Judas Priest: Invincible Shield

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Etichetta: Columbia Records
Data di uscita: 8 marzo 2024
Produzione: Andy Sneap (Tom Allom – coproduzione sui brani n. 10 e 11)
Durata dell’album: 52.32 min
Genere: Heavy Metal
Voto: 8.5/10


Judas Priest, icone indiscusse del metal, in un certo senso patriarchi biblici e fondatori di alcuni postulati essenziali che accompagnano il metal da sempre in tutte le sue forme (e a quanto pare continueranno a farlo), a sei anni dall’uscita dell’ottimo “Firepower” (2018, RockLine recensione) hanno sfornato un altro album! Il loro 19° disco in studio in totale. Si chiama “Invincible Shield”!

Una band che da un bel pezzo non ha più niente da dimostrare a nessuno e che continua semplicemente a godersi a pieni polmoni l’autunno della propria vita. Un autunno prolungato, o meglio ancora una nuova rinascita, una nuova fioritura. La prova è senza dubbio il nuovo album in studio, un altro grande centro, che come c’era da aspettarsi puntava a rincorrere l’essenza del predecessore “Firepower”. “Invincible Shield” è incazzato, appuntito, pieno di idee, divertente e incrollabile! Anche se la sua ricetta musicale è chiarissima. Una e una sola! Si riassume in due parole: Judas Priest! È infernalmente tosto, cupo e letale, ma al tempo stesso magnificamente epico e teatralmente musicale! Insomma, tutto quello che da una band come i Judas Priest puoi solo desiderare!

Chitarre affilate come rasoi che ti fanno venire la pelle d’oca, così infernali che persino il diavolo in persona se la fa sotto, il bombardamento a contrasto della batteria del fenomenale Scott Travis, il basso scintillante dell'”eterno” Ian Hill e l'”indistruttibile” Rob Halford. Un tipo che a fine agosto di quest’anno compirà 73 anni e che resta un fenomeno vocale! Anche sul nuovo album è straordinariamente versatile. Un volto vocale così variegato l’aveva già mostrato su “Firepower”, facendo capire fin da allora che era ben lontano dal dire l’ultima parola. Anche stavolta, nella performance di Rob Halford l’attenzione è puntata sui suoi acuti urlati e sulla sua estensione! Fin dove arriva. A che altezze! Come se Halford, dalla metà degli anni Ottanta, non fosse invecchiato vocalmente nemmeno di un giorno. Senza questa icona vocale e il suo carisma, per giunta conservati in una forma incredibile, non ci sarebbe nulla! Garantito!

L’inizio e la fine dell’album sono espressivamente fortissimi, il che significa che uno degli obiettivi importanti è centrato. L’opener, uno “spaccatutto” dall’energia affilata come Panik Attack, con le doppie chitarre che sembrano l’atterraggio di una flotta aerea e Halford nel passaggio mid-eight che richiama il classico Painkiller. Subito dopo la band esplode con la ancora più cupa Serpent And The King, di nuovo con Halford in prima linea (la sua voce è particolarmente “velenosa” nella strofa). La title track è la composizione più lunga dell’album e uno dei suoi picchi. Anche se suona aggiornata e attuale, non è difficile tracciare parallelismi di fraseggio con i tempi di “Screaming For Vengeance” e anche più indietro. Fino all’album “Sin After Sin” (la melodia di passaggio nel pre-ritornello). Sotto la produzione moderna dell’album cova la brace di una passione temprata negli anni Settanta! La classica nomenclatura Priest, percepibile dall’inizio alla fine!

As God Is My Witness è un pezzo che ti catapulta in un colpo solo nel 1990, ai tempi di “Painkiller”. Soprattutto la prima frase, quella d’apertura che parte nella strofa, con la doppia cassa che rotola (in testa ti salta subito Rebel Leather). Devil in Disguise e Gates Of Hell su “Invincible Shield” suonano particolarmente nostalgiche, perché i riff portanti di entrambi i brani se la intendono senza vergogna anche con la retorica che ispirava i Judas Priest agli inizi di carriera (il blues). L’autore di Sons Of Thunder è Glenn Tipton. È l’unico brano interamente opera sua. Tipton ci ha suonato tutti gli assoli. Non dobbiamo dimenticare che le capacità di Glenn sono purtroppo limitate da un bel po’ (morbo di Parkinson).

Una storia a sé dell’album è la mini suite epica Crown of Thorns, con un’ultra-musicalità particolarmente intensificata che ti entra sotto pelle in un attimo. Dalla testa ai piedi. Il crescendo d’atmosfera è catturato senza dubbio nel ritornello! Con assoli dosati al millimetro e armonizzazioni decorative a tre voci, oltre a una svolta atmosferica piazzata alla grande grazie ai magnifici canti di Halford dentro un passaggio mid-eight “salato” (“stratificato”). Sensazioni simili le regala la conclusiva – superba composizione intitolata Giants In The Sky, in cui i Priest impressionano persino integrando un passaggio strumentale acustico. Scelta giusta per alzare il tasso di bombastica nel finale dell’album, che si chiude con un epilogo classico e l’immancabile urlo di Halford!

Un capitolo a parte di “Invincible Shield”, e in generale della rinascita della band, è senza dubbio il “clone di Downing” Richie Faulkner. Ha creato gran parte dei riff su cui poggiano i nuovi brani, ha suonato la maggior parte delle chitarre aggiuntive e degli ornamenti, e ha firmato la maggior parte degli assoli. Fermiamoci ancora un attimo sui passaggi mid-eight. I Judas Priest sono sempre stati famosi per le magistrali svolte d’atmosfera proprio grazie a un’eccezionale inventiva compositiva, quando si tratta di mantenere compatti i brani. I mid-eight sono di norma composti da una successione di più modulazioni, setacciate da assoli in più parti, cambi di ritmo e una melodia vocale completamente diversa, intonata da Halford. E i Judas Priest sfoderano questi trucchi in modo dannatamente coerente. Il filo rosso non si spegne mai. La dinamica dell’album è superba! Estremamente intensificata. Con il suo contributo Faulkner ha confermato anche sul nuovo album in che brillante compositore, arrangiatore e soprattutto solista si è trasformato! Proprio l’entusiasmo e l’impegno di Richie sono in un certo senso il motore, il catalizzatore che ha fatto sì che la band, da quando è entrato, registrasse e pubblicasse tre nuovi album in studio.

“Invincible Shield” è un ottimo successore di “Firepower”. Quanto a direzione, tra i due album non ci sono scostamenti sostanziali, ma l’entusiasmo generale della scena metal all’uscita di “Firepower” era di certo più grande, perché “Firepower” aveva alzato decisamente l’asticella rispetto al predecessore “Redeemer of Souls” (2014), mentre “Invincible Shield” da questo punto di vista non sorprende più! L’essenziale è che soddisfa i desideri dei fan più ardenti della band, che accoglieranno a braccia aperte anche questo album e lo apprezzeranno.

“Invincible Shield” è un album che puoi ascoltare sempre. Nel metal è quasi impossibile essere più diretti di quanto lo siano i Judas Priest con la loro visione musicale! Per questo l’album arriva diretto, schietto, dritto in faccia! Rifinito in stile “priestiano” e solo “priestiano”. Un album che diverte e tiene impegnati a dismisura! E riempie con riconoscenza, con la sua vibrazione unica e inconfondibile, ogni angolo dell’anima di ogni fan della band! Incredibile, non avrei mai pensato di scrivere una cosa del genere, ma a quanto pare, anche dopo 55 anni di attività, questo non è ancora il suo ultimo epitaffio! “Invincible Shield” è un nuovo album che ha ringiovanito ancora una volta la leggendaria band per un’altra dozzina di anni, un traguardo che sanno raggiungere solo i più grandi. Unici e inimitabili! I patriarchi biblici del metal! Che resti così per sempre!

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Panic Attack
2. The Serpent And The King
3. Invincible Shield
4. Devil In Disguise
5. Gates Of Hell
6. Crown Of Horns
7. As God Is My Witness
8. Trial By Fire
9. Escape From Reality
10. Sons Of Thunder
11. Giants In The Sky

Formazione:
Rob Halford – voce
Glenn Tipton – chitarra
Richie Faulkner – chitarra
Ian Hill – basso
Scott Travis – batteria


Judas Priest – “Invincible Shield” (Columbia Records, 2024)
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