Joe Lynn Turner: Belly Of The Beast

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Etichetta: Mascot Label Group
Data di uscita: 28. 10. 2022
Produzione: Peter Tägtgren
Durata dell’album: 50.10 min
Genere: Heavy Metal
Voto: 8.5/10


Joe Lynn Turner oggi è senza dubbio una delle leggende vocali del mondo del rock’n’roll. Come raccontano le più belle favole e leggende del rock’n’roll, Joe Lynn Turner ha pubblicato prima quattro album con i Fandango (la band l’ha fondata nel 1977), per poi unirsi ai Rainbow. Sono seguite le collaborazioni con Yngwie J. Malmsteen’s Rising Force, Deep Purple, Glenn Hughes (progetto HTP), Mick Jones, Cher, Lita Ford, Billy Joel, Michael Bolton (sul doppio disco di platino “The Hunger”, 1987), Michael Schenker, Arjen Lucassen’s Star One, Riot (album “The Privilege Of Power”) e il progetto Sunstorm. Dopo cinque decenni ininterrotti immersi nella magia del rock, arriva dunque il nuovo album di Turner, “Belly Of The Beast”. Già durante la promozione il celebre cantante andava annunciando a gran voce che sarebbe stato l’album più duro della sua carriera.

Sulle previsioni ci aveva visto giusto, eccome. “Belly Of The Beast” è un disco dannatamente carico. Joe Lynn Turner si è addentrato a fondo nelle cupe lande dell’heavy metal. Allo stesso tempo, però, l’album è zeppo di una musicalità irresistibile e, ovviamente, risponde di sì alla domanda più importante che vi frulla in testa. Turner se la cava vocalmente in un abito compositivo e produttivo così scelto? Alla grande, in modo semplicemente fenomenale.

Tanti fan di lunga data, soprattutto quelli che venerano il periodo con Y. J. Malmsteen, ritroveranno più di un’impronta neoclassica bella piccante anche in questo nuovo lavoro, a tratti molto cupo, persino sinistro e, in fin dei conti, indemoniato. L’accoppiata con Peter Tägtgren spiega praticamente tutto. Il celebre guru svedese dell’ingegneria del suono sa benissimo come si serve la carne alle sonorità estreme nell’universo metal. Sulla sua reputazione non c’è bisogno di spendere parole. Ha tutto chiaro. Tutte le mosse e tutti i trucchi. Dall’industrial al death e al black metal.

Il mix di arrangiamenti, soluzioni sonore e leve di Tägtgren, che genera un quadro produttivo cupissimo ma maestoso, solenne, brillantemente pieno e quasi orchestrale per il nuovo album di Turner, insieme a voci splendidamente curate da una celebre icona vocale, non poteva funzionare meglio. Il disco non solo mostra una forma vocale eccelsa, che Joe Lynn Turner mantiene anche negli anni della maturità, ma colpisce per l’enorme ampiezza di idee e la profondità sonora, e a tratti sorprende davvero quanto l’intesa tra Peter Tägtgren e Turner sia riuscita. Un pezzo come Don’t Fear The Dark più euro metal di così non potrebbe essere (il tipico motivo di Tägtgren al sintetizzatore nel ritornello potrebbe essere adottato senza problemi in altre storie musicali, sia dai Nightwish che dai Pain). Ancora una volta questo album dimostra che Joe ha sempre dato il meglio, in primo luogo, nelle collaborazioni con musicisti europei.

I momenti più convincenti, però, sono quelli più lenti dell’album, che crescono per gradi. Piano piano. Fino a un crescendo atmosferico da brividi. Fallen Angel in questo senso è sicuramente il brano più oscuro del disco, ma graffia alla grande con lo sviluppo di una malinconia senza confini nel ritornello drammatico. Questa cupezza velenosamente superba e rovinosa trova un coronamento magistrale, tra le altre, anche in The Dark Side Of The Soul. Le orchestrazioni che si aggiungono al riff maestoso e pesante e alla malinconia potente, incoronata dalla voce inconfondibile e marcatissima di Turner, nel creare un’atmosfera nera sono praticamente trionfali. Richiamano alla mente i Black Sabbath dell’era di “Cross Purposes” (1994). Un altro momento altrettanto intenso arriva più avanti nel disco con Desire, una delle cui frasi principali deve l’ispirazione ai Deep Purple e al brano Gypsy. Non perché tiri verso quel classico, ma per la portata atmosferica che la composizione sviluppa nel suo insieme. Con l’aggiunta di armonie corali in un ritornello teatrale.

Alcuni momenti del disco, che collegano la passata era del celebre cantante con i Rainbow e Malmsteen, vengono ravvivati in modo vivido dallo stile di assoli neoclassico ‘barocco’ del brillante chitarrista di Dynazty e Crowne, Love Magnusson. La scuola scandinava della pedanteria sopraffina, a cui nessuno si avvicina nemmeno da lontano. Tra le composizioni di questo album che, per sviluppo sinfonico, avrebbe potuto adottare anche l’iconico Blackmore, la candidata del nuovo disco di Turner è proprio la conclusiva Requiem.

Sì. Il nuovo album di Joe Lynn Turner è una roba eccellente. Data la reputazione di lavori sempre di altissima qualità nella ricca carriera solista del cantante, e di conseguenza le aspettative altissime, “Belly Of The Beast” si guadagna un posto speciale nella discografia di Turner. È in tutto e per tutto il vero Joe Lynn Turner, solo che è metal purosangue, come pochi dei suoi dischi passati. Stavolta Joe è andato ben oltre il limite. Questo momento nella carriera gli serviva davvero un sacco. Se qualcuno si ricorda del flop del progetto Sunstorm, in cui l’etichetta Frontiers Music Srl. ha trattato il leggendario cantante in modo piuttosto irrispettoso, con “Belly Of The Beast” Joe ha di fatto dimostrato qual è il suo vero posto. In coppia con musicisti germanici. Visto il suo ultimo album in studio, davvero molto riuscito ed efficace sul piano delle idee, speriamo che per la collaborazione con Tägtgren sia rimasto ancora un po’ di carburante e di munizioni creative per il futuro.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Belly Of The Beast
2. Black Sun
3. Tortured Soul
4. Rise Up
5. Dark Night Of The Soul
6. Tears Of Blood
7. Desire
8. Don’t Fear The Dark
9. Fallen World
10. Living The Dream
11. Requiem

Formazione:
Joe Lynn Turner – voce
Peter Tägtgren – chitarra, basso, programmazione
Sebastian Tägtgren – batteria
Love Magnusson – assoli di chitarra


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