban Bolta, da quel concerto meraviglioso, lo trovi QUI) e quel giorno ha regalato a tutti i fortunati dello stadio Nereo Rocco sold out un’esperienza live indimenticabile. È stata una vera maratona, tre ore e mezza piene. Un concerto a sangue pieno. Senza pause in mezzo e senza trucchetti per rubare minuti.
È passato un mese e Springsteen, con la sua E-Street Band, continua a girare per i palchi d’Europa. Da quando la Slovenia è entrata nell’eurozona, Vienna è una di quelle destinazioni dove la sensazione non è molto diversa da un pomeriggio in gelateria a Portorose. Per un cittadino della Repubblica di Slovenia oggi non c’è niente di strano nel ritrovarsi spesso nel cuore della capitale austriaca. Così, per tutti i fan più testardi e fieramente ardenti di Bruce Springsteen, la data viennese del Boss è capitata a fagiolo. Soprattutto per chi non era riuscito a incastrare le date per fare un salto a Trieste: Vienna è stata una felice ancora di salvezza per vivere finalmente la tanto desiderata serata magica in compagnia del Boss.
Si sa che Springsteen va a dormire con le galline, quindi i suoi concerti sono annunciati già prima delle otto di sera. A Vienna l’inizio dello show era previsto per le sette e mezza, ma il Boss, che all’arrivo ha brindato al pubblico con un »Serbus Austria!«, è salito sul palco con i suoi fedeli sudditi alle otto e otto minuti e ha fatto alzare in piedi lo stadio con le prime due tappe dell’attuale album in studio »The Wrecking Ball«, cioè We Take Care Of Our Own e la title track, rinforzate da Badlands, classico di »Darkness On The Edge Of Town«. Poi ha tirato il fiato ed è arrivata una vera messa di straordinari minestroni rock, blues, country e gospel, comandata dall’eccezionale senso interpretativo di Bruce Springsteen e in cui i musicisti hanno sgranchito per bene le membra e ripulito le vie respiratorie, dimostrando il loro vero valore e il posto meritato nella E-Street Band. La sequenza di Death To My Hometown, My City In Ruins e Spirit in the Night (c’è ancora qualcuno di voi che si ricorda la rilettura di questo classico nella versione brillante dei Manfred Mann’s Earth Band?) ha un suo posto speciale nel repertorio del tour di »Wrecking Ball«. In questi momenti intrisi di raffiche di sensuali incursioni nei campi dell’improvvisazione (sia vocale che strumentale) il Boss strappava ondate di straordinaria energia di ritorno, che il pubblico, diciamo pure l’intero stadio, sprigionava ogni volta che lui lo chiamava in causa. Queste parti intime sono risuonate con una tale intensità che lo stadio intero si è calmato. Parterre e tribune. Così è rimasto buono buono fino al comando successivo del grande Boss di risvegliarlo. Già durante Spirit in the Night il Boss ha presentato tutti i membri della E-Street Band, e la pausa subito prima dell’inizio del pezzo l’ha sfruttata per un vero e proprio sermone da predicatore che, nella sua sincerità, ha scosso lo stadio pieno ben oltre l’entusiasmo.
Nella prima parte del concerto il cielo carico di nubi ha minacciato per tutto il tempo, con qualche goccia di pioggia ogni tanto, ma senza mai arrivare a un vero acquazzone. Solo un leggero raffreddamento per teste in piena ebollizione. Bruce Springsteen ha riscosso il pubblico da un’intorpidimento quasi ipnotico in un attimo: è arrivato sul bordo del palco e ha raccolto un po’ di richieste dei fan scatenati sistemati proprio sotto il palco, preparate su grandi cartelloni. Ed è proprio questo il fascino speciale di ogni concerto di Springsteen, perché è l’artefice di uno spettacolo unico e irripetibile. Così il Boss ha tirato fuori le rarità dei suoi concerti, che nello show viennese, unico nel suo genere, includevano Rendezvous e, a detta del Boss, la preferita personale di Van Zandt, Loose Ends: un pezzo magnifico che Springsteen voleva mettere nella prima versione dell’album The River, per poi cavarsela con una battuta dicendo che il brano era troppo bello per l’album e che nell’edizione originale avevano dovuto lasciarlo fuori. A seguire la bellissima Empty Sky, per la quale Bruce ha avuto bisogno di un bel po’ di tempo per ricordarsi l’inizio del pezzo. In effetti è stato curioso vedere il palco oscurarsi, perché la band ha avuto bisogno di un po’ per accordarsi e calibrarsi. Evidentemente la E-Street Band non suonava davvero questo pezzo dal vivo da un bel po’ di anni. Questa parte della serata si è chiusa con un’ottima cover dell’originale del musicista reggae Jimmy Cliff, Trapped.
