Jernej Zoran: Deuce (EP)
Autoproduzione
Data di uscita: 10.01.2020
Produttore: Jernej Zoran
Durata dell’EP: 15.20 min
Genere: rock chitarristico / art rock
Voto: 9.0 / 10
Jernej Zoran si presenta con una delle prime uscite rock slovene dell’anno: il nuovo EP «Deuce». Ti ricordi la copertina dell’album «Marbles» (2004) dei Marillion? Proprio come il bambino in copertina di quel disco della celebre istituzione art rock britannica, anche Jernej Zoran ti saluta dalla cover del suo nuovo EP, con cui è partito a passo deciso nel nuovo anno. Stavolta il valoroso, brillante e creativamente inesauribile musicista della Dolenjska, prima di tutto chitarrista ma anche compositore, arrangiatore e produttore, ci propone un EP interamente strumentale. Se conosci le passate imprese in studio di questo musicista, e soprattutto se di solito ti attirano i dischi in cui a dominare è la magia art della chitarra purosangue, nell’intreccio tra hard rock, blues, lievi contorni neoclassici e «catapulte» art rock atmosferiche che parlano al cerebrale e al trascendentale, con l’EP “Deuce” troverai gioia a volontà.
Quello che Jernej Zoran porta con l’EP «Deuce» crea un legame ipnotico con l’EP «Gotscha!» uscito nel 2017 (la recensione di RockLine la trovi TUKAJ), pubblicato da Jernej con lo pseudonimo Ivansson e anch’esso completamente strumentale. Allo stesso tempo «Deuce» mantiene un contatto (del tutto logico) e una continuità con il vero album sulla lunga distanza, ancora attualissimo, cioè il disco in studio «Stik» (la recensione di RockLine la trovi TUKAJ), perché Jernej ha preso da quell’album entrambi gli strumentali e li ha piazzati sull’EP «Deuce». Come suggerisce il titolo, il primo dei due è l’incisivo, potente nel fraseggio, sveglia-ascoltatori e ipnoticamente travolgente per carisma musicale, strumentale dalla «fioritura» hard rock Deuce, che tra l’altro apre l’album «Stik». L’altro pezzo di «Stik» che troviamo su questo EP, in netto contrasto con la title track, è la dolce e investigativa Eleutheria II, dosata magistralmente tra pastelli neoclassici e sfumature di southern rock, con una gradazione (progressiva) degli stati d’animo costruita con efficacia fino al crescendo finale. Entrambi i brani sono i pilastri di questo EP, come dicono anche i loro minutaggi, e, a livello di cura compositiva, sono anche i suoi punti più forti.
I restanti tre brani sono strumentali più brevi, che continuano comunque a disegnare in modo vivido il profilo estremamente sensibile, raffinato e sfaccettato di questo artista. Particolarmente trascendentale è l’effetto del pezzo conclusivo dell’EP, Daydreamin’, in cui il suono della chitarra abbraccia con particolare intensità l’estetica perfetta di toni sinceri, naturali e organici. Proprio in questo punto, dove non c’è accompagnamento ritmico e l’ascoltatore è esposto solo alla chitarra (nuda e cruda), Jernej si presenta come un maestro sensibile della disposizione e della modellazione dei toni, sottile, concisa e da filigrana, dentro una forma compatta e incendiaria. Daydreamin’ ti parla sussurrando, come una brezza che accarezza, e ti porta lassù, in alto nel cielo, in sella alle ali di un uccello libero. Se conosci Peter Green, puoi trovare qualche denominatore atmosferico comune con il leggendario, antichissimo strumentale dei Fleetwood Mac (Albatross). Il pezzo Blue parla da sé: in primo piano c’è il blues. Il carattere sonoro cambia di nuovo del tutto, e anche stavolta Jernej è riuscito, con controllo raffinato, morbidezza e sensualità elastica, nel disporre la successione dei toni, a dare a ogni nota il suo carattere e a travasare in ogni sequenza di note e toni le sue passioni ed emozioni (cioè i suoi sentimenti interiori). Il pezzo Blue «accenderà» anche qualche fan di Gary Moore.
L’iniziale Swamp (Oh Yeah), che prepara la pista di decollo dell’EP, è uno strumentale di due minuti che potrebbe benissimo fare da colonna sonora a un film. Un mix sottile di cinetica rock blues (southern) estremamente rilassata e, soprattutto, di una tavolozza raffinata di fraseggi «gilmouresche» (un’associazione con lo stile di David Gilmour dei Pink Floyd), ti conquista già in apertura con un’ascoltabilità eccezionale e il filo rosso di una forma compatta. Così è tutto l’EP, e ancora una volta. Così è Jernej Zoran stesso, come artista. Un esteta straordinario nel fondere l’ispirazione ricevuta e nel tradurre l’acume delle idee, la sfida interiore con sé stessi dell’ego trip, in una forma compatta di arrangiamento che regala un fascino musicale continuo e riunisce sotto lo stesso tetto, da una parte i gourmet della musica, dall’altra gli ascoltatori meno esigenti. Per riuscirci devi essere un funambolo davvero abile, portarti dentro un talento ricevuto in dono fin dalla culla e riuscire a esprimerlo. Quando parliamo di Jernej Zoran, e in questo caso dell’EP «Deuce», questa scintillante finezza compositiva che unisce due «linguaggi musicali» ha trovato ancora una volta la sua origine, il suo principio e la sua casa primordiale.
di: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Swamp (Oh Yeah)
2. Deuce
3. Eleutheria II
4. Blue
5. Daydreamin’
Formazione:
Jernej Zoran: – chitarre, basso, programmazione, percussioni
Peter Urek – tastiere
Leonardo Zorzi – orchestrazioni
Miha Recelj – batteria
Miro Tomšič – batteria
