Köhntarkösz
Artista: Magma
Etichetta: Seventh Records
Uscita: 1974
Voto: 4.5/5
Se con Mekanik Destruktiw Komandoh i Magma hanno creato il modello per il genere chiamato zeuhl, qui hanno scelto un’altra strada. MDK è pieno di melodie ricche e stratificate, ottoni da battaglia e batteria maniacale, mentre su Köhntarkösz tutto è molto più disteso e meditativo. Il tutto suona più semplice e basilare, ma è altrettanto efficace. Su questo disco Vander si è circondato di una formazione molto più ridotta rispetto al precedente. Qui suonano solo musicisti con i classici strumenti rock. Il disco porta avanti la storia del pianeta Kobaia e del profeta Köhntarkösz. L’album significa tantissimo per il suo creatore, visto che i Magma la title track la suonano ancora spessissimo. Per un bel pezzo non ho capito perché la gente ne parlasse così bene, non mi era mai andata giù, ma come spesso succede con i dischi che poi finisco per amare, alla fine mi ha preso.
L’album parte con accordi possenti di organo, accompagnati da una batteria magistrale. Si uniscono poi Blasquiz e Top, voce e basso. Il tempo è piuttosto lento e la melodia gira in tondo. A poco a poco il pezzo cresce, man mano che entrano gli altri strumenti (piano, chitarra). Il piano prende il ruolo delle tastiere principali, mentre l’organo ogni tanto parte con assoli che suonano tantissimo come quelli dello stile di Canterbury (Caravan, Soft Machine). Come se non bastasse, alla voce arriva anche Stella Vander. Si sente ancora forte l’influenza del minimalismo, perché le melodie sono ripetitive e molto basilari, ma non per questo semplici, visto che metrica e ritmi sono complessissimi. La musica è compattissima e, nonostante l’apparente semplicità, impegnativa. Il falsetto di Blasquiz e la voce carica di sentimento di Stella, sul sottofondo del piano, ci portano nella seconda parte. Questa parte inizia con il tema di piano che era già comparso alla fine della prima. Anche qui gli altri musicisti si aggiungono piano piano e il brano comincia a svilupparsi. L’assolo d’organo ci riporta di nuovo a Canterbury, anche se in una versione un po’ più cupa e introspettiva. Vander suona in modo eccezionale, ma trattenuto, come se aspettasse l’esplosione. Che arriva intorno al sesto minuto, e così finalmente gli tocca un po’ di acrobazie jazz-rock. Con questo cambio di ritmo drammatico il pezzo si risveglia, pur mantenendo la stessa melodia, solo che la batteria è più vivace e il basso rimbomba di più. Qui Top mostra per la prima volta il suo stile bassistico inconfondibile, in cui martella le corde con una forza incredibile, tanto che a tratti il basso suona quasi come una chitarra. Verso la fine anche Vander ha la sua occasione alla voce e canta il testo del profeta Kohntarkosz, che riposa nella tomba di un altro profeta, Ëmëhntëht-Rê. A chiudere questa composizione epica ci pensa Blasquiz con un canto di basso buddista. L’intero brano evoca in modo vividissimo l’atmosfera di quando si entra nella tomba di Ëmëhntëht-Rê. Ork Alarm è l’unica creazione dell’album che non esce dalla penna di Vander: l’ha scritta Top. Il pezzo racconta l’attacco della gente di Ork, e lo stesso Top l’ha spiegato così: “Gli uomini di Ork arrivano per lo scontro. Sono fatti di una materia indescrivibile, che sta alle macchine come le macchine stanno agli uomini. Ha risuonato l’allarme…ORK ALARM! Gli uomini di ZEUHL WORTZ si preparano al duello…” L’introduzione letteraria al brano suona meglio della musica stessa. Top sviluppa un tema simile a quello che userà più avanti su Üdü Wüdü, solo che qui c’è anche il violoncello. È un canto ripetitivo con voce, basso, violoncello e clavinet. Su Üdü Wüdü Top ha rifinito le sue idee molto meglio, qui c’è una sola idea, tra l’altro non rifinita e ripetuta troppe volte. Manca la progressione che c’è nella title track. Ork Alarm si chiude con una risata maniacale di (probabilmente) Top. Coltrane Sundia (Riposa in pace, Coltrane) è un bel lamento funebre per la leggenda del jazz John Coltrane, con piano e chitarra. Qui Vander rende omaggio al suo musicista preferito. È uno dei pochi strumentali dei Magma (senza voci) e anticipa già un po’ lo stile di Wurdah Ïtah (piano in primo piano, melodie simili), l’album successivo. Il piano qui lo suona probabilmente lo stesso Vander, perché il pezzo è molto personale ed emotivo.
Nell’edizione in vinile il brano Köhntarkösz era diviso in due parti, una per facciata. Colpa dei limiti di tempo del vinile (come su Brain Salad Surgery di Emerson, Lake and Palmer). Sul CD finalmente l’ordine è quello giusto, con le due parti una dopo l’altra. Purtroppo ancora non si fondono l’una nell’altra come nelle versioni dal vivo, ma pazienza. Certo, le versioni live della title track sono più dinamiche, ma questa versione ha una dolcezza, una calma e una trascendenza che dal vivo non si trovano. Köhntarkösz contiene musica cosmica da un altro pianeta. L’album è più ripetitivo e spirituale di qualunque altro della band. Per complessità non lo metterei tra i loro più ostici (a volte si ripetono solo un paio di accordi di piano), però ci sono parecchi cambi di tempo, ritmo, metrica e arrangiamento. Il disco forse non è abbastanza vario per la maggior parte degli appassionati di rock progressivo, ma è senza dubbio qualcosa di nuovo e diverso e per me è un lavoro di altissimo livello, anche se non il loro migliore. Un altro album che non suona come nessun altro della loro discografia. Come dice già la traduzione stessa del nome zeuhl, questa è davvero musica celeste.
Formazione
– Christian Vander: batteria, piano, percussioni, voce
– Jannick Top: basso, violoncello, voce, piano
– Klauss Blasquiz: voce, percussioni
– Gérard Bikialo: tastiere, organo Yamaha
– Michel Grailler: tastiere, clavinet
– Stella Vander: voce
– Brian Godding: chitarra
Produzione
Giorgio Gomelsky
Tracklist
1. Köhntarkösz (Part One) 15:22
2. Köhntarkösz (Part Two) 15:55
3. Ork Alarm 5:28
4. Coltrane Sündïa 4:11