Su Springsteen è stato detto moltissimo ed è difficile aggiungere qualcosa di nuovo. Che il Boss sia uno in cui la folla si identifica con facilità non è una scoperta. Il Boss sa come avvicinarsi al pubblico, cioè sa in ogni momento cosa fare perché il gesto prenda fuoco in pieno e bussi anche all’angolino più nascosto del cuore più ghiacciato, per scioglierlo. Per questo lo amano tutti. Davvero tutte le generazioni, perché sembra un bonario zio che tiene sempre in tasca un sacchetto di caramelle con cui sommerge chi ha fame di pane e di giochi. La sua straordinaria presenza scenica, la figura stessa sul palco, la statura e la voce, che regge una carica gutturale rombante e sudata (Darlington Town) così come sottili effusioni struggenti di calore e compassione, come si addice a un cantautore del suo calibro. Il calore vocale e il volto fragile di un approccio sofisticatamente sensibile hanno sprizzato scintille soprattutto in Jack Of All Trades e nella derivazione del Boss del grande successo di Patti Smith, Because The Night, di cui proprio il Boss è autore. Anche stavolta il tizio non ha dimenticato di tirare sul palco qualche ragazza o zia entusiasta per scatenarsi in sua compagnia, e durante Waitin’ on a Sunny Day, come da copione, ha accolto sul palco anche un nuovo scolaretto, di 8-9 anni, che padroneggiando il ritornello del pezzo non solo ha lasciato di stucco lo stadio, che si è unito a pieni polmoni al canto dei versi, ma ha dimostrato che dire che Bruce Springsteen è la musica di tutte le generazioni del pianeta Terra è semplicemente la regola. Un dato di fatto. Fatto e basta.
Il ritmo dello spettacolo l’ha rilanciato l’inserimento della cover di Eddie Floyd, Raise Your Hand, dove lo stadio ha di nuovo sgranchito a fondo gli arti anteriori, e subito dopo una straordinaria interpretazione di Tougher Than The Rest (su richiesta del pubblico), che il Boss ha eseguito completamente da solo, voce e accompagnamento di piano, prolungando poi il suo ruolo di pianista/cantante con il classico Racing In The Street.
Springsteen sa come curare il teatro. Ogni stadio, per quanto gigantesco sia il palcoscenico, lo domina con il mignolo della mano sinistra. Un tipico esempio di come si possa radicare in profondità nel cuore dei fan è stata la decisione a sorpresa di, già partito con Johnny 99, travasare di colpo la frase guida nella frase d’apertura del classico Darlington County, che ha di nuovo scatenato detonazioni di raffiche di energia di ritorno, sprigionata dall’estasi delle teste surriscaldate di una folla da molte migliaia di teste.
Springsteen e la E-Street Band hanno strappato lo stadio dalla trance e dall’incanto con il sempreverde comune a tutti, Lonesome Day, che lasciava intendere che la parte regolare, dopo due ore e tre quarti di concerto, stava per finire. Lo stadio è esploso nel ribollente ritornello »It’s All Right!!«, che ancora una volta ha evocato sensazioni di straordinaria intensità, con la pelle d’oca che è tornata a farsi sentire.
Segue ancora quasi un’ora di bis. Beh, un po’ meno. Quel giorno le teste ubriache rotolavano in schiere sterminate e molti si reggevano a malapena in piedi. Questo succede quando sei con Springsteen nella sua maratona live. E la vera festa, con i bis, è appena cominciata. I più grandi successi degli anni Ottanta! Tra questi Glory Days, che ha preso il posto della Bobby Jean eseguita a Trieste. Com’è tremato lo stadio nel ritornello di Glory Days è difficile da descrivere! Per una vera risposta devi assaggiare un concerto così. Ci sono l’immancabile, commovente Hungry Heart e l’attesissima Dancing In the Dark, suonata proprio in coda alla setlist, che ormai pensavo non avremmo sentito stavolta. Dopo di lei il Boss si è appoggiato teatralmente al suo Telecaster come a una stampella e si è lasciato cadere a terra con le quattro zampe all’aria. Van Zandt gli è corso incontro e lo ha bagnato con »la spugna dell’usciere per cancellare le lavagne di scuola«! Il Boss si è solo contorto teatralmente sul pavimento del palco, facendo finta di averne abbastanza e di non farcela più a suonare. Eppure lo stadio, da veri tifosi, e l’inseparabile compare del Boss, Stevie, lo hanno rimesso in piedi un’ultima volta quella sera, e la band ha allungato lo show di altri venti minuti, buttandosi su 10th Avenue Freeze Out, in cui il Boss con la band ha omaggiato ancora una volta il compianto membro originale della E-Street Band, Clarence Clemons (oggi, dei membri originali, con il Boss nella E-Street Band è rimasto solo il bassista Garry Tallent), e a seguire è arrivata la cover degli Isley Brothers, Twist And Shout, che sembrava non finire mai. Lo stadio brillava di tutto. Raggi incandescenti nella luce dei riflettori, entusiasmo delirante della massa, scorribande scatenate del Boss, che continuava a correre avanti e indietro lungo l’ampio palco. Che sia saltato perfino sul piano durante Seven Night to Rock non è più una cosa speciale!
