Pretty Maids e Bonfire conquistano la capitale della Baviera! (2013)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Monaco di Baviera / Backstage (Halle) / Germania
Data del concerto: 07.10.2013
Spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 30,00€
I danesi Pretty Maids sono tra i pochi »sopravvissuti« della raffinata ingegneria dell’hard rock melodico dal suono pesante, e con la loro discografia resistono testardamente sulla scena fin dai primi anni Ottanta. Soprattutto gli ultimi due album, cioè »Pandemonium« (2010) e »Motherland« (2013), uscito quest’anno, dimostrano che i Pretty Mais, anche dopo più di trent’anni di tenacia, restano nel loro mestiere una delle istituzioni hard rock più illustri, che sforna con regolarità un ottimo credo musicale della migliore e più nobile scuola dell’hard rock melodico. L’ispirazione non cala. La band continua a maturare e i suoi due protagonisti, il cantante Ronnie Atkins e il chitarrista Ken Hammer, oggi sono considerati dei veri guru del rock, ciascuno nel suo campo.
Nella prima parte del nuovo tour di Motherland i Pretty Maids erano accompagnati dagli ottimi hard rocker tedeschi Pink Cream 69, di Karlsruhe. All’inizio di ottobre, invece, nella seconda parte dello stesso tour come gruppo spalla è comparso un altro nome. E non suona certo meno invitante: gli hard rocker tedeschi di Ingolstadt Bonfire, che tra le band in cartellone sono di gran lunga quelli con più chilometri sulle spalle. Così il diavolo non ci ha dato pace e, dopo il concerto di Pretty Maids e Pink Cream 69 a Salisburgo, il 26.09.2013 (reportage di RockLine QUI), bisognava placare l’irrequieta curiosità dello spirito anche a Monaco di Baviera, dove alle otto in punto sono saliti sul palco i veterani dell’hard rock tedesco, anzi europeo, Bonfire.
I Bonfire senza il cantante Klaus Lessmann e il chitarrista Hans Ziller praticamente non esistono. Questo sodalizio creativamente testardo, formato dai due pilastri della storia dei Bonfire, va avanti indenne anche nella nuova era, anche se i Bonfire non possono certo vantare un’uscita regolare, o meglio costante, di nuovi lavori in studio che non ballino in qualità. L’ultimo album, »Branded« del 2011, per fortuna è un risultato molto solido, ma di lavori così nella nuova era alla band ne mancano drammaticamente. Il precedente »Double X« è infatti uscito nel lontano 2007.
Comunque sia. La formazione con Lessmann (voce), Ziller (chitarra), Chris »Yps« Limburg (chitarra), Uwe Kohler (basso) e il giovanissimo batterista Harry Reischmann, che l’anno scorso ha preso il posto del predecessore Dominik Hülhorst, ha aperto lo show con uno dei momenti migliori dello sfortunato album del 2009 »The Räuber«. Era il brano Bells Of Freedom. Il pubblico ha serrato i ranghi e alzato i pugni al cielo per i »padroni di casa«. La prima domanda che mi è venuta in mente riguardava la forma vocale di Lessmann. Nel 2007 a Treviso, infatti, aveva lasciato un’impressione piuttosto triste. Mi ha smentito all’istante. Treviso era evidentemente solo una giornata no per il cantante. Già in apertura la sua voce sprigionava una gran potenza in tutti i passaggi in cui forgiava le melodie portanti.
Il resto del concerto è filato quasi del tutto in puro stile Bonfire. Tra i classici, il primo a risuonare è stato Tony’s Roulette dall’album »Point Blank« (1989). Da lì in poi è andata come un vero fan della band può solo desiderare. I Bonfire hanno confermato di avere ben chiaro il concetto di armonie vocali anche nella formazione di oggi. Le armonie le fanno tutti, tranne il batterista Harry. Ed è una di quelle virtù rifinite che dà a questa band la vera »anima« anche sul palco. Lo ha confermato anche il brano successivo, con uno dei riff più potenti dell’album »Fireworks«, il classico Never Mind con il nuovo ritornello rapace, che ha tenuto il pubblico alle stelle. I Bonfire hanno mantenuto l’atmosfera del concerto a livelli eccezionali anche dopo, quando con Hot To Rock e Don’t Touch The Light hanno poi calmato il palco incandescente con la ballad Fantasy, una delle ballad più celebri della band nell’età dell’oro degli anni Ottanta. La partecipazione straordinaria del Backstage stracolmo, con le sue buone 400 teste, è stata attizzata dal vivace Klaus Lessmann, che ha sfruttato con astuzia le pause un po’ più lunghe tra un pezzo e l’altro per spargere tra la gente battute di ogni colore. Ha preso in giro, con tono beffardo, le reazioni del pubblico nei concerti dei Bonfire nelle varie città tedesche, poi ha spiegato che l’asciugamano nero gliel’hanno dato apposta, così quando si asciuga durante il concerto nessuno può accorgersi di quanta sporcizia ha addosso, e così via. Il pubblico l’ha mandato in visibilio più di una volta. A ogni suo »Danke schön« la folla rispondeva in coro, con voce tonante: »Bitte schön!« Poi Klaus ha tirato fuori variazioni con i ringraziamenti in inglese e in italiano, per capire quanti fan stranieri ci fossero in sala, ma ha sempre ricevuto in cambio solo un »Bitteschön.« E quando alla fine ha detto di nuovo »Danekschön«, il pubblico l’ha »distrutto« con un tonante »Thank You!« in inglese. Evidentemente un rituale ormai collaudato dei concerti dei Bonfire in Germania, che però la band coltiva solo sui palchi di casa e da nessun’altra parte. Si sentiva quello spirito unico. Quel legame straordinario di appartenenza tra il pubblico tedesco, i Bonfire e la musica della band. Resta il fatto che Lessmann è un frontman eccezionale, che in un attimo si mette il pubblico in tasca. Con una leggerezza da piuma. Un uomo dal carisma enorme.
Il veterano Ziller e il suo compare più giovane alla chitarra, »Yps«, hanno dimostrato ancora una volta un’intesa straordinaria nel costruire le frasi di chitarra e nel condire il tutto con acrobazie soliste di livello superiore. Tra i pezzi più recenti c’era anche Just Follow the Rainbow dall’album »Branded« (2011), che si è inserita alla grande nel materiale classico della band e, come composizione, ha confermato di potersela giocare alla pari con quello nelle scalette. La band ha poi cancellato la lacuna del disco d’esordio »Don’t Touch The Light« nel finale del concerto, con la ballad You Make Me Feel, di cui il pubblico ha di nuovo seguito con fervore i versi. Segue il pezzo da »tifoseria«, subito contagioso, Proud Of My Country, che Lessmann ha introdotto dicendo che è un brano dedicato a ogni terrestre. Poi la chiusura teatrale e bombastica con la Sweet Obsession, attesa in silenzio da tutti. Questo ottimo classico di »Fireworks« ha annunciato la fine. I Bonfire, insieme a lei, hanno chiuso un’esibizione straordinaria e dimostrato che anche nella nuova era sono un’esperienza che vale sempre la pena di vedere. Per i fan sloveni il problema è solo che non suonano proprio spesso, e mai nei dintorni della Slovenia. Questa occasione a Monaco di Baviera non potevamo proprio farcela scappare! E per fortuna non ce la siamo fatta scappare. Curioso, poi, che i Bonfire siano più o meno roadie di loro stessi. Hanno sì un tecnico che sbriga da solo la maggior parte del lavoro, ma le cose più basilari prima del concerto le preparano, e a fine serata le sistemano, i membri della band in persona.
I Pretty Maids si sono fatti aspettare ben tre quarti d’ora prima di rilevare il palco. Questa pausa aveva (in negativo) sorpreso già a Salisburgo, in Austria, e non ha una spiegazione del tutto logica. Di solito il »buco« di tempo in cui si »riveste« il palco per l’esibizione della band successiva dura in tutto 15, al massimo 20 minuti. I Pretty Maids, però, a quanto pare non hanno fretta di nessun genere. Il locale si è riempito fino all’ultimo angolino, e il pubblico tedesco, abituato all’ordine, durante l’attesa snervante ha perfino cominciato a fischiare. Sorprendeva il numero consistente di spettatori sui 30 anni (un anno più, un anno meno), ma non erano pochi nemmeno i giovani appassionati di hard rock che avevano appena passato i 20… Naturalmente il nucleo del pubblico era fatto di rocker maturi e (immancabilmente) rockettare mature, che già durante il concerto dei Bonfire sbavavano nelle prime file.
Per i Pretty Maids il palco è cresciuto ancora »in profondità« e »in larghezza«, e il quintetto si è letteralmente sparpagliato in tutte le direzioni quando alle dieci meno un quarto ha finalmente preso possesso della scena! Dato che già al concerto di Salisburgo era chiaro che la voce di Ronnie Atkins non è più fresca come una volta, per la seconda parte i Pretty Maids hanno tolto dalla scaletta la vocalmente più impegnativa Why So Serious, che tra i brani dell’album Motherland è stata sostituita proprio dalla title track, mentre a metà scaletta hanno infilato la vocalmente più facile e amatissima ballad classica Savage Heart, che ha acceso di brutto le teste del pubblico tedesco. Il culmine atteso è stato anche l’esecuzione di Please Don’t Leave Me This Way di Sykes/Lynott, che Ronnie ha sfruttato a sua volta per far raffreddare le corde vocali roventi, e i ritornelli il pubblico li ha cantati di nuovo da solo. Con i Pretty Maids fa bene l’energia straordinaria della band. In questo è difficile che qualcuno riesca a stargli a pari. Ed è stata anche la caratteristica di fondo con cui hanno messo in ombra l’esibizione dei Bonfire che li avevano preceduti. Atkins come frontman, oltre a un carisma enorme, possiede anche quel dono eccezionale e quell’elemento di dedizione totale. Quando è sul palco, dà tutto quello che ha. E non è difficile accorgersene. È quello che ripaga di tutto. Di tutte le aspettative, di tutti i desideri sussurrati che hai ogni volta che arrivi al concerto della tua band preferita. Questa »cinetica« della band è alimentata anche dal bassista scatenato Rene Shades, che durante tutto il concerto fa avanti e indietro tra Ken Hammer sulla destra e Atkins al centro. Shades, ultimo membro entrato in pianta stabile, si è inserito alla perfezione nella band! Fa la sua parte anche il bestiale batterista Allan Tschicaja. Insomma! Fuoco da tutte le posizioni. Così Atkins ha di nuovo spremuto ettolitri di sudore, e dai suoi vestiti e dai capelli, alla fine della parte regolare dell’esibizione, il sudore colava letteralmente.
La band ha ancora una volta costruito il repertorio sui primi due e sugli ultimi due album in studio. E bastava. Il pubblico era in estasi, e l’esibizione i Pretty Maids l’hanno fatta crescere »a livello di atmosfera« per tutto lo sviluppo della serata. L’ottima Little Drops Of Heavben dall’album »Pandemonium«, in tre anni dall’uscita del disco, è già diventata un vero classico e una presenza fissa del repertorio. È incredibile, infatti, vedere la reazione entusiasta e tumultuosa del pubblico quando Ronnie ne ha annunciato l’esecuzione. Per questo i Pretty Maids tengono saggiamente l’esecuzione di questo pezzo nel bis obbligatorio e in questo modo portano il pubblico, prima del gran finale affidato alla Future World attesa da tutti, a faccia a faccia con l’estasi.
Un altro show straordinario degli ottimi, esperti hard rocker danesi, che hanno dimostrato ancora una volta di vivere una vera fioritura della maturità! Ha fatto la sua parte anche il pubblico fanatico. Il pubblico tedesco è per fama di solito un po’ trattenuto. Dedito, sì, ma senza perdere la lucidità e la testa, come vorrebbe invece il temperamento dei paesi mediterranei. Non è affatto »ingessato«, come si dice di quello austriaco, ma visto che ai concerti è molto »viziato«, la catarsi non la vive proprio. Il concerto dei Pretty Maids, però, proprio su questo punto mi ha smentito del tutto. Stavolta il pubblico è stato un alleato eccezionale! Rumoroso, dedito, fanatico. Perfino scatenato! Caratteristiche, insomma, che nel pubblico tedesco non sono proprio la norma. E così un nuovo giro di giostra con i Pretty Maids ha portato l’espressione finale di un incantesimo live eccezionale, di quelli che regalano solo i concerti migliori.
Scaletta
BONFIRE:
1. Intro
2. Bells Of Freedom
3. Tony’s Roulette
4. Never Mind
5. Hot To Rock / Don’t Touch the Light
6. Fantasy
7. Just Follow The Rainbow
8. You Make Me Feel
9. Proud Of My Country
10. Sweet Obsession
PRETTY MAIDS:
1. Mother of All Lies
2. I See Ghosts
3. Love Games
4. Motherland
5. Sad to See You Suffer
6. Yellow Rain
7. Drum solo
8. It Comes at Night
9. Savage Heart
10. Rodeo
11. Please Don’t Leave Me (cover)
12. I.N.V.U.
13. Red, Hot and Heavy
—bis—
14. Fortuna Imperatrix Mundi (Carmina Burana)
15. Back to Back
16. Little Drops of Heaven
17. Future World
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