Interview

0 6

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Gentle Giant
Uscita: 1976
Durata: 36:22
Voto: 4/5

“Interview” è l’ultimo album dei leggendari maestri del progressive rock eclettico che si merita ancora attenzione, anche da parte di chi non rientra tra i loro seguaci più fedeli. Il loro ottavo disco in studio ruota attorno a un concept sarcastico, strutturato come un’intervista sgangherata che tiene insieme i vari pezzi. Il contenuto sonoro e concettuale dell’album è una parodia magistrale delle derive dell’industria musicale e di quelle interviste assillanti in cui bisognava rispondere in continuazione alle stesse identiche domande noiose. La maggior parte delle band avrebbe accolto a braccia aperte lo status di “rockstar” assediate, ma i Gentle Giant sono sempre stati fatti di un’altra pasta: venivano dagli ideali dell’età dell’oro della musica progressiva e sperimentale, che a cavallo degli anni ’70 si stava lentamente spegnendo a favore di forme musicali meno avventurose, ma commercialmente più redditizie.

Con “Interview”, o meglio con il suo concept, i Gentle Giant hanno praticamente commesso un suicidio commerciale: hanno fatto infuriare ancora di più una critica britannica già poco benevola, mentre i responsabili dell’etichetta, dopo essersi riconosciuti nei messaggi dei brani, hanno iniziato a strapparsi i capelli per la disperazione. Gli eterni burloni e mattacchioni del rock progressivo, dal canto loro, se la sono solo ghignata sotto i baffi e hanno messo in piedi un ultimo classico album dei Gentle Giant, un disco che è un piacere ascoltare dall’inizio alla fine, anche se qui si notano già alcuni scostamenti dalla loro vittoriosa tradizione sonora. Il loro ultimo album progressive “vero” è stato registrato, a causa della pressione dei tempi, più in fretta di qualsiasi lavoro precedente dei Gentle Giant, e per questo in certi punti manca un po’ della consueta raffinatezza e fluidità sonora, anche se a stento ci si fa caso.  

Nella loro tradizione di scrittura e strumentale non mancano, ancora una volta, sezioni strumentali ultra complesse, poliritmie, improvvisazioni folli, cambi di tempo inaspettati e polifonie dissonanti, con cui questi grandi maestri della musica avevano già incantato in passato. La maggior parte degli arrangiamenti, com’è giusto che sia, si nutre ancora di elementi di jazz rock fusion, folk rock, sinfonismo e hard rock. Qua e là si sentono perfino tracce di reggae e pop, il che significa che la progressività, intesa come continua introduzione di novità sonore, la prendevano ancora molto sul serio. “Interview” ha un’atmosfera un po’ più sotto tono rispetto ai loro capolavori del passato, soprattutto perché non contiene il solito numero di giochi ritmici, e si sente anche la mancanza di arrangiamenti da trovatori e di quel tono giocoso di cui il fenomenale predecessore “Free Hand” (1975) era pieno zeppo.

Ciononostante, nell’album si trovano ancora molti motivi di soddisfazione e di leccornia per tutti i buongustai del progressive rock. La musica schiva di nuovo definizioni e confini rigidi di genere. L’atmosfera di certi passaggi è ancora abbastanza birichina e scanzonata da farti vedere senza fatica, nello spirito del disco, il gigante gentile con le sue avventure. La title track mette insieme un miscuglio sonoro variegato di improvvisazioni jazz e cambi di tempo insoliti. L’inconfondibile voce paranoica di Derek è arricchita da arrangiamenti folli di tastiere e sorretta da ritmi caotici. I vari motivi sono legati da effetti parlati, presi da spezzoni di interviste distorti elettronicamente, con cui si sono tolti lo sfizio di una satira velenosa sulla mancanza di fantasia dei giornalisti. “Give It Back” è un esperimento strano, ma divertente, in cui le influenze ritmiche del reggae sono più che evidenti. Su questi schemi ritmici non si fermano a lungo e si mettono subito a giocare con gli immancabili trucchetti “da asilo” al vibrafono. Tra tutti i brani dell’album, è quello che, al di là della giocosità ritmica, evoca di più il loro marchio di fabbrica, il “passo del gigante gentile”.

Il vagamente inquietante “Design” è pieno delle loro tipiche armonie vocali dissonanti, con il tastierista Kerry Minnear che svolge alla grande il ruolo di voce principale, “angelica”. Il batterista John Weathers, nel frattempo, si diverte come un bambino con una collezione arcobaleno di percussioni, da cui tira fuori suoni a dir poco insoliti. “Another Show”, dal tempo serrato, è una vera delizia per tutti gli appassionati di jazz rock fusion, perché tra i passaggi di chitarra hard rock si fanno strada abbellimenti ritmici di un’ironia incredibile. Il cantato incattivito di Derek, unito a possenti frasi di chitarra, dà una dose insolita di aggressività. “Empty City”, che prosegue la loro tradizione di polifonie uniche, è uno dei momenti migliori di tutto l’album. All’inizio costruiscono una melodia pastorale celtica bellissima, con chitarra acustica e tastiere “spaziali”, poi arrivano sezioni folk rock piene di temperamento al violino. A legare il tutto ci pensa la performance vocale camaleontica di Derek.

In “Timing” non mancano acrobazie ritmiche da brivido, che si svolgono completamente al di fuori della melodia principale, costruita sulla voce di Derek. Il pezzo di chiusura “I Lost My Head” è un altro dei picchi dell’album. È costruito su due metà in contrasto fra loro, che rispecchiano il lato leggero e quello d’impatto della band. La parte iniziale poggia su arrangiamenti pastorali-barocchi delicati ma virtuosistici, di quelli che per gran parte del disco si erano fatti desiderare. La parte finale, con le sue frasi di chitarra incisive, il canto energico e i passaggi di batteria massicci, fa l’effetto di un tuono da un cielo nuvoloso. La metafora del risultato finale di questo singolare contrasto sonoro tra “sole” e “tempesta” è il meraviglioso arcobaleno che campeggia sulla copertina dell’album.

“Interview”, nonostante i Gentle Giant vi abbiano già mostrato qualche segno di fragilità, soprattutto per il ritmo serrato con cui è stato composto, è un ottimo album, che regala un sacco di gioia a tutti gli amanti del progressive rock eclettico e dell’uso altamente virtuosistico degli strumenti. È vero che non sono riusciti a sfornare un altro capolavoro, ma sono comunque riusciti a creare il loro ultimo lavoro interessante nel campo del progressive rock eclettico, prima della svolta drammatica verso il rock melodico e il pop rock, con cui hanno sacrificato il loro intelletto di compositori e strumentisti per il bene di un’etichetta famelica. Perciò sorprende che ancora oggi l’album venga spesso trascurato, perfino dai fan della band. “Interview”, con il suo scherno lirico e sonoro senza compromessi dell’industria musicale corrotta e dei suoi lacchè, è stato un gesto incredibilmente coraggioso, ma con quel disco hanno già cominciato a scavarsi la fossa in cui, negli anni successivi, dopo una piuttosto penosa esperienza con il pop, si sarebbero distesi serenamente. 

Formazione

Derek Shulman – voce, sassofono
Gary Green – chitarra
Kerry Minnear – tastiere, cori
Ray Shulman – basso, violino
John Weathers – batteria, percussioni

Produzione

Gentle Giant

Tracklist

1. Interview
2. Give It Back
3. Design
4. Another Show
5. Empty City
6. Timing
7. I Lost My Head

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie