Kirjetukinor?
Artista: Stranci
Etichetta: FV Music
Uscita: 2009
Durata: 37:00
Voto: 4/5
Gli Stranci sono un fenomeno musicale interessante per la scena slovena. No, non vi siete sbagliati. Siamo di nuovo in acque alternative. Gli Stranci arrivano con il secondo album in studio “Kirjetukinor?” al momento giusto, perché con l’ondata di nuove band party rock che si spacciano per punk con un’etichetta fasulla, la scena ne è piena zeppa. Gli Stranci sono armati di vera, autentica energia punk rock e non bluffano!
Oltre al fatto che i pezzi di “Kirjetukinor?” funzionano sul serio nella loro predica, questi rocker malandrini della zona di Celje, in Slovenia, sanno suonare perfino un accordo o due in più rispetto ai casinisti alternativi sloveni di media tacca. Meno male.
Ma andiamo con calma. Negli Stranci tutto ruota attorno alla voce e alla performance di Peter Schmidt. Il tipo ha sviluppato un approccio al canto tutto suo. È un vero psicopatico, che nei suoi sfoghi frenetici aggiunge parecchi “singhiozzi”. Al primo ascolto può sembrare un filo strano, ma già al secondo giro di disco ci fai amicizia. Anzi. Presto ti accorgi che senza il “pazzo” Peter gli Stranci non esistono e che la sua voce è l’articolo più forte che la band possa mettere in vetrina, quello che in fondo definisce il senso stesso degli Stranci.
La musica è rock n’ roll scordato. E dove il rock n’ roll è scordato, ci abita il punk, ovvio. La produzione è molto rumorosa, ma allo stesso tempo vivacissima, e crea la vera sensazione di garage, di intransigenza rock, di arroganza ribelle e di sfrontatezza adolescenziale. Z $ Z (Zgrab in zbejž) e Alkohole sono due ottimi mascalzoni rock n’ roll degenerati, con cui non è difficile costruirsi quell’immagine fittizia che le telecamere dei distributori di benzina registrano volentieri ogni giorno. È vero. La gente ama rubare. E ancora di più bere. Soprattutto gli sloveni.
Ma gli Stranci hanno pensato anche a un’altra cosa. Hanno deciso di cantare i pezzi in più lingue diverse. Sloveno, serbo-croato, inglese, tedesco e perfino russo. Mossa più che azzeccata, perché la prevedibilità dell’impianto di genere a cui appartiene la musica degli Stranci si becca ali extra di grinta e i pezzi una dose in più di dinamismo. L’album, nel suo insieme, guadagna così in varietà. Certo, sono scostamenti minimi dallo schema di base, ma sono quelli giusti. Il che vuol dire che servivano. E siccome funzionano, vuol dire che non sono forzati! Questo è l’importante.
Gli Stranci sanno essere anche “melodici”. Il rocker croccante e carico Rdeča raketa, che prende in prestito i versi del poeta Srečko Kosovel, si porta a casa in questo campo il primo posto nell’album. Ed è anche, dal punto di vista degli arrangiamenti, il pezzo più vario del disco. Include infatti persino un coro, che si inserisce alla perfezione nella parte centrale del brano e, con la sua presa compatibile sulla base garage rock del pezzo, regala quello che l’ascoltatore aveva già intercettato con il brano Zemlja. Quello è cantato in russo. Земля, appunto! Contiene un accompagnamento di voce femminile e un motivo preso dagli sconfinati campi di grano della Russia, dove non è difficile figurarsi davanti agli occhi mietitrici dai capelli color grano, scortate da vere mietitrebbie a calzini.
Oluja e Kao da je sono limate con una maniera atmosferica simile. Tempo medio-veloce, ma riff che rotolano e ritmi solidi e intransigenti che mordono con l’affilatura richiesta e con il fuoco del dilettantismo. In questi due pezzi gli Stranci, volenti o nolenti, puntano dunque a qualcosa che un tempo fioriva, ovviamente, a sud della Kolpa. Torno a Rdeča raketa. Questo brano è aggiunto una seconda volta all’album, in posizione n. 11. In versione accorciata, per la radio. Senza i cori aggiunti. Questa versione è uscita ufficialmente per la prima volta nel novembre 2008 sulla compilation di Vala 202 “Imamo dobro glasbo”. In questa versione starebbe benissimo, senza freni, come apertura dell’album.
La nostra cara Monika dell’etichetta FV Music continua quindi a vigilare con zelo, perché il suo orecchio infallibile intercetti le band giuste, che possano tranquillamente “mettersi a camminare” e presentare la loro musica alle masse. Sotto l’ala della longeva e indomabile etichetta FV Music. Oltre agli attributi che funzionano correttamente e che il vero rock alternativo deve generare – cioè il rock n’ roll distorto, o più alla buona il punk rock – gli Stranci possono vantarsi anche di una piacevole integrazione della giusta dose di genuina cazzeggiaggine. I tempi sono cambiati. Oggi non siamo più affamati, ma nel 2010 c’è un pericolo generale di avvelenarsi con l’acqua potabile del rubinetto di casa. “Kirjetukinor?” è una delle uscite più riuscite, che si ricollega degnamente alla ricca eredità del rock alternativo della fine degli anni Settanta e poi degli Ottanta. Con “Kirjetukinor?” gli Stranci rappresentano quindi un album che è un sano legame con i pionieri della generazione della prima ondata punk in Slovenia. Allo stesso tempo suonano diversi, soprattutto grazie all’approccio vocale di Peter Schmidt, e premiano l’ascoltatore ogni tanto con arrangiamenti che richiedono qualche circonvoluzione cerebrale in più di quante ne possieda un chicco di pisello nella testa di una gallina. Loro stessi definiscono il proprio principio “ljuta rokčina”.
Formazione
Peter Schmidt (Pero) – voce
Matjaž Naglič (Spidy) – chitarra
Jernej Vidmar (Jero) – basso
Dare Gozdnikar (Darči) – batteria
Produzione
Stranci
Tracklist
1. Oluja
2. Diži ovde
3. Kirjetukinor
4. 42
5. Z $ Z (Zgrabi in zbejži)
6. ЗемлÑ
7. Rdeča raketa
8. Rücktritt
9. Kao da je
10. Alkohole
11. Rdeča raketa (skrajšana verzija)