Inspirita
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Father
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2005
Quando ho infilato per la prima volta questo album nel lettore CD, mi sono semplicemente accasciato, ho cominciato a fissare il vuoto e non riuscivo a riprendermi dallo shock. Che freschezza, che vitalità, che stratificazione e che sfacciataggine coraggiosa nella sperimentazione, quanto suono si spande qui in quantità illimitate e quanta, di conseguenza, si sente questa fame insaziabile di perfezione, di servire il meglio del meglio! Ecco i Father con il loro debutto (!) “Inspirita”. E i Father non sono mica i soliti americani gonfiati di steroidi e con il cervello di un pesce, ma i nostri bravi vicini di Rijeka! Rijeka è sempre stata una mecca del rock’n’roll!
Cominciamo a sbucciare e sezionare anche i Father. Sbagliate se pensate che l’album si apra con un “Padre nostro”. La base è un riff massiccio che arriva dalle fila della generazione che ha imperversato tra i primi e i medi anni Novanta con gli Alice In Chains, i Machine Head o, verso la fine dei Novanta, gli Slipknot. Già nelle sole basi di queste tre band gli scarti di genere sono enormi. Se a questo aggiungiamo, man mano che i veli dell’album cadono, secondo dopo secondo, tutti gli altri pezzetti del mosaico, la cosa diventa ben presto inclassificabile a livello di genere e ci accorgiamo che l’immagine musicale complessiva dei Father è molto, molto di più. È sopra la media, è qualcosa di diverso, è qualcosa di completamente nuovo.
Restiamo per cominciare sulle chitarre. I Father evitano gli assoli. Tutto è puntato al primo colpo, al diretto in mezzo agli occhi. Un riff semplice ma penetrante che ti fa subito scorrere il sangue nelle vene, sotto una pressione ancora più alta! Be’, questo lavoro semplificato delle chitarre e il minimalismo riffistico sono compensati da una sezione ritmica fuori serie, che a tratti suona proprio funkeggiante – jazzistica – prog-rock sperimentale. La linea ritmica cerca di continuo spazio per esprimersi liberamente. Progressive nel senso più cristallino del termine. Gli spezzettamenti dei ritmi sono così numerosi e costanti lungo il disco che a tratti si può dire quasi che la batteria faccia un assolo per tutto l’album. È un continuo passeggiare delle mani sull’intera fortezza della batteria, un tirar fuori combinazioni ritmiche diverse che senza mai disturbare, senza mai spezzare il filo rosso dell’album. Si tratta di unire il semplice e il complesso in modo ideale, e il disco scorre minuto dopo minuto con un coefficiente di viscosità bassissimo, o per essere più precisi, rombando come un fiume impazzito, pieno di turbolenze inebrianti, che fa felice tanto l’ascoltatore esigente quanto quello che cerca il “groove” che ti si pianta in profondità e senza scampo sotto pelle, nelle orecchie, già al primo ascolto. Minimalismo melodico e complessità ritmica. Possiamo definirli una band di metal progressivo alternativo, con la precisazione che la parola metal qui a tratti è proprio fuorviante, per non dire offensiva!
Una voce espressivissima in ogni istante, con un ottimo dominio dell’inglese, è la scelta ideale e la ciliegina sulla torta dei Father, e completa il dramma dell’album! L’album annega nelle emozioni della voce, che ribollono davvero. I pezzi sono storie compatte, separate l’una dall’altra. Ognuna offre un’esperienza musicale totalmente diversa. In realtà analizzare fa solo danni, perché la stratificazione di generi a ogni ascolto riempie l’ascoltatore di sensazioni nuove nella percezione di ciò che sente. La stessa storia, ascoltata più volte, la percepisci in modo diverso, il che significa che dentro ci sono tante storie! Insomma, è un osso che rosicchi per molto, molto tempo. E di un osso così di solito possono vantarsi solo i dischi che sono capolavori e portano il marchio di una creazione musicale “senza tempo”.
I Father sono maledettamente diversi da tutto, maledettamente intrisi di freschezza e di spirito creativo. Sanno essere arroganti e sentimentali allo stesso tempo, taglienti e un attimo dopo sconvolgentemente sofisticati. L’album ondeggia attraverso molteplici stati d’animo. È il marchio dell’intensità e di un dramma altissimo che si snoda lungo un’ora di materiale. Che ci sia arroganza, fragilità morbida, calore e sensualità o un vero uragano di aggressività, per tutto il tempo l’album è avvolto da un’intensa sensazione di oscurità e dramma.
