Il senso di comunità ha superato persino i fantastici Lo!, The Ocean e Cult of Luna (2013)
Autore: Aleš Podbrežnik
Fotografie: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Channel Zero / Slovenia
Data del concerto: 27.04.2013
Numero di spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 8,00€ presentando il biglietto del concerto di Zagabria / 12,00€
Questa roba ci ha colpito letteralmente alle spalle. Un trio giurato fedele all’educazione musicale post-metal! Gli svedesi Cult Of Luna, i tedeschi The Ocean e gli australiani Lo! avrebbero dovuto suonare il giorno del concerto a Zagabria, al club Močvara, e invece, in pieno cuore del polo alternativo sloveno »Metelkova«, sono finiti a scontrarsi con i problemi al confine, dove a quanto pare i funzionari di frontiera li hanno respinti rimandandoli verso nord. Non conosco i retroscena, ma può darsi che il guaio sia saltato fuori con la procedura per i permessi necessari al trasporto del carico dai paesi membri dell’UE verso un territorio fuori dall’area UE. La Croazia nell’UE non c’è ancora, quindi per l’attrezzatura audio devi presentare ai doganieri i documenti del carnet ATA. Il diavolo sa cosa sia andato storto.
Così il concerto, appena due giorni prima dell’esibizione alla Močvara, è stato spostato al club Channel Zero di Lubiana. Chi aveva comprato i biglietti per la data di Zagabria ha avuto giustamente lo sconto, e intanto le band hanno messo mano al portafoglio e organizzato una sorpresa speciale che era anche una scusa: un autobus gratuito da Zagabria a Lubiana per tutti i fan croati delle band. Così quella sera al Channel Zero è arrivato un gruppetto fuori dal comune di gente dalla Croazia, e il club era bello pieno! Ovviamente anche il pubblico sloveno ha risposto alla grande, è venuto a dare man forte agli organizzatori di casa e ad aiutarli ad alleggerire le spiacevoli circostanze legate all’organizzazione e al concerto di queste tre band.
Sul palco hanno aperto, poco dopo le nove di sera, gli australiani Lo! da Sydney. La band è stata fondata nel 2006, dopo lo scioglimento degli Omerata, dal chitarrista Carl Whitbread, a cui si sono poi uniti il cantante Jamie-Leigh Smith, il bassista Adrian Shapiro e il batterista Adrian Griffin.
I Lo! sono interessanti perché sulle basi della traccia musicale post-metal innestano da un lato elementi di noise hardcore, dall’altro di sludge. Si possono perfino intravedere, di sfuggita, i contorni dello stoner. Se ti piacciono gruppi come Breach, Old Man Gloom e Converge e ti senti vicino al loro sound, allora non avrai troppi problemi a fare amicizia anche con i Lo!. La band ha pubblicato nel settembre 2011 il debutto in studio Look And Behold, e pochi giorni prima della visita a Lubiana è uscito il nuovo full-length Monstrorum Historia, che la formazione ha presentato con ambizione al Channel Zero. Il quartetto si è presentato con tutta la forza che aveva. Il fatto di poter portare la propria musica davanti al pubblico europeo è per i Lo! una vera fantascienza da sogno, e si sentiva un impegno incredibile del quartetto che, in tre quarti d’ora di set, ha cercato di conquistare la platea. Il vocalist robusto Jamie-Leigh Smith, più o meno a metà concerto, ha invitato di cuore il pubblico a farsi avanti fino sotto il palco, perché la band voleva condividere l’energia con la gente. Sicuri, energici, ottimamente rodati, con un suono da palco da club che per una band così è da invidia. A coronare la presentazione riuscita, a fine concerto, un meritato applauso dal pubblico, mentre nel repertorio la band ha portato i nuovi »As Above«, »Bloody Vultures«, il nuovo singolo »Lichtenberg Figures Lo!«, »Falles Leaves«, »Palisades Of Fire« e la conclusiva »So Below (Before We Disappear)«, più i vecchi »Bastion« e »Aye, Commodore!«.
Dalla terra laggiù in fondo, con la seconda band, ci siamo spostati su un terreno un po’ più vicino e familiare – la Germania. Sono saliti sul palco infatti i metallari sperimentali di Berlino The Ocean. Come concept la band è molto simile alla precedente, visto che la filosofia è affine – la ricerca di suoni, forme e pattern nuovi e interessanti, il tutto avvolto in generi pesanti e distorti moderni a cui piace appiccicarsi il prefisso post-. Eppure i The Ocean, a differenza dei predecessori (e anche dei successori), sono quelli che più trascurano certi paletti di genere e si tuffano già in acque più avanguardistiche della sostanza musicale. Credono nel loro lavoro, non tentennano e non dubitano della loro missione di ricerca, e lo si vede anche sul palco. Sperimentazione ed energia non si escludono, e anche se magari i Lo! sono stati più grezzi, i The Ocean sono stati dentro la cosa esattamente quanto gli australiani. E siccome i primi avevano avuto un set più lungo, per alzare e far crescere la serata, vista l’ottima prova dei Lo!, hanno dovuto sfoderare proprio tutti i loro assi; e così hanno fatto. Si sono appoggiati ovviamente al loro album più recente Pelagial, uscito quest’anno e già considerato un candidato al titolo di album dell’anno (almeno nel suo genere, il che è un filo assurdo, visto che è proprio questo che i The Ocean superano). Se Pelagial te lo sei già sparato e ci aggiungi che i tedeschi padroneggiano tutti i trucchi da palco, sono pazzescamente carichi di energia, amano buttarsi su soluzioni audaci dal vivo e cercano di dare vita all’esperienza in studio, allora ti puoi fare un’idea di come è stata l’esibizione della band quella sera. I The Ocean hanno mostrato di essere all’altezza anche delle forme più complesse mentre il tempo scorre davanti a loro, e che la magia dello studio non è il risultato dello studio vero e proprio, ma della loro bravura.
La ciliegina (e non una sola, anzi un intero ciliegio) in cima a questa torta post-metal l’hanno messa gli svedesi Cult of Luna. Per presentarli non serve altro che pronunciarne il nome – gli scandinavi negli ultimi anni sono sicuramente considerati uno dei nomi più grossi della scena, cosa che con l’album di quest’anno Vertikal hanno più che confermato. Già Pelagial dei tedeschi The Ocean l’avevo definito uno degli album dell’anno (dove non mi sono basato sulla mia opinione, ma su quella dei media e degli appassionati di musica), mentre Vertikal del culto della luna, secondo me, fa ancora un passo oltre Pelagial. In questa notte di concerti abbiamo quindi avuto almeno due delle band post-metal più calde dell’anno. I The Ocean hanno giustificato la loro etichetta. I Cult of Luna pure. Gli svedesi sanno il fatto loro, e i Cult of Luna, beh, sono svedesi. La freddezza scandinava non esclude l’energia, quell’energia oscura, atmosferica e pomposa che i musicisti trasformano, in modo davvero audace e sperimentale, in un’esperienza tutta speciale. La band se ne frega dell’odio »true-metal« verso la musica elettronica, perché gran parte dell’atmosfera della band è fatta proprio di suoni elettronici analogici, rumori, fruscii e così via. Proprio questa atmosfera è con ogni probabilità la parte più grande dell’unicità e della riconoscibilità della band, e la sua unicità la band l’ha sicuramente mostrata anche sul palco. È difficile scendere in dettagli specifici (tecnici) quando durante il concerto la musica ti afferra nella sua onda e passi la maggior parte del tempo a dondolare, a fare headbanging o semplicemente a sognare a occhi aperti attraverso il prisma dell’espressione musicale della band. Siccome la loro espressione poggia su suoni particolari (più che su qualche virtuosismo da dita veloci), il piacere è ancora più grande quando le esplosioni soniche della band ti colpiscono da tutti i lati. Quando ti prepari al culmine, a quel pezzo centrale in cui partono le chitarre distorte. Sono momenti indescrivibili, che certo riviviamo a più concerti, ma proprio per questo questo non è stato meno speciale e unico. E i Cult of Luna, nonostante gli innumerevoli intoppi e, alla fine, le braccia aperte dell’organizzatore di casa, hanno dato al pubblico proprio questo – un’esperienza particolare che si stampa nella memoria. E se il compito di una band durante un concerto è qualcosa, è esattamente questo.
L’organizzazione last-minute al posto del festival di Zagabria saltato, che ha dato una mano enorme a tutte e tre le band, ha centrato in pieno la sua missione. La scena musicale underground slovena ha dimostrato che sa fare squadra, quando vuole, e che esistono di sicuro almeno dei singoli (come l’organizzatore Ch0) per cui l’arte sarà sempre la priorità assoluta, a prescindere dai casini finanziari. Che l’arte conta, che contano le persone che ci si fanno il mazzo e che è proprio questo a renderci umani. Questa unione enormemente potente si è sentita dal momento in cui la serata è stata annunciata, cioè due giorni prima del concerto, fino all’istante in cui il concerto è finito. Un senso di comunità, di solidarietà, di unione, qualcosa che trascende persino la musica stessa. Per questo non è stata solo un’altra fantastica serata di concerti, ma la prova di quanto grandi sappiamo essere come persone.
Setlist
LO!
1. As Above
2. Bloody Vultures
3. Bastion
4. Lichtenberg Figures Lo!
5. Falles Leaves
6. Aye, Commodore
7. Palisades Of Fire
8. So Below (Before We Disappear)
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