Kreator – venticinque anni di dominio tedesco

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Luogo: Cvetličarna VPK, Lubiana
Data dell’intervista: 16.12.2010

Prima erano i Tyrant, poi i Tormentor, e infine, dopo la firma con la Noise Records, nel 1985 hanno cambiato nome in Kreator. I Kreator sono un fenomeno thrash della città tedesca di Essen, un nome che da 25 anni porta avanti un discorso thrash autorevole, senza il quale il mondo del metal non sarebbe quello che è. Parte della sacra trinità del thrash tedesco, a cui si possono aggiungere Destruction e Sodom, la risposta europea al fenomeno americano della Bay Area, i Kreator sono sinonimo di brutalità, impatto e live di qualità. Sono una delle stelle più luminose del cielo thrash e, visto che quest’anno, dopo un bel po’ di date precedenti, sono tornati da noi – per festeggiare insieme i 25 anni di attività e soprattutto per rendere omaggio, tutti insieme a Suicidal Angels, Death Angel e ai possenti Exodus, all’eredità del thrash – è stato un onore ancora più grande parlare con il membro fondatore e mente della band, Milan ‘Mille’ Petrozza. Prima dell’esibizione devastante alla Cvetličarna di Lubiana ha ritagliato un po’ di tempo solo per noi e ha parlato di presente, passato e progetti per il futuro.


Il fatto è che da noi in Slovenia vi ospitiamo parecchie volte: mi chiedo, quella di oggi che data è, per l’esattezza?

Mille Petrozza: In Slovenia suoniamo dal ’96 (o era il ’98?) e da allora ci veniamo quasi ogni anno. Direi che saremo stati qui almeno dieci volte, ma potrebbero anche essere di più. Non riesco a ricordare con precisione quante volte, posso solo dire che ci siamo stati davvero un sacco di volte.

Un’idea del pubblico e dei fan sloveni te la sei fatta, e loro (e noi) non siamo certo degli sconosciuti. Quindi sai già che reazione aspettarti al vostro assalto thrash di stasera. Avete preparato qualcosa di speciale per oggi?

Mille: Per la scaletta abbiamo pescato dalla parte più “old school” del repertorio. Sentirete un paio di pezzi che non suonavamo da un bel pezzo, quindi il pubblico può aspettarsi un viaggio lungo la linea del tempo della nostra storia. Ripercorreremo tutti i 25 anni di storia dei Kreator. Purtroppo il palco è piuttosto piccolo, quindi stasera siamo un po’ limitati con la produzione, ma non importa, ci concentreremo sulla musica, e quella deve bastare comunque! (risate)

Visto che hai tirato fuori il fatto che è passato un quarto di secolo da quando siete sulla scena: come descriveresti questo viaggio incredibile, la strada che i Kreator hanno fatto in tutto questo tempo? Dagli esordi e dal cambio di nome in Kreator fino a oggi …

Mille: Non la chiamerei una carriera, perché quello che faccio non lo vedo come una carriera. È più uno stile di vita che un lavoro. Io faccio musica e, quando la offro al mondo, non è più nelle mie mani. In questa lotta con i demoni della creatività ci sono stati parecchi alti e bassi, ma posso dire che ci siamo sempre divertiti.

Parlando di alti e bassi, è un fatto che avete cambiato parecchio anche la musica e l’approccio. Con gli ultimi tre dischi tornate alle radici da cui i Kreator sono germogliati nel lontano ’85. Il thrash era la parte fondamentale del vostro DNA, e ora tornate a quell’origine creativa …

Mille: Penso che sia ciò che conosciamo meglio e in cui siamo più bravi. Non si tratta di un ritorno alle radici voluto, perché anche quando facevamo dischi sperimentali (il periodo dal 1991 al 2000, da Renewal fino al più famigerato, l’album Endorama n.d.r.) eravamo sempre i Kreator. Ogni disco riflette l’essenza di ciò che i Kreator sono sempre stati. Mi sembra che non ci fosse bisogno di tornare alle radici, perché stavamo semplicemente provando approcci diversi alla musica e dalle deviazioni siamo tornati sulla nostra strada principale. Qualunque cosa abbiamo pubblicato in passato, siamo sempre stati i Kreator. Sappiamo essere brutali, a volte meno taglienti, di nuovo veloci o un po’ più lenti, sappiamo anche aggiungere un pizzico di raffinatezza diabolica ai nostri pezzi – personalmente sento che è questo che dà il marchio a Endorama e Outcast – e l’aggressività l’abbiamo riversata negli ultimi tre dischi.

