Isla De Muerta
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Ten
Etichetta: Rocktopia Records
Uscita: 2015
Voto: 4/5
I longevi rocker melodici britannici Ten, che resistono sulla scena dal 1995, l’anno scorso, in cui hanno festeggiato vent’anni di carriera, hanno pubblicato il loro dodicesimo album in studio, intitolato »Isla De Muerta«.
La band, guidata e spinta fin dall’inizio dal suo motore principale, il leader, cantante, paroliere, produttore e compositore di punta Gary Hughes, dai tempi di »Albion« lavora in formazione a sette. E con ben tre chitarre in line-up.
Già »Albion« aveva portato una rinascita sonora evidente: i Ten avevano guardato dritto alle proprie origini e al primo album in studio »X« (1996), andando a toccare le corde emotive di tutti i nostalgici che ricordano con affetto sia l’esordio sia il suo mitico successore »The Name of the Rose« (1996). La band ha quindi sostenuto l’ispirazione creativa con arrangiamenti che alzano parecchio la dinamica di tutte le chitarre. Si sentiva soprattutto in una produzione sonora più densa, in un movimento extra delle parti centrali »mid-eight«, e in un upgrade degli abbellimenti nei passaggi di transizione grazie alle armonie a tre voci.
»Isla De Muerta« è la continuazione di questa storia. Hughes e compagni hanno di nuovo sfornato un’uscita velocissima, subito dopo il predecessore »Albion«, ma al tipo evidentemente le idee fresche non mancano proprio. Il gruppo, che cavalca l’onda nuova di una spinta creativa, ha fondato da poco una propria etichetta, prendendo finalmente tutto in mano sua. Questo porta nel campo della squadra una dose in più di rilassatezza e leggerezza, condizione essenziale per quel buon umore che è la base per creare materiale d’autore di qualità. Come dice già il titolo dell’album, i testi toccano il mito di una leggenda piratesca legata all’»isola della morte«, mentre quel kitsch pomposo d’autore con cui i Ten bombardano da anni il proprio carattere musicale di rock melodico, la band lo mantiene anche grazie alla collaborazione dell’eccellente artista Gaetano Di Falco, che ha di nuovo creato la copertina di questo album. Dal punto di vista stilistico la copertina richiama le illustrazioni del celebre Hal Foster. Il gruppo si è buttato in una presentazione dell’album decisamente ambiziosa, tanto da pubblicare per la sua promozione anche due singoli, e cioè per i brani Tell Me What To Do e This Love. Anche se il nuovo album ci porta ai Caraibi, i messaggi dei brani The Dragon And Saint George (la storia di come San Giovanni sconfigge il drago e protegge la città di Silene) e Revolution (ispirata alla Rivoluzione francese) se ne discostano.
»isla De Muerta« consolida le caratteristiche sonore dei nuovi Ten, mantenendo e rafforzando le vibrazioni del predecessore »Albion«, e per fortuna non ha il »passo falso« che Hughes si era concesso nel disco precedente, quando si era cimentato nel cantare in italiano in modo pomposo. Per questo si tratta di un prodotto più coerente rispetto al predecessore. Stilisticamente, come c’era da aspettarsi, i Ten con il nuovo album non sorprendono nemmeno di un millimetro. Lavorano secondo la loro ricetta collaudata, che tra i fan della band fa centro da anni, con in testa la voce nasale e di intonazione media di Hughes, che però è abbastanza ricca di sfumature da portare un tocco di mistero e oscurità nel carattere musicale del gruppo.
Ten – The Last Pretender:
https://www.youtube.com/watch?v=DX2vDLs664A
Formazione
Gary Hughes – voce
Dann Rosingana – chitarra
Steve Grocott – chitarra
John Halliwell – chitarra
Steve Mckenna – basso
Darrel Treece-Birch – tastiere
Max Yates – batteria
Produzione
Gary Hughes
Tracklist
1. Buccaneers (Instrumental) / Dead Men Tell No Tales (6:27)
2. Tell Me What To Do (4:15)
3. Acquiesce (4:45)
4. This Love (4:42)
5. The Dragon And Saint George (5:16)
6. Intensify (6:39)
7. Karnak (Instrumental) / The Valley Of The Kings (8:10)
8. Revolution (5:56)
9. Angel Of Darkness (3:57)
The Last Pretender (6:40)
We Can Be As One (3:28) (traccia bonus per il mercato europeo)