No Time To Bleed
Artista: Suicide Silence
Etichetta: Century Media
Uscita: 2009
Durata: 37:52
Voto: 3.5/5
I Suicide Silence sono tra le band più giovani, ma stanno in cima alla lista dei gruppi più caldi della scena moderna del metal estremo. I ragazzi di Riverside (California, USA), a due anni dal debutto in studio “The Cleansing” (2007), continuano così la saga del loro mestiere musicale.
A livello di impostazione musicale, il nuovo album non offre particolari deviazioni rispetto al debutto. Anzi, appena ti scontri con le prime due tracce, Wake Up e Lifted, ti trovi davanti a due documenti di rumore estremo e scatenato, che lanciano il disco a 110 all’ora. La band resta fedele alla sua idea di miscela death grind thrash core, dove, oltre a una produzione ottima e bella incandescente, con quel massiccio impasto di riff di entrambe le chitarre, c’è uno dei tratti più caratteristici di questo baccano chiamato Suicide Silence: la voce di Mitch Lucker. Il passaggio tra il “gracchiare” da cookie monster (growl death) e l’urlo furioso da core convive ancora in modo fenomenale lungo i versi. Luker è convincente: sfrenato, aggressivo e brutale. In produzione vale la pena sottolineare il suono metallico del rullante, che ricorda il classico sound che un tempo proponevano i Metallica. Nel complesso, il suono funziona alla grande, ed è così che prende forma in studio il nuovo sound dei Suicide Silence.
I Suicide Silence sono una formazione che negli ultimi due anni ha passato un sacco di tempo sui palchi. In questo periodo ha accumulato tanta esperienza, è cresciuta un po’ ed è diventata più matura. Metà dei pezzi i ragazzi li hanno messi insieme e scritti in tour, e alcuni, come per esempio Wake Up, li suonavano dal vivo già da un bel po’, molto prima dell’uscita del disco.
Dopo i primi due brani ci si trova di fronte a qualche elemento più melodico, che le due chitarre incastrano nel volto delle nuove canzoni accanto ai riff spietati. Ma tutto è misurato con la curvatura a semitoni dei riff, che in certi punti viene soffiata fuori da una fortezza di batteria tecnicamente ineccepibile, che trova un sacco di spazio per aprirsi e mostrare tutta la sua bravura e maestria. I Suicide Silence sputano quindi fuoco a pieno regime, e non hai mai la sensazione che possano fermarsi. Something Invisible, la title track e anche Suffer non nascondono l’occhiolino alle coordinate del grind. In questi momenti potrai goderti un audace dialogo tra batterie esplorative, con scenari di passaggio davvero interessanti, cambi di tempo e colpi rigidi ma velenosi di macelleria riffistica a semitoni, che costringe le orecchie a sanguinare, e in cui si inserisce con gusto il mix di urla e growl.
Il più grande esperimento che la band si concede è …And Then She Bleed, che calma l’album, e a questo punto la dinamica crolla. Lo stacco rispetto ai primi sei schiacciasassi è così netto che risulta quasi fastidioso, e quel sapore di macelleria senza compromessi che la band offriva all’ascoltatore si annacqua. Insomma, non è stata una mossa tra le più furbe. Dopo la meno interessante Wasted, i Suicide Silence con Your Creations tornano con le caratteristiche che pretendiamo da loro, nel linguaggio che la prima metà di questo album capisce e segue. È curioso, però, che le ultime due tracce non puntino all’aspetto letale dell’apertura del disco, come ci si sarebbe invece aspettati, e così il finale non brilla per intensità.
“No Time To Bleed” rappresenta un punto creativo in cui la band ha tirato fuori un successore del debutto più maturo a livello di sviluppo. Si distingue soprattutto per le composizioni più movimentate rispetto al predecessore, segno che il gruppo aveva voglia di sperimentare di più. Questo significa che, se cerchi una manifestazione senza compromessi di rumore e aggressività da ascoltare “al primo colpo”, forse l’album non fa per te. Come tale, il nuovo disco ha meno argomenti pesanti rispetto al debutto, che era solo un razionale seguire le orme di Despiced Icon, All Shall Parish o Carnifex. Per questo il nuovo album offre anche più personalità propria, e questo è un passo avanti nella giusta direzione.
La sensazione, insomma, è che questo album non sia così aggressivo, letale e spietatamente tirato come il debutto. D’altra parte, proprio un pizzico più di cura nelle composizioni, soprattutto per l’aggiunta di qualche melodia di chitarra in più all’unisono, offre anche un album diverso, che renderà comunque felici tutti i fan della band, così come gli amanti della fusione delle branche estreme del metal appena descritte.
Formazione
Mitch Lucker – voce
Chris Garza – chitarra
Mark Heylum – chitarra
Dan Kenny – basso
Alex Lopez – batteria
Produzione
Machine
Tracklist
1. Wake Up
2. Lifted
3. Smoke
4. Something Invisible
5. No Time To Bleed
6. Suffer
7. …And Then She Bled
8. Wasted
9. Your Creations
10. Genocide
11. Disengage