Il festival Waves Vienna 2013!

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Luogo: Vienna / Austria
Data del concerto: 06.10.2013

Domenica 6.10.2013 si è chiuso il festival internazionale di musica e conferenze Waves Vienna 2013. Dal 3 al 6.10 il festival ha offerto un bel mix di alternative, elettronica, rock e serate da club in location interessanti come FM Riverboat @ Clubschiff, Flex, Beatboxx, Fluck Wanne e un sacco di altre. Nel suo ricco programma musicale hanno potuto mostrare talento e potenziale autori, band e solisti che, più o meno, si stanno ancora facendo largo. Qui hanno avuto la possibilità di tessere nuove reti di collaborazione, promuovere quello che fanno e ancorarsi più saldamente alle reti europee di festival, concerti ed etichette.

Sul palco del festival sono saliti anche 9 rappresentanti sloveni: Werefox, N’Toko, Kill Kenny, The Toronto Drug Bust, It’s Everyone Else, Ian Green, Coma Stereo, New Wave Syria e Milk Drinkers.

Il nostro viaggio nel festival è partito dal secondo giorno, in una mattina di giovedì soleggiata ma fredda. Ci siamo diretti verso l’istituto pubblico di formazione e osservatorio Urania, dove si tenevano conferenze stampa, workshop e dibattiti niente male.

Con il sostegno della Direzione generale per l’allargamento della Commissione europea (European Commission’s Directorate General for enlargement), si sono presentati i rappresentanti dei festival del sud-est Europa. Tra i relatori c’erano Login Kochishk (Taksirat; Macedonia), Roman Filež (Metal Days; Slovenia), Vladimir Vodalov (Exit festival; Serbia) e Dijana Lakuš (PR di Pozitivni Ritam, Dimensions festival; Croazia). A moderare la conferenza è stato Haris Bilalović (Radio&Televizija; Bosnia). Al centro del discorso c’era soprattutto che cosa offrono i festival e come si sono affermati e sviluppati negli ultimi anni. Login Kochishk fa notare che il suo è l’unico festival invernale dei Balcani. Tra l’altro anche il più economico d’Europa, visto che la gente fa fatica  a permettersi i biglietti per eventi di questo tipo. Per via della situazione economica non possono nemmeno permettersi un rapido salto di qualità nello sviluppo, ma si impegnano per migliorare la posizione e la visibilità in Europa. Anche Vladimir Vodalov è consapevole che, se hai i soldi, puoi permetterti l’esibizione di una band più nota al festival. Mi sembra però che l’Exit festival, che ha il suo cuore nel motto della rivoluzione, non abbia tutti questi problemi ad attirare nomi di livello mondiale. Con gli anni, anche se con un numero limitato di visitatori, si è fatto strada tra i festival di successo anche il MetalDays (MetalCamp). Roman Fileš dice che vogliono offrire alla gente una vacanza. Che i turisti si rilassino e si godano la natura che circonda il festival. Di certo queste proposte hanno contribuito a una maggiore visibilità del festival, che a sua volta gli permette di crescere economicamente, di portare musicisti di livello più alto e, insieme, di farsi conoscere di più in Europa.

La conferenza successiva che ha attirato la nostra attenzione è stata la presentazione dei cinque migliori festival showcase europei. A rappresentarli c’erano Ed Pearson (The Great Escape; UK), Maarten Quaghebeur (Rockoco / Glimps; BE), Philipp Schnyder von Wartensee (m4music; CH), Helena Sildna (Tallinn Music Week / Musiccase; EE) e Mirko Whitfield (South by Southwest festival, SXSW; US). La conferenza è stata piuttosto breve: una breve descrizione del festival, cosa offrono, un po’ di statistiche. Sottolineano che i festival non si fanno concorrenza tra loro, e ai musicisti emergenti consigliano di avere una strategia per entrare nella scena. Soprattutto di pensare a quale mercato vogliono sfondare, dove vogliono avere il loro pubblico di riferimento e, in base a questo, scegliere a quale festival suonare. Perché tutto insieme, ovviamente, non si può. Ma come può un musicista che è più o meno riconosciuto solo nel proprio ambiente, o in parte nei paesi vicini, suonare in festival così grandi? Una possibilità l’ha offerta proprio il Waves con questa conferenza, dove il musicista aveva la chance diretta di consegnare il proprio CD a un rappresentante e sperare così in un invito a suonare, con viaggio e alloggio a carico del festival. Con mia sorpresa, alcuni festival sono una specie di semplici intermediari tra musicista e pubblico, e sono gli unici a guadagnarci, solo grazie alla visibilità. Nel senso che è la band a doversi coprire tutte le spese di viaggio e alloggio. È un bel salasso, soprattutto per chi si sta ancora facendo strada e vuole conquistare un nuovo pubblico. In più sorge anche la domanda: oltre al conto salato, cosa possono ottenere i musicisti sconosciuti in festival così grandi, dove c’è un’alluvione di artisti? Come fanno a farsi notare? Non ho esperienza in merito, ma di sicuro sono convinta che iniziativa personale, tenacia e credere nella propria creatività e nella propria musica portino frutti.

