In Step

0 10

Artista: Vaughan, Stevie Ray
Etichetta: Legacy Recordings
Uscita: 1989
Voto: 4.6/5

Cosa ottieni se incroci Hendrix e Albert King? Stevie Ray Vaughan. Il nuovo messia del blues del Texas si è presentato al mondo nel 1982 al Montreux Jazz Festival, per poi conquistarlo l’anno dopo con l’album “Texas Flood”, registrato con la band negli studi di Jackson Browne in appena tre giorni. Un capolavoro minimalista, insomma, in cui spiccano la Strat di Stevie, la sua voce quasi da nero e, come in Hendrix, una ritmica solidissima fatta di basso e batteria. Dopo il successo iniziale, la collaborazione con Bowie (l’assolo su Let’s Dance) e una valanga di riconoscimenti, sono arrivati altri due album in studio di grande risonanza e un sacco di tour, poi però Stevie è sprofondato in una dipendenza pesante da droghe e alcol. La sua droga preferita era diventata la cocaina sciolta in un bicchiere di whisky Crown Royal (che adorava anche Dimebag Darell), roba che gli ha spappolato fegato e stomaco e a un certo punto l’ha portato a un passo dalla morte. Durante il tour europeo del novembre ’86, quando è crollato sul palco a Londra, Vaughan ha toccato definitivamente il fondo e poco dopo ha dovuto accettare una riabilitazione lunga e severissima.

È in questo clima che a fine anni Ottanta esce il suo quarto album, “In Step”. All’epoca Stevie raccontò a Guitar World che era il primo disco registrato da sobrio e che in studio, senza le sue solite stampelle, si sentiva stranissimo. Ma di quell’incertezza nell’album non c’è traccia. Anzi, si potrebbe dire che uno Stevie illuminato abbia fatto un salto di qualità come autore e, con l’aiuto di Doyle Bramhall, con cui aveva lavorato soprattutto su “Soul To Soul”, abbia affinato i testi sotto ogni aspetto. Vario e dinamico, “In Step” offre di tutto: rock n’roll diretto come in The House Is Rockin’ e Scratch-n-Sniff, confessioni personali come Wall of denial e Tightrope, e strumentali sensuali in minore come Riviera paradise, a dimostrazione che Stevie era andato ben oltre il semplice “12 bar blues”. Ci sono poi tre cover: Let Me Love You Baby di Willie Dixon, lo “shuffle” chicagoano Love Me Darling di Howlin’ Wolf e Leave My Girl Alone, che Buddy Guy aveva registrato nel 1967 per il suo disco “Left My Blues In San Francisco”. Vaughan è riuscito quindi a mantenere l’atmosfera e il suono dei dischi precedenti, segnati da set di corde insolitamente spessi (11-16), accordati mezzo tono sotto il normale, e dagli ampli a valvole Fender e Dumble, e a elevarli con una poetica nuova, più matura e più sensibile in generale. Il risultato gli è valso un secondo Grammy, per il miglior album blues contemporaneo, e un tour americano con Jeff Beck.

Stevie viveva per la chitarra. Sua moglie lo osservava spesso di notte mentre dormiva, con un’espressione sofferente in viso e la mano sinistra contratta, e poi lo ascoltava raccontare di aver incontrato in sogno Hendrix che gli mostrava qualche accordo segreto. Oltre a Jimi adorava Albert King e non si perdeva un suo concerto ogni volta che il maestro del blues del Mississippi si presentava ad Austin con la sua Gibson “volante”. Dopo il successo di “Texas Flood”, nell’83 i due si incontrarono anche ufficialmente per la prima volta negli studi della tv canadese CHCH e registrarono una jam session rilassata, dopo la quale King lo nominò solennemente suo erede. “The better you get, the harder you work” fu il suo primo consiglio e Vaughan se lo portò dietro per tutta la vita. Eppure, nonostante le dita veloci, la sua musica, a differenza di quella di tanti chitarristi dell’epoca, non si basava sulla tecnica, ma su un tocco raffinato e un istinto infallibile. Lui stesso diceva di non aver mai scritto musica con la testa, ma sempre con il cuore, proprio come Hendrix, che come lui non sapeva leggere le note. E per un chitarrista il cuore è la cosa più importante.

“In Step” è stato l’ultimo album in studio di Vaughan con i Double Trouble. Nel 1990 ha registrato ancora “Family Style” con il fratello Jimmie, poi è partito per l’ultimo tour. Il 26 agosto di quell’anno, in Wisconsin, ha diviso il palco dell’anfiteatro Alpine Valley Music Theatre con Clapton, Robert Cray, Buddy Guy e suo fratello e, dopo il set da solo con i Double Trouble, in quella compagnia eccezionale ha suonato anche un classico di Robert Johnson, Sweet Home Chicago. Guy avrebbe poi commentato che quella è stata la migliore performance di Stevie. Dopo il concerto lo aspettavano due ore di viaggio fino a Chicago, perciò fu contentissimo quando seppe che sull’elicottero noleggiato dallo staff di Clapton c’era ancora un posto libero. Poco prima dell’una di notte l’elicottero è decollato con cinque persone a bordo e dopo pochi istanti, per ragioni mai chiarite, si è schiantato su una pista da sci lì vicino. Non ci furono superstiti.

Nel 1999 sono usciti i remaster di tutti gli album di Vaughan con i Double Trouble. La nuova edizione di “In Step” offre, oltre ai vecchi brani e a una breve chiacchierata con Stevie, anche le versioni “live” di The House Is Rockin’, Let Me Love You Baby, Texas Flood e Life Whitout You.

Formazione

Stevie Ray Vaughan – chitarra, voce
Reese Wynans – tastiere
Tommy Shannon – basso
Chris Layton – batteria

Produzione

Jim Gaines & Stevie Ray Vaughan and Double trouble

Tracklist

1. House Is Rockin’
2. Tightrope
3. Leave My Girl Alone
4. Wall Of Denial
5. Love Me Darling
6. Crossfire
7. Let Me Love You Baby
8. Travis Walk
9. Scratch ‘n’ Sniff
10. Riviera Paradise
BONUS TRACK:
11. SRV Speaks
12. The House Is Rockin’ (live)
13. Let Me Love You Baby (live)
14. Texas Flood (live)
15. Life Whitout You (live)

Durata dell’album: 70.11

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie