Jordan Rudess, il mago delle tastiere dei Dream Theater (2014)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: collegamento telefonico Lubiana – Parigi
Data dell’intervista: 31.01.2014

Jordan Charles Rudes, nato il 04.11.1956 e conosciuto da tutti come Jordan Rudess, è il tastierista dei Dream Theater, band a cui si è unito in pianta stabile nel lontano 1999, cioè durante le registrazioni dell’album »Scenes From A Memory: Metropolis pt. II« – recensione di RockLine QUI. I Dream Theater avevano proposto a Rudess di collaborare già nel 1994, quando, dopo l’addio di Kevin Moore, cercavano per la prima volta un sostituto alle tastiere, ma Jordan, dopo averci pensato bene, preferì accettare il lavoro con i The Dixie Dregs: entrare nei Dream Theater gli avrebbe portato via troppo del tempo che doveva dedicare alla cura e agli impegni verso la sua famiglia appena nata. Nel 1997 l’allora batterista dei Dream Theater Mike Portnoy lo invitò a unirsi al super progetto progressive rock Liquid Tension Experiment, completato, oltre che da Portnoy e Rudess, anche dal bassista Tony Levin e dal chitarrista dei Dream Theater John Petrucci. Fu allora che divenne chiaro che Jordan Rudess era esattamente ciò che mancava alla musica dei Dream Theater. Il secondo invito a entrare nella band, Jordan non lo rifiutò più.

Jordan si è preso qualche minuto al telefono mentre il 31.01.2014 si trovava con i Dream Theater proprio nel mezzo di Parigi, dove la band aveva un concerto in programma, per raccontarci come sta andando il nuovo tour europeo e presentarci il nuovo album della band, intitolato »Dream Theater« (2013) – recensione di RockLine QUI – e, ovviamente, dirci qualcosa in più anche su di sé come musicista.

RockLine: Si comincia con la solita domanda! Come ti trovi con il tour europeo dei Dream Theater finora?
Jordan:  Siamo tutti molto carichi. Stiamo portando in giro uno show davvero spettacolare, come non ne avevamo mai fatti, o meglio, come non avevamo mai avuto occasione di vivere. Ogni sera suoniamo ben tre ore di musica, sostenuta alla grande da visual azzeccati su schermi giganteschi, e questo regala a chiunque venga ai nostri concerti, e anche alla band stessa, un’esperienza speciale, un vero viaggio dentro il nostro mondo musicale.  Anche se non sei un fan della nostra musica, ti consiglio di venire a vedere uno dei concerti di questo tour europeo, perché la scenografia e le scenografie che accompagnano il nostro materiale ti lasceranno semplicemente senza parole. Insomma, un concerto che ti spazza via! In scaletta, oltre ai pezzi del nuovo disco, che suoniamo nella prima parte dello show (diviso in due da una pausa nel mezzo), ci sono anche alcuni brani dell’album »Awake«, che facciamo nella seconda parte del concerto, visto che quest’anno sono passati vent’anni da quando noi Dream Theater abbiamo pubblicato quel disco.

RockLine: Ho la sensazione che sul nuovo album voi Dream Theater abbiate puntato di nuovo di più su forme melodiche essenziali, a scapito delle parti sperimentali, come già lasciava intuire il predecessore »A Dramatic Turn Of Events« (2011) – recensione di RockLine QUI. Come confronteresti, per esempio, le composizioni del nuovo album con quelle di »Black Clouds & Silver Linings« (2009) – recensione di RockLine QUI?
Jordan: Sì, è vero. Con questo disco volevamo tornare alle radici e dedicare di nuovo più attenzione a definire la melodia, a mettere a fuoco le forme melodiche. Per questo gli arrangiamenti della maggior parte dei pezzi sono più brevi di quanto fosse abitudine negli ultimi album, ed è stata anche una bella prova per noi: riuscire a mantenere, pur accorciando gli arrangiamenti, quell’integrità stilistica che è tipica della musica dei Dream Theater. Comunque anche sul nuovo album c’è un brano epico. È l’ultimo, una composizione di quasi mezz’ora intitolata Illumination Theory, fatta di più atti musicali. Quella non abbiamo voluto accorciarla in nessun modo ed è rimasta lunga di proposito. Credo che questo pezzo sia cucito addosso soprattutto a quei fan dei Dream Theater, e non sono pochi, che da sempre sono attratti dall’elemento sperimentale della nostra musica.

RockLine: Sei sempre coinvolto anche in altri progetti musicali. Come ha influito tutta questa attività, per esempio l’uscita del tuo nuovo album solista »All That Is Now« e quella del disco con Tony Levin e Marco Minnemann, sulla tua carica creativa nella realizzazione dell’album »Dream Theater«?
Jordan: L’album »Dream Theater« è stato registrato prima dell’uscita di »Minnemann Levin Rudess«. Se mi concentro su quel disco, è noto che la storia dei Dream Theater è definita stilisticamente ormai da anni. Quindi il nostro formato espressivo, nella sua essenza compositiva, non cambia molto. Certo, mescoliamo tantissimi generi musicali, ma io, personalmente, al di fuori dei Dream Theater, cerco di provare cose che con loro non posso realizzare, o posso realizzare solo in parte. Uno di questi progetti è la collaborazione con Marco Minnemann e Tony Levin. Su quel disco, per dire, c’è un sacco di jazz, che a tutti e tre ha dato un’energia e un entusiasmo incredibilmente positivi nel processo creativo. Quanto al mio nuovo album solista in studio, »All that Is Now«, si tratta in pratica di un confronto con le mie radici musicali. Sono tornato all’essenziale. A uno strumento che ho sempre ammirato, rispettato, apprezzato in modo speciale: il pianoforte. Tutti i miei brani originali su questo disco sono infatti arrangiati e suonati interamente solo al pianoforte. Posso dire che dentro di me ho riscoperto una specie di bambino. È un lavoro che mi riporta al mio passato musicale, a un’epoca ben precedente ai Dream Theater. In fondo sono considerato un musicista di formazione classica, e proprio in questo periodo l’idea di un disco solista con brani miei mi è sembrata abbastanza matura da poterla realizzare. Per il resto, non ho altri hobby nella vita. Ogni mia giornata è piena di musica dall’inizio alla fine. E in tante variazioni diverse, che mi realizzano di continuo e danno il giusto senso al mio stile di vita.

RockLine: Come fate voi Dream Theater a trovare la giusta bilancia tra una forma musicale solida, che per esempio fondate su melodie ben definite, e quello stato, se mi permetti il termine, in cui portate tutta la vostra storia fino al limite del caos musicale? Come fate a sapere qual è la misura giusta dell’una e dell’altra? Dove dovete fermarvi per restare nel giusto equilibrio tra i due principi?
Jordan: Questa domanda mi piace molto. Noi Dream Theater abbiamo sempre puntato a trovare il giusto mix tra questi due approcci. La musica è emozioni, è passione, e noi vogliamo riflettere tutto questo in modi diversi attraverso le nostre composizioni, quando ci mettiamo a lavorare alla loro interpretazione dal vivo. Nel passato abbiamo creato anche delle melodie davvero super, a cui il nostro pubblico risponde sempre con una forte carica emotiva ogni volta che le suoniamo live.  Che sia una melodia vocale o una melodia di chitarra. E ovviamente ci mettiamo sempre dei momenti in cui ci lasciamo andare e tiriamo fuori una bella dose di follia furiosa, attraverso una sequenza di eccessi di improvvisazione musicale sul palco. Non solo perché ci divertiamo un mondo, ma anche perché vogliamo tenere vivo nei nostri show il principio del divertimento, dello sfottò, se vuoi. Ci piace osservare, durante i concerti, se le nostre mosse provocano sui volti del pubblico reazioni di gioia e divertimento. Ci piace guardare la nostra gente mentre ci rimanda sul palco le risate.  Ed è proprio così. I Dream Theater sono la combinazione di questi due principi. In pratica, il punto per capire chi siamo davvero noi Dream Theater. Il punto di partenza del nostro creare e del nostro esprimerci con la musica. Ma l’importante è che tutto quello che facciamo si basi su un’espressione sincera delle nostre emozioni, con cui, nelle varie situazioni dei nostri concerti, si identifica anche il nostro pubblico.

RockLine: Anche se Mike Mangini suona con i Dream Theater ormai da più di tre anni, mi incuriosisce ancora, se puoi rispondere, qual è la differenza di fondo tra la personalità musicale di  Mike Portnoy e quella di Mike Mangini, e come è andato il processo di inserimento di Mike Mangini nei Dream Theater dopo che Mike Portnoy ha lasciato la band?
Jordan: Sono due batteristi eccezionali. Sia Mike Portnoy che Mike Mangini. Lo sanno tutti. Chi segue la nostra musica adorava Mike Portnoy, su questo non ci sono dubbi. Mike Mangini invece, in senso »matematico«, è preparatissimo. Alla batteria riesce a fare delle cose che nessun altro può fare. Con il suo arrivo Mike Mangini ha portato nelle nostre fila un nuovo vento creativo, una ventata di freschezza: abbiamo provato cose nuove nelle nostre idee che prima non sarebbero state possibili. Ha portato anche nuove risate, e così la chimica e l’affiatamento nel gruppo sono diventati ancora più forti. Certo, in tutti questi anni è stato un grande piacere collaborare con Mike Portnoy. È un batterista organico, che segue il proprio istinto interiore come pochi altri. Mike Portnoy è un batterista dal »groove« riconoscibile, dalla passione riconoscibile, dalla tecnica riconoscibile. Per anni ha sviluppato una tecnica che richiede un’attenzione particolare al lavoro di tutti gli arti. Ogni combinazione dei suoi movimenti appartiene a una forma di batteria ben precisa di cui si serve. È una specie di fusione degli arti con lo strumento. Mike Portnoy è considerato un batterista decisamente fisico. Il suo groove lo ottiene esclusivamente suonando con tutto il corpo ogni volta che si siede dietro i tamburi.  

RockLine: Per te come artista ci sono ancora obiettivi non realizzati che vorresti raggiungere in futuro, sia dentro i Dream Theater che in altre sfide musicali?
Jordan: Certo, ed è una domanda bellissima. Sto proprio progettando un nuovo album che nascerà in collaborazione con una grande orchestra. Il motore creativo dietro questa idea è l’ispirazione incarnata dall’album »All That Is Now«. L’idea è nata proprio mentre facevo quel disco e mentre tornavo a esplorare le mie radici di musicista di formazione classica. In futuro vorrei allargare anche la mia conoscenza della musica elettronica e mettermi alla prova anche in quegli ambiti musicali. Ma resto fedele al progressive rock anche in futuro, ovviamente! Allo stesso tempo sto lavorando anche a un upgrade degli effetti visivi nella scenografia dei nostri concerti. E presto potrai vedere queste novità anche con i tuoi occhi.

RockLine: E per chiudere, la domanda classica. Hai un messaggio speciale per i nostri lettori e cosa possiamo aspettarci dal nuovo concerto dei Dream Theater nel cuore della capitale slovena, che si terrà martedì 04.02.2014?
Jordan: Quando abbiamo suonato in Slovenia la prima volta, mi ricordo che mi sono svegliato la mattina in camera d’albergo, mi sono alzato dal letto e ho guardato fuori dalla finestra: mi è sembrato di essere finito in mezzo a una fiaba. Mi sono detto: »Questa città sembra uscita da un sogno!« Per questo non vedo l’ora di tornare a suonare in Slovenia. Noi Dream Theater siamo orgogliosi di poter dare ai nostri fan sloveni il meglio che abbiamo. Magari sarà il nostro concerto migliore. Spero anche che ci sia l’occasione, appena arriviamo, di fare due passi per la vostra città e conoscere facce nuove. Non vedo l’ora di vivere tutte queste nuove esperienze in questo nostro nuovo viaggio attraverso l’Europa! 

Nelle foto: Jordan Rudess durante l’esibizione dei Dream Theater, il 20.02.2012, nella città italiana di Pordenone, al Palasport (archivio fotografico RockLine 2006-2014, tutti i diritti riservati) – il reportage completo di RockLine da quel concerto lo trovi QUI.

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