Jasta
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Jasta
Etichetta: Century Media
Uscita: year
Durata: 44:16
Voto: 4.7/5
Dopo vent’anni di attività musicale a pieno ritmo è arrivato il momento che qualcuno aspettava a denti stretti e che altri, invece, temevano. Temevano perché il mondo della musica è pieno di momenti in cui gli idoli decidono di fare qualcosa di proprio, tutto loro, e semplicemente vanno a sbattere nel buio, deludono, e le icone intoccabili finiscono sporcate e profanate. Stavolta però non si può parlare di una gita a metà oltre i confini del lecito, perché Jamey Jasta ha messo in tavola una dozzina di motivi per farti amare questo disco ancora di più, dopo averlo ascoltato. È vero: Jasta è un franchise, che tu venda vestiti, musica o attitudine, e a questo si adegua fino al midollo anche l’esordio tanto atteso.
https://www.youtube.com/watch?v=yhULCo-7-vE
Stavolta la ferocia del punk e dell’HC dà la mano a una combinazione spensierata di standard metalcore alla Killswitch Engage, e nella maniera succosa e piena di groove della straordinaria formazione Kingdom Of Sorrow Jamey aggiunge valore e passa subito dalle promesse ai fatti, senza esitazioni. Jasta è un tipo interessante, perché oltre a un impegno esplicito verso la melodia non sparge petali di rosa con dolcezze inutili e lusinghe. Walk That Path Alone è la prova che la strada sarà piena di adrenalina, sudore e muscoli del collo surriscaldati, perché Jasta, nel suo furioso mantra gutturale, ricorda i tempi d’oro dei Pantera molto più del guru della moda ossessionato dalle stelle, del conduttore dei programmi MTV e dello smidollato senza princìpi con la spina dorsale di un orsetto Haribo. Quella spina dorsale gli è servita per resistere con successo e sfuggire ai demoni dell’ebbrezza e dell’autodistruzione, a cui è soccombito un intero esercito di compagni d’armi musicali. Soccombito, sì, ma di propria volontà, mentre Jasta ha scelto la strada della terapia musicale e dell’etica del lavoro.
https://www.youtube.com/watch?v=FBwzzqj73PM
Mourn The Illusion prosegue sulla rotta prestabilita e oltre alla rabbia HC nell’insieme si insinua anche una melodia per niente fastidiosa, in cui il lavoro ritmico dei fratelli Bellmore si completa alla perfezione con le esplorazioni di Jasta nelle sfere del sogno e dello spirito. Un intermezzo per nulla angosciante, dopo il quale dalle casse esplode la cannonata di Screams From Sanctuary, durante la quale la rivolta contro gli assalti della vanità si scioglie e sparisce sempre più in fretta, mentre a infondere l’anima definitiva ci pensa Nothing They Say, un brano dal respiro un po’ standard, davanti al quale nel pit sotto il palco scenderà di sicuro qualche lacrima negli occhi di chi cerca il groove e riff di chitarra perfetti, dove meno può essere più eloquente che infilare nell’insieme troppe note. Fa riflettere il fatto che Jasta sia tutto fuorché un semplice attaccabrighe dalla gola solcata di cicatrici: questo metallaro di stazza sa davvero cantare e modulare sillabe che ogni amante del bello e del rumoroso, aperto alla musica, capisce al volo. Jamey suona in un modo che gli permetterebbe di colmare con facilità il vuoto nei Soilwork se mai ci fosse un cambio dietro il microfono (e se decidesse di trasferirsi dagli USA nel mondo un po’ più fresco dei villaggi vichinghi della Svezia …).
https://www.youtube.com/watch?v=_7VQS71EJy8
Anthem Of The Freedom Fighter la spiega meglio di tutti Jasta stesso, che nel testo di accompagnamento scrive: “Cosa faresti se ti fossero tolti tutti i diritti umani fondamentali, se non avessi cibo, riparo, beni di prima necessità, sicurezza?” Jamey dedica il brano al lottatore UFC Shane Carwin, ma invece di un inno a un solo uomo Jasta tesse un velo che offre un granello di conforto a tutti gli oppressi e gli umiliati, in nome della libertà. E senza spaccare il capello in quattro su ogni singolo pezzo del disco, passiamo a uno sguardo un po’ più globale. Più che il trio di apertura, col baricentro nel carisma, nella persona e nella gola del frontman degli Hatebreed, a catturare l’attenzione è il ricco elenco di ospiti eminenti, che regalano al disco una lucentezza ancora più scintillante. Il primo a farsi avanti in Something You Should Know è il cantante degli All That Remains, Phil Labonte; il pezzo non è particolarmente sconvolgente, ma sarà sicuramente la carne giusta per l’assedio sonoro delle onde radio che amano il rock. Il dolce momento successivo, che dà una frustata a tutti i distratti, è Enslaved, Dead Or Depraved, il momento migliore dell’intero disco. Blocchi di granito si staccano da soli dal terreno e, come schegge di shrapnel, riducono a brandelli tutto ciò che ti avvelena la vita da un po’, e il ringraziamento finale va, oltre a Jasta, a quello che per me è il miglior demone vocale dell’inferno metal: il cantante dei Lamb Of God, Randy Blythe!
