Killers
Autore: Rok Klemše
Artista: Iron Maiden
Etichetta: EMI Records
Uscita: year
Con l’album d’esordio gli Iron Maiden sono arrivati dritti in cima alla Nuova ondata del Heavy Metal britannico (NWOBHM), e con Killers ci hanno piantato sopra pure la bandiera. Killers porta con sé anche il primo cambiamento importante nella band: l’addio di Dennis Stratton e l’arrivo di Adrian Smith. Sappiamo tutti cosa significa il nome di Adrian Smith per il futuro della band, e anche se qui si trovò a suonare materiale a cui non aveva contribuito, si è comunque messo in luce alla grande: gli assoli sono migliorati in modo drastico rispetto al debutto. Adrian ha portato nella band un modo di soleggiare molto più raffinato e melodico, che fa un contrasto perfetto con gli assoli “shred” pentatonici e scatenati di Murray, e insieme i due hanno creato una “rivalità” chitarristica fenomenale. Killers è anche un salto di qualità enorme dal punto di vista della produzione, perché stavolta sulla sedia da produttore si è seduto per la prima volta il leggendario Martin Birch. La produzione di Killers è molto più pulita e pesante, e per la prima volta il basso di Harris viene spinto davvero in primo piano, diventando un “marchio di fabbrica” del sound della band. Anche Paul suona molto meglio che nel predecessore, e pure la batteria di Burr è migliorata. Killers è inoltre un disco molto più compatto di Iron Maiden. Pur non essendo un vero concept album, la maggior parte dell’album è attraversata da temi “assassini”. Killers, come Iron Maiden, è ancora un disco piuttosto grezzo, ma offre una dose abbondante di materiale innovativo: manca solo un’epica in stile Phantom of the Opera e dei capolavori successivi. E Killers non è solo un miglioramento musicale… Anche Eddie si è fatto un’operazione di “chirurgia estetica”: del neonato un po’ spaesato del disco Iron Maiden non c’è più traccia, qui abbiamo già un sadico killer adolescente con l’ascia e il tipico ghigno malvagio. E, già che ci siamo, il leggendario cantante dei Twisted Sister Dee Snider dice che Killers è il suo album preferito.
Killers si apre con un ottimo strumentale, il secondo dei quattro che i Maiden hanno registrato fino a oggi, The Ides of March. Peccato che sia anche il pezzo più breve della loro carriera: un minuto e tre quarti sono decisamente troppo pochi per un opener così bello! Però la struttura in costante crescendo, guidata dal galoppo di Harris e Burr, rende tutto ancora più dolce. Non è chiaro, e probabilmente non lo sarà mai, ma con ogni probabilità The Ides of March (le idi di marzo sono il 15 marzo) si riferisce a una citazione dal Giulio Cesare di Shakespeare: “Guardati dalle idi di marzo”. Ed è proprio alle idi di marzo che venne compiuto uno degli attentati più famosi e importanti della storia. Il 15 marzo del 55 a.C., nel senato romano, il cosiddetto gruppo dei liberatori pugnalò Giulio Cesare 23 volte con l’intento di salvare la repubblica, visto che a Cesare rimproveravano un modo di governare monarchico. L’espressione idi di marzo è così diventata una metafora della rovina imminente. Qui i Maiden potrebbero prendere esempio dai Metallica, che aprono i concerti sempre con Ecstasy of Gold di Morricone (fin dal 1983), e aprire i live con Ides of March come facevano all’inizio. Se la lettura è corretta, The Ides of March è il primo riferimento storico della band. Wrathchild è probabilmente il pezzo più famoso di Killers, nonché uno dei brani più riconoscibili della band e un classico dei concerti. Non c’è da stupirsi: con la sua semplicità e i soli tre minuti di durata è il brano più accessibile dell’album, ma per gli standard dei Maiden è un pezzo decisamente nella media, che dal vivo si potrebbe tranquillamente sostituire con uno qualsiasi dei successivi senza grossi danni. Il brano, aperto da un’intro di basso breve ma bella, parla di un giovane arrabbiato che cerca suo padre, con ogni probabilità non proprio con le migliori intenzioni. Il ritmo si alza con la dinamica Murders in the Rue Morgue, che si basa liberamente sull’omonimo racconto del maestro americano dell’horror e padre del romanzo poliziesco Edgar Allan Poe. Il testo, dal punto di vista di un presunto assassino, racconta l’omicidio di due ragazze avvenuto nella fittizia via parigina Rue Morgue. L’introduzione di chitarra, calma, sognante e malinconica, cattura in modo fantastico l’atmosfera di una Parigi piovosa, mentre l’esplosione e il ritmo più veloce che seguono riassumono alla perfezione la fuga del sospettato dai gendarmi e dalla folla inferocita. La penultima strofa lascia spazio a qualche discussione, con i versi: “But I know that it’s on my mind. That my doctor said I’ve done it before.” Il sospettato è uno schizofrenico e le ragazze le ha uccise davvero? Another Life è un altro pezzo veloce, diretto e semplice, che si distingue soprattutto per le armonie di Harris e gli interventi di Murray. Il testo purtroppo è piuttosto mediocre e ripetitivo, e parla di pensieri suicidi. Evidentemente ogni tanto anche Harris ha il suo blocco creativo. Segue il secondo strumentale del disco, che per fortuna non è troppo corto: l’ottima Genghis Khan, molto più complessa e ritmicamente vivace di The Ides of March. Nicko ha rivelato in seguito che Genghis Khan era stata scritta come “filler” per Killers. Ci credete?! Genghis Khan è stata scritta per rendere le sensazioni e il suono dell’esercito di Gengis che marcia verso la guerra, e davvero quel ritmo incredibile e quel leggero tocco orientaleggiante ci catapultano dritti tra le file di questo capo mongolo e geniale stratega militare, che unì le tribù mongole e creò l’Impero mongolo, il più grande impero di tutti i tempi. Innocent Exile è un pezzo da ascoltare più volte, perché per i Maiden è piuttosto atipico, quasi un blues rock. Niente di strano, visto che Innocent Exile è una delle prime canzoni scritte dalla band. Il basso di Harris è di nuovo perfetto, ma il gradino più alto del podio va all’ottimo assolo. Probabilmente il testo di Innocent Exile è stato scritto più tardi, perché si inserisce benissimo nel “tema” del disco e si potrebbe dire che sia il seguito della storia di Murders in the Rue Morgue: un criminale condannato ingiustamente, la sua fuga dalla legge e i pensieri oscuri che gli frullano per la testa. Se Murders in the Rue Morgue e Innocent Exile si interrogano sulla colpevolezza del criminale, Killers descrive invece un vero psicopatico assassino. Senza dubbio uno dei pezzi migliori del disco, insaporito nelle battute d’apertura dalle urla disumane di Di’Anno, che rendono alla perfezione i pensieri di uno psicopatico sadico che con l’ascia si aggira in cerca di vittime ignare. Le prime note del basso di Harris evocano l’eco dei passi in un corridoio buio, mentre l’atmosfera sinistra del brano raggiunge il picco nel fantastico duello di chitarre Smith/Murray. Uno dei versi pone di nuovo una domanda interessante: “I have no-one, am bound to destroy all this greed. A voice inside me, compelling to satisfy me.” Si tratta ancora una volta del killer malato di mente e schizofrenico di Murders in the Rue Morgue? Prodigal Son è una ballata prevalentemente acustica su un uomo pentito, che ricorda la parabola biblica del figliol prodigo. Prodigal Son spicca parecchio nel disco già solo per il ritmo più lento e un “feeling” completamente diverso. Anche il tema si discosta da quelli “killer” che dominano l’album: qui si parla in modo molto più mistico ed