Tanniyan Oreyssom
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Vatomica
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2011
Durata: 52:46
Voto: 1.5/5
Tanniyan Oreyssom è un disco che è stato annunciato anzitutto da un’intera pletora di paragoni con band come i Depeche Mode; qualcuno ci ha sentito persino Robert Fripp, un pizzico di Camel, Spock’s Beard, e come se non bastasse la mente dietro al progetto mi ha detto che i Vatomica, in fondo in fondo, sono ancora dei figli della vecchia scuola thrash. Tanta roba, che però non dice proprio niente finché non ti concedi la possibilità di affondare i denti in questa misteriosa mela della conoscenza.
Non mi permetto di dare sentenze prima che una cosa abbia risuonato nelle mie orecchie e nella mia anima, ma con l’album d’esordio dei Vatomica mi sono ritrovato con l’anima da critico spaccata in due. Esplosioni confuse di un inglese sgangherato che suona come quello di certi oratori arroganti oltre la cortina di ferro nei grigi anni Ottanta, una sequenza musicale di esagerazioni provocatorie con chitarre secche, quasi industrializzate, pattern ripetitivi e una pesante angoscia da mal di vivere che grava sul nostro vocabolario mentale, già di suo parecchio depresso: non è proprio un bel biglietto da visita. Ma facciamo un passo avanti: il fatto è che i Vatomica non suonano come niente di ciò che succede in questo momento sulla pista da ballo di casa nostra, popolata da idee disidratate che preferiscono mimetizzarsi come camaleonti in quello che accade in un mondo anemico. I Vatomica si concedono il lusso di essere diversi, che al mondo piaccia o no. Ed è qui il punto di partenza positivo per rovistare in modo costruttivo nei labirinti dell’inafferrabile ideale di bellezza.
I Vatomica suonano crudi e grezzi, e il suono piuttosto freddo di chitarre e batterie digitalizzate si fa largo nel mondo di oggi a modo suo, in un modo che rimanda ai critici e fertili anni Ottanta del punk sloveno. Quasi del tutto a modo suo, perché ogni tanto si insinuano visioni dei massacri psichedelici dei Borghesia, solo che qui il tutto viene presentato come un semilavorato e non come un prodotto finale raffinato. L’altra cosa che può dare fastidio è che l’insieme è piuttosto uniforme, per cui è difficile trovare un punto d’appoggio da cui la cosa possa respirare e darti un filo conduttore che si sviluppi. I Vatomica raccontano insomma la storia di un angelo custode che prova ad aiutare l’umanità a vivere meglio, ma l’umanità è in coma e non fa un passo avanti. Così i motivi si ripetono e ti succhiano energia e nervi.
Dal brano d’apertura Vatomica fino all’atto conclusivo Servitude Sorrow è tutta tensione, e nel frustrante mare di grigiore c’è ben poca luce che offra una catarsi finale. La teatralità di impianti dei pezzi piuttosto aridi e abbozzati può avere un grande peso concettuale, ma mi sa che questa forma sia un po’ superata e fuori tempo massimo. Può essere un bene, ma non serve a niente, perché così la musica riesce a toccare ben poche persone, e quelle che tocca può toccarle o perché amano etichettarsi da sole come artistoidi anticonformisti, o perché è semplicemente figo far capire di aver afferrato qualcosa che alle masse più larghe resta incomprensibile. Questo può dare un’aria di sublimità borghese, di superiorità da snob o solo di superiorità intellettuale su un mondo stupido in cui stiamo a marcire aspettando il nostro giudizio finale. Qui la musica viene usata come mezzo per ottenere la propria penitenza e per generare sofferenza. Non so, magari questa fase l’ho saltata io o magari mi aspetta ancora, ma il discorso di un angelo che vorrebbe aiutare il mondo in modo incomprensibile non mi smuove. Dio l’abbiamo già ammazzato, evidentemente è ora che il mondo senza cervello cominci a impallinare anche gli angeli. In ogni caso posso solo confermare che il primo atto di rifiuto intellettuale ha centrato l’obiettivo, perché la rabbia nella mia testa cresce sempre di più … Spero che il seguito della storia e dell’oratorio musicale in futuro sia almeno un filo più digeribile.
Formazione
– Rok Matek – voce
– Sebastjan Bartol – chitarra, tastiere, basso, testi e musica, arrangiamenti, drum pad, cori
– Katarina Novak – cori
– Gašper Salobir – clarinetto
– Matic Nareks – cori
– Sandi Petrej – tastiere
Produzione
Sebastjan Bartol
Tracklist
1. Vatomica
2. Tanniyan Oreyssom
3. Violent Shade
4. Through My Faceboard
5. Wi-23Y-He
6. Compact Plus
7. Where We Fear To Reach
8. Exceptiomally Combat Uninvented
9. You Can Find Me
10. Servitude Sorrow