Joe Bonamassa: Blues Deluxe Vol. 2
Etichetta: J&R Adventures
Data di uscita: 6. 10. 2023
Produzione: Josh Smith
Durata dell’album: 42.38 min
Genere: Blues Rock
Voto: 9.0/10
«Blues Deluxe» ha un posto speciale nella carriera di Joe Bonamassa, il più importante ambasciatore del blues dei nostri tempi. È l’album di cui parla sempre volentieri, e a ragione: è stato il punto di svolta che gli ha salvato la pelle e gli ha garantito la sopravvivenza artistica. Da allora sono passati ben vent’anni, e in questi anni Joe è maturato. Non solo la sua carriera è diventata straordinaria, sia sul piano commerciale che su quello della crescita artistica, ma nel frattempo Bonamassa è salito nella lega dei workaholic fuori scala ed è considerato da anni uno dei musicisti più attivi, granitici e creativamente focalizzati in circolazione. È diventato anche un interprete fondamentale del blues contemporaneo: grazie al suo successo commerciale e a una raffica ininterrotta di uscite, in studio o dal vivo, l’interesse per il blues, un genere che da parecchi decenni non è più sotto i riflettori, è tornato a crescere. E per di più tra generazioni diverse, che è forse la cosa più importante di tutte.
Sul piano artistico Joe Bonamassa resta severo e autocritico con se stesso. Se «Blues Deluxe» è stato la tavola di salvataggio della carriera, registrato in fretta e con un budget ridotto, e se nel 2003 a tenerlo a galla furono soprattutto gli inviti a unirsi ai tour di Peter Frampton e George Thorogood, il suo successore «Blues Deluxe Vol. 2», con cui ‘Smokin’ Joe’ celebra i vent’anni del suo terzo album, è una ‘bestia’ parecchio diversa. Non nel senso di un omaggio alle leggende del blues, con l’ennesimo ammiccare e flirtare con le radici del genere, ma perché Bonamassa ci ha riversato con maestria tutta la maturità e la forza espressiva che oggi, a 46 anni, ha raggiunto come artista. Visto che il budget per le registrazioni di «Blues Deluxe Vol. 2» era molto più sostanzioso di vent’anni fa, anche il risultato è decisamente più ricco e sontuoso in termini di produzione e arrangiamenti rispetto a “Blues Deluxe”. Gli arrangiamenti arricchiscono i pezzi con voci femminili di accompagnamento, fiati, archi, organo Hammond e sfiziosi inserti di pianoforte classico. Tutte cose che, negli album in studio degli ultimi vent’anni, Bonamassa ha ormai reso una pratica fissa.
E c’è di più. «Blues Deluxe» suonava più crudo, perché il lavoro della chitarra era messo a nudo sotto ogni aspetto e reggeva da solo la maggior parte dell’espressione artistica. L’album resta un classico di Bonamassa in tutto e per tutto, anche dopo vent’anni. Quanto alla vitalità da concerto, il nuovo disco non sfigura di certo, anche se i mattoni del suono sono più sofisticati (la tavolozza è più ampia). Parla quindi in modo più raffinato e sontuoso, afferra con la stessa intensità ma ‘ti risucchia dentro’ in un altro modo. Per Joe Bonamassa questa nuova prova di competenza artistica era l’obiettivo principale: riuscire a tenere testa alla retorica degli originali e riversarli nel presente, mettendo in primo piano il suo spirito artistico di oggi. Dopo tutto quello che Bonamassa ha mostrato negli ultimi vent’anni, nessuno ha dubitato nemmeno per un istante che Joe fosse all’altezza della sfida. Tranne Joe in persona.
A Bonamassa le dita scorrono che è una meraviglia. Stavolta non sono in primo piano le sue frasi d’autore, visto che nel disco ci sono otto cover. Come punto di partenza Joe ha scelto qualche favorito dei tempi pionieristici del blues e lo ha rigirato da maestro, così che incarni l’atteggiamento maturo che ha raggiunto oggi. Non sorprende quindi che, per arrangiamenti e produzione, si senta l’«impronta» di «Time Clocks» (2021, recensione su RockLine). Anche le sole due canzoni inedite, Hope You Realize It (Goodbye Again) e la conclusiva Is It Safe To Go Home, funzionano alla perfezione su «Blues Deluxe Vol. 2» e dialogano benissimo con le riletture dei classici del blues scelti. La prima è un pezzo funkeggiante, ironico e pungente, dove la linea di basso sempre in movimento di Calvin Turner gioca un ruolo fondamentale; la seconda, Is It Safe To Go Home, è una splendida ballata di struggente malinconia, in cui Bonamassa dimostra ancora una volta uno straordinario senso per la musicalità più travolgente. Questa ballata blues di impianto classico cresce gradualmente fino a una drammaticità da teatro, e la passione, con la sua forza, ti prende all’istante. Tra i pezzi eccezionali in cui Bonamassa rende omaggio, tra gli altri, a Bobby Bland, Peter Green, BB King e Albert King, la conclusiva Is It Safe To Go Home è di per sé uno dei picchi più alti di «Blues Deluxe Vol. 2». Anche per l’ottima esecuzione vocale: non ricordo quando Joe abbia tirato fuori tanta ‘pienezza’ vocale su note così alte come quelle richieste proprio in questo brano. L’opener Twenty-Four Hour Blues, che nella versione originale è di Bobby Bland, ti fa capire subito che Bonamassa dal punto di vista vocale ha fatto un salto enorme negli ultimi vent’anni.
