Jag Panzer: The Hallowed
Etichetta: Atomic Fire Records
Data di uscita: 23. 6. 2023
Produzione: Jag Panzer
Durata dell’album: 53.03 min
Genere: Heavy Metal / Power Metal
Voto: 9.0/10
I leggendari power metaller americani Jag Panzer sono di nuovo tra noi con il nuovo album «The Hallowed». Dal predecessore «The Deviant Chord» (2017) sono passati ben sei anni e più di un fan della band ha cominciato a chiedersi seriamente che fine avesse fatto il gruppo che si era guadagnato lo status di culto già con l’esordio «Ample Destruction» (1984) e alla fine degli anni Novanta aveva vissuto una vera e propria rinascita artistica.
Purtroppo su «The Hallowed» non c’è più il chitarrista virtuoso Joey Tafolla, che ha il vizio di andare e tornare proprio quando i fan della band si sono riabituati alla sua tecnica chitarristica così varia. Il suo sostituto, meno noto, su «The Hallowed» è Ken Rodarte, che viene anch’egli dalla “vecchia scuola” dei maestri della chitarra, il che significa che il suo stile è segnato da passaggi neoclassici e da qualche shredding in linea con quello del predecessore. I fan dei Jag Panzer possono quindi tirare un sospiro di sollievo, visto che ai fuoriclasse del power metal americano capita piuttosto spesso che i loro ottimi chitarristi (solisti) se ne vadano dopo l’uscita di lavori in studio molto riusciti. È successo, per esempio, con l’addio di Chris Broderick, che sembrava non vedere l’ora di unirsi ai ben più celebri (e più redditizi) Megadeth.
«The Hallowed», il primo concept album dei Jag Panzer dopo «Thane to the Throne» (2000), è sotto ogni aspetto un classico disco dei Jag Panzer, cioè carico di power metal epico e potente, con tanti ritornelli bellicosi e armonie di chitarra di gusto raffinatissimo. Nessuna sorpresa, visto che sono ancora tutti lì i tre membri fondatori, anzi i quattro storici, con in testa il cantante Harry ‘The Tyrant’ Conklin e il chitarrista ritmico/tastierista Mark Briody, i principali autori dei loro pezzi. Conklin, che una decina d’anni fa aveva deciso all’ultimo momento di non lasciare i Jag Panzer, canta ancora come un ragazzino e sembra che stavolta in alcuni brani spinga la voce verso le note alte persino più del solito. Il suo vocal straordinario è praticamente il mattone fondamentale e più riconoscibile del suono classico dei Jag Panzer. Non stupisce che «Dissident Alliance» (1994), l’unico lavoro in studio (ufficiale) nella storia dei Jag Panzer senza la voce di Conklin, si sia rivelato un disastro totale.
La superiorità vocale di Conklin è evidente già dal pezzo d’apertura «Bound As One», che è sulla buona strada per diventare un classico dei Jag Panzer e con ogni probabilità diventerà presto un fisso dei concerti: l’accoppiata tra un ritornello possente, armonie di chitarra melodiche e passaggi di batteria intelligenti è la ricetta per un catalizzatore di energia power metal relativamente breve ma eccellente. «Prey!», che per molti versi ricorda alcune cose dei Jag Panzer anni Ottanta, solo con una produzione molto migliore, con il suo ritornello crudo era fatta apposta per scaldare il pubblico dal vivo. «Ties That Bind» è una tipica composizione alla Jag Panzer che, a differenza del più semplice «Prey!», rimanda piuttosto ad alcuni loro pezzi più complessi e ambiziosi della fine degli anni Novanta e degli ultimi due decenni.
Su «Stronger Than You Know» tra ritmo tiratissimo, passaggi di chitarra incandescenti e il canto rabbioso di Conklin regna un’atmosfera infernale al massimo, coronata a metà da un assolo di chitarra virtuoso. «Onward We Toil» è carico di un ritornello epico che farà battere il cuore a tutti i veri guerrieri del metal. La sua energia “barbarica” e la sua atmosfera ricorderanno a più di uno il periodo del classico dei Jag Panzer «The Age of Mastery» (1998).
Nell’ottima «Edge of a Knife» si sentono nella parte iniziale anche alcuni elementi orchestrali, opera delle tastiere di Briody, mentre il passaggio nel ritornello epico, riuscitissimo e armonizzato a dovere, farà venire di nuovo i brividi lungo la schiena agli amanti del power metal epico e virile. «Dark Descent» fonde in modo eccellente gli elementi epici e brutali degli ingredienti classici del sound dei Jag Panzer e raggiunge il climax in un ritornello maestoso, il che vuol dire che è facilissimo innamorarsi di questo pezzo già al primo ascolto. Nella splendida «Weather The Storm» si sente di nuovo chiaramente quanto sia importante, nella musica dei Jag Panzer, l’abilità vocale di Conklin: con un cantante meno carismatico e talentuoso questo brano sarebbe risultato molto meno interessante e energico. «Renewed Flame» fa parte di quei pezzi dei Jag Panzer tesi e melodrammatici che di secondo in secondo alzano la tensione drammatica fino al climax nel ritornello epico. Tutti gli amanti di classici di lunga data come «Shadow Thief» e «Chain of Command» ne saranno sicuramente entusiasti.
L’ambizioso finale «Last Rites» è al tempo stesso l’atto conclusivo del concept distopico e post-apocalittico che, all’uscita di «The Hallowed», è stato accompagnato anche da un fumetto. Nonostante stavolta non abbiano usato veri arrangiamenti d’archi (qua e là compare comunque qualche arrangiamento orchestrale fatto con le tastiere), e nonostante la parte iniziale tiri un po’ per le lunghe e, complice il ritmo più lento e l’atmosfera più cupa del solito, il tutto ricordi più qualcuna delle composizioni più ambiziose dei Manilla Road che un classico pezzo dei Jag Panzer, nel complesso il brano funziona comunque molto bene.
«The Hallowed» è sotto ogni aspetto un classico album dei Jag Panzer, che soddisferà l’appetito di tutti i fan di lunga data e può tranquillamente entrare tra i loro migliori lavori. Finché Conklin e Briody guideranno l’intero processo creativo, per il futuro dei Jag Panzer non c’è da preoccuparsi. Resta il fatto che si tratta di un progetto concettuale decisamente meno complesso e rifinito rispetto al sinfonico «Thane to the Trone» (2000), che per la maggior parte dei fan dei Jag Panzer resta il loro apice creativo finora.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Tracklist:
1. Bound As One
2. Prey!
3. Ties That Bind
4. Stronger Than You Know
5. Onward We Toil
6. Edge Of A Knife
7. Dark Descent
8. Weather The Storm
9. Renewed Flame
10. Last Rites
Formazione:
Harry Conklin – voce
Mark Briody – chitarra
Ken Rodarte – chitarra
John Tetley – basso
Rikard Stjernquist – batteria