Non esiste reportage che riassuma e descriva in modo abbastanza oggettivo l’esperienza con Springsteen! Tre ore e quaranta minuti di energia straordinaria, con cui Springsteen e la E-Street Band nutrono la gente. Un suonare nel bagliore di una perfezione affinata e di una calibrazione perfettamente sincronizzata di diciotto teste. Springsteen, a 63 anni, saltellante come un ventenne, carico di una vitalità ribollente e della gioia di stare nella propria pelle, ancora in forma fisica eccezionale, vocalmente di una resistenza totale come pochi musicisti famosi della sua generazione, gettati nel music business, che oggi suonano al massimo un’ora e tre quarti. Tutto questo teatro non risuonerebbe nel bagliore di una realtà così convincente se la sua regia non fosse sostenuta da un elemento di vera autenticità. È quella sincerità che non lesina emozioni, schiettezza, senso di umiltà, accessibilità, grande attenzione verso chiunque. Qui non c’è spazio per nascondersi. Ed è quel »wild card« che spalanca al Boss le porte dell’élite dei più grandi rocker del nostro tempo. Proprio perché non vuole far parte di quell’élite. Solo un semplice ragazzo di strada. Questa estrapolazione rimane intatta ancora oggi, a quattro decenni dalla nascita della E-Street Band e, per quanto riguarda le attività del Boss, anche oltre.
Da Vienna Springsteen è volato nel Regno Unito. Appena due giorni dopo, a Hyde Park a Londra, sotto un diluvio, ha messo in scena un nuovo, magnifico spettacolo. Come quello di Vienna, ma di nuovo diverso e unico. Lì, per le ultime due canzoni, sul palco si sarebbe unito a lui il sommo »Beatle« Macca in persona, oltre a ospiti speciali come John Fogerty (CCR) e Tom Morello (R.A.T.M.). Per il Boss non ci sono ostacoli. E a quanto pare sarà così ancora per un bel pezzo.
Anche stavolta, a occuparsi del trasporto in un’atmosfera sempre sicura e piacevole è stata l’agenzia di viaggi Koncerti.net, guidata dall’impavido capo e rocker convinto, Concert Freak!
Setlist
1. We Take Care of Our Own
2. Wrecking Ball
3. Badlands
4. Death to My Hometown
5. My City of Ruins
6. Spirit in the Night
7. Rendezvous
8. Loose Ends
9. Empty Sky
10. Trapped
11. Jack of All Trades
12. Because the Night
13. Darlington County
14. Working on the Highway
15. Shackled and Drawn
16. Waitin’ on a Sunny Day
17. Raise Your Hand
18. Tougher Than the Rest
19. Racing in the Street
20. The Rising
21. Lonesome Day
22. Land of Hope and Dreams
—bis—
23. We Are Alive
24. Born in the U.S.A.
25. Born to Run
26. Hungry Heart
27. Glory Days
28. Seven Nights to Rock
29. Dancing in the Dark
30. Tenth Avenue Freeze-Out
31. Twist and Shout
E-STREET BAND:
Bruce Springsteen – voce, chitarra, armonica a bocca, sintetizzatore, xilofono, piano
Patti Scialfa – voce, chitarra acustica
Roy Bittan – piano, tastiere, fisarmonica, cori
Nils Lofgren – chitarra, slide guitar, armonica, cori
Steven Van Zandt – chitarra, mandolino, cori
Garry Tallent – basso, cori
Max Weinberg – batteria, cori
Soozie Tyrell – violino, cori, percussioni, chitarra acustica
Charles Giordano – organo, fisarmonica, sintetizzatore
Cindy Mizelle – voce, percussioni
Curtis King – voce, percussioni
Michelle Moore – voce
Everett Bradley – percussioni, voce
Ed Manion – sassofono
Jake Clemons – sassofono
Curt Ramm – tromba
Clark Gayton – trombone
Barry Danielian – tromba
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