I Toto e il concerto della consapevolezza che meglio di così non si può (2012)

0 159

Location: Vienna (Wien) / Arena Open Air / Austria
Data: mercoledì, 22.08.2012


Nonostante il 31.07.2012 ci fossimo già gustati la perfezione dei Toto a Majano, vicino a Udine, il diavolo non ci dava pace: per vedere il tour estivo di questa band stimatissima restava a disposizione ancora una location più che comoda, ovvero l’Arena di Vienna, in Austria, per la precisione il suo palco all’aperto chiamato “Arena Open Air”. La data cadeva tre settimane dopo la già citata serata dei Toto a Majano.

Quando capisci  la grandezza e tutta la brillantezza musicale di questa band, soprattutto la resa sul palco, a cui si addicono solo superlativi, restano pochissimi concerti in grado di superare l’esperienza. Insomma, arrivi alla conclusione che dei concerti dei Toto non ti stanchi mai, e non c’è verso.

La scelta dei pop rocker di Graz anni Ottanta Opus si è rivelata una mossa davvero furba da parte dell’organizzatore. Nel 1985 la band spazzò via dalle vette delle classifiche i più grandi nomi del mondo, battendo ogni record di vendite con il suo hit Live Is Life (una canzone che conoscono tutti fin troppo bene, anche nella versione degli usurpatori alter industrial sloveni Laibach). È salita sul palco come da programma! Alle 19.00 in punto. In poco meno di un’ora ha sparato i suoi pezzi più amati, coccolando il pubblico di casa! Energia positiva dappertutto. Il pubblico si è svegliato soprattutto con l’hit Flyin’ High!, un brano acustico che il cantante degli Opus, Herwig Rüdisser, ha presentato come un pezzo che una volta suonavano insieme al compianto Falco. Tra gli altri successi c’erano Eleven, Yellow Fellows e Time Of My Life. Nel finale della parte regolare dello show l’Arena è ovviamente esplosa, quando gli Opus hanno fatto partire il ritmo che conosciamo tutti. Solo una batteria nuda e cruda ad aprire il pezzo. L’intro dell’hit Live Is Life. Una formazione in giro dal 1973 e rodata fino al minimo dettaglio! Ha messo in piedi uno show leggero e dal suono eccellente, e la voce di Herwig è stata sostenuta e armonizzata generosamente anche da un duo femminile. Herwig ha sorpreso con un’interpretazione vocale di qualità straordinaria: in realtà la sua estensione è rimasta intatta negli anni.  Come bis la band ha piazzato un pezzo che doveva per forza essere nato negli anni Settanta. Almeno a giudicare dallo stile, visto che non nascondeva certi parallelismi con il rock progressivo sinfonico. Purtroppo non conosco il titolo di questo brano, o meglio di questa vera e propria mini suite, ma a guidarla erano i tozzi accordi dell’organo Hammond, che lasciavano intendere come gli Opus siano maturati ascoltando gruppi come ELP, Focus e Deep Purple. Un’esperienza eccellente, che ci ha conquistati del tutto!

I Toto sono una band che ha cominciato a prendere forma nella seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso. Si tratta di un gruppo composto da musicisti di studio di altissimo livello, per i quali suonare dal vivo rappresenta una sfida in più. Nel corso degli anni la band ha vissuto parecchi alti e ancora più dolorose cadute. Nel 1992 è stata colpita dalla morte di uno dei membri fondatori e di un uomo considerato uno dei batteristi più rispettati nella storia della musica popolare, Jeff Porcaro.  Inoltre, dal 1984 in poi ha dovuto fare i conti con un continuo ricambio di cantanti principali, e non ha mai più ottenuto il successo raccolto con l’album Toto IV del 1982. I ragazzi, sotto la bacchetta di Steve Lukather, hanno comunque tenuto duro fino al 2008. Quella fu la svolta: il chitarrista Lukather decise di non collaborare più con la band e dichiarò che i Toto non esistevano più. Per fortuna di tutti noi che amiamo la loro musica, nel 2010 Lukather ha deciso con i compagni di far rivivere la formazione originale e di rimetterla in moto ogni anno per qualche data estiva. Dopo parecchi anni ai concerti sono tornati anche i tastieristi David Paich e Steve Porcaro. Il ruolo di cantante principale è stato ripreso, dopo oltre vent’anni, da Joseph Williams, che nell’eredità dei Toto ha messo la sua voce negli album Farenheit e The Seventh One. C’è anche l’insostituibile batterista Simon Phillips, che suona con i Toto fin dalla morte di Jeff Porcaro. A chiudere il cerchio c’è uno dei bassisti più apprezzati del mondo musicale, Nathan East. Sostituisce il bassista malato Mike Porcaro, ed è uno dei motivi principali per cui i Toto continuano a suonare dal vivo. I tour di ogni anno, infatti, sono organizzati anche per raccogliere fondi in aiuto di Mike e della sua famiglia.

Il concerto di Vienna era uno degli ultimi del tour europeo di quest’anno. Di conseguenza si notavano più energia, più scioltezza e più affiatamento tra i membri della band. Il posto era stracolmo e sold out fino all’ultimo angolino. Per dare un’idea: nel 2006, nella stessa location, i Toto erano riusciti a riempire solo metà dello spazio. Un altro dato che dimostra come i Toto diventino di anno in anno più bravi e più richiesti sui palchi europei, nonostante dal 2006 non abbiano più pubblicato un album in studio.

Questa leccornia live di due ore e 15 minuti è partita con l’esecuzione di un pezzo dell’album “The Seventh One”, intitolato Only The Children. La voce, come nell’originale, è quella di Joseph Williams. Il riff di chitarra di Lukather è il filo conduttore della composizione e ha subito fatto salire l’atmosfera. Lukather comunica con il pubblico per tutto il concerto e trasmette buonumore ai presenti. Un tipo che col suo strumento è capace di suonare letteralmente di tutto e di saltare da un genere all’altro con una leggerezza da piuma, negli ultimi anni ha cambiato parecchio il suo modo di suonare nei Toto. Non si butta più in primo piano, non si mette in mostra e mantiene il gioco di chitarra più adatto al momento. Ovviamente, però, non è per niente avaro di “shock-divertimento” quando arriva il suo momento e scocca l’ora degli assoli. I suoi assoli si costruiscono e crescono di momento in momento, guadagnano in velocità e varietà e ti danno la sensazione che tutto sia suonato con una facilità incredibile.

Sono seguiti i brani Hydra e St. George and the Dragon dal secondo album in studio “Hydra” del 1979. Hydra è una delle composizioni più impegnative che i Toto abbiano mai creato e dal vivo, con una valanga di improvvisazione, può durare anche dieci minuti. La parte vocale, come nell’originale, se la cava piuttosto bene David Paich. A vederlo fa l’impressione di uno strano tipo dietro le tastiere. Non è colpa di Paich se è tarchiato e di bassa statura e se i chili di troppo gli si attaccano al volo. Madre natura l’ha fatto così. Ha solo una parte di colpa per i chili in più che il “ciccio” si è messo addosso con gli anni. Eppure Paich non se ne vergogna, anzi. Ai piedi porta scarpe da ginnastica slacciate, bermuda “sbracati”, e sopra un frac buttato addosso che arriva quasi a terra. In testa, ovviamente, cilindro e occhiali scuri. Così, come “gigantesco nanetto”, Paich starebbe bene sulla copertina di qualsiasi album di qualsiasi leggenda del prog rock britannico, tipo i Gentle Giant.

Ma con tutto il rispetto per David: quell’uomo è un genio! Parliamo di uno che è autore o coautore di tutti i più grandi successi dei Toto ed è stato la forza motrice delle creazioni dei Toto nei primi otto album in studio.  Oggi il suo modo di suonare dà quel suono riconoscibilissimo dei Toto che ci era mancato durante la sua assenza tra il 2003 e il 2010, quando il suo posto era stato occupato da un altro maestro di studio di prima categoria, Greg Phillinganes.

La prima volta che la folla è impazzita è stato con le battute iniziali del successone che conoscono tutti, Rosanna. La voce principale se la passano Lukather e Williams, che ha colmato bene il vuoto lasciato dall’assenza del cantante originale Bobby Kimball. Lui, a 65 anni, non era più all’altezza del compito di gestire le linee vocali, che nei Toto a volte sono assurdamente difficili e alte, quindi il ritorno di Williams è una ventata d’aria fresca ben accetta.

Sono seguiti due brani dall’album “Farenheit”. Lea, a cui l’accompagnamento della chitarra acustica di Lukather e un eccezionale supporto vocale danno un fascino particolare. Qui brillano per la prima volta i vocalist di supporto Jenny Douglas McRae e Mabvuto Carpenter, mentre per quanto riguarda il coinvolgimento durante l’esecuzione del pezzo a scoppiare davvero in lungo e in largo è Steve Porcaro, che l’ha scritta per sua figlia.

I Won’t Hold You Back è stato il successivo hit dei Toto del 1982, cantato da Steve Lukather. Qui la sua voce è lontana dall’originale ed è molto più roca e profonda che nella versione di studio. Ciononostante questa ballad dal vivo suona incredibilmente calda e ci porta ancora una volta a quella perfezione che nelle ballad sanno evocare solo i Toto. Le armonie vocali, i suoni da maestro che escono dalle dita di Steve Porcaro e l’assolo di chitarra sensuale e melodico di Lukather non ti possono lasciare freddo.

Poi è arrivata We Can Make It Tonight dall’album Fahrenheit. I Toto non la proponevano in tour dal 1987. In generale la scaletta è stata cambiata parecchio. Suonano un gran numero di composizioni che non tiravano fuori dal vivo da almeno 20 anni. Un’altra curiosità di questo tour è che in scaletta non c’è nemmeno un pezzo registrato dopo il 1992.

Poi è toccato a Pamela dall’album The Seventh One. La voce la gestisce bene Joseph Williams. Verso la fine di Pamela un’ampia parentesi improvvisata l’hanno offerta soprattutto David Paish e Steve Lukather. In questo i Toto sono i migliori. Sono capaci di allungare per bene l’originale e, con l’improvvisazione, di offrire a ogni concerto qualcosa di nuovo, mai sentito. La voce passa di nuovo a Joseph Williams, perché segue Human Nature, che nell’originale cantava Michael Jackson. L’autore di Human Nature è Steve Porcaro. Nella versione originale in studio l’ha suonata con l’aiuto dei suoi colleghi dei Toto. Per questo i Toto la suonano a tutti i concerti di quest’anno come omaggio a Jackson e al bassista malato Mike Porcaro.

Manuela Run, How Many Times e Carmen sono altre tre chicche che i Toto non suonavano dal vivo da un’eternità. Soprattutto Carmen, dove la voce se la passano Paich e Williams, suona fantastica, e ha un’energia e un carisma tutti suoi. Carmen, dall’album “Isolation” uscito nel 1984, nell’originale era cantata, oltre che da Paich, da Fergie Frederiksen. Williams ha centrato di nuovo bene l’originale, anche se certe linee alte le ha adattate, e un po’ l’ha aiutato la straordinaria Jenny Douglas McRae.

Fino alla fine abbiamo sentito ancora due hit dell’eredità dei Toto. Stop Loving You, dove alla fine ha avuto i suoi cinque minuti il batterista Simon Phiilips, che, accompagnato da Lukather ed East, ha sfoderato qualche numero pazzesco dal suo ricco repertorio. Poi si è sentito l’accordo di piano iniziale….Hold the line. Il loro primo singolo dal primo album, intitolato Toto. Una delle tre creazioni più riconoscibili dei Toto. In primo piano è salita Jenny Douglas McRae che, insieme a Willams, ha fatto uscire una versione diversa ma sempre gustosa di questo pezzo. Dove nell’originale la canzone finisce, la allungano, ed è arrivata la lezione di Lukather, che non era né più né meno che la rivelazione completa della teoria a sei corde. Ha servito un assolo pazzesco che, con gran gioia dei presenti, non finiva più. La cosa cresceva piano piano fino al culmine, e Luke navigava da note raffinate, morbidamente lamentose e intessute con cautela fino a una vera tempesta di eruzione devastante, fatta di arpeggi incisi a velocità della luce. Ma la lezione di Luke non ha chiuso il pezzo, perché a continuarlo ci ha pensato l’esibizione vocale di Jenny Douglas McRae, il che significa che questa Hold The Line potenziata è uno dei culmini magici dei concerti dei Toto del tour attuale.

Dopo l’uscita dal palco e il rumoroso applauso della folla, i Toto sono tornati. Era il turno di Africa. Anche qui si sono concessi il lusso di animare le cose per sé e per tutti i presenti. Africa ha superato i dieci minuti e ha offerto un sacco di divertimento. Nathan East ha infatti suonato un assolo superiore e poi si è messo a scherzare con il pubblico, che ripeteva le sue melodie. La risposta è stata più che ottima e Africa ha raggiunto una nuova dimensione, che finora ai concerti non si era mai sentita. In questo tour i Toto hanno chiuso il concerto con il classico Home Of The Brave dall’album The Seventh One. Un’altra composizione epica dell’eredità dei Toto, che ha mandato l’Open Air Arena sold out in un delirio finale. In primo piano è salito il riff di chitarra marcato di Steve Lukather, sostenuto dal tappeto di sintetizzatori di Porcaro, per cui una band AOR qualunque ucciderebbe dalla felicità, se mai le venisse in mente. Con questo i Toto hanno portato l’atmosfera finale del concerto a un crescendo teatrale!

Dopo un’esperienza così con i perfezionisti Toto  ti senti carico di nuova energia. Dopo il concerto sulle facce dei presenti abbiamo notato soddisfazione e approvazione. I Toto annunciano per l’anno prossimo un tour più esteso per i loro 35 anni. Sperando che venga davvero realizzato, noi presenti continueremo a lungo a rievocare i ricordi di quel concerto perfetto a Vienna.

autori del testo sui Toto: Matej Čerič & Aleš Podbrežnik
autore del testo introduttivo e del testo sugli Opus: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta:
1. Only the Children
2. Hydra
3. St. George and the Dragon
4. Rosanna
5. Lea
6. Could This Be Love
7. I Won’t Hold You Back
8. We Can Make It Tonight
9. Pamela
10. Human Nature
11. Manuela Run
12. How Many Times
13. Carmen
14. Stop Loving You
15. Hold the Line
—bis—
16. Africa
17. Home Of The Brave


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie