Il groove di MM&W ha fatto tremare le fondamenta del Kino Šiška! (2010)
Foto: Urban Bolta
Luogo: Kino Šiška / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 28.09.2010
Numero di spettatori: 600
Prezzo del biglietto: 25,00€ (prevendita) / 29,00€ (la sera del concerto)
Il Kino Šiška ha dimostrato ancora una volta perché sta diventando uno dei punti di riferimento musicali della nostra piccola scena slovena. Anche se Medeski, Martin e Wood non sono certo degli sconosciuti sul suolo sloveno (hanno suonato al festival jazz nel 2006 insieme al chitarrista virtuoso Scofield e nel 2009, per il “compleanno” a cifra tonda del nostro festival jazz, dove hanno proposto le loro interpretazioni delle creature di Zorn), stavolta hanno incantato tutti per la prima volta da soli, come trio a sé stante. E la loro musica, non l’interpretazione di quella di qualcun altro né un progetto condiviso con altri giganti della scena, è sicuramente quella che si sposa meglio con lo spazio del Kino Šiška e con il suo pubblico fedele. Il trio, che eccelle soprattutto nel creare un groove splendido e personalissimo, con qualche scappatella qua e là verso i trucchetti del free jazz, ha regalato al pubblico esattamente questo: un groove potente, indimenticabile, che ha fatto muovere i corpi in ogni angolo della sala, per non dire proprio passi di danza.
L’inizio del trio è stato fondamentale per l’atmosfera. Anche se nell'”intro” hanno soprattutto sperimentato, con Billy Martin che ha provato ogni giocattolo musicale trovato a portata di mano, i musicisti con la loro energia e i loro sorrisi hanno stabilito subito il contatto con chi ascoltava. E appena ci sono riusciti, hanno avuto tutti i fili in mano. Il pubblico li ha seguiti a ogni passo, il più delle volte con, beh, i passi stessi. Passi di danza, per giunta. Perché quando Medeski, Martin e Wood sono passati dal jazz sperimentale al loro groovy jazz-funk, basato soprattutto sui sample, il Kino Šiška è esploso di entusiasmo. L’apertura, in effetti, è toccata a Billy Martin da solo, che a tratti ha stregato tutti in totale solitaria con un drumming virtuoso, ma ancora di più ha conquistato la folla con le sue percussioni, che hanno contribuito più di ogni altra cosa al groove generale.
Il trio ha pescato naturalmente soprattutto dal materiale dei suoi album di maggior successo: “The Dropper”, “Uninvisible”, “End of the World Party”, “Out Louder”, “Let’s Go Everywhere”, “Radiolarians II” e “Shack-Man”. Ma non si sono fermati lì: nello spirito dei concerti “live” hanno improvvisato un sacco, soprattutto John Medeski con le sue tastiere, e ottimi sono stati anche i singoli duetti improvvisati, quando Martin e Wood si sono lanciati in un “dialogo” davvero spassoso: Martin con la sua batteria faceva capire a Wood quando attaccare una certa linea di basso, e il risultato era super, sia per il pubblico che per i musicisti. Si vedeva benissimo che legame c’è tra tutti e tre, quanto si capiscono alla perfezione, sia dietro agli strumenti che nella vita privata. La maggior parte del pubblico, ovviamente, è rimasta a bocca aperta davanti a questa intesa quasi telepatica tra i due musicisti.
Le parti improvvisate sono state sicuramente le più interessanti per i palati fini e per i pignoli della musica. John Medeski dietro le tastiere si è dimostrato un vero maestro. Cambiava di continuo postazione tra la marea di tastiere, le mani sfrecciavano di qua e di là, una suonava l’Hammond, l’altra il mellotron, poi il pianoforte, poi ancora il synth. Suoni sperimentali di gocce di pioggia, sonorità psichedeliche, suoni laceranti di vetri che vanno in frantumi e molto altro li ha mescolati con “sample” jazz che ripeteva su altri strumenti a tasti. Soprattutto con questa combinazione d’avanguardia di suoni sperimentali e jazz virtuosistico (che faceva con una mano sola), Medeski si è guadagnato più volte un applauso fragoroso.
Medeski, Martin e Wood hanno chiuso a modo loro, con un outro fragoroso. E la fine ha significato anche il risveglio del pubblico dalla trance che il trio aveva evocato in quasi due ore di concerto. Per questo era logico che tutti, ma proprio tutti, chiedessimo di più. Per ben cinque minuti MM&W ci hanno lasciato lì ad applaudire, urlare e pestare i piedi. Ma alla fine sono tornati e hanno suonato un’ottima chicca da portarsi a casa, un po’ diversa dal resto dell’esibizione: dai sample groovy-hiphop-jazzy sono passati a un pezzo quasi etnico (nello stile delle interpretazioni delle composizioni di Zorn dell’anno scorso), che però non ha groovato certo meno. Il trio ha così mostrato, tra i suoi mille volti, ancora uno in più, uno che va giù senza problemi anche all’ascoltatore più esigente.
Due ore di musica magistrale non hanno lasciato freddo nessuno. Medeski, Martin e Wood si sono fatti celebrare in Slovenia per la terza volta, stavolta come band a sé, e ci sono riusciti alla grande. Tre volte ce li siamo goduti, tre volte si sono presentati in modo completamente diverso, ma sempre sotto la stessa luce. La luce dei vincitori. Sono convinto che la folla che ha riempito il Kino Šiška si sia divertita almeno quanto me, che già a metà concerto avevo cominciato a pensare agli elogi che avrei messo nero su bianco nel report. Ed è giusto così.
foto: Aleš Podbrežnik
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