Inner Firmaments Decay
Artista: All Over Everywhere
Etichetta: Emkog Records
Uscita: 2010
Durata: 41:51
Voto: 4.2/5
All Over Everywhere è l’ultimo progetto del fenomenale compositore, tastierista e chitarrista Dan Britton. La band è nata quasi per caso: in una chiacchierata del tutto casuale, la polistrumentista Trinna Kesner e Britton hanno avuto l’idea di una specie di versione folk dei Birds and Buildings. Così la vecchia band di Trinna ha unito le forze con Britton e con l’etichetta Emkog, e ne sono usciti gli All Over Everywhere. Il debutto “Inner Firmaments Decay” è uscito quest’anno e centra esattamente quello che Dan Britton aveva in testa: è una sorta di versione folk di “Bantam to Behemoth” (link alla recensione) dei Birds and Buildings.
L’album brilla di suoni acustici e di sfumature elettriche quasi inquietantemente piacevoli. La bellezza che evoca è infatti più di natura minore che maggiore. La cosa più particolare del disco è una produzione incredibilmente interessante. Al primo ascolto pensavo che fosse stato “mixato” completamente a rovescio, perché saltano fuori toni del tutto “sbagliati”. Poi, ascoltandolo più a fondo, ho capito la genialità di una produzione così. Mettere in risalto parti che non ti aspetteresti mai in quel ruolo dà alla musica un’interpretazione tutta sua, che consegna all’ascoltatore il concetto chiave dell’album. Con tutto questo Britton ha portato la produzione a un livello in cui diventa parte della musica stessa e della sua idea.
“Inner Firmaments Decay” è composto da otto brani ottimi, che si completano a vicenda e sono tutti di una qualità incredibilmente costante. Lo stesso Britton dice che “Gratitude” è uno dei migliori pezzi a cui abbia mai lavorato, ed è probabilmente anche il culmine del disco. La voce della cantante Megan Wheatley, che aveva già collaborato con Britton, ricorda quella di Kate Bush; anche gli arrangiamenti sono simili, cioè in stile Bush, con un sottofondo di elementi jazz e folk. Però questi arrangiamenti sono potenziati da parecchi elementi avant-garde, avvolti nel tipico sound prog rock “alla Britton”. Su un punto, comunque, Britton non cambia: non si schioda dalla sua musica costruita su tastiere, pianoforte e soprattutto sul suo amato mellotron.
Quindi non consiglio l’album solo ai fan di Britton (a loro piacerà di sicuro), ma a tutti gli amanti di folk, jazz e progressive rock. L’insolita miscela di “Inner Firmaments Decay” crea una musica che non è troppo schiacciata su un unico genere, almeno non al punto da piacere solo a chi ascolta quel genere preciso. Non raggiunge l’innovazione e la quasi perfezione di “Bantam to Behemoth”, ma è senza problemi tra i migliori album di Britton. Anche se, mano sul cuore, Britton non ha ancora fatto un disco brutto: sono tutti piazzati altissimo tra gli ascoltatori di progressive rock. Così Dan, con “Inner Firmaments Decay”, porta avanti la tradizione degli ottimi album che meritano solo applausi, e se continua così il suo nome finirà presto accanto a quello dei giganti musicali degli anni Settanta.
Formazione
Trinna Kesner – chitarre, viola, violino
Natalie Hughes – violoncello, basso
Jennifer LaPlatnia – pianoforte, fisarmonica, vibrafono
Megan Wheatley – voce
Kelli Short – oboe
Dan Britton – tastiere, chitarre
Ignacio Cruz – violin zither, dulcimer, chitarre
Pat Gaffney – batteria
N. Scott Robinson – percussioni
Brian Falkowski – flauto, clarinetto
Produzione
Dan Britton
Tracklist
1. Art of the Earth (4:13)
2. Endless Night (3:18)
3. The Shroud (5:40)
4. Honesty (4:29)
5. After All the Years (6:57)
6. On a Dark Street (3:08)
7. Until the Sun Begins to Fall (3:32)
8. Gratitude (10:34)