Il tè delle cinque con le leggende del rock a Križanke (2012)
Autori: Peter Podbrežnik, Urban Bolta
Luogo: Križanke / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 20.09.2012
Numero di spettatori: 2000
Prezzo del biglietto: 37.50 €
Fino a un anno fa, molti di quelli che per vedere i loro musicisti preferiti devono volare all’estero avrebbero liquidato con un sorrisetto sarcastico chiunque avesse osato pronosticare che il concerto di due leggendarie band rock britanniche, Nazareth e Wishbone Ash, in pieno centro a Lubiana, a Križanke, avrebbe fatto il pieno di pubblico. Per fortuna anche nella nostra cara ‘gallina’ (la Slovenia, insomma) le cose stanno cambiando in meglio, piano piano, per quanto riguarda il rapporto degli sloveni con il buon rock e la partecipazione ai concerti dove suonano leggende come le due band appena citate. Vedere Križanke strapiene è stata una soddisfazione totale: significa che noi sloveni (con il solito generoso ‘aiuto’ dei visitatori dai paesi vicini) abbiamo ancora abbastanza appassionati di rock classico da non farci, come fin troppo spesso accade, una figuraccia. Tanto di cappello all’organizzatore per l’enorme coraggio: ha tirato un colpo davvero grosso e rischioso. Speriamo che il successo di pubblico, arrivato da ogni angolo della Slovenia e oltre, sia un buon segnale per i prossimi concerti da lui organizzati.
GHB:
A scaldarci prima dell’arrivo delle due leggende ci ha pensato uno dei nostri, i Grega Habič Band, annunciati sul palco da nientemeno che il caporedattore di RockLine nonché caro fratello Aleš Podbrežnik. Il giovane virtuoso della chitarra, per genere inconciliabile con le due attrazioni principali della serata, ha proposto la sua versione unica di ‘rock chitarristico’ strumentale bello saporito, in cui si nascondono influenze di vari generi, e si è guadagnato una risposta più che dignitosa dal pubblico. È stato davvero bello vederlo, e per il signor Habič è un ottimo incoraggiamento per le imprese future.
WISHBONE ASH:
I pesi massimi britannici dell’art rock sono stati annunciati sul palco da un collega giornalista di Rockline, il leggendario Jernej Vene, che tra le altre cose ha presentato uno per uno tutti i membri della band. I Wishbone Ash, che dopo l’uscita dell’ultimo album in studio »Elegant Stealth« (2011) sono ancora in forma live fenomenale, sono stati i vincitori assoluti della serata e hanno soffiato ai Nazareth il titolo di attrazione principale di questo evento unico. Tra i membri della band, sui quali veglia come sempre con la sua mitica chitarra elettrica flying-V l’ultimo componente originale dei Wishbone Ash, il virtuoso della chitarra e cantante Andy Powell, regna un affiatamento straordinario, soprattutto grazie alle epiche multi-armonie di chitarra, il loro marchio di fabbrica, che ha ispirato intere generazioni di artisti hard rock, prog rock e heavy metal. Nel loro approccio stilistico complesso, oltre al prog e all’hard rock, i Wishbone Ash coltivano anche elementi di blues, folk e jazz, tanto che ancora oggi la definizione più facile per loro resta art rock, e di questo si sono convinti fino in fondo soprattutto i più giovani tra i presenti, che per una volta non mancavano affatto, e che in tanti li vedevano per la prima volta.
Gruppi di questo tipo, con una componente ‘art’ così in evidenza, dalle nostre parti capitano più raramente di quanto piova nel deserto, perciò è stato un piacere vedere la reazione calorosa del pubblico quando i Wishbone Ash hanno aperto il set con lo sempreverde indimenticabile »The King Will Come« da »Argus« (1972), seguito poco dopo dall’immortale epopea proto-metal intitolata »Warrior«, su cui le armonie di chitarra tra Powell e Muddy Manninen sono sbocciate alla grande. Da »Argus«, che quest’anno festeggia già i quarant’anni dall’uscita e resta di gran lunga il loro disco più amato, nonché per la maggior parte dei fan anche il migliore, hanno tirato fuori altri due classici: il capolavoro malinconico »Sometime World« e il rocker energico »Blowin’ Free«. Quest’ultimo è stato suonato nel bis, insieme alla sorpresa »Ballad of the Beacon« da »Wishbone Four« (1973).
https://www.youtube.com/watch?v=ZmiT-EAT2t4
I Wishbone Ash hanno avuto un suono eccellente per tutto il concerto, e il merito va soprattutto alla squadra audio del Festival Novo Mesto. Le leggende dell’art rock, di ottimo umore, hanno infilato in scaletta anche qualche perla che non suonano proprio ogni sera, come il classico »Engine Overheat« da »Twin Barrells Burning« (1982) e lo standard »Open Road« da »Number The Brave« (1981), dimostrando agli eventuali scettici che anche negli anni Ottanta hanno firmato un bel po’ di opere notevoli. Con la buona interpretazione di »Can’t Go It Alone« e »Warm Tears« non si sono dimenticati nemmeno dell’album più recente, »Elegant Stealth. Powell e Manninen, che armonizzavano le linee di chitarra come se ci scommettessero e si scambiavano con entusiasmo il ruolo di solisti principali, hanno avuto accanto per tutto il tempo una possente sezione ritmica: il simpaticissimo bassista Bob Skeat e il batterista Joseph Crabtree, che in cinque anni da membro dei Wishbone Ash è già riuscito a scrollarsi di dosso l’etichetta di ‘pivello’.
https://www.youtube.com/watch?v=ZA85XEvcVfQ
Ovviamente, com’era prevedibile e giusto che fosse, a farla da padrone sono stati i classici dei ‘mitici’ anni Settanta, tra cui non sono mancate la commovente ballata »Lady Jay« e il complesso schiaccasassi hard rock »Jailbat«, che il pubblico lo infiamma sempre alla grande. La parte regolare del concerto si è chiusa, più o meno come previsto, con la leggendaria epopea da oltre 10 minuti »Phoenix« da »Wishbone Ash« (1970), che anche stavolta, grazie a numerose improvvisazioni da applauso, è stata allungata ben bene. Dopo il bis i »Wishbone Ash«, tra un fragoroso applauso e in stile grandi vincitori della serata, hanno salutato il palco e hanno ceduto il posto ai leggendari giovanotti del rock scozzese, i Nazareth.
NAZARETH:
I campioni del rock classico scozzese Nazareth, il cui sound hard rock nella tradizione è accompagnato dalle cornamuse scozzesi, dalle nostre parti, nel paese sul lato soleggiato delle Alpi, avevano suonato l’ultima volta a metà degli anni Novanta del secolo scorso, sul Litorale: per rivederli da noi abbiamo dovuto aspettare più di quindici anni! Se in quel lontano concerto a Dornberk il chitarrista Jimmy Murrison era ancora un membro freschissimo della formazione, oggi è un tassello solido e un sostegno affidabile per l’ossatura della band, composta da Dan McCafferty alla voce e Pete Agnew al basso. Dieci anni fa al trio si è unito dietro la batteria Lee Agnew, figlio di Pete: con questa formazione i Nazareth hanno pubblicato finora due album in studio, »The Newz« (2008) e »Big Dogz« (2011), mentre a tenere in moto gli ingranaggi negli ultimi anni ci pensano anche i continui tour, che come detto hanno finalmente portato gli scozzesi anche da noi.
A presentare i Nazareth sul palco è stato nientemeno che un loro coetaneo, Dragan Bulič, e il quartetto ha aperto la serata insieme a noi, dopo il solito intro di cornamuse tradizionali scozzesi, con il brano Silver Dollar Forger. È seguito l’altisonante hit Telegram, con il suono distorto della chitarra, anticipazione di una svolta sonora ben più marcata rispetto ai predecessori sul palco. Se i Wishbone Ash si erano presentati come una band dalla connotazione artistica spiccata, a cui non sono estranee nemmeno le deviazioni improvvisative rispetto ai brani originali, i Nazareth invece rientrano nella lega dell’hard rock purosangue: i loro pezzi, stavolta eseguiti davvero con grinta, funzionavano subito al primo colpo, ma proprio per questo risultavano anche molto più superficiali.
https://www.youtube.com/watch?v=g4QJfWRN1So
Dan Mccafferty resta la vera mascotte e il capo del gruppo! Il simpatico signore dai capelli grigi, che con il forte accento scozzese si è conquistato subito il pubblico, con la sua voce ruvida, su una “centouno” ormai a malapena guidabile, ha impresso a ogni brano il marchio inconfondibile di ogni creatura dei Nazareth. La sua performance è stata più trattenuta del solito, probabilmente per colpa della serata di settembre insolitamente fredda, cosa che il bassista Agnew, sul lato destro del palco, ci ricordava continuando a strofinarsi le mani. Sui pezzi più riconoscibili, come l’eterna ballata sempreverde Love Hurts, che com’era prevedibile ha raccolto la reazione più euforica di tutta la serata, o la solare Broken Down Angel, McCafferty ha spinto l’intera platea di Križanke a cantare tutta insieme. Verso la fine del concerto la sua voce ha iniziato a mostrare segni di stanchezza, ma considerando i suoi 65 anni suonati ha comunque portato a casa il compito con assoluta sicurezza, tanto da lanciare con la sua performance il guanto di sfida a tutti quelli che, a forza di malelingue, lo avevano crocifisso troppo in fretta.
https://www.youtube.com/watch?v=p172adk5tLA
Al ritorno sul palco i musicisti di Dunfermline, con i brani Night Woman e Razamanaz, hanno riportato indietro le lancette al 1973, e hanno chiuso la serata con il messaggio ottimista del singolo power ballad Dream On. I Nazareth a Križanke hanno offerto uno spettacolo soddisfacente, con cui hanno convinto i presenti, amanti del rock old school, ma per un voto ancora più alto gli scozzesi avrebbero dovuto dare più gas nel contatto con il pubblico, visto che a tratti il quartetto è sembrato fin troppo assonnato, e lo stesso vale per la durata del concerto.
https://www.youtube.com/watch?v=tdpx0qdnAEc
Peter Podbrežnik (introduzione, GHB, Wishbone Ash)
Urban Bolta (Nazareth)
foto: Helena Vertačnik & Aleš Podbrežnik
Scaletta
Wishbone Ash
1. The King Will Come
2. Warrior
3. Can’t Go It Alone
4. Sometime World
5. Open Road
6. Warm Tears
7. Lady Jay
8. Jailbait
9. Engine Overheat
10. Phoenix
—bis—
11. Ballad Of The Beacon
12. Blowin Free
Nazareth
1. Silver Dollar Forger
2. Telegram
3. This Month’s Messiah
4. Sunshine
5. Turn On Your Reciever
6. Cocaine
7. Radio
8. Love Hurts
9. This Flight Tonight
10. Broken down Angel
11. Hair Of The Dog
—bis—
12. Night Woman
13. Razamanazz
14. Dream On
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