Jutδr bo moj
Artista: Bališ
Etichetta: VERLAG HOANZL
Uscita: 2004
Voto: 3.5/5
Ok, basta con le cavolate. I Bališ non scherzano affatto. Si tratta di una rock band di qualità altissima, che sprigiona un vero mix erotico di rhythm and blues, rock’n’roll e boogie. Nella band ci sono tre chitarre che si occupano di quel suono rock autentico, da cuoio consumato, e una voce eccellente che spara sempre a palle piene. Il gruppo costruisce un suono duro e solido, che dondola di continuo in un drive rhythm’n’blues appassionato.
Il primo pezzo del loro nuovo album in studio, il secondo in ordine di tempo, Dohtr, puvej, ti spedisce dritto all’inizio dei Settanta dalle parti di The Spencer Davis Group, ovviamente con una produzione moderna, cioè di oggi. I ragazzi evidentemente amano i Rolling Stones più di The Beatles, e così si sono lanciati con gusto in una cover di Honkey Tonk Blues dei Rolling Stones, ribattezzata nella loro genuina “obirščina” Qolqr tolq vime. Ma ci avete mai fatto caso che le band si possono dividere, in sostanza, tra quelle che puntano più sui Rolling Stones e la cui musica di solito si basa sugli elementi classici del rock’n’roll, e dall’altra parte quelle che preferiscono The Beatles, che di solito amano complicare di più e sprecare note e varietà ritmica (il risultato, alla fine, può essere anche una qualche versione di progressive rock)? Vabbè, detta in modo molto sciatto, ma mi è appena venuta in mente.
Sì, i ragazzi dei Bališ hanno limato per bene i versi nella lingua dell’Obir, si mangiano le vocali che è un piacere, le sibilanti e le palatali non si sentono quasi e la lingua risulta per questo estremamente melodica, e si incastra con gusto nel linguaggio rock dei Bališ. Attraverso la voce, in un ascolto superficiale “a primo orecchio”, spesso suona come inglese. Ovviamente il merito va tutto al raffinato senso del cantante, che dimostra in modo convincente di avere il rock nel sangue e sa chiaramente posare con furbizia le linee vocali sui versi. Come ciliegina sulla torta ci sono ovviamente le tastiere, che regalano a tutti i pezzi, nessuno escluso, una colorazione ancora più classicamente rock, cresciuta sugli elementi di Sessanta e Settanta! In particolare la title track colpisce nel segno, sia per la pulizia, sia per gli ornamenti solistici di chitarra, sia per il canto ottimo e sentito, sia ovviamente per le impressionanti linee di Hammond B3. Che la band sia perfettamente rodata e respiri all’unisono per la causa lo dimostra la fenomenale semi-ballad N bo me več nazaj. Qui il suono è una volta di più dannatamente pesante e vero, porta con sé un dolore autentico, nato nel delta del Mississippi. Ni več dnarja baby ha quel famoso “walking B.B. King blues beat drive” plumbeo, ed è impreziosita per di più da un extra di armonica.
Insomma, i Bališ sono una scoperta davvero singolare sulla scena musicale del pianeta Terra. Rockettari limati “al millimetro”, chiaramente a fuoco e convincentemente coerenti nel loro modo di esprimersi. Veri classici con le basi nel rhythm&blues e nel rock’n’roll, che sanno sprigionare una vera frenesia adrenalinica e un’atmosfera tutta loro, mix di passione, eterna nostalgia dei cuori infranti e ribellione senza compromessi di chi cavalca nudo in sella. Voi, veri rocker, capirete subito che i Bališ, senza giri di parole, fanno rizzare i peli all’istante in un vero stato di eccitazione erettile che non molla tanto presto!
Formazione
Lipe – voce
Dani – chitarra
Davo – chitarra
Helmut – chitarra
Jozej – Hammond B3 (organo), piano
Izi – basso
Mare – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Willi Resetarits – armonica a bocca (brani 2, 5, 10), voce (brani 2, 10)
Polio Brezina – cori
Produzione
Helmut Bibl & Polio Brezina
Tracklist
1. Dohtδr puvej
2. Quolqr toq vime
3. Seks, drags, raknrol
4. Nis qoj sam
5. Jutr bo moj!
6. Sam boh bul tajfl ve
7. Nδ bo me več nazaj
8. Qdo te nuca
9. Mi smo z juha
10. Ni več hnarja
11. Naprej
12. nit alan*
* bonus track
Durata dell’album: 54.49