Paradox: Riot Squad
Etichetta: AFM Records
Data di uscita: 21. 10. 2009
Produzione: Achim Köler
Durata dell’album: 48.28 min
Genere: Thrash Metal
Voto: 9.0/10
Paradox! Un’altra band della generazione dei giganti dell’euro thrash di scuola tedesca, con radici che affondano nel cuore degli anni Ottanta. Perché il nome Paradox venga citato meno spesso di quello dei connazionali Sodom, Kreator o Destruction non è difficile da spiegare: semplicemente non gli è stato concesso di sfornare tanti album e di cementarsi come parte della scena dell’euro thrash metal teutonico. Ed è un bene, perché i Paradox sono rimasti fedeli alle proprie radici, alla propria eredità, e non si sono mai “strafogati” di se stessi al punto da cedere a esperimenti vari che li avrebbero allontanati dal senso più profondo di quello che sono.
Il thrash metal di tipo Paradox di tutto questo non ha davvero bisogno. Oggi, di solito, le cose stanno in due modi: o assistiamo a uscite che fanno più danni che altro – vedi il nuovo album dei Metallica – oppure a un’ondata di storie thrash metal della Bay Area tornate insieme che, per fortuna, giustificano la grandezza conquistata con gli album leggendari a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta (per esempio le nuove uscite di Heathen e Testament). Anche i Paradox rientrano in quest’ultima categoria. Con la tipica produzione tedesca, affilata come una lama, i Paradox non nascondono le influenze del movimento della Bay Area nemmeno in “Riot Squad”, aggiungendoci un pizzico di melodia, tipica della sensibilità di un europeo occidentale.
La cosa interessante è che la band non molto tempo fa ha cambiato completamente formazione. Dei membri originali dei Paradox oggi è rimasto solo il cantante Charly Steinhauer. Il chitarrista Kai Pasemann, dei Declaration Of Dependance, è l’unico con cui Steinhauer ha rimesso in piedi i Paradox per l’album “Electrify” (2008), dopo una pausa di otto anni da quando nel 2000 era uscito il terzo album in studio della band, “Collision Course”. Ma è bastato: la magia e l’energia originali del gruppo si sono conservate, sono passate da “Electrify” e sono state portate a un livello superiore con il nuovo album. “Riot Squad”, con tutte le sue qualità e la sua intransigenza, è la vera conferma che il rimescolamento della formazione prima dell’uscita di “Electrify” ha portato nel gruppo stabilità ed energia creativa. Da qui arriva anche la risposta inequivocabile alla domanda sul perché la band abbia avuto bisogno di appena un anno di distanza per pubblicare due ottimi album in studio.
“Riot Squad” mette insieme dieci demolitori solidi e robusti, tutti alla pari uno accanto all’altro, senza il minimo cedimento di qualità. Tutti i pezzi sono suonati con la grinta, la fame e la cattiveria mordace che servono. Niente brani lenti, figuriamoci ballad. I Paradox conoscono una sola regola: terrore sonoro senza pietà!
La produzione di questo album è di nuovo ottimizzata. Soprattutto colpisce il suono eccezionale della batteria, in particolare le martellate del doppio pedale, che morde con foga lungo tutta la durata del disco. Rotola con rabbia inesorabile. È il motore della velocità ultrasonica di cui sono capaci i Paradox. Parliamo soprattutto dell’opener Suburban Riot Squad e, subito dopo, di Hollow Peace, della conclusiva Psychofficial, ma anche di Rise In Rank, No Place To Survive ed Evolution Reset. Con “Riot Squad” rompersi tutte le vertebre cervicali non è certo un’impresa. Il contrasto tra i riff di chitarra avvelenati e tiratissimi – è incredibile che tutto quel rumore smisurato e quella tempesta di suono arrivino da una sola, singola chitarra – e il lavoro brillante della batteria è messo in risalto alla grande da una produzione magistrale. Inoltre non è difficile apprezzare le ottime linee di basso, il cui rombare e strappare dosa con efficacia il carico pericoloso e infiammabile della merce di “Riot Squad”. Rise In Rank, un perfetto pezzo thrash/speed metal fuori di testa, è una di quelle che sottolineano meglio questo contrasto, con l’alto tasso melodico della sua parte iniziale. Rise in Rank è tra l’altro uno dei brani più devastanti, dopo il quale vi toccherà ingurgitare una scatola di aspirine per tornare al normale funzionamento quotidiano.
Charly Steinhauer è un vocalist folle, che non risparmia latrati rabbiosi e non si trattiene in niente. Un pezzo come Hollow Peace ti fa vedere davanti agli occhi il giovane James Hetfield (Metallica) alle prese con un uso massiccio della capacità polmonare davanti al microfono. Scandaloso! Pasemann, da chitarrista, ha condito tutti i passaggi, costruiti per lo più su frasi di chitarra a semitoni, con trovate ornamentali piene di fantasia. Spesso ricorre anche a gustosi motivi di rapida pennata sui riff. Con questo lavoro il tipo dimostra tutta la sua esperienza. I suoi assoli sono solo un’altra poesia di questo album.
Anche nei momenti in cui la band alza un attimo il piede dall’acceleratore, come in Riptide – una specie di incrocio tra un riff alla Painkiller era Judas Priest e il meglio che si possa ereditare dal movimento thrash metal della Bay Area – il rullare della batteria non smette di seguire il bombardamento devastante della doppia cassa. Poi c’è Nothingness, che con il motivo dell’intro dà all’album un’aria sinistra. Questo pezzo contiene il motivo più melodico tra i ritornelli dei brani del disco. Planet Terror, di poco meno di sette minuti, può vantare la maggiore ricchezza di spunti e varietà, soprattutto nei passaggi strumentali (il primo dei quali ha dei veri e propri fuochi incrociati tra basso e chitarra). L’assolo è di nuovo la vera perla del brano, mentre l’aspetto più interessante è il passaggio, costruito con malizia, dalla strofa al pre-ritornello.
La sensazione che prova l’ascoltatore mentre “Riot Sguad” gira nel lettore CD è un’intensità rumorosa estrema a tutto campo. Terroristi del suono come i Paradox, capaci di offrire, accanto all’aggressione di un rumore liberatorio, così tanto gioco di qualità, con frasi di chitarra brillanti, ornamenti chitarristici ricchi di colore e una collisione perfetta della sezione ritmica in un’armonia contrastante con la pennata secca delle frasi di chitarra, oggi sono davvero difficili da trovare. O le band della stessa età anagrafica, che un tempo lo facevano con la mano sinistra, sono ormai creativamente esaurite, oppure (soprattutto le più giovani) non hanno abbastanza know-how, talento, feeling ed esperienza (e con il dito punto proprio voi, urlatori metalcore!). Con “Riot Squad” i Paradox non solo confermano che la loro ostinazione è stata più che ripagata, ma dimostrano anche che nel thrash metal si può ancora spremere e tirare fuori un album vicino alla perfezione espressiva. Né più né meno! Con la fede nella resistenza e nel mantenere viva la tradizione del meglio che la vecchia scuola del thrash metal ha portato e messo sul trono. Speriamo solo che i ragazzi si mettano in tour, così quella magia nata in studio potremo viverla un giorno anche dal vivo.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Suburban Riot Squad
2. Hollow Peace
3. Riptide
4. Rise In Rank
5. Evolution Reset
6. Nothingness
7. No Place To Survive
8. Dream Hero
9. Planet Terror
10. Psychofficial
Formazione:
Charly Steinhauer – voce
Kai Pasemann – chitarra
Olly Keller – basso
Roland Jahoda – batteria