E alla fine dei conti, e questo non va assolutamente trascurato, Bonamassa è prima di tutto un chitarrista. Nel segno del ‘più è meglio’ ci sono ovviamente le scorribande sosoliste che marchiano l’album da cima a fondo, anche se gli arrangiamenti danno l’impressione generale che gli assoli non siano più così esposti come vent’anni fa, quando la chitarra non aveva un sostegno così scenografico nell’arrangiamento complessivo dei singoli pezzi come ce l’ha oggi. Si sente che Bonamassa non ha più bisogno di dimostrare niente, a colpi di trucchi tecnici. Con «Blues Deluxe» non si poteva dire lo stesso, visto che negli assoli di chitarra Bonamassa sfoggiava più volte una velocità impressionante abbinata a una precisione chirurgica. Anche questo ‘calmarsi’ è segno di una maturità che arriva con gli anni. L’ardore dell’esecuzione è straordinario e, con tutta la raffinatezza di «Blues Deluxe Vol. 2», è proprio questo l’elemento essenziale. Deve restare sotto controllo, altrimenti nessun disco blues rock (di qualsiasi tipo) riesce ad afferrarti.
«Blues Deluxe Vol. 2» è un nuovo atto del trionfo artistico dell’inossidabile Joe Bonamassa. Senza un graffio. Parla da vincitore. Sarà interessante vedere dove si spingerà ancora il nostro. Sappiamo che dietro le quinte della carriera solista di Joe prendono forma, tra le altre cose, i contorni del nuovo album dei Black Country Communion e che Joe sta già pianificando nuove visite ai palchi europei per il prossimo anno. Come si rifletteranno tutti questi ‘stimoli artistici’ sul (probabile) successore tutto di inediti di «Time Clocks», dopo la tappa intermedia dell’omaggio alle leggende del blues «Blues Deluxe Vol 2»? Stiamo già parlando di futuro, mentre col splendido «Blues Deluxe Vol. 2» il fuoco e il fumo hanno appena iniziato a vorticare e a divampare sul serio. Con «Blues Deluxe Vol. 2» Bonamassa può quindi starsene completamente tranquillo quanto alla verifica della propria credibilità artistica. L’album offre solo il meglio che questo maestro della musica sa e può darci.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Twenty-Four Hour Blues (originariamente di Bobby “Blue” Bland)
2. It’s Hard But It’s Fair (originariamente di Bobby Parker)
3. Well, I Done Got Over It (originariamente di Guitar Slim)
4. I Want to Shout About It (originariamente di Ronnie Earle & The Broadcasters)
5. Win-O (originariamente di Pee Wee Crayton)
6. Hope You Realize It (Goodbye Again) *brano originale scritto da Joe Bonamassa & Tom Hambridge
7. Lazy Poker Blues (originariamente dei Fleetwood Mac)
8. You Sure Drive a Hard Bargain (originariamente di Albert King)
9. The Truth Hurts Feat Kirk Fletcher and Josh Smith (originariamente di Kenny Neal)
10. Is It Safe To Go Home *brano originale scritto da Josh Smith
Formazione:
Joe Bonamassa – voce, chitarra
Josh Smith – chitarra
Kirk Fletcher – chitarra
Reese Wynans – tastiere, organo Hammond B3
Calvin Turner – basso, corno, arrangiamenti per archi
Lamar Carter – batteria
Steve Patrick – tromba
Jeff Bailey – tromba
Jimmy Bowland – flauto, sassofono, flauto contralto
Mark Douthit – sassofono
Barry Breen – trombone
Matt Jefferson – trombone basso
Paulie Cerra – sassofono nel brano n. 4
Jade MacRae – voce di accompagnamento
Dannielle DeAndrea – voce di accompagnamento
Charles Jones – voce di accompagnamento
Mahalia Barnes – voce di accompagnamento
Sezione d’archi:
David Angell – violino
Conni Ellisor – violino
Janet Darnall – violino
Carrie Bailey – violino
Jenny Bifano – violino
Ali Hoffman – violino
Monisa Angell – viola
Elizabeth Lamb – viola
Anthony La Marchina – violoncello
Sari Reist – violoncello
