Joe Satriani: What Happens Next
Etichetta: Sony Music
Data di uscita: 12.01.2018
Produzione: Mike Fraser
Durata dell’album: 51.16 min
Genere: Instrumental Rock / Art Rock
Voto: 8.5 / 10
Joe Satriani è una vera leggenda di quel genere che si chiama “rock strumentale per chitarra”. Il tizio che è quasi il recordman di nomination ai Grammy senza averne mai portato a casa nemmeno uno ha deciso che all’inizio di quest’anno ci avrebbe scaldati ben bene, anche in pieno inverno, con il suo inconfondibile temperamento chitarristico. Lo fa con il suo sedicesimo album in studio in tutto, intitolato «What Happens Next».
Con questo disco Satriani ha scelto di semplificare di nuovo il proprio stile e di tornare alla sua nota essenzialità, o per metterla in modo più «romantico», ai tempi di una spensierata ingenuità da bambini, quella che un tempo aveva anche il rock’n’roll. Non ricordo che Satriani abbia mai lavorato in studio, per un nuovo album, con una formazione così ridotta. In tutta la sua carriera, pur lunga e ricca. Stavolta ha chiamato solo due musicisti, ma due nomi di peso, che nel rock mondiale sono due veri e propri massicci rocciosi. Glenn Hughes (Black Country Communion, solista, ex-Deep Purple, ex-Black Sabath, ex-Trapeze) al basso e il collega di Satriani nei Chickenfoot, nonché batterista, Chad Smith, per tutti noto come membro storico dei Red Hot Chilli Peppers. Smith conosce molto bene anche Hughes, visto che ha suonato con Glenn nei suoi album solisti in studio. Insomma, tra i tre non ci sono segreti. Il disco prende forma in modo naturalissimo, rilassato, sincero. Ipermusicale, cosa che quando si parla di chitarra e di Joe Satriani è una costante, ma stavolta Satriani ha messo da parte ogni possibilità di sperimentare nella sua musica.
Vero, con il nuovo album il tipo non dice più niente di nuovo, ma «What Happens Next» suona incredibilmente sincero, vero, genuino, ti parla con un ottimismo scoppiettante e porta con sé il sentimento giusto di un rock diretto, pieno di fuoco e di luce. Tutto ciò che da sempre contraddistingue la carriera musicale di questo gran maestro della chitarra e che fa sempre pendere l’ago della bilancia a suo favore. Nei pezzi Satriani ha provato di nuovo alcune chiavi ritmiche diverse, che formano il «telaio tipico» dei nuovi riff, dove naturalmente il maestro della teoria della chitarra a sei corde torna a entusiasmare con le sue particolari acrobazie chitarristiche, con in testa una bella dose (ormai proverbialmente obbligatoria) di gemiti «whammy». «What Happens Next» è di nuovo un lavoro pittoresco e ricco di idee, che dialoga di continuo con quell’inconfondibile atteggiamento di simpatica, birichina punzecchiatura, parte del suo carattere sempre solare. I brani sono di nuovo parecchi. Quando mai non lo sono, quando si parla dei nuovi album di Satriani? Cerchiamo di essere più precisi, una buona volta. Con il nuovo album Satriani si avvicina ai tempi dei suoi dischi di due decenni fa, come «Crystal Planet». La svolta stilistica di «What Happens Next» è quindi logicamente più vicina ai suoi primi lavori in studio che all’era dei suoi due predecessori, sapientemente conditi di sperimentazione («Unstoppable Momentum» e «Shockwave Supernova»). Ecco una piccola stoccata pepata per orientarsi meglio. Dal punto di vista esecutivo, «What Happens Next» sarebbe per un musicista del calibro di Mike Keneally maledettamente, maledettamente noioso. Il linguaggio chitarristico di Satriani si ritrova così, di fatto, con il 100% dello spazio espressivo ed esecutivo per questa sua nuova confessione.
Su questo album Satriani ha dunque messo in fila una gamma di dodici nuovi pezzi, composti con un rock spogliato di tutto, che mantengono una nota di immediatezza e di conseguenza ti parlano con lo splendore della sacra semplicità del rock. In questo senso Satriani ha chiamato a collaborare anche un altro produttore: Mike Fraser, vecchio conoscente di Satriani, proprio dal già citato «Crystal Planet». Il suono della chitarra è così di nuovo più “a becco”, in produzione sbuca in modo evidente nel quadro sonoro. La chitarra è ispessita, in pratica ulteriormente «ingrassata» a livello sonoro, e questo dà al disco una cinetica groove da rock diretto e una gioia di vivere quasi da concerto. La batteria è suonata in modo così semplice che Satriani avrebbe potuto «picchiarsela» o programmarsela da solo. «What Happens Next» è di nuovo musicale al massimo e ti entra subito nell’orecchio. Satriani resta incredibile. Resta concentratissimo, caparbiamente dedicato a realizzare nuove idee e un nuovo album. Di dinamite non ne manca. Sia sul piano delle idee sia su quello compositivo. Sull’esecuzione non serve sprecare tempo e parole. I suoi fan, infatti, questo disco ce l’hanno già a casa, prima ancora di aver trovato questa recensione in rete.
autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
01. Energy
02. Catbot
03. Thunder High On The Mountain
04. Cherry Blossoms
05. Righteous
06. Smooth Soul
07. Headrush
08. Looper
09. What Happens Next
10. Super Funky Badass
11. Invisible
12. Forever And Ever
Formazione:
Joe Satriani – chitarra
Glenn Hughes – basso
Chad Smith – batteria