https://www.youtube.com/watch?v=xKMtFsDaCN0
La serie di ospitate eccezionali continua con il talentuoso oratore metalcore Tim Lambesis, che, pur senza nobilitare ancora un disco degli As I Lay Dying, porta With A Resounding Voice a nuove vette. Quando ti chiedi che altro possa ancora offrirti il disco, si fa avanti l’uomo barbuto del Far West chitarristico, Zakk Wylde, a cui il tempo giocoso del brano urlato The Fearless Must Endure sta addosso come un guanto. Il pezzo, con ritmica di chitarra e batteria, ricorda un po’ Rob Zombie, ma non ti fai mica problemi per dettagli del genere, perché la parata variopinta di nomi, buona musica e divertimento passa in un lampo. I momenti successivi, con Heart Of Warrior , sono dedicati a rafforzare il legame con la leggenda dello skate, Mike Vallely. Non serve che sia tutto perfetto e luccicante, perché è proprio la carica primordiale a far battere il cuore più forte e a rendere più facile sia la vita che la morte. Con lo spirito battagliero si arriva così anche al gran finale con Death Bestowed, dove mette la ciliegina sulla torta l’eccezionale semidio della chitarra, il virtuoso a sei corde dei Lamb Of God Mark Morton. Come il primo ballo era partito inaspettatamente con groove brutale e onestà violentemente dolorosa, dopo l’ultimo addio chitarristico si chiude in grande stile.
https://www.youtube.com/watch?v=wRvCzF7kNmw
Verso il cielo si alza una mano tremante col segno delle corna, mentre in testa rimbomba un unico, grande, costante desiderio di ancora. Jasta ha giustificato la sua grandezza e ha offerto qualcosa per cui valeva semplicemente la pena aspettare tutto questo tempo e per cui continueremo a lanciare occhiate nervose al calendario, su cui ci annuncerà (quando lo farà, ovviamente) il prossimo atto di una storia impostata in stile geniale. Anche se non è niente che tu non abbia già sentito prima, la sfilza di metal americano nuovo, scintillante e fragoroso si è guadagnata un disco in più, con cui le legioni dei fedeli aumenteranno senza dubbio da questa e dall’altra parte dell’Atlantico, e Jamey Jasta entrerà di certo negli annali come uno dei più importanti artefici del mito della grandezza, dell’intransigenza e del talento brillante della soldataglia del nuovo millennio. Stavolta possiamo dirlo sinceramente e senza rimorsi: “Horns up, Jasta!”
Formazione
Jamey Jasta – voce
Charlie Bellmore – basso, chitarra
Nick Bellmore – batteria
Musicisti ospiti:
• Randy Blythe – voce in ‘Enslaved, Dead Or Depraved’
• Tim Lambesis – voce in ‘With a Resounding Voice’
• Phil Labonte – voce in ‘Something You Should Know’
• Zakk Wylde – chitarra in ‘The Fearless Must Endure’
• Mark Morton – chitarra in ‘Death Bestowed’
• Mike Valley – voce in ‘Heart of Warrior’
Produzione
Jamey Jasta
Tracklist
1. Walk That Path Alone
2. Mourn The Illusion
3. Screams From The Sanctuary
4. Nothing They Say
5. Anthem Of The Freedom Fighter
6. Something You Should Know (Feat. Phil Labonte)
7. Set You Adrift
8. Enslaved, Dead Or Depraved (Feat. D.Randall Blythe)
9. With A Resounding Voice (Feat. Tim Lambesis)
10. The Fearless Must Endure (Feat. Zakk Wylde)
11. Heart Of Warrior (Feat. Mike Vallely)
12. Death Bestowed (Feat. Mark Morton)