Mettiamo allora sotto la lente l’ultimo della dozzina infernale: il disco Hordes Of Chaos. Ci sono tantissimi passaggi aggressivi e taglienti, ma non mancano nemmeno parti morbide, quasi da ballad. Qual è stato il filo conduttore, l’ispirazione principale che avete seguito mentre creavate l’album?

Mille: Molti pezzi sono nati dai testi. Quando mi viene in mente un’idea che si trasforma in parole, mi arriva anche un indizio su come affrontare la musica. Nell’ultimo disco al centro c’era l’intreccio caotico di ciò che succede nel mondo. Tutti contro tutti, ed è una delle chiavi per capire il mondo. Il testo della title track Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite) parla proprio di questo. La musica rispecchia ciò che è sempre stato il cuore del vecchio materiale dei Kreator, ma ovviamente abbiamo adattato le cose d’altri tempi alle tendenze e ai cambiamenti moderni. Dal punto di vista dei testi poi … Prendi per esempio il pezzo Amok Run – è lo sguardo soggettivo di qualcuno che è arrivato al punto in cui premere il grilletto e sparare ai compagni di classe gli sembrava una cosa naturale …

Se uno desse un’occhiata superficiale al disco e non conoscesse tutte le sfumature dei Kreator, potrebbe concludere che siete diventati una band più politica …

Mille: Io mi opporrei parecchio all’idea che i Kreator siano una band politica. I testi hanno una forte influenza e si riflettono nella musica, e sì, qualche pezzo ha una nota politica, ma solo perché secondo me i politici sono corrotti e la politica è una brutta cosa. Nel mondo succedono un sacco di orrori e di marciume, e il nostro opporci a questa situazione non dimostra un’appartenenza politica né una sfumatura politica. Seguiamo il buon senso, e la politica, e ne abbiamo sempre più prove, è più vicina alla definizione di criminali. Della politica non ci importa, ma le energie negative nel mondo sono un maledetto buon punto di partenza. Una grande fonte di queste correnti negative e di energia oscura è proprio la politica!

Le parole sono la base, ma l’altra faccia della medaglia è il suono. A differenza della grande maggioranza dei musicisti di oggi, giurati fedeli al digitale, questa volta voi Kreator avete scelto la tecnica analogica. Perché?

Mille: Volevamo catturare la nostra sensazione particolare, il “vibe”, e ci siamo riusciti! Stavolta l’approccio analogico era del tutto logico, ma non posso dire che continueremo su questa strada in futuro, né che lo abbandoneremo. Penso che a deciderlo saranno i pezzi che intrecceremo sul prossimo disco, e sono ancora in fase di gestazione. L’ultimo disco ha dettato il suono con cui volevamo suonare più HC e riportare in vita i sentimenti thrash dei primi tempi, e credo che l’obiettivo sia stato centrato.

Mi si insinua una sensazione quasi ipnotica, che ho anche quando ascolto gli Slayer.

Mille: C’è molto di concentrato nel momento, e il fatto è che puntavamo a fare un disco molto diretto e immediato. Catturare il suono di quattro individui e di musicisti diversi, quello era l’obiettivo, e su questo disco ognuno di noi ha dato il suo contributo! Ci sono tanti punti potenti e maestosi, ma anche parti meno incisive. I punti deboli riflettono l’umanità, e quello che Hordes Of Chaos offre è esattamente il riflesso di noi – come se ci ascoltaste dal vivo.

Quando si parla dei Kreator non si può ignorare il fatto che siete soprattutto una band da concerto.

Mille: Esatto!

Parliamo ora del lato produttivo del disco e della collaborazione con Moses Schneider. Perché proprio lui, il nome giusto?

Mille: Ha fatto una valanga di dischi fenomenali, che però non sono molto conosciuti fuori dalla Germania. La chiave è il suo modo di lavorare e le sue orecchie sono tarate sul suono di una volta, è un grande fan dei Beatles e impone registrazioni in cui tutta la band sta nella stessa stanza. Così arrivi a una sensazione specifica di organicità e la band non può fingere di essere qualcosa che non è. È quello a cui puntavamo – catturare la magia della musica, anche se in mezzo ci sono sbavature ed errori. Meglio così che vendere un disco lucidato a specchio, artefatto. Non sto dicendo però che siamo stati superficiali. Dal punto di vista della produzione, sul disco c’è un sacco di lavoro concentrato e, e questo è importante, nella creazione dei pezzi abbiamo investito tantissime prove e fatica, per scolpirli fino al punto di poterli suonare dal vivo. Non lo facciamo sempre così: a volte ci ritroviamo in studio e incolliamo i pezzi a partire da abbozzi, e le finezze nascono durante la produzione stessa, per cui in quei casi si lavora al contrario … Stavolta siamo stati più diretti e abbiamo fatto prima i pezzi. Bisogna che tutto regga, che sia tutto compatto, che tenga l’acqua, pieno di energia fino all’ultimo, e solo dopo abbiamo occupato lo studio e li abbiamo registrati. Questa cosa le band di oggi se la dimenticano spesso, mentre i gruppi degli anni sessanta e settanta lavoravano in questo modo più organico.

Hordes of Chaos è uscito in edizione limitata anche con un DVD. Che cosa c’è dentro?

Mille: Il DVD mostra come è nato il disco e, guardandolo, è più facile immedesimarsi nella forza che abbiamo seguito durante il lavoro. Sono riprese “di famiglia”, che mostrano come andiamo in studio, sistemiamo gli strumenti e ci buttiamo a capofitto nei pezzi. Bastavano 12 o 14 giorni di registrazione base per incidere i pezzi, e poi per una o due settimane ci siamo occupati delle voci e dei ritocchi. Tutto qui, e senza fronzoli! Molto creativo …

Dall’uscita è passato più di un anno …

Mille: Quasi due, se vogliamo essere precisi … (risate)

Eppure è difficile ignorare le voci secondo cui vi sareste già messi al lavoro sul successore, il vostro tredicesimo disco. Puoi dirci qualcosa di più? Quando possiamo aspettarcelo?

Mille: Hm … (risate) Penso che sia realistico aspettarsi il nuovo disco nel 2012. Fino ad allora ci prenderemo del tempo e magari suoneremo a qualche festival, ma saranno pochi. La scrittura procederà nel frattempo e sarà la nostra preoccupazione principale. Non so come suonerà il tutto, comunque … Ho qualche idea per i pezzi. So che sarà una cosa potentissima, ma siccome non ne ho parlato nemmeno con la band, faccio fatica a parlarne. È tutto nella mia testa e non c’è ancora niente di concreto e registrato. Mi aspettano parecchie riflessioni e un sacco di lavoro duro. Ci aspetta una faticaccia! Io sono piuttosto pignolo e coerente nel registrare un disco solo quando sento che la materia è maturata e che è arrivato il momento giusto. L’importante è sentire che quello che creiamo è lo stato massimo raggiunto, che abbiamo toccato il nostro limite. Il lavoro può quindi tirarsi parecchio per le lunghe …

Un grosso cambiamento è stato il passaggio di quest’anno alla Nuclear Blast. Perché avete deciso di firmare e che differenza c’è nel loro modo di lavorare con voi?

Mille: Non è stata una mia decisione lasciare la SPV. La SPV è fallita e un’azienda fallita non può offrire sostegno ai Kreator. Non esiste band che meriti di essere gestita da un’azienda fallita. Abbiamo detto loro che era arrivato il momento di salutarci e che ce ne andavamo, e l’abbiamo fatto in buoni rapporti e, siccome siamo sempre stati in rapporti amichevoli, la firma con la Nuclear Blast è stata il passo successivo logico. La Nuclear Blast ci sostiene sotto ogni aspetto e, questo è fondamentale, ha una visione chiara. Sanno esattamente come approcciare ogni singola band e cosa fare per il massimo vantaggio dei loro artisti. La cosa migliore è che la Nuclear Blast sta in un edificio enorme con non so quanti dipendenti, e sono tutti metallari dentro e nell’anima. Non puoi tirare un calcio nel buio (risate) senza prendere un fan della musica! Non tutte le grandi etichette offrono questo. In passato abbiamo lavorato con etichette come SPV, Epic … La Nuclear Blast è la più grande di tutte … Anche se è una grande etichetta, non la dirigono dei bellimbusti incravattati e rompiscatole! Vengono spesso ai concerti, un loro rappresentante è stato finora a ben tre nostre date, cosa che non ci aspettavamo e a cui non eravamo abituati.

Quindi ricevete un riscontro e sanno cosa vendono …

Mille: Esatto! Ti danno un feedback, uno spunto e ispirazione per andare avanti. È la cosa più importante …

Visto che probabilmente devi ancora prepararti mentalmente al concerto, è ora di chiudere l’intervista con le ultime domande. Parliamo del cast d’acciaio del Thrashfest di quest’anno: com’è nata e come si è concretizzata l’idea?

Mille: Con gli Exodus avevamo già collaborato in un tour americano e, oltre a Stati Uniti e Sud America, abbiamo girato anche Europa e Australia, e mentre ne parlavamo, io e Gary Holt (chitarrista e fondatore degli Exodus n.d.r.), è saltata fuori l’idea di seminare questo sogno bagnato thrash anche sul suolo europeo (risate). L’idea era di offrire un pacchetto di thrash metal tosto e purissimo. Ne abbiamo parlato con parecchie agenzie e alla fine l’offerta migliore si è rivelata quella dell’agenzia Rock the nation, che ha reso possibile tutto!

Oltre al concerto di oggi vi aspettano ancora tre date (quella di oggi è la quarta). Cosa avete in programma per dopo questi concerti?

Mille: Io ho intenzione di prendermi una piccola pausa e stare a casa per Natale. Non sono un fan di Babbo Natale né del Natale, ma ci starà proprio bene rilassarmi un po’ e sforzarmi di non fare niente per qualche giorno o settimana. A gennaio o febbraio dell’anno prossimo però ci seppelliremo nel lavoro, per scrivere il materiale del prossimo disco.

Parliamo ancora dell’alchimia nella band, che dal 2001 è questa e in cui non ci sono più stati i cambiamenti e gli scossoni a cui abbiamo assistito in passato. In questo periodo è cambiato l’approccio alla scrittura e alla creazione della musica?

Mille: La formazione è organizzata e molto unita, e la scrittura non è cambiata in modo sostanziale. Io presento gli abbozzi dei pezzi, su cui lavoriamo insieme e creiamo la loro forma finale. Gli arrangiamenti sono di gruppo e danno l’ultimo sigillo, l’ultima patina che rende il tutto Kreator. Sulle piccole cose decidiamo insieme, anche se nel nucleo l’impulso lo do io. Fa parte della nostra chimica, come hai detto tu, perché siamo una band e non un progetto solista. Anche se la maggior parte delle cose le scrivo io, siamo comunque una band.

Il pubblico assorbe con cuore e anima, volentieri, la vostra essenza e per questo vi siamo molto grati. Chiudiamo l’intervista con una dedica ai nostri lettori …

Mille: Prima di tutto vorrei fare i complimenti alla vostra rivista e al vostro impegno, perché da quello che ho visto sento che seguite con autorevolezza la tradizione di Rock Hard, che secondo me è una delle migliori riviste al mondo! (Nel numero di quest’anno della rivista tedesca Rock Hard i Kreator hanno anche pubblicato l’album dal vivo Terror Prevails – Live At Rock Hard Festival, che uscirà in due parti n.d.r.) E poi i fan: con questa parte d’Europa siamo molto legati e qui torniamo sempre volentieri. Potete aspettarvi ancora qualche ritorno – magari quest’anno suoneremo di nuovo al Metal Camp, gli accordi sono già in corso … Grazie per il sostegno e non vi lasceremo a piedi!

foto: Blaž Kuder

L’intervista è nata dalla collaborazione tra RockLine e Rock Hard Slovenija.

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