Into The Storm
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Pell, Axel Rudi
Etichetta: SPV Records
Uscita: year
Durata: 57:16
Voto: 4/5
Ancora due parole sul nuovo album, il sedicesimo in studio, del »Richie Blackomore tedesco« o, per dirla chiara e tonda, del maestro della teoria a sei corde Axel Rudi Pell. Quando il tipo pubblica un disco, sai già esattamente cosa aspettarti. Sai per certo che è la risposta tedesca ai grandi lavori degli anni Settanta, quando nacquero i dischi più importanti del rock pionieristico. Per Axel sono di sicuro i primi tre album dei Rainbow!
Axel Rudi Pell è un chitarrista, compositore, arrangiatore e produttore di grande esperienza. Negli anni Ottanta si è temprato nella formazione tedesca Steeler, poi si è dedicato alla carriera solista. »Into The Storm« è un album che a metà febbraio di quest’anno ha già vissuto il primo tour promozionale nel vecchio continente. A settembre segue la seconda parte, mentre durante l’estate potremo beccare Axel Rudi Pell in qualche festival – la possibilità più concreta si presenta al Bang Your Head!! di quest’anno a Balingen, in Germania.
Eh già, cari rocker! Il “grande inconsolabile dei Rainbow” stavolta ha fatto addirittura un cambio. E si sente lungo tutto l’album, anche se non sposta di un millimetro lo stile. Axel ha sostituito Mike Terrana, membro storico della formazione, e ha arruolato nei suoi ranghi una leggenda della batteria! Il sommo Bobby Rondinelli. Rondinelli è il tizio che una volta ha suonato proprio con i Rainbow, ma anche con i giganti Blue Öyster Cult e Black Sabbath. Rondinelli si è esibito vicino alla Slovenia nel 2005 con i The Lizards. All’epoca suonarono a Treviso, in Italia (come gruppo spalla di Glenn Hughes)
Eppure »Into the Storm« porta con sé un’altra differenza rispetto ai lavori precedenti. Oltre a Rondinelli, porta un’atmosfera diversa. È infatti più cupo rispetto ai dischi di prima. Ha una produzione un po’ ammodernata, un suono di chitarra più ciccione, e una sezione ritmica molto più contrastata e in evidenza. Bobby Rondinelli è un batterista tutto fisico. Il suo colpo è riconoscibile al volo. Ha un carattere suo. Come i suoi passaggi – i rolling. Non riesce a tutti i batteristi. Così era, e resta, anche Terrana. Anche Terrana si portava dietro il suo bagaglio personale di batterista, che arricchisce la maggior parte dei lavori in studio di Axel Rudi Pell. Ma Rondinelli suona in modo sensibilmente diverso dal punto di vista tecnico. Ed è un bene. Perché così lo stampo compositivo di Pell, ormai riconoscibilissimo, ottiene una scossa, una rinfrescata, un upgrade dinamico di cui aveva un gran bisogno! Già con il primo brano Rondinelli piazza un paio di tipici passaggi a cannonata, che rendono facile tracciare parallelismi con il suo contributo nelle band già citate nel paragrafo precedente. Stavolta il suono è super affilato e travolgente. Se non sei preparato, puoi iniziare a sanguinare dalle orecchie in un attimo! Il netto contrasto tra i giri di chitarra e la sezione ritmica viene ulteriormente potenziato, a livello di atmosfera, dalle immancabili cortine di tastiere!
Johnny Gioelli resta una certezza. Nell’interpretazione vocale è magnifico. Proprio come da sempre, da quando si è unito alla squadra di Pell per la prima volta con l’album »Oceans Of Time« (1996)! Un cantante dal timbro unico, di nuovo a pieno regime anche negli Hardline, la sua band madre, che affascina con la sua riconoscibile succosità. Resta una miscela splendida di purezza melodica altissima e ruvidezza gutturale. Tower Of Lies è la tipica opener pompatissima e schiacciasassi, tagliata secondo la ricetta più ortodossa di Axel Rudi Pell. Con lei l’album inizia subito a incasellarsi nelle aspettative. A un palmo di distanza le si avvicina Burning Chains. Ancora una volta Pell dà il meglio quando compone suite hard rock a medio tempo. Possiamo parlare di mini suite epiche, perché tutti i brani sono pieni di passaggi ornamentali, sapientemente conditi con la brillantezza del tocco unico delle mani abili di Pell, che servono qualche scappatella solista da mozzare il fiato! A parte Hey Hey My My, con la rima »rock ‘n’ roll can never die«, che da cover dell’originale di Neil Young in qualche modo non “sta proprio insieme” al resto del materiale, “Into The Storm” è per il resto un tipico prodotto di Pell. Il picco dell’album è ovviamente la suite epica conclusiva Into The Storm, piazzata in coda al disco. Il brano, che supera i dieci minuti di durata, è insaporito anche da »arabeschi«, il che di nuovo non è certo una novità per Pell.
I fan di Axel Rudi Pell metteranno in collezione anche questo album. Tutti gli altri, quelli che non conoscete il musicista, andrete in estasi per il disco, finché non scoprirete che i quindici precedenti gli somigliano parecchio. E noi del terzo gruppo ci ritroveremo a concludere, ancora una volta: »Bene, in linea con le aspettative e nonostante il titolo, senza scossoni!«
Formazione
Johnny Gioeli – voce
Axel Rudi Pell – chitarra
Ferdy Doernberg – tastiere
Volker Krawczak – basso
Bobby Rondinelli – batteria
Produzione
Axel Rudi Pell
Tracklist
1. The Inquisitorial Procedure (1:48)
2. Tower of Lies (4:26)
3. Long Way To Go (5:32)
4. Burning Chains (5:23)
5. When Truth Hurts ( 6:46)
6. Changing Times ( 6:05)
7. Touching Heaven (7:02)
8. High Above (4:49)
9. Hey Hey My My (5:01)
10. Into the Storm (10:35)