Riot Squad

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Paradox
Etichetta: AFM Records
Uscita: 2009
Durata: 48:28
Voto: 4.5/5

Paradox! Un’altra band che appartiene alla generazione dei giganti dell’euro thrash di origine tedesca, con radici che affondano nel cuore degli anni Ottanta. Perché il nome Paradox venga citato meno spesso di quelli dei connazionali Sodom, Kreator e Destruction non è difficile da spiegare: semplicemente a loro non è toccato in sorte pubblicare tanti album e radicarsi in un pezzo della scena del thrash metal europeo teutonico. Il che, in fondo, è un bene, perché i Paradox sono rimasti fedeli alle proprie radici e alla propria tradizione, e non si sono mai “strafogati” di se stessi fino a cedere a vari esperimenti che avrebbero potuto allontanarli dal cuore del loro sound, tutto loro.

Il thrash metal alla Paradox non ne ha davvero bisogno. Oggi di solito vale una di due cose. O assistiamo a uscite che fanno più danni che altro – come il nuovo album dei Metallica, per dire – oppure a una valanga di storie thrash della Bay Area rimesse insieme, che per fortuna giustificano la grandezza regalata loro dagli album leggendari a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i Novanta (ad es. le nuove uscite di Heathen e Testament). Anche i Paradox rientrano in quest’ultima categoria. Con la tipica produzione affilata alla tedesca, i Paradox non nascondono le influenze del movimento Bay Area nemmeno su “Riot Squad”, ma ci aggiungono un pizzico di melodia, tipica della sensibilità di un europeo occidentale.

La cosa interessante è che non molto tempo fa la band ha cambiato completamente formazione. Dei membri originali nei Paradox oggi è rimasto solo il cantante Charly Steinhauer. Il chitarrista Kai Pasemann, dei Declaration Of Dependance, è l’unico con cui Steinhauer ha rimesso in piedi i Paradox per l’album “Electrify” (2008), dopo una pausa di otto anni da quando, nel 2000, era uscito il terzo album in studio della band, “Collision Course”. Ma è bastato perché la magia e l’energia originali del gruppo si conservassero, passassero da “Electrify” e venissero potenziate dal nuovo disco. “Riot Squad”, con tutte le sue qualità e la sua intransigenza, è soprattutto la vera conferma che il rimpasto di formazione prima dell’uscita di “Electrify” ha portato nel gruppo stabilità ed energia creativa. Da qui arriva anche la risposta inequivocabile alla domanda sul perché alla band sia bastato un solo anno di distanza per pubblicare due ottimi album in studio.

“Riot Squad” mette insieme dieci schegge robuste e granitiche, tutte sullo stesso livello, senza il minimo cedimento qualitativo. Tutti i pezzi sono suonati con la grinta, la fame e la cattiveria sinistra che servono. Nessun brano lento, figurarsi una ballad. I Paradox conoscono una sola regola: terrore sonoro senza pietà!

La produzione di questo disco è di nuovo ottimizzata. Entusiasma soprattutto lo straordinario suono della batteria. In particolare le pedalate della doppia cassa, che mordono con un impegno speciale per tutta la durata dell’album. Rotola con una rabbia implacabile. È il motore della velocità ultrasonica che i Paradox sono in grado di sviluppare. Parliamo soprattutto dell’opener Suburban Riot Squad e, subito dopo, di Hollow Peace, poi della conclusiva Psychofficial, ma anche di Rise In Rank, No Place To Survive ed Evolution Reset. Spaccarti tutte le vertebre cervicali con “Riot Squad” non è per niente un’impresa. Il contrasto tra il riffing di chitarra tirato e velenoso – è incredibile che tutto quel casino di volume estremo e quel bagliore escano da una sola, singola chitarra – e il lavoro brillante della batteria è messo in risalto alla grande da una produzione magistrale. In più, non è difficile apprezzare le ottime linee di basso, il cui rombo e i cui strappi dosano con efficacia il contenuto pericoloso e infiammabile della merce “Riot Squad”. Rise In Rank, un perfetto strappo thrash/speed metal, è uno dei brani che sottolineano meglio questo contrasto. Con un alto rendimento melodico nella parte introduttiva. Rise in Rank è tra l’altro uno dei pezzi più devastanti, dopo il quale dovrai ingoiare una scatola di aspirine per tornare al normale funzionamento quotidiano.

Charly Steinhauer è un vocalist pazzo, che non risparmia latrati furiosi e non si trattiene in nulla. Un pezzo come Hollow Peace ti fa tornare davanti agli occhi un James Hetfield più giovane (Metallica), con un uso più sfruttato della capacità polmonare davanti al microfono. Scandaloso! Pasemann, da chitarrista, ha condito tutti i passaggi inseriti in frasi di chitarra per lo più costruite su semitoni. Ci è riuscito con ornamenti di chitarra fantasiosi. Spesso ricorre anche a gustosi motivi di picking veloce sui riff di chitarra. Il tizio dimostra così la sua esperienza. I suoi assoli di chitarra sono solo un’altra poesia di questo album.

Anche nei momenti in cui la band tira un po’ il freno sulla velocità, come in Riptide – una specie di incrocio tra un riff dei Judas Priest dell’era Painkiller e il meglio che si può ereditare dal movimento thrash metal della Bay Area – il rotolare dei tamburi non smette di seguire il torpedinamento devastante della doppia cassa. Poi c’è Nothingness, che con il motivo dell’intro dà all’album un’aria sinistra. Questo pezzo contiene il motivo più melodico tra i ritornelli dei brani del disco. Planet Terror, poco meno di sette minuti, può vantare la maggiore ricchezza di motivi e varietà, con passaggi strumentali che fanno la differenza (il primo ha vere e proprie raffiche incrociate di basso e chitarra). L’assolo è di nuovo la vera perla del pezzo, e interessante è soprattutto il passaggio, costruito con malizia, dalla strofa al pre-ritornello.

La sensazione che ha l’ascoltatore quando “Riot Sguad” gira nel lettore CD è di un’intensità rumorosa estrema a tutto spiano. Di terroristi sonori come i Paradox, che oltre all’aggressione di un casino scatenato offrano tanto buon suonato, con frasi di chitarra argute, ornamenti di chitarra pittoreschi e una perfetta collisione della sezione ritmica in armonia contrastante con la punzonatura delle frasi di chitarra, oggi è maledettamente difficile trovarne. O le band della stessa annata, che un tempo lo facevano con la mano sinistra, oggi sono creativamente esauste, oppure (soprattutto le band più giovani) non hanno abbastanza sapere, talento, feeling ed esperienza (sto puntando il dito contro di voi, urlatori metalcore!). I Paradox con “Riot Squad” non solo confermano che la resistenza è più che valsa la pena per la band, ma anche che oggi nel thrash metal si può ancora spremere e tirare fuori un album vicino alla perfezione espressiva. Né più né meno! Con la fede nella resistenza e nel mantenimento della tradizione del meglio che la vecchia scuola del thrash metal ha portato e consacrato! Speriamo solo che i ragazzi si mettano in tour, così che la magia creata in studio possiamo viverla un giorno anche dal vivo.

Formazione

Charly Steinhauer – voce
Kai Pasemann – chitarra
Olly Keller – basso
Roland Jahoda – batteria

Produzione

Achim Koehler

Tracklist

1. Suburban Riot Squad
2. Hollow Peace
3. Riptide
4. Rise In Rank
5. Evolution Reset
6. Nothingness
7. No Place To Survive
8. Dream Hero
9. Planet Terror
10. Psychofficial

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