Into the Woods

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Hawkwind
Etichetta: Cherry Red Records
Uscita: 2017
Durata: 63:53
Voto: 4.5/5

I titani dello space rock Hawkwind sono tornati con un nuovo album, »Into the Woods«, erede di quella delizia concettuale che era »The Machine Stops« (2016), con cui avevano già ribadito che dopo quasi cinquant’anni sulla scena musicale non sono nemmeno un po’ stanchi. »Into the Woods« è già il trentesimo album in studio nella carriera straordinariamente ricca e tumultuosa dei campioni dello space rock, se nella discografia degli Hawkwind si contano anche i tre dischi usciti come Hawklords, Psychadelic Warriors e Hawkwind Light Orchestra. Il carismatico chitarrista/cantante e unico membro fondatore Dave Brock, lo storico batterista Richard Chadwick, nella band dal 1988, il cantante/bassista Mr Dibs e il bassista Haz Wheaton hanno accolto stavolta nei ranghi un nuovo tastierista, Magnus Martin, che ogni tanto imbraccia anche la chitarra. Quest’ultimo ha preso il posto di Neall Hone, Dead Fred e Tim Blake, che negli ultimi sette anni si sono alternati con regolarità al ruolo di tastierista principale.

Anche se ormai, quasi per tradizione, non esce un album degli Hawkwind senza il cambio di almeno un membro della formazione, il loro nucleo, raccolto attorno a Brock, Chadwick e Dibs, è stabile come non lo era da tempo, mentre la band letteralmente scoppia di energia rinnovata: in meno di un anno dall’uscita di »The Machine Stops« hanno già registrato un nuovo album in studio, e non è proprio una cosuccia da niente. »Into the Woods«, che per qualità supera addirittura un po’ il suo splendido predecessore, si distingue per un sound tipicamente, si potrebbe dire classicamente Hawkwind, basato su arrangiamenti space rock e psichedelici con grande risalto alle texture elettroniche, a linee di basso (proto)punk e a passaggi di chitarra hard rock o conditi di blues, firmati dall’inimitabile Brock. I vecchi trucchi di scrittura e arrangiamento si fondono con successo con qualche idea fresca e una produzione moderna, il che significa che l’album piacerà sia ai fan di lunga data sia a chi sta ancora scoprendo la leggendaria band.

La title track, che apre il disco, è un’inaspettata incursione nell’heavy metal, mescolata ai tipici trucchetti space rock degli Hawkwind, e rappresenta un avvio ricco di energia. La psichedelica »Cottage in the Woods«, basata soprattutto sui suoni elettronici dei sintetizzatori e su nostalgiche armonie di chitarra, crea un contrasto ambientale decisamente azzeccato. La melodica »Have You Seen Them« ha un sapore totalmente retrò da anni Settanta, proprio come »Spaceship Blues«. Quest’ultima è uno degli esperimenti più interessanti di »Into the Woods«: dopo uno space blues rock verso la fine sconfina nel territorio dello space country, e in generale suona come se fosse stata registrata all’inizio dei Settanta con il compianto Lemmy al basso.

Pezzi come l’ultrapsichedelica »The Whind«, con la sua narrazione e i suoni dissonanti della ‘natura’ sullo sfondo, ti ricordano ancora una volta da dove arrivano le radici della band, che ha mosso i primi passi sotto la forte influenza dei Pink Floyd dell’era Syd Barrett. »Vegan Lunch« dal canto suo riesce a unire la sperimentazione space rock alla melodia, e lo stesso vale per »Magic Scenes«, che con le sue texture di sintetizzatore futuristiche e le armonie ramificate è uno dei punti più alti di »Into the Woods«. Tra questi si può mettere anche l’epico-erotica »Wood Nymph«, che fin da ora si può definire un vero evergreen degli Hawkwind, e il capolavoro strumentale di chiusura »Magic Mushroom«. Il settantacinquenne Brock dimostra a ogni passo come nel corso dei decenni si sia trasformato da improvvisatore ossessionato dai riff blues in un virtuoso eclettico della chitarra, che non smette di entusiasmare con i suoi assoli spaziali. A differenza del lavoro precedente, che si distingueva per un interessante concept fantascientifico su una società distopica, stavolta non c’è nessun concept, anche se la maggior parte dei testi tratta in chiave romantica i boschi e i loro abitanti usciti da varie storie folkloristiche, il che ricorderà a più di un fan del rock progressivo il classico dei Jethro Tull »Songs from the Woods« (1977), con cui dal punto di vista musicale, ovviamente, non c’è alcuna parentela.

Il capitano Brock e la sua ciurma dell’astronave Hawkwind sono atterrati stavolta in mezzo a un bosco sempreverde, dove, tra una chiacchierata e l’altra con le ninfe dei boschi, si sono abbuffati fino all’ultimo di funghi magici. »Into the Woods« è la prova lampante che gli Hawkwind, anche dopo quasi cinque decenni di attività, tengono ancora in splendida forma il loro space rock, il che vuol dire che i fan di lunga data potranno di nuovo essere più che soddisfatti delle nuove composizioni. Mentre la maggior parte dei loro coetanei dell’età d’oro del rock progressivo si è ormai ritirata o è solo una pallida ombra della grandezza di un tempo, gli Hawkwind invecchiano davvero come il buon vino, e sembra che la loro rinascita, iniziata più o meno con l’arrivo di Mr Dibs, continui e continui ancora. Purtroppo il loro prossimo tour resterà saldamente cementato entro i confini di casa, la Gran Bretagna, cosa a cui negli ultimi anni ci siamo più o meno abituati.

Formazione

Dave Brock – chitarra, tastiere, voce
Jonathan Derbyshire “Mr. Dibs” – voce, basso, chitarra, violoncello
Magnus Martin – tastiere, chitarra
Haz Wheaton – basso
Richard Chadwick – batteria, cori

Produzione

Hawkwind

Tracklist

1. Into The Woods
2. Cottage In The Woods
3. The Woodpecker
4. Have You Seen Them
5. Ascent
6. Space Ship Blues
7. The Wind
8. Vegan Lunch
9. Magic Scenes
10. Darkland
11. Wood Nymph
12. Deep Cavern
13. Magic Mushroom

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