Room V
Artista: Shadow Gallery
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2005
Voto: 3.5/5
Eccolo, finalmente! Il quinto album in studio della band in diciannove anni di carriera. Evidentemente gli Shadow Gallery sono dei perfezionisti musicali all’ennesima potenza e lucidano, rifiniscono e cesellano ogni disco finché non raggiungono ciò che hanno in testa. “Room V” è il seguito del concept che gli Shadow Gallery, da sempre socialmente critici, avevano avviato nel 1998 con il gioiello “Tyranny”, che con l’Act III. e l’Act IV. ha ora la sua dimensione da tetralogia. Il concept parla di due innamorati, cioè di una coppia che vuole superare ciò che è successo, lasciarselo alle spalle una volta per tutte e ricominciare a “vivere di nuovo in armonia, insieme”. Suona “cheesy”, ma non è proprio così… L’amore tra due persone. A parole è facile, metterlo in pratica è un’altra storia, perché sta a noi decidere cosa sacrificare per ottenere e/o perdere. La paura della perdita, che ci spinge verso il lato oscuro (direbbe Yoda), fa ancora pendere l’ago della bilancia dalla sua parte: non vogliamo sacrificare nulla né tentare l’ignoto, e così la vita ci scorre accanto e resta vuota… Su “Room V” il protagonista si ritrova davanti agli occhi un vero scenario da brividi, il peggior incubo possibile. Proprio quando sembra che abbia sistemato tutto alla grande e che sia felice come una Pasqua, prima perde la moglie, poi, all’inizio della quarta parte, per giunta, dopo sette anni gli muore tragicamente anche la figlia, e il resto del disco, attraverso le fiamme dell’inferno di una trasformazione interiore e spirituale, si chiude con la canzone Rain, in cui l’anima viene lavata da un dolore e da una rabbia immensi, così che possa nascere di nuovo un uomo nuovo, spiritualmente più forte e più ricco. Il simbolismo della copertina personifica la forza vitale interiore (i due serpenti intrecciati), avvolta dal fuoco che rappresenta la trasformazione! Cosa possiamo imparare? Non attaccarti alle cose materiali e alle persone. Ma è davvero possibile? In questo mondo occidentale?
Veniamo alla musica. Una produzione patinata, dove si sente nitidamente ogni cosa, dove gli strumenti stanno sempre in un equilibrio perfetto e dove ogni musicista è espressivo allo stesso modo nella sua parte. Gli Shadow Gallery sono l’essenza dell’incastro ideale di motivi in un puzzle ideale, che puoi ascoltare con un piacere immenso e che ti trascina subito nel suo mondo, intriso di atmosfere eccezionali, di un’intensità che non cala mai. Il contrasto tra i pezzi è pazzesco! Prendiamo solo i due strumentali più brevi, uno dopo l’altro, costruiti in modo simile ma che irradiano atmosfere completamente opposte. Il primo, Birth Of Daughter, è pieno di ardore, calore, slancio e struggimento, mentre il successivo Death Of Mother ti shocka letteralmente con i crampi di gelo di una perdita inevitabile (la morte).
The Archer Of Ben Salem è un paradiso del metal progressivo, che con una fantastica seconda parte (strumentale), dove regnano libere le sfuriate soliste di chitarra e tastiere in una comunicazione reciproca perfetta, richiama il parallelo di The Chrusher, seconda parte del pezzo Cliffhanger 2 (“Legacy”, 2001). Sono proprio questi i momenti di “Room V” che tolgono il fiato all’ascoltatore, con tutta la loro impeccabile fusione di perfezione tecnica e capacità di rievocare davvero le atmosfere volute. Anche le due che seguono, la Encrypted, un filo più quieta, e la title track Room V, che sputa fuoco, non sono da meno. È interessante che nell’Act IV. a dominare in modo assoluto il disco sia la parte strumentale, anche se nei pezzi ci sono le voci. Queste voci, con intrecci elaborati di collage multivocali, per lo più abbelliscono gli inizi dei brani, che poi si trasformano in un vero tornado di infernale martellamento strumentale, dove Gary Wehrkamp ricorda ancora una volta di essere un genio della chitarra senza pari. Nella seconda parte della title track scoprirete, tra le altre cose, che il celebre “Čmrljev let” è roba da asilo rispetto alla velocità da capogiro e alla precisione sbalorditiva, entrambe insieme, che gli Shadow Gallery sviluppano in questo pezzo. I riff incazzati si rovesciano uno dopo l’altro senza freni, il pezzo cavalca alto sulle ali delle tastiere, che danno una sensazione grandiosa, come se oltre alla band ci fosse anche un’intera orchestra filarmonica. Il pezzo è rifinito “al millimetro”. Atmosfera devastante, rovina e disperazione, caos totale, guerra, insomma, un bel casino. La musica a questo punto è una versione del metal nella sua luce più bella e l’energia che la band mette in scena qui scatena orde di formicolii che ti percorrono tutto il corpo. Questo è il senso del rock, e centro pieno. Dopo il diluvio cosmico evocato arriva la già citata Rain. La preparazione a una nuova resurrezione, a una nuova nascita. Il pezzo è costruito in modo più semplice, ovviamente di nuovo su un riff massiccio, ma dato che chiude l’album, l’iniziativa torna in mano alla voce.
La qualità vince sempre sulla quantità. L’album è un obbligo per tutti i fanatici del prog, e per tutti gli altri curiosi di musica un consiglio sentito, perché con “Room V” coglierete il senso del prog metal rock di qualità e coprirete un pezzo enorme di tutte le dimensioni dello spettro che questo genere musicale ha da offrire. E ve lo dico col cuore in mano.
Formazione
Mike Baker – voce
Gary Wehrkamp – chitarra, tastiere, cori
Brendt Allmann – chitarra, voce
Chris Ingles – tastiere
Carl Cadden-James – basso, flauto, voce
Joe Nevolo – batteria
Produzione
Gary Wehrkamp
Tracklist
ACT III
1. Manhunt (2:07)
2. Comfort Me (6:49)
3. The Andromeda Strain (6:44)
4. Vow (8:25)
5. Birth of a Daughter (2:38)
6. Death of a Mother (2:13)
7. Lamentia (1:02)
ACT IV
8. Seven Years (3:35)
9. Dark (1:01)
10. Torn (8:21)
11. The Archer of Ben Salem (7:26)
12. Encrypted (7:59)
13. Room V (7:42)
14. Rain (8:59)
Durata dell’album: 75:01