Jazz From Hell

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Zappa, Frank
Etichetta: Rykodisc Records
Uscita: 1986
Durata: 34:26
Voto: 4.5/5

Era il 1986 quando il leggendario compositore, produttore, chitarrista, cantante, satirico sociale e regista Frank Zappa, dopo la clamorosa vittoria sui senatori americani nelle cosiddette guerre del porno musicale e ormai stufo dei continui scontri con politici e preti dalla mente lenta, incise un album strumentale intitolato »Jazz From Hell«. Con l’eccezione di un solo brano, registrato dal vivo con la band, lo realizzò interamente in studio sul Synclavier DMS, una speciale tastiera elettronica, ovvero un sintetizzatore digitale con cui poteva simulare il ritmo e il suono di un’intera orchestra. Ci aveva già giocato su alcuni album precedenti, come »Meets the Mothers of Prevention« (1985) e »Francesco Zappa« (1984), anch’esso suonato per intero sul Synclavier, ma su »Jazz From Hell« Frank raggiunge un livello di improvvisazione geniale con campionamenti elettronico-sinfonici che ha davvero di che far invidia, e che oggi farà probabilmente impazzire tutti gli amanti del jazz d’avanguardia. Oggi è piuttosto difficile crederci, soprattutto data la fama di eterno ribelle contro le norme musicali convenzionali e la potente industria discografica, eppure per »Jazz From Hell«, dopo l’uscita, si beccò il prestigioso Grammy come miglior album strumentale dell’anno: un evento assolutamente unico nella carriera di questo genio della musica, che in genere se ne fregava allegramente di premi e premietti di ogni tipo.

In fondo, con ogni probabilità, era anche una specie di premio simbolico alla carriera da parte di un’industria musicale non ancora del tutto corrotta, che era il minimo che questo indimenticabile musicista e artista, senza eguali nella storia, si meritasse negli ultimi anni della sua vita. Tre anni dopo, a fine anni Ottanta, poco dopo l’uscita di »Broadway The Hardway« (1988), a Frank fu diagnosticato un cancro alla prostata, ma lui, soprattutto per motivi filosofici, rifiutò fino alla fine qualsiasi intervento chirurgico. Il tempo per nuove imprese musicali si faceva sempre più scarso, così rimase attivo e produttivo fino all’ultimo, per quanto possibile, senza farsi condizionare dall’avanzare del male subdolo.  

Negli ultimi anni della sua vita la musica di Frank diventava sempre più sofisticata, e su »Jazz From Hell« lo si sente anche quando questo musicista universale e genio della composizione si abbandona a forme di improvvisazione totalmente libere, dove non vigono leggi ‘fisiche’ di alcun tipo. Il Synclavier è infatti caratterizzato da campionamenti sonori elettronici ma finemente morbidi, per cui i brani di »Jazz From Hell« suonano divertentissimi anche nei momenti più caotici, quando ogni tentativo di dare alla composizione una struttura con ‘capo e coda’ viene volutamente demolito e regnano la polifonia più totale e anche una cacofonia di cui andrebbe fiero persino il grande modello musicale di Frank, il compositore d’avanguardia Edgar Varese. Ovviamente, anche qui è questione di gusti, e il disco è adatto esclusivamente ad ascoltatori esigenti, il che del resto vale per la parte del leone dell’opera di Frank.

La sostanza melodica più corposa dell’intero album sta nel brano d’apertura »Night School«, per cui fu girato anche un video, caratterizzato da arrangiamenti orchestrali sottili e da variazioni ritmiche estremamente complesse con tempi insoliti. Il titolo è probabilmente ripreso dall’omonimo show televisivo serale della ABC americana, in cui Frank apparve un paio di volte. Il tipico umorismo di Zappa stavolta si nasconde nei singoli arrangiamenti e nei giri ritmici, ma anche nei titoli dei brani. Titolo e arrangiamento portante di »The Beltway Bandits«, che ricorda il sottofondo musicale di qualche cartone animato psichedelico-claustrofobico in cui, che so, la Pantera Rosa scappa dal figlio del macellaio Franz, nasone, armato di un coltellaccio gigante, potevano venire in mente solo a Zappa.

»While You Were Art II« contiene una borsa piena di pattern ritmici cacofonici che si insinuano continuamente tra i vari arrangiamenti e tengono sempre alto il caos della composizione, che pur essendo strumentale dice molto di più sullo stato d’animo e sulla psiche del mondo occidentale di tante creazioni con i testi. L’arrangiamento centrale Zappa lo rielaborò da una trascrizione del brano »While You Were Out«, dall’album »Shut Up ‘N Play Yer Guitar« (1981). La title track, con le sue improvvisazioni enigmatiche, ritmi sparpagliati e una pletora di sonorità di basso nitrenti, è un distacco ambient totale dalla realtà e un vero tuffo nelle profondità dell’inferno, dove i diavoli suonano la loro visione del jazz: il titolo del pezzo è proprio azzeccato.

Frank non ha resistito alla tentazione di infilare nell’album almeno un pizzico del suo umorismo da scuola elementare, a giudicare dal titolo e dalla struttura ritmica di »G-Spot Tornado«, che con la sua natura caotica e la sua cacofonia scatenata ricorda davvero una specie di tornado orgasmico, con tanto di ‘rumori da letto’. È il brano di cui Frank disse una volta che era impossibile che qualcuno riuscisse mai a suonarlo fisicamente, ma l’Ensemble Modern, la sua orchestra d’accompagnamento, ci riuscì comunque in seguito, come si sente sull’album dal vivo »The Yellow Shark« (1993).

»Damp Ankles«, segnato da un’atmosfera un po’ cupa, è un’altra vittoria della produzione ritmica cacofonica e delle improvvisazioni dalle tinte psichedeliche. »St. Etienne« è in sostanza un ‘estratto’ dal classico »Drowning Witch«, registrato dal vivo nel 1982 durante un’esibizione della band di Frank nella città francese di Saint-Etienne, con un ottimo assolo di chitarra firmato dal leggendario compositore, mentre alle chitarre ritmiche gli fanno compagnia Steve Vai e Ray White. La creazione più folle dell’album è senza dubbio il gran finale »Massagio Galore«, dove dilaga un’ondata di effetti pazzi e tra le varie texture elettroniche compresse digitalmente si possono sentire anche le smorfie vocali di Frank.

È molto difficile, anzi impossibile, scegliere il miglior album strumentale nella carriera incredibilmente varia e prolifica di Frank Zappa, ma »Jazz From Hell« ha raggiunto lo status di culto soprattutto perché un solo uomo ci ha suonato alcune composizioni che metterebbero in seria difficoltà parecchie orchestre. Allo stesso tempo è stato il suo ultimo album, escluso »St. Etienne«, registrato in studio e ancora in vita. E i senatori americani (soprattutto repubblicani) non sarebbero stati quello che sono se non avessero bollato come pornografico »Jazz From Hell«, nonostante la sua natura strumentale, ostacolandone di continuo la distribuzione in tutti gli USA.

Formazione

Frank Zappa – Synclavier, tastiere, chitarra (in “St. Etienne”), produzione
Ed Mann – percussioni in “St. Etienne”
Tommy Mars – tastiere in “St. Etienne”
Bobby Martin – tastiere, sassofono in “St. Etienne”
Scott Thunes – basso, tastiere in “St. Etienne”
Steve Vai – chitarra ritmica in “St. Etienne”
Chad Wackerman – batteria in “St. Etienne”
Ray White – chitarra ritmica in “St. Etienne”

Produzione

Frank Zappa

Tracklist

1. Night School
2. The Beltway Bandits
3. While You Were Art II
4. Jazz From Hell
5. G-Spot Tornado
6. Damp Ankles
7. St. Etienne
8. Massagio Galore

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