Imaginations From The Other Side

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Blind Guardian
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1995
Durata: 49:11
Voto: 5/5

“Imaginations From The Other Side” è l’album che ha catapultato definitivamente i maestri tedeschi del power metal progressivo Blind Guardian in cima alla scena metal europea, e per chi ne aveva seguito l’evoluzione dagli inizi speed metal piuttosto oscuri non è stata certo una grande sorpresa. Mentre Helloween e Gamma Ray si rialzavano a fatica dal periodo di transizione causato da cambi drastici di formazione e di stile, i Blind Guardian, da sempre un collettivo solido, con questo disco erano finalmente pronti a prendersi il trono del power metal appena lasciato vuoto.

“Imaginations” è uno di quei pochi album power metal di cui si può dire senza esitazioni che rientrano tra i rappresentanti più importanti del genere e che meritano attenzione anche da parte di chi di solito non fa parte degli ascoltatori tradizionali del metal teutonico. Una delle caratteristiche principali dei Blind Guardian è che fin dagli esordi sono stati una band progressiva nel vero senso della parola, perché come compositori e strumentisti sono cresciuti di disco in disco. Dopo aver forgiato il proprio suono riconoscibile con gli album “Tales From the Twilight World” (1991) e “Somewhere Far Beyond ” (1992), su “Imaginations” hanno fatto un altro passo avanti, alzando l’asticella in tutti i comparti strumentali e di scrittura.

I singoli brani dell’album sono strutturati con cura e intelligenza. Gli arrangiamenti orchestrali di passaggio, creati con l’uso di vari effetti, sono intrecciati con maestria attorno a solide ossature di chitarra, mentre la linea ritmica martellante della doppia cassa garantisce quel marchio ritmico unificante, irrinunciabile nel metal teutonico, che i Blind Guardian hanno affinato negli anni fino all’osso. Le armonie di chitarra sono diventate ancora più complesse di prima. Qua e là spuntano anche dei momenti acustici, in cui prende vita una particolare magia pastorale. I Blind Guardian hanno avuto la fortuna di poter contare da sempre su un suono di chitarra specifico, riconoscibile a un miglio di distanza. Andre Olbrich, a differenza di tanti chitarristi metal emersi a metà degli anni Ottanta, non era uno di quegli egocentrici che si limitano a sbattere le corde: oltre a una presa solida, ha sempre coltivato un senso affilato per la raffinatezza melodica.

L’altra virtù dei Guardian è sempre stata il canto inconfondibile di Hansi Kürsch, che su “Imaginations” è diventato ancora migliore. Il suo passare da registri più bassi, a volte quasi brutali, a passaggi puliti e melodici era accompagnato da un velato senso del teatrale. La sua interpretazione poetica dell’inglese è tra le migliori in assoluto fra i cantanti tedeschi. Il terzo pilastro vincente della band sono poi le potenti armonie vocali di accompagnamento nella tradizione dei Queen, che ormai erano diventate uno dei loro marchi di fabbrica.

Il pregio più grande di “Imaginations From The Other Side” è che la band è riuscita a costruire un vero ponte tra fantasia e realtà senza risultare cheap, come invece la maggior parte delle band power metal europee, che tra esagerazioni patologiche e imitazioni di vario genere di solito finivano per diventare bersaglio di sfottò. I temi fantasy tradizionali e le leggende sono calati dentro testi poetici e astratti, legati da atmosfere nostalgiche e dal messaggio che il bambino che c’è in noi non va mai soffocato. Chi si metterà a scavare nei singoli testi scoprirà che sono più profondi di quanto sembrino a prima vista e che sotto la superficie fantastica nascondono parecchi messaggi filosofici. Inoltre, nel comporre i Blind Guardian hanno sempre evitato i motivetti allegrotti, preferendo addentrarsi in acque ambient più cupe.

Già la title track, con la sua carica drammatica e una sfilza di arrangiamenti epici, è una seria candidata a miglior pezzo nella storia della band, perché è una dimostrazione di prima classe di tutte le loro doti migliori. Il canto aggressivo ma teatrale è sostenuto da passaggi di batteria devastanti e dal martellare onnipotente della doppia cassa. A far da cornice ci sono complesse parti di chitarra, mentre sullo sfondo si alternano armonie vocali drammatiche e imponenti arrangiamenti sinfonici, che portano in questo ambizioso pezzo epico una dose di mistica fuori dal comune. Tra i tanti passaggi, il filo rosso resta sempre lo stesso: un ritornello epico e un motivo drammatico di tastiera. “I’m Alive” è un ottimo esempio di come si mantenga il contrasto tra marce di batteria brutali e sottili arrangiamenti pastorali sullo sfondo, uniti da armonie di chitarra melodiche e dal canto camaleontico di Hansi. Una bella dose di dramma, in una composizione che per struttura segue per lo più fedelmente alcuni dei loro brani precedenti, la porta anche l’assolo di Olbrich, gustosissimo.