etereo di qualcuno che ha giocato con le forze oscure e ora chiede aiuto a Lamia. Lamia è una creatura della mitologia greca antica, una regina libica amata da Zeus in persona. La dea vendicativa Era uccise i figli di Lamia (tranne Scilla, che probabilmente conoscete da un’altra leggenda…), e Lamia nella follia si trasformò in una creatura mostruosa, con la metà superiore del corpo di donna e quella inferiore di serpente, e giurò vendetta a tutti i bambini: prima li ammaliava, poi li divorava. Non è del tutto chiaro perché Harris in Prodigal Son si sia ricordato di Lamia, ma visto che l’intero pezzo ha un’atmosfera molto Genesis (Harris è un fan della band e ammette che sono una delle sue influenze maggiori), è possibile che gli sia venuta in mente per il brano The Lamia dall’album dei Genesis The Lamb Lies Down on Broadway (1974). Purgatory è un altro dei pezzi migliori del disco, con un ritmo veloce e armonie fantastiche. Anche Purgatory è uno dei brani più vecchi della band, che all’inizio si chiamava Floating, e Nicko ha rivelato ancora una volta che Purgatory è una versione molto accelerata e superiore di Floating. Il testo è piuttosto oscuro e lascia spazio all’interpretazione personale, ma almeno in superficie è chiaro che descrive uno strano sogno. È interessante che la copertina del singolo di Purgatory sia stata ridisegnata per volere della band, perché si pensava fosse troppo complessa per un singolo – e la copertina ridisegnata è poi diventata quella dell’album The Number of the Beast. Purgatory è anche la prima delle tre copertine in cui a Eddie si affianca il diavolo (oltre a The Number of the Beast, il diavolo se la vede con Eddie anche sulla copertina del singolo Run to the Hills). Twilight Zone in origine comparve solo sull’edizione americana dell’album, perché in Europa uscì come singolo, mentre nella riedizione del 1998 è piazzata dopo Purgatory. Twilight Zone doveva essere solo un b-side, ma è venuta fuori molto meglio ed è diventata un a-side. Twilight Zone ha anche uno dei testi migliori del disco, che potrebbe tranquillamente descrivere uno dei seguiti dell’omonima serie cult. Twilight Zone ha un’atmosfera che sanno creare solo i Maiden – un pezzo dal ritmo veloce che allo stesso tempo trasmette un senso di tristezza e di perdita. Killers si chiude con Drifter, purtroppo uno dei pezzi più noiosi del disco, che con la sua atmosfera e il suo testo più allegri e ottimisti forse non sembra la chiusura adatta per un album a tema omicida. Giusto per la cronaca: le parti “yo yo” sono pensate come presa in giro della popolarissima, all’epoca, Walking on the Moon dei The Police.
Killers è il disco che ha segnato la fine del periodo “Early Days”. Di’Anno ha lasciato la band poco dopo l’uscita dell’album per problemi di alcol e droga, e così Killers rappresenta anche l’ultimo disco con il sound “punk” crudo e primordiale dei Maiden. Penso che non serva nemmeno scrivere chi ha preso il posto di Paul; mi limito a porre la domanda: dove sarebbero oggi i Maiden se Paul fosse rimasto nella band…? In ogni caso, Killers resta un gioiello trascurato della discografia degli Iron Maiden e, come il suo predecessore, uno dei dischi più influenti, che ha avuto un impatto enorme soprattutto sullo sviluppo del thrash e dello speed metal.
Formazione
Paul Di’Anno – voce
Steve Harris – basso
Dave Murray – chitarra solista e ritmica
Adrian Smith – chitarra solista e ritmica
Clive Burr – batteria
Produzione
Martin Birch
Tracklist
1. The Ides Of March 01:46
2. Wrathchild 02:55
3. Murders In The Rue Morgue 04:19
4. Another Life 03:23
5. Genghis Khan 03:10
6. Innocent Exile 03:54
7. Killers 05:02
8. Prodigal Son 06:13
9. Purgatory 03:20
10. Twilight Zone 02:33
11. Drifter 04:50