Cynosure è la scelta ideale per aprire l’album. Un muro di suono massiccio, con un riff sfumato che copre la maggior parte del suono, una linea ritmica separata in produzione e messa in risalto con volume, e il fragore metallico dei tamburi portano un livellamento sonoro contrastante ed enfatizzano profondità, dinamica e la freschezza stessa del suono. Al centro c’è la voce maschile, che vive tutto quello che succede in modo intensissimo ed emotivo. La dinamica balza fuori attraverso il dramma melodico del ritornello, costruito in modo semplice ma sfacciatamente contagioso. Un ritornello che puoi metterti a fischiettare in un attimo, insomma roba con il potenziale da grande hit. Credetemi, se i Father fossero un nome affermato da MTV, Cynosure sarebbe stata un hit. Lo stesso potenziale ce l’hanno, a ruota, Machina e la terrorizzante, scatenatissima Emon. Il quarto brano ribalta parecchio le cose. Qui si inseriscono con senso quei tanti altri pezzetti che dissolvono l’etichetta “metal” come una bolla di sapone. Ora non siamo nemmeno a un tiro di schioppo dalla verità, perché nei Father troverete anche elementi di jazz, perfino di disco funk anni Settanta, che come spezia pregiata in piccole dosi costruiscono grande musica! Lost In Words parte con una sofisticatezza acustica, sullo sfondo i tamburi metallici creano atmosfera, l’atmosfera sale giro dopo giro fino all’eruzione con una distorsione massiccia, per arrivare al traguardo in un ritornello melodicamente tragico, che porta di nuovo un poker d’assi di ebbrezza contagiosamente ascoltabile, e un nuovo giro può cominciare. Un’ondulazione di dinamica straordinaria! Seashore è il classico esempio di questo tipo di momento, con un’atmosfera che cresce secondo dopo secondo fino al punto di ebollizione. Qui ammirate direttamente come cresce il suono dei tamburi. Dalla delicatezza marginale del crepitio del fuoco e dall’accompagnamento pastorale dei violini, fino a una vera festa tribale finale di sottoritmi uniti, che garantiscono sviluppo spontaneo e una dose straordinaria di imprevedibilità. Sì! Uno degli attributi eccezionali di “Inspirita” è proprio l’alto grado di imprevedibilità dell’album. La scelta colorata delle linee vocali di Mihael Prosen, con deviazioni melodiche scelte con spirito, porta in certi punti una gradita dose di dissonanza, che contribuisce ulteriormente all’atmosfera drammatica dell’album.
In “Inspirita” gli elementi di complessità e semplicità si fondono in uno splendido dialogo reciproco, e toglie il fiato anche il raffinato senso della band per la sottigliezza e la morbidezza, che in un attimo può scatenarsi attraverso le zanne ringhianti di un riff velenoso, in uno stato d’animo completamente diverso. Si parla di un approccio moderno, modernissimo, e in questo i Father hanno subito centrato la punta mondiale. Nella produzione “groovy” moderna e in una diversità fresca. Sono una band con uno stile riconoscibile, un’unicità, un battito proprio, un proprio suono Father! Una band che apre nuove strade e scopre campi inesplorati. Come sia possibile nel 2007, quando sembra che tutto sia già stato detto, lo mostrano meglio di tutti i Father. Sono una vera perla della musica e una band che ci regalerà ancora tanti momenti emozionanti! Musica rivolta al mondo, e con essa i Father dimostrano coraggiosamente che, con questo orientamento globale, sono stati i primi in Croazia a superare i complessi nazionali.
Formazione
Mihael Prosen – voce
Davor Tomič Pinky – chitarra
Dario Pazanin – chitarra
Franjo Jardas – basso
Saša Vukosav – batteria
Produzione
Father
Tracklist
1. Cynosure
2. Machina
3. Emon
4. Lost In Words
5. Vasaii
6. Never Come Back
7. Sayana
8. Sun
9. Ultimate Selfrighteous Army
10. Chigla Pegla
11. Inspirita
12. Seashore
Durata dell’album: 60.21