Il fuoco selvaggio dei Deströyer 666 divora Metelkova! (2016)
Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Channel Zero / Slovenia
Data del concerto: 14.04.2016
Numero di spettatori: 140
Wildfire, il primo album in studio dei leggendari Deströyer 666 dopo quasi sette anni, ha risvegliato dal letargo una delle formazioni black/thrash metal più rispettate, e K.K. Warslut ha di conseguenza spedito la sua muta di cani rabbiosi anche nel primo tour europeo da una vita. Il fuoco selvaggio l’hanno acceso pure a Metelkova e, in compagnia del duo svizzero Bölzer e di un’altra strana creatura, hanno messo in piedi un concerto che quest’anno sarà dura superare. Anche il pubblico ha risposto di conseguenza: un Channel Zero più pieno di così non me lo ricordo proprio!
Prima della portata principale death/black, sul palco è salito come perfetto sconosciuto il progetto one man svedese Trepaneringsritualen. A volte gli sconosciuti sanno davvero sorprendere, e il tizio di nome Thomas Ekelund di sicuro ci è riuscito. Non so però se la sorpresa fosse proprio quella che speravamo. Trepaneringsritualen, a detta sua, suona »götisk dödsindustri«, cioè death industrial di Göteborg, ed è esattamente quello che ci siamo beccati. Ekelund era sul palco completamente da solo, il volto coperto da un panno rosso, e sopra una base di industrial martellante e ambient psicotico urlava e grugniva come se lo stessero scuoiando vivo. La cosa è diventata ancora più bizzarra quando si è tolto il copricapo e, ricoperto di sangue animale, ha cominciato a lanciare al pubblico sguardi sempre più folli. Non so bene cosa pensare di quello che ho visto e sentito, di sicuro però Trepaneringstitualen non sono per tutti. Per i miei gusti, proprio no.
Il seguito, però, è stato molto meglio e già dopo l’uscita di scena dello strambo svedese il Channel Zero si è riempito fino all’ultimo angolino. Il pubblico aspettava il duo svizzero Bölzer con un’impazienza almeno pari a quella per i Deströyer 666: finora hanno pubblicato solo un demo e due EP, eppure nell’underground hanno già uno status di culto. Ma è stato chiaro subito che HzR e Kzr quella fama non se la sono guadagnata per caso. Nel buio di luci blu, stroboscopi sporadici e un palco avvolto dalla nebbia, i Bölzer hanno fatto da grimorio da cui i due hanno letto per una buona ora uno degli approcci più unici e sorprendentemente freschi al black/death metal degli ultimi anni. KzR con la sua chitarra a dieci corde è riuscito a coprire da solo un’intera sezione di chitarre, più il basso per giunta, e ha messo insieme un riffing variegatissimo, con una tavolozza che va dallo sciame di tremolo black metal ai pattern psicotici, dal groove grasso fino a melodie quasi psichedeliche. In più il growl vario, ora profondo ora urlato, crea un’energia primordiale e ipnotica che ha fatto sprofondare il pubblico in trance senza fatica. Un concerto suonato con tanta passione non lo vedevo da un pezzo e i Bölzer sono, dopo i Samael (quelli dei primi tempi), senza dubbio la miglior black metal band uscita dalla Svizzera. E non solo!
Qualche minuto prima delle undici si sono finalmente fatti sentire i lupi tanto attesi e, con la title track del nuovo album, giù dalle catene sul palco addobbato con un teschio e, sì, con delle catene, sono scesi gli immortali K.K. Warslut, R.C., Felipe e Perra. Wildfire soffriva ancora di un suono un po’ più scadente, ma già durante Traitor il quadro si è sistemato e i Deströyer 666 hanno brillato in tutta la loro magnificenza. Anche se oggi la band è messa insieme con gente da ogni angolo del mondo, la spietatezza dell’»outback« australiano resta saldamente ancorata nel suo sangue e sul palco i Deströyer 666 sono proprio come la natura selvaggia australiana – selvaggi, spietati, brutali e crudi, ma allo stesso tempo, in un certo senso, comunque bellissimi. La band ha dimostrato di essere in forma smagliante, K.K. e R.C. sparavano riff brillanti a destra e a manca, Perra pestava sulla batteria come un dingo rabbioso, e dal vivo è risultato ancora meglio l’indimenticabile attacco vocale, addirittura triplo. Del borbottio australiano di K.K. tra un pezzo e l’altro non si capiva granché, ma in compenso ha parlato molto di più il black /thrash dei puri demolitori come I Am the Wargod, Live And Burn, Sons of Perdition e Satanic Speed Metal. Il pubblico ha mostrato di apprezzare la prova fenomenale della band e l’ha ripagata con mosh, capelli strappati e un’atmosfera davvero super, e i Deströyer 666, forse anche per questo, hanno ricambiato Lubiana con l’epico inno Hounds At Ya Back, che in tour di solito non suonavano. La ciliegina sulla torta è stato un splendido omaggio a Lemmy con Iron Fist, durante il quale alla terza chitarra si è unito al quartetto anche un roadie, e quest’anno sarà dura che qualcuno tolga ai Deströyer 666 il titolo di miglior concerto da noi.
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