Janez Zmazek: il rock & roll è uno stile di vita! (2008)
Data dell’intervista: 27.04.2008
Abbiamo fatto due chiacchiere con Janez Zmazek al Klubar di Kranj, dove sabato scorso uno dei migliori chitarristi sloveni, dopo sei anni, ha rimesso in moto in grande stile la macchina del leggendario Don Mentony Band. Janez dice che il futuro non lo preoccupa. Libero dal clamore mediatico, tranquillo, sta preparando le prossime vittorie, per le quali è riuscito di nuovo a radunare intorno a sé una famiglia musicale da far invidia. “Il rock & roll è uno stile di vita” risuona ancora come l’essenza del messaggio di Zmazek, che a vent’anni di distanza sembra più convincente che mai.
RockLine: Don Mentony torna in azione dopo ben otto anni. Cos’hai combinato fino a ora, Janez Zmazek?
Janez Zmazek: In questi ultimi anni ho riflettuto un sacco su cosa potessi ancora fare. Volevo pubblicare una compilation “best of”, ma siccome in passato Don Mentony ha pubblicato album con tre etichette diverse, la faccenda dei diritti si sarebbe probabilmente incasinata parecchio. Poi mi è venuta l’idea di registrare il materiale dal vivo. Ho parlato con la gente di una radio di Lubiana, per la precisione di Val 202, per registrare questo “best of” in due serate nello studio 14, che è una saletta da 200 persone, quindi dal vivo! Con questo scopo ho messo insieme anche la band di questi nuovi ragazzi, di cui sono follemente soddisfatto..
RockLine: suonano alla grande..
Janez Zmazek: Esatto. Super, molto musicali. Per un po’ mi ha perseguitato anche l’idea di mollare Don Mentony, ma d’altra parte mi sembrava una follia. Don Mentony è un nome che la gente conosce. In questi ultimi anni me ne sono passate per la testa di tutti i colori. Però adesso mi sento davvero benone.
RockLine: Janez Bončina ti aveva annunciato a dicembre per il tradizionale incontro di sagittari e capricorni, ma alla fine non ti sei visto.
Janez Zmazek: Mi sono già scusato con Benč. Ero così fuori di testa in quel periodo prima di Capodanno che mi sono semplicemente dimenticato…
RockLine: i regali e tutta ‘sta roba..
Janez Zmazek: Eh sì, certo che ci siamo fatti i regali. Dai, fammi fare un tiro anche a me, ci siamo fatti i regali. (ride)
RockLine: Com’è stata l’esperienza con i Buldožerji?
Janez Zmazek: Come andare a letto con la ex moglie. Bello. Abbiamo fatto 10 o 12 concerti, uno anche a Zagabria e due a Belgrado. Visto che col tempo ti scrolli di dosso un po’ di zavorra che da ventenne pieno di belle speranze ti pesava addosso, è stata un’esperienza irripetibile. Ci siamo goduti ogni minuto. Una dozzina di concerti era proprio la dose giusta. Siamo ormai dei vecchietti, così alla fine il tutto sembrava già un asilo. Può capitare che con i Buldožerji suoniamo all’inaugurazione del Kino Šiška. Ma niente di davvero nuovo con i Buldožerji, non se ne parla.
RockLine: Una specie di one night stand, insomma?
Janez Zmazek: Esatto. Abbiamo fatto la nostra parte, è stato fantastico e basta.
RockLine: Per te cos’è stata la sfida più grande: suonare con i Buldožerji negli anni ’80 o, più tardi, con Don Mentony negli anni ’90?
Janez Zmazek: Sai, è difficile fare un paragone. Io ho avuto la gran fortuna di finire in una formazione che allora era al vertice della scena jugoslava. Potrei dire che era tra i primi cinque gruppi, e per certi versi addirittura la numero uno, perché era così diversa da tutti gli altri. Non suonavamo il cosiddetto rock da pastori. Suonavamo musica bella tosta. Con i Buldožerji ho imparato tante cose come musicista. Solo che con i Buldožerji suonavo solo la chitarra, mentre Don Mentony da questo punto di vista richiede molto di più. È la mia creatura. Devi anche capire che io ho iniziato la carriera esclusivamente come chitarrista, e se allora qualcuno mi avesse detto che un giorno sarei diventato un cantante sloveno famoso, non l’avrei preso sul serio, ovviamente. Ma, come vedi, le cose prendono ppieghe interessanti. Ogni esperienza musicale mi dà una certa dose di soddisfazione, quindi è difficile dire quale mi sia piaciuta di più. Forse Don Mentony per un soffio, perché è semplicemente il mio progetto.
