In The Present
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Yes
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2011
Voto: 3.5/5
»In The Present – Live From Lyon« è un doppio album dal vivo firmato dai leggendari padri del progressive rock inglese, gli Yes. È stato registrato durante il tour di »In The Present«, in cui sono stati presentati al pubblico due nuovi membri (oggi già ex): il promettente virtuoso delle tastiere Oliver Wakeman, figlio del celebre Rick, e il cantante canadese Benoit David dei Mystery. David, che si è presentato al pubblico nel ruolo di nuovo cantante nel 2008, in precedenza aveva cantato anche nella tribute band degli Yes Close to the Edge, quindi la sua scelta è stata ben ponderata e pianificata. La decisione controversa di partire in tour senza il leggendario Jon Anderson al microfono, rimpiazzato da un ‘uccello imitatore’, ha scatenato com’era prevedibile non poche reazioni negative da parte dei fan di lunga data, perché quella voce è davvero insostituibile.
Nonostante questo limite, che lascia sempre un retrogusto amaro, »In The Present« contiene perlopiù ottime interpretazioni di tanti evergreen degli Yes. David imita con parecchia bravura il timbro di Jon, soprattutto quando Squire e Howe lo aiutano con le armonie vocali, ma gli manca il suo carisma, e infatti già allora la maggior parte dei fan sentiva puzza di bruciato: da quelle parti non sarebbe durato a lungo. In più la sua voce è intonata un gradino più in basso, ma è una sciocchezza, visto che Jon Anderson è assolutamente unico con quel suo canto celestiale, altissimo. Wakeman, sostituito dopo pochi mesi dal ritorno di Geoff Downes (Asia, ex-The Buggles), copre in modo soddisfacente le parti di tastiera del suo leggendario padre, ma la differenza si sente comunque.
»Siberian Khatru« è un’apertura abbastanza prevedibile, dato che negli ultimi dieci anni gli Yes hanno aperto spessissimo i concerti con questo evergreen di »Close To The Edge« (1972). Il classico di »The Yes Album« (1971) »I’ve Seen All Good People« è piazzato un po’ a sproposito già nella parte iniziale del concerto, una mossa non proprio azzeccata a livello di atmosfera, quasi un anticlimax, perché gli Yes lo sfruttano soprattutto per un coinvolgimento del pubblico nel ritornello un po’ facile e fin troppo frettoloso. Entusiasma molto di più l’ottima versione di »Tempus Fugit«, tratta dal capolavoro troppo spesso trascurato »Drama« (1980), dove David dimostra di non essere solo un bravo imitatore di Anderson, ma anche di Trevor Horn. Non è un mistero che Anderson non sopportasse di suonare i classici di »Drama«, e gli altri membri ne hanno approfittato in fretta, riportando in scaletta dopo tre decenni le gemme »Tempus Fugit« e »Machine Messiah«.
La ballata eterea »Onward«, dal controverso album »Tormato« (1978), funziona a sua volta molto bene e resta fedele all’originale, soprattutto grazie alla sua intensa atmosfera mistica, anche se alla voce di David manca quello spirito interpretativo carismatico che possedeva solo Anderson. Lo standard psichedelico di »Time And a Word« (1970), »Astral Traveller«, è un’altra piacevole sorpresa, visto che è tornato in scaletta dopo un tempo davvero lunghissimo. La sorpresa è ancora più grande perché il brillante ma estremamente lunatico chitarrista Steve Howe di solito evita con veemenza di suonare brani degli Yes registrati in origine con un altro chitarrista in formazione (in questo caso con il membro originale Peter Banks).
Di tutti i classici, sul primo disco il migliore è l’epico e pacifista pezzo da sffondare i timpani »Yours Is No Disgrace«, che nel prosieguo del tour è stato scelto come brano d’apertura. Qui centrano lo spirito dell’originale ‘quasi in pieno’, e la perfezione l’avrebbe garantita solo la voce di Anderson. Naturalmente nessun live degli Yes può fare a meno dell’amatissimo epico ‘new age’ di »Close To The Edge«, »And You And I«, dove David imita di nuovo bene il suo grande modello, ma gli manca il suo ardore da narratore. L’ego smisurato di Howe si sazia durante il breve assolo di chitarra »Corkscrew«, costruito su una serie di variazioni flamenco.
Il secondo disco si apre con una versione solida del super hit di »90125« (1983), »Owner Of a Lonely Heart«, dove ‘Mister Gufo’ è costretto a calarsi in uno stile chitarristico molto più incisivo, quello dell’ex membro Trevor Rabin, con cui questo indimenticabile evergreen degli anni Ottanta era stato registrato in origine. Anche se non mancano le tipiche variazioni chitarristiche di Howe, che allontanano il tutto dall’atmosfera originale di questo storico standard da MTV, alla fine nel complesso il risultato è più che soddisfacente. Le esecuzioni dei tre pilastri di »Fragile« (1972), cioè »Southside Of The Sky«, »Heart Of The Sunrise« e il grande hit »Roundabout«, risultano dignitose, ma nel confronto vengono completamente superate da un’interpretazione ancora migliore del capolavoro di »Drama«, »Machine Messiah«, che a questa incarnazione degli Yes calzava evidentemente a pennello. Per il trionfo finale dal vivo ci regalano una versione magnifica dell’amatissimo epico di »The Yes Album«, »Starship Trooper«, un altro classico che non può mancare in nessun concerto degli Yes.
»In The Present« è un documento live molto solido, in cui gli Yes, con quel ‘difetto vocale’ ben noto, convincono con interpretazioni più o meno sentite dei classici di culto degli ‘anni d’oro’. E questo nonostante fossero nel bel mezzo del difficile compito di integrare due nuovi membri nella chimica live ormai rodata di questa leggendaria band progressive rock, che nell’ultimo anno ha preso diverse decisioni bizzarre con cui ha spaccato a metà gli animi di un’ampia base di fan fedelissimi.
Formazione
Benoit David – voce principale
Steve Howe – chitarra, voce di accompagnamento
Chris Squire – basso, voce di accompagnamento
Alan White – batteria, percussioni
Oliver Wakeman – tastiere
Produzione
Yes
Tracklist
CD1:
1. Siberian Khatru (10:40)
2. I’ve Seen All Good People (7:17)
3. Tempus Fugit (6:06)
4. Onward (4:39)
5. Astral Traveller (8:49)
6. Yours Is No Disgrace (13:23)
7. And You And I (11:27)
8. Corkscrew (3:49)
CD2:
1. Owner Of A Lonely Heart (6:06)
2. South Side Of The Sky (10:44)
3. Machine Messiah (11:42)
4. Heart Of The Sunrise (11:43)
5. Roundabout (9:35)
6. Starship Trooper (13:08)