Krautrock From Hell
Artista: Electric Orange
Etichetta: Sulatron
Uscita: 2010
Durata: 78:24
Voto: 3.8/5
Germania. Il paradiso per gli amanti del rock progressivo. Il cielo per i krautrocker veri. Perché è chiaro che il krautrock è una delle eredità più grandi lasciate dal rock tedesco degli anni Sessanta e Settanta. Kraftwerk, Tangerine Dream, Faust, Can, Ash Ra Tempel: sono solo alcuni dei nomi che conosce di sicuro chiunque ascolti musica con un minimo di serietà. Il bello è che tutte queste band sono arrivate al krautrock grazie all’influenza dei rock-band dell’epoca: i krautrocker di allora erano innanzitutto maestri dell’elettronica, manipolatori del suono eccezionali, e accorgersi che quel know-how si poteva fondere con il rock ha scatenato una vera rivoluzione musicale. Solo allora è nato davvero il genere: il krautrock.
L’eredità krautrock oggi è tenuta in vita da un bel po’ di band, mentre non pochi dei campioni degli anni Settanta continuano ancora a portarla avanti. Il genere è sconfinato perfino fuori dalla Germania. Naturalmente anche l’approccio dei krautrocker è cambiato, si è aggiornato, e così il krautrock è diventato neo-krautrock. Un rappresentante tipico? La band tedesca Electric Orange, in giro già dall’inizio degli anni Novanta. Finora hanno sfornato otto album in studio, e l’ultimo ha un titolo che non passa inosservato: “Krautrock From Hell”.
“Krautrock From Hell” è composto da nove brani che si somigliano parecchio, ma allo stesso tempo sono completamente diversi. Il disco parte con “Bandwurm”, un pezzo impostato in modo davvero interessante dai krautrocker. È costruito su una linea di basso e batteria che si ripete, e sopra questa sezione ritmica costante Müller snocciola suoni, effetti e voci di ogni tipo. La sezione ritmica si interrompe una volta sola, quando entrano le tastiere con un suono che ricorda un sassofono. Anche il secondo brano, “Sundos”, parte con la stessa mossa: una sezione ritmica che gira in loop, a cui si uniscono le tastiere e la voce di Bittner. Col tempo però il pezzo si anima, gli strumenti si moltiplicano e il brano raggiunge perfino un culmine maestoso (che, come ormai ci siamo abituati, “si trattiene” e in un certo senso si ripete). Segue quasi un’epopea spaziale di 11 minuti, “Chorg”. Un’ottima raccolta di tutti gli effetti spacy immaginabili, intrisa di assoli di chitarra e tastiere fenomenali, sottofondi più tenui, inserti folli di batteria e percussioni e una linea di basso esaltante. Epico non solo per la durata, ma anche per i contenuti. “Hers” riesce addirittura ad avvicinarsi al pezzo precedente, sia per lunghezza sia per qualità. È più sperimentale, con una quantità invidiabile di suoni e voci dal timbro incredibile. Offre anche una parte vocale che si incastra alla perfezione con la melodia e, insieme alle tastiere, forma il cuore del brano. Un’idea interessante, completamente diversa dalle precedenti, ma comunque Electric Orange al 100%.
La vera sorpresa, però, è che né “Hers” né “Chorg” sono il cuore del disco. A prepararci a quello ci pensa “Kunstkopf”, un po’ più breve (rispetto ai due di prima). Un altro episodio spaziale, con una base improvvisativa pazzesca e un’infinità di effetti, che annuncia alla grande il pezzo più lungo dell’album: ben 25 minuti di “Neuronomicon”. Ed è proprio questo cuore del disco a darti tutto. Si apre con una chitarra acustica dalla melodia piacevole, ma con l’aiuto delle tastiere si trasforma in fretta in un’ambient minacciosa, costruita da tutti gli strumenti. Il ritmo cambia in fretta e oscilla forte, così come la velocità del brano. Si sente soprattutto che i musicisti si stanno preparando a qualcosa, e a dare una mano ci sono anche gli inserti vocali in crescendo, che, proprio come la parte strumentale, sono cupissimi. I momenti più interessanti sono senz’altro quelli in cui il pianoforte sta in primo piano: lì Müller si accende davvero. Un lavoro d’impatto di tutta la band Electric Orange, anche se, come sempre, a stare davanti sono i due geni Müller e Bittner. A chiudere l’album ci pensa un altro viaggio spaziale, “Wurmloch” (il wormhole). Funziona da outro, un ultimo volo che torna a usare una marea di effetti e incredibili combinazioni di tastiere, basso e fiati per creare un’atmosfera tutta sua, degna della chiusura del disco.
“Krautrock From Hell” potrebbe quindi essere il lavoro migliore dei neo-krautrocker tedeschi finora, con una dose enorme di sperimentazione e con i trucchi ormai noti per costruire un’atmosfera ben precisa. A qualcuno il disco sembrerà troppo ripetitivo e perfino sgradevolmente ipnotico, visto che di veri culmini non ne ha quasi, e quando ce l’ha, finiscono per degenerare in ripetizione. Però c’è abbastanza improvvisazione e abbastanza altro materiale musicale da rendere l’album buono e da ascoltare. I krautrocker più oscuri non fanno che crescere, e con “Krautrock From Hell” sono al momento al vertice del loro fare musica. Che la loro visione non finisca qui.
Formazione
Dirk Bittner – chitarre, voce, percussioni
Dirk Jan Müller – tastiere, pianoforte
Tom Rückwald – basso
Georg Monheim – batteria, percussioni
Josef Ahns – chitarre, fiati
Produzione
Double D
Tracklist
1. Bandwurm (5:44)
2. Sundos (5:00)
3. Chorg [Cpt. Gyrok’s] (10:51)
4. Hers (9:38)
5. Kunstkopf (6:29)
6. Neuronomicon (25:02)
7. Wurmloch (15:40)