RockLine: Negli anni, dal Don Mentony Band è passata tutta una serie di ottimi musicisti.
Janez Zmazek: Eh già, di soldi non ce n’è mai abbastanza (ride)!
RockLine: Qual è la formula per mantenere alto il livello della musica, con una situazione che cambia così tanto intorno a voi?
Janez Zmazek: Questo l’ho imparato per esempio con i Buldožerji. Noi abbiamo sempre lavorato in modo professionale. E quando dopo Dobra Mrha ho visto che la cosa andava sul serio, dai singoli, anche se non erano chissà quali musicisti, ho preteso un certo senso di responsabilità. Ho avuto anche fortuna nella scelta dei musicisti, alcuni erano davvero eccellenti, per esempio Matej Mršnik. Quest’ultima squadra, senza voler infangare i precedenti, è comunque la più musicale, i ragazzi sono davvero sul pezzo. Con loro ho ricominciato a divertirmi a suonare brani che sei anni fa avevo già fin sopra i capelli.
RockLine: Oggi è difficile trovare buoni musicisti?
Janez Zmazek: Difficile, io sono stato molto fortunato.
RockLine: Com’è nata la collaborazione con Tomo Jurak?
Janez Zmazek: Con Tomo collaboriamo per forza di cose.
Tomo Jurak: Una volta gli ho prestato dei soldi e fino a oggi non me li ha ancora ridati (ride).
Janez Zmazek: Vuole un gran bene a Tomo, solo che a volte è troppo sincero! Sai com’è, se sei uno di cuore, allora non ci sono problemi. Con Jurak ci conosciamo da anni.
Tomo Jurak: Quello che Janez suona oggi, io lo suonavo già nel ’66..
RockLine: Quindi prima ancora dei Led Zeppelin?
Tomo Jurak: Ovvio. Poi sono arrivati piano piano famiglia e figli, e allora ho preferito lasciare la cosa a Janez (ride).
RockLine: Nella musica di Don Mentony si sentono tantissimi elementi blues.
Janez Zmazek: Certo, è la musica con cui sono cresciuto!
RockLine: Uno dei motivi più riconoscibili dei Don Mentony è in realtà un derivato di Tulsa Time di Clapton. E in generale il tuo modo di suonare la chitarra ricorda per molti versi Eric Clapton.
Janez Zmazek: Per quanto riguarda Dobra Mrha, mi sono sbagliato. Sull’album ho scritto che l’autore è Eric Clapton, e invece no. In realtà si tratta di un musicista country (Danny Flowers). Io ho conosciuto prima la versione di Clapton, che mi è entrata subito in testa, anche se secondo me l’originale è molto meglio. Il testo l’ho scritto in un quarto d’ora, e basta. Clapton, comunque, è Clapton..
RockLine: I testi sono sempre stati un elemento importante del messaggio dei Don Mentony. C’è un sacco di sesso, di critica sociale, insomma di elementi che oggi nella scena rock slovena non si vedono.
Janez Zmazek: È vero. La scena rock di oggi non la commenterei. Se prendo per esempio i Siddharta, posso dire che apprezzo molto quello che fanno, ma non li capisco. Io amo prendere la vita com’è, e il rock & roll è uno stile di vita. La gente ama sentirsi dire cose che si porta dentro.
RockLine: Ti descriveresti come un bluesman o come un rocker in generale?
Janez Zmazek: Una via di mezzo. Il blues primordiale mi piace un sacco, ma non posso suonarlo per tutta la sera, perché mi viene a noia. Quindi un po’ di rock, un po’ di blues, e il gioco è fatto.
RockLine: In che direzione andrà in futuro il Don Mentony Band? Possiamo aspettarci a breve l’uscita di un nuovo album?
Janez Zmazek: Oltre a quello che pensiamo di registrare dal vivo, ho già accumulato abbastanza pezzi per un intero album. Quindi l’album ci sarà di sicuro, e cosa succederà dopo lo vedremo. Per me posso dire di aver vissuto più della metà di quanto da principiante in questo giro avrei mai immaginato. Suonerò finché mi divertirò. Quando non ti diverti più, sei fottuto!
RockLine: Janez, grazie per la chiacchierata.
Janez Zmazek: Grazie a te.
Intervista di: Daniel Pavlica
Foto di: Mojca Perdih
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