James Rivera e i Metalsteel regalano una piacevole serata di heavy metal a Metelkova (2009)

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Autore: Urban Bolta

Luogo: Gala Hala / Metelkova / Lubiana
Data del concerto: 31.07.2009
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 15 €

James Rivera è passato dalle parole ai fatti. Di cosa parlo? A fine maggio il Bazen di Kranj ha ospitato gli speed metaller americani Helstar, con il frontman James Rivera in testa. Durante quel concerto aveva elogiato la nostra piccola patria oltre ogni limite e promesso che sarebbe tornato prima possibile.  E siccome promessa è debito, James è tornato in Slovenia, questa volta con un progetto completamente diverso. Grazie all’organizzazione dei dihurčki, James non solo è arrivato sul lato soleggiato delle Alpi, ma ha anche portato in Europa, in anteprima assoluta e sulle ali dei Metalsteel, un progetto chiamato Sabbath Judas Sabbath. Come dice il nome stesso, si tratta di un tributo alle due band heavy metal più influenti, Judas Priest e Black Sabbath, che negli anni Settanta, a colpi di una valanga di uscite, hanno plasmato il genere e cominciato a scrivere un nuovo capitolo del libro del rock’n’roll. Anche se sia i Judas Priest che i Black Sabbath hanno alle spalle quarant’anni di attività, oggi si possono ancora vedere dal vivo entrambi. Ma visto che l’occasione è piuttosto rara e legata anche a certi ostacoli di tempo e di soldi, noi ragazzi ci siamo concessi per una sera un equivalente più che dignitoso di quei patriarchi dell’heavy. Il primo giorno di agosto Metelkova ci ha quindi offerto la possibilità di rivivere, attraverso gli occhi dei Metalsteel con James Rivera alla voce, il meglio che Sabbath e Priest ci hanno lasciato. La serata ci ha riservato anche due band di spalla: ad aprire sono stati gli Scepsis, seguiti dagli Shutdown, già ben noti a Rockline.

SCEPSIS:

Poco dopo le otto e mezza di sera, sul palco della Gala hala ancora completamente deserta è salito un quartetto carinziano che risponde al nome di Scepsis. Nel momento in cui il locale ha finalmente cominciato a rimbombare, il flusso dei metallari più fedeli di tutta Metelkova si è spostato dentro la Gala, dove si è assistito a un vero e proprio festino death – thrash! Gli Scepsis sono stati messi in piedi da membri di due delle band metal carinziane più in vista del momento: i thrasher Thraw e i Wartune, già un po’ più orientati verso il death metal. Si tratta quindi di un side project dedicato esclusivamente alle cover, e di conseguenza alla vera guerra sotto il palco che questi classici, noti a tutti, scatenano. Una cinquantina di teste surriscaldate ha assistito a pezzi old school che hanno scaldato ancora di più un locale già rovente. Il cantante Tilen, che si occupa anche del basso, si è mostrato sotto una luce perfetta: nasconde infatti doti da frontman che con i Wartune, dove suona solo il basso, non emergono in questa misura. Il fratello di Tilen, Domen, e il chitarrista dei Wartune, anche lui Domen, negli Scepsis fanno da duo di chitarre assassino, mentre alle bacchette c’è, con grande abilità, Bubba, il batterista dei Thraw. L’energia che i ragazzi sprigionavano dal palco si è sparsa come fuoco tra i capelloni lì sotto, che si sono scatenati a ritmo di Pantera, Slayer, Death, Sepultura e altri autori di classici eterni. Old school fino alla tomba! I carinziani sono stati un riscaldamento più che decoroso di mezz’ora prima di passare al programma successivo, quando è arrivato il turno di melodie heavy un po’ più delicate.

SHUTDOWN:

Gli heavy metaller di Nova Gorica, che a maggio si erano esibiti al Rockline Fest II, la sera prima del concerto che sto raccontando avevano spaccato tutto nel Litorale insieme a Pomaranča e a qualche altra band; stavolta hanno portato di nuovo a Lubiana la loro visione del hard’n’heavy roll. Nella musica dei ragazzi del Litorale si sente una profonda sfumatura di hard rock anni Ottanta, che hanno impastato per bene: il risultato è un mix di quel genere con l’heavy metal, con chitarre spiccatamente melodiche, il cui suono è tirato fuori da Dominjo come chitarrista solista e da Murva come ritmico. La presenza scenica poggia sulle spalle del cantante Egzij, che con quella pettinatura si potrebbe quasi scambiare per Dee Snider (Twisted Sister): negli Shutdown c’è quindi anche un leggero flirt con lo stile glam, e non solo con Egzij, ma pure con gli altri membri. Il ragazzo varia continuamente un po’ la voce durante i pezzi, mentre le note più alte, quasi obbligatorie nell’heavy metal, per lui sono ancora irraggiungibili. La band è completata dal bassista Dafo e dal batterista Pejc, che hanno di nuovo fatto il loro lavoro con eccellenza. Oltre ai pezzi propri, il cui fiore all’occhiello sono per ora Valkira e Križarji, che suonano sempre al culmine della loro esibizione, hanno rifatto anche i classici dei Judas Priest Diamonds and Rust e Living After Midnight. Nella seconda hanno un po’ pasticciato il ritornello, ma questo non ha rovinato l’ottima esibizione e i punti in più che si sono guadagnati da parte mia.

Un piccolo meno va ai metallari “assetati” che – non parlo di tutti, ma di una buona fetta – preferivano sorseggiare la loro birra preferita fuori dall’ingresso della sala, invece di sostenere con incitamenti da sotto il palco una giovane promessa dell’heavy sloveno.

SABBATH JUDAS SABBATH:

Dopo l’introduzione con le due band di apertura, è finalmente arrivato il momento dell’atto finale, quello per cui ci eravamo ritrovati in una bella serata di sabato. Alle undici meno un quarto in punto sono saliti sul palco Beny, Matej, Rok e Daša, si sono sistemati, ognuno ha preso il proprio strumento e l’esibizione della serata è partita. Aspettavamo con curiosità di scoprire come James Rivera avesse immaginato l’intero progetto “Sabbath Judas Sabbath”. Quanto spazio avrebbero avuto i Priest, quanto i Sabbath? Avrebbe scelto solo i più grandi classici o incluso anche qualche brano meno noto? Ozzy, Dio, Martin: avrebbe reso omaggio a tutti i cantanti più importanti dei Black Sabbath? Nell’aria si respiravano innumerevoli domande simili, a cui abbiamo avuto risposta nelle due ore successive.

Nel momento in cui gli strumenti dei Metalsteel hanno riempito la sala, era chiaro che si era partiti con un pezzo dei Judas Priest. Già dalle prime battute si capiva sempre subito se si trattava dell’uno o dell’altro gigante: i Black Sabbath lenti, morbosi e doom contro i riff riconoscibili, spesso più movimentati e molto più veloci, dei Judas Priest. Non c’era bisogno di chiedersi a lungo: era cristallino che l’opener fosse Judas Rising, a cui gli dei del metal avevano già concesso l’onore di aprire l’album Angel of Retribution (2005). Dopo qualche momento introduttivo del brano, sul palco si è unito ai ragazzi di casa James Rivera in persona, un signore di bassa statura con lunghi capelli ricci e un sorriso stampato in faccia, e ha cominciato anche lui il suo lavoro. E come! Anche le note più alte non rappresentano per Rivera il minimo problema: lo si può paragonare perfino a Rob Halford nei suoi anni migliori! All’iniziale Judas Rising è seguita la ben più recente perla di Painkiller (1990), Night Crawler, poi, per la seconda volta quella sera, Diamonds and Rust, durante la quale c’è stato un piccolo inconveniente. A Daša si è rotta la pedaliera della grancassa e, siccome tra metallari la solidarietà non è un concetto estraneo, uno dei due gruppi precedenti, o meglio il suo batterista, ha dato una mano a risolvere il guaio.  Nel frattempo Beny e Rok si sono dimostrati degli improvvisatori (leggi: presentatori), e qualche risata l’ha regalata anche James. Proprio mentre il pubblico stava cadendo nel magico sogno dei Judas Priest, risolto il problema alla batteria, è arrivato a interromperlo il primo gioiello dei Sabbath: Turn Up the Night, scritto ai tempi di Dio.

James Rivera ha cambiato continuamente un po’ il ritmo della sua voce, dettato dal pezzo suonato. Sui brani dei Judas Priest cantava sempre in modo incredibilmente acuto, come se si stesse riascoltando la rinascita vocale di Halford, mentre sui classici dei Black Sabbath abbassava parecchio il canto, restando comunque un anno luce sopra la linea brontolante di Ozzy Osbourne. Beny, il cantante dei Metalsteel, questa volta si è dedicato solo alla chitarra, lavoro che nella band faceva già da qualche anno quando alla voce c’era Alex, con cui poi si sono separati. Il centro del palco, dove di solito Beny regna, l’ha lasciato, come potrebbe essere altrimenti, a James Rivera, e si è spostato a sinistra; a destra di James maltrattava le corde l’altro chitarrista dei Metalsteel, Rok, mentre più o meno in seconda linea, dietro al trio d’assalto, Matej si occupava del basso e, del tutto sullo sfondo, c’era ovviamente Daša, a martellare le sue predilette (le pelli, ci mancherebbe!). Che accompagnamento eccezionale sono stati i Metalsteel: a Rivera si sarà probabilmente sciolto il cuore dalla felicità! Hanno portato a casa tutto il concerto senza un solo errore, un affiatamento pazzesco: i ragazzi e la ragazza per questa serata devono sicuramente aver fatto prove chilometriche e versato cento e una gocce di sudore! Chapeau! Anche l’anello debole della band, la batterista Daša, ha fatto un lavoro molto solido.

Il pubblico impazziva, partecipava, incitava e incoraggiava i musicisti sul palco con gli applausi. L’energia viaggiava quindi in entrambe le direzioni. James ha accolto la Slovenia, il nostro pubblico ha accolto James. Anche stavolta ha elogiato il nostro paesino oltre ogni limite e ha anche toccato il cuore dei presenti ammettendo che la Cocta è meglio della Coca-Cola. Hehe, quanto ha ragione. Per la sua atmosfera familiare, la Gala hala è un posto dove per una band non è difficile respirare all’unisono con il pubblico, e basta una scintilla sotto forma di un pezzo che conoscono tutti perché la festa si scateni. Purtroppo questo porta a galla anche momenti un po’ meno piacevoli, quando facce metal ben note nei nostri giri di concerti salgono sul palco e, con evoluzioni da stuntman, danno palesemente fastidio a Rivera mentre canta. Di quei momenti non erano contenti né i Metalsteel né Rivera.

Noi presenti alla serata heavy di sabato abbiamo assistito alle interpretazioni di The Green Manalishi, Metal Gods (in cui, sul ritornello, i chitarristi dei Metalsteel hanno prestato la voce a Rivera), Hell Bent For Leather e gli immancabili Hellion ed Electric Eye. In ordine misto e variabile, i “Sabbath Judas Sabbath” hanno servito anche Neon Night, N.I.B., Heaven and Hell, Children of the Sea, War Pigs. Già una dissezione appena più attenta dei brani suonati ci mostra chiaramente che, data la lunghezza della militanza di Ozzy e di Dio nei Black Sabbath, a prevalere sono stati soprattutto i brani dei “Dio years”. Ricordo che Ronnie James Dio ha partecipato a soli due album in studio: Heaven and Hell (1980) e Mob Rules (1981). Proprio alla fine, nel bis, è arrivato anche un momento solenne per i Metalsteel! Insieme a Rivera hanno suonato il loro inno Heavy Metal is Our Religion, cosa che possono sicuramente considerare un grande onore!

Non solo l’ultimo pezzo: l’intero concerto è stato senza ombra di dubbio un’esperienza fantastica per gli heavy metaller di Medvode, un gradino in più nella loro carriera e una nuova motivazione per andare avanti. Rivera ha promesso che con la stessa formazione farà il giro del vecchio continente, dove potrà trasmettere ai ragazzi di Medvode più di una sua esperienza della sua ricca carriera.

La scaletta era varia, la maggior parte era contenta della scelta, qualcuno no. Del resto ogni spettatore può sparare lì per lì cinque pezzi che avrebbe voluto sentire e che la fortuna non gli ha concesso. Ma si può davvero stipare in un repertorio di appena centoventi minuti tutti i successi delle due band che hanno dettato legge nella musica heavy metal.? Penso che sia impossibile..

Foto: Miha Mally

Scaletta

1. Judas Rising 2. Night Crawler 3. Diamonds & Rust 4. Turn Up The Night 5. N.I.B. 6. Children of the Sea 7. Green Manalishi (with the two pronged crown) 8. Neon Knights 9. The Lonely Man`s Revenge 10. Die Young 11. Beyond The Realms of Death 12. War Pigs 13. Metal Gods 14. Heaven & Hell 15. Hell Bent For Leather 16. The Hellion/Electric Eye 17. Sabbath Bloody Sabbath 18. Heavy Metal is Our Religion (brano dei Metalsteel)

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