Nella splendida “A Past And Future Secret”, una delle tre canzoni dell’album che raccontano episodi della leggenda di Re Artù, ci troviamo davanti a una vera ballata da trovatore. Le melodie celtiche della chitarra acustica creano un’atmosfera mistica, mentre sullo sfondo scorrono ipnotici arrangiamenti orchestrali. La melodia vocale è una delle più belle della loro storia. Qui emerge tutta la bravura di Hansi, impreziosita da potenti armonie di accompagnamento. È uno standard acustico che non devono lasciarsi sfuggire tutti gli appassionati di leggende antiche e di eterea atmosfera celtica. “The Script For My Requiem è un altro ottimo esempio del loro magistrale passaggio tra sezioni brutali, quasi thrash, e armonie epiche. Dopo un’introduzione aggressiva arriva una transizione incredibilmente efficace verso la sezione epica, dove esplode un ritornello maestoso a più voci. Per l’effetto ambient, oltre alle armonie di chitarra “piangenti”, sono stati decisivi anche i vocalizzi teatrali.

Un’altra prelibatezza epica si incarna in “Mordred’s Song”, che racconta di Mordred, figlio illegittimo di Artù e al tempo stesso suo più grande nemico. Secondo la leggenda originale, i due si sarebbero inflitti a vicenda ferite mortali durante la battaglia nel leggendario luogo di Camlan. Di nuovo in primo piano c’è il canto teatrale di Hansi, che ci fa immaginare con chiarezza l’agonia di Mordred, in cui si mescolano rabbia e solitudine. La storia è legata in modo convincente da armonie epiche a tre voci, un ottimo assolo di chitarra e un ritornello maestoso che poggia su un solido bagaglio di cori epici. “Born In A Mourning Hall” è un esperimento interessante che unisce schegge ritmiche devastanti e alcuni motivi dal suono etereo. Il fascino principale del pezzo sta nel ritornello esoterico, evocato da potenti armonie vocali, a cui segue uno sbocco in armonie di chitarra a tre voci.

“Bright Eyes” parla di Artù morente che si congeda dalla sua regina Ginevra. Si può dichiarare senza problemi la loro power ballad più bella, che porta con sé una dose sorprendente di profondità e complessità. Colpisce soprattutto la costruzione graduale dei singoli motivi epici, attraverso cui prende vita un’atmosfera eccezionale. All’ottima introduzione con armonie di chitarra acustica ed elettrica si uniscono col tempo eteree voci femminili di accompagnamento. Va lodato anche l’ottimo arrangiamento di sintetizzatore, che mantiene per tutto il tempo la carica mistica di questa splendida power ballad. “Another Holy War” tocca la tematica metal classica, per non dire ormai quasi stereotipata, dei crociati. Nonostante il tema logoro, che per fortuna viene trattato in chiave filosofica, è un altro grande pezzo, dove regnano potenti armonie vocali sul fedele martellare della doppia cassa. Nel testo si colgono tracce di ironia e di scherno nei confronti dell’accecamento religioso.

Con “And The Story Ends” sono riusciti a regalarci una delle chiusure migliori di qualsiasi album nella storia del (power) metal. Anche qui c’è un’atmosfera eccezionale, in cui si avverte un certo pathos nostalgico, tipico di un addio troppo precoce. A dare una buona dose di romanticismo epico ci pensa l’equilibrio tra armonie vocali eteree e improvvisi passaggi in incantevoli armonie a tre voci. L’intreccio di finezze chitarristiche e arrangiamenti sinfonici è stato di nuovo realizzato in modo sublime, mentre per una buona dose di sottigliezza hanno pensato dei piccoli inserti acustici. Ogni storia deve pur finire da qualche parte, e lo stesso vale per questo fantastico album.

“Imaginations From The Other Side” è un classico del power metal e uno dei risultati migliori dell’heavy metal europeo anni Novanta, di cui ancora oggi si può parlare solo al superlativo. Dentro il genere, appoggiandosi alla pastorale celtica e alle finezze sinfoniche, ha presentato e fatto affermare alcune idee del tutto fresche che, per l’epoca dell’uscita, si possono definire progressive. Per questo negli anni è diventato a pieno titolo uno degli standard del power metal e ha influenzato una serie di futuri appassionati di metal che, salvo rare eccezioni, sono risultati solo caricature dei veri maestri. I Blind Guardian sono rimasti fedeli alla loro tradizione stilistica e alla maturazione compositiva anche nel resto della carriera e nel frattempo avevano già preparato il terreno per il disco successivo, quello che sarebbe diventato il loro capolavoro definitivo.

Formazione

Hansi Kürsch – voce, basso
André Olbrich – chitarra, voce d’accompagnamento
“Magnus” Armin Siepen – chitarra, voce d’accompagnamento
Thomen “The Omen” Stauch – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Mathias Wiesner – effetti
Jacob Moth – chitarra acustica su “A Past and Future Secret”
Billy King, “Hacky” Hackmann, Rolf Köhler, Piet Sielck, Ronnie Atkins – voci d’accompagnamento

Produzione

Flemming Rasmussen

Tracklist

1. Imaginations from the Other Side (7:18)
2. I’m alive (5:31)
3. A past and future secret (3:47)
4. The script for my requiem (6:08)
5. Mordred’s song (5:28)
6. Born in a mourning hall (5:14)
7. Bright eyes (5:15)
8. Another Holy War (4:31)
9. And the Story Ends (5:59)

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