Di sicuro questi festival si fanno una bella promozione a loro vantaggio e hanno attirato la mia attenzione, tanto che mi piacerebbe visitarli, prima o poi.

Quest’anno il Waves festival ha puntato i riflettori su due ospiti speciali, Slovenia e Belgio, offrendo loro la promozione della musica popolare contemporanea e un ancoraggio più saldo alle reti europee di festival, concerti ed etichette. «La Slovenia si presenta» era il motto della conferenza, dove è stata presentata la vivace e ricca scena musicale slovena, le caratteristiche di un mercato musicale promettente e, inoltre, hanno parlato anche musicisti stranieri, che hanno raccontato le loro esperienze nel tentativo di sfondare sulla scena slovena. In un’atmosfera piacevole e con una degustazione di vini sloveni, si sono ritrovati musicisti, promoter, discografici, critici, giornalisti e produttori, stringendo eventuali contatti e possibilità per il futuro.

Durante la giornata slovena, prima del suo concerto al Beatboxx, ha avuto occasione di presentarsi dal vivo N’Toko. Con pezzi eccellenti come “No Breaks”, “Mind Business”, “The Baddest” e con un’esibizione che offre una naturale, incredibile varietà di mimica facciale, ha entusiasmato la folla presente e attirato l’orecchio di più di un discografico e booker importante. Dopo il festival N’Toko ha rilasciato una dichiarazione ufficiale per RockLine: “Il festival è stato fantastico, io ho avuto la fortuna di essere ben messo in evidenza nel programma e per questo ho trovato un bel pubblico, e mi hanno ascoltato anche parecchi booker e discografici importanti. Se da tutto questo uscirà qualcosa è ovviamente una domanda per più avanti, nel frattempo probabilmente toccherà scrivere ancora un bel po’ di mail. Il programma complessivo del festival forse non era tanto di mio gusto, e mi è anche sembrato che non viva davvero con la scena locale. Sono però rimasto entusiasta dell’esibizione degli Ice Age, e lodo anche alcune performance slovene che sono riuscito a vedere, soprattutto It’s Everyone Else. Adesso mi aspetta l’uscita del nuovo album “Mind Business” per l’etichetta giapponese Call and Response, un breve viaggio a Londra e poi cercherò di organizzare un tour in Europa e in Giappone.”

link:
https://www.facebook.com/ntokomc?fref=ts

Alla giornata slovena erano presenti anche i due membri degli It’s Everyone Else, Lucijan Prelog e Pika Golob. A fine festival erano di ottimo umore. Erano contenti del concerto in sé e del pubblico. Ma la cosa che li ha resi più felici è stata l’esibizione dal vivo  allo show mattutino di Radio FM4, dove hanno raccolto bei riscontri dagli ascoltatori. È stata un’esperienza logistica interessante, che di sicuro farà loro comodo nelle sfide future. Avremo occasione di rivederli dal vivo il 16 novembre al club Gromka, dove suoneranno insieme a Bug e The Kojn.

link:
http://itseveryoneelse.bandcamp.com
/ https://www.facebook.com/ItsEveryoneElse

La serata ci ha portati lungo il canale di un braccio del Danubio, prima di tutto sulla nave MS Schlögen, dove si respirava un’atmosfera piacevole e, nonostante il posto insolito per un concerto, abbiamo assistito all’esibizione dei Dans Dans. Il gruppo è formato dal chitarrista Bert Dockx, che al Waves ha suonato anche come cantante dei Flying Horseman, dal bassista Fred Lyenn e dal batterista Steven Cassier. La band, che si colloca nel psychedelic garage-jazz, ha pubblicato quest’anno il suo secondo album, Dans Dans “I/II”, di cui al festival hanno suonato buona parte. L’armonia che si sente tra questi tre musicisti virtuosi non ti lascia di certo freddo quando te ne vai. In certi momenti ricordano perfino la band alternativa Die Haut. Le dita del chitarrista Bert Dockx creano effetti in un modo tutto loro, che ti trascinano tra le onde del suo mondo, tanto che nemmeno le spinte di chi ti passa accanto, in uno spazio così piccolo, ti danno fastidio. La band merita senz’altro la tua attenzione.

link:
https://www.facebook.com/dans3dans

Dand Dans – scaletta del concerto:
1. Yesterday is here (orig. Tom Waits)
2. Gazelle (orig. Fred Lyenn)
3. The Sicilian clan (orig. Ennio Morricone)
4. Freedom suite, 2nd movement (orig. Sonny Rollins)
5. River Man (orig. Nick Drake)
6. Au Hasard (orig. Bert Dockx) / Ancient Aiethopia (orig. Sun Ra)

La serata di venerdì l’abbiamo chiusa con la giovane band post-punk danese Iceage. Il gruppo, formato da Dan Kjær Nielsen, Elias Bender Rønnenfelt, Johan Wieth e Jakob Tvilling Pless, ha pubblicato nel 2011 il suo primo album, “New Brigade”. Quest’anno è uscito anche il secondo, “You’re Nothing”, con cui sono in tour internazionale, che li porterà oltreoceano anche a Città del Messico e a New York. Il cantante, con i suoi movimenti malinconici e ribelli sul palco, esprime un carisma tutto suo. e nonostante l’impianto audio scadente si sentiva che ha una voce davvero interessante e un modo di cantare fuori ritmo. La loro esibizione al Waves mi ha lasciata con sensazioni contrastanti, ma qualcosa mi ha comunque colpita, tanto che dopo il festival mi sono guardata anche i loro video in rete. Dove la voce del cantante viene fuori molto di più nella versione in studio che dal vivo al festival. Il gruppo, secondo i miei gusti, non è di quelli che ti conquistano al primo colpo, ma se un giorno vi capitasse di incrociare il nome Iceage di Copenaghen, vi consiglio di andarli a vedere.

link:
https://www.facebook.com/IceageCopenhagen
http://iceagecopenhagen.blogspot.com/

Il sabato ci hanno accompagnati nebbia e freddo. Ma la sera, al FM4 Riverboat @ Clubschiff, di certo non abbiamo sentito freddo: lì sono saliti sul palco i membri della band slovena Werefox. Hanno sfruttato il Waves festival per promuovere il loro album e per costruire nuovi contatti che portino loro più visibilità in Europa. Per la band è stato il primo concerto insieme all’estero, e se la sono cavata benissimo. La formazione è Bekko (chitarra), Melée (voce), David (batteria) e Manuel (basso). Sono partiti con un intro interessante del nuovo pezzo Radical C, che ti cattura e ti fa venire voglia di sentirne ancora. Con l’opening “Beyond Mercy” hanno fatto capire al pubblico di essere una rock band potente e tosta, da cui c’è da aspettarsi molto. L’energia tra i membri dei Werefox, canzone dopo canzone, ha cominciato a fondersi in una cosa sola. Cosa che ha sentito anche il pubblico, che ha iniziato a ballicchiare sui suoni duri di chitarra, basso e batteria. La cantante Melée, con i suoi movimenti carismatici, la presenza e la voce, si è presa il palco come una vera star. La folla era entusiasta della loro esibizione. Loro, dal canto loro, erano felici del fatto che gli organizzatori li avessero scelti tra i migliori artisti dell’ultima giornata di concerti del festival. I Werefox hanno rilasciato anche una dichiarazione ufficiale per RockLine: “Waves Vienna è stata un’esperienza divertente. Non avremmo mai pensato di suonare su una nave dell’Ottocento sul Danubio! Il Clubschiff è davvero un posto fantastico per i concerti. Speriamo di aver raccolto al festival qualche contatto genuino e soprattutto di esserci comportati bene nel nostro primo concerto in Austria.”

scaletta del concerto:
1. Radical C (Intro)
2. Beyond Mercy
3. A Shitload of Love
4. Fun on the Moon
5. The Boy in Me, the Girl in You
6. March of the Finest
7. Killer Lesson
8. The Redneck Genius Story
9. Did I Kill the Devil in You?

link:
http://werefoxband.bandcamp.com/

https://www.facebook.com/werefoxmusic?ref=br_tf

Il Waves Vienna l’abbiamo chiuso con la band islandese Múm, che ha suonato in uno dei club più noti, il Flex. Ha richiamato una bella folla di giovani, che si sono lasciati andare a suoni sperimentali, post-rock e dream pop. A settembre di quest’anno hanno pubblicato il nuovo album, “Smilewound”, con cui si presentano anche nel loro tour europeo. I Múm hanno conquistato tanti cuori in tutto il mondo. Le voci leggere e i movimenti armoniosi delle due cantanti, la melodia semplice ti portano in un mondo da fiaba, dove tutto è possibile e magico. Se sei un fan di questo genere, vederli dal vivo è consigliatissimo: ti regalano una bella esperienza live.

link:
https://www.facebook.com/mumtheband

http://mum.is/

Se guardo con gli occhi di chi ama la buona musica e ama esplorare e scoprire nuove band e nuova musica, allora il Waves Vienna festival fa proprio per lui e ti consiglio di andarci.  

Anche se si sono notate delle carenze nell’organizzazione e nella promozione del festival tra la gente, è pur sempre solo il terzo anno da quando il festival è attivo. Spero davvero che continui a crescere in positivo e che si faccia strada tra i festival più riconosciuti d’Europa, continuando a offrire un trampolino di lancio alle band del cosiddetto «underground», per portarle «alla luce».

Autrice di tutte le foto è Nina Ferkolj, con l’eccezione della “nave” (autore: Sašo